Si estendono gli scioperi in Germania
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In Germania il malcontento dovuto all’incremento dell’inflazione, come era già avvenuto nel Regno Unito e in Francia, ha determinato negli ultimi mesi un aumento del numero degli scioperi. Si è trattato soprattutto dei cosiddetti “Warnstreiks”, “scioperi di avvertimento”, di un solo giorno, limitati a determinati settori e spesso circoscritti territorialmente.
La Deutsche Bahn – si noti per coloro che invocano le nazionalizzazioni a difesa dei lavoratori – è al 100% di proprietà dello Stato tedesco. Ciò significa che i ferrovieri devono confrontarsi direttamente con il governo federale, attualmente una coalizione cosiddetta “a semaforo” composta da SPD (Partito Socialdemocratico Tedesco), FDP (Partito Liberaldemocratico Tedesco) e Verdi.
In Germania, i consigli di sorveglianza delle grandi imprese includono rappresentanti dei sindacati di regime. Il vicepresidente del consiglio di vigilanza della DB è Martin Burkert, presidente dell’EVG. Ha fatto parte del Bundestag per la SPD dal 2005 al 2020. Anche Cosima Ingenschay, direttore esecutivo federale dell’EVG, siede nel consiglio di vigilanza, così come i presidenti dei consigli di fabbrica delle filiali della DB.
Ciò significa che i membri della burocrazia sindacale adeguano la loro retribuzione a quella dei dirigenti: ovvio che si identifichino con gli interessi di classe dei padroni. Allo stesso tempo, devono agire da valvola di sfogo della rabbia della classe operaia. Da qui la necessità di indire occasionali “Warnstreik” quando la situazione si fa critica.
Aderente alla confederazione sindacale DGB (Deutscher Gewerkschaftsbund), l’EVB è un sindacato di regime con stretti legami con il governo. Nell’ottobre 2020, ha firmato un accordo collettivo anticipato con un aumento pari a zero euro per l’anno in corso. In Germania, tali accordi rendono illegali le azioni di sciopero per tutto il periodo della loro vigenza. Implicano cioè clausole di “pace sociale”.
Abbiamo già scritto nel numero del dicembre scorso dell’accordo raggiunto dall’IG Metall nel Land del Baden-Württemberg, che ha previsto un aumento salariale dell’8,5% in due anni, ben inferiore al tasso di inflazione annuo che in quel mese era del 10,4% e che a febbraio si è attestata all’8,7% (“Anche in Germania il sindacalismo di regime sottoscrive aumenti salariali al di sotto del tasso d’inflazione”).
Il maggior sindacato delle ferrovie e dei trasporti, la EVG (Eisenbahn und Verkehrsgewerkschaft) ha indetto lo sciopero per un solo motivo: l’umore dei suoi iscritti. C’è una diffusa volontà di lotta tra i ferrovieri che, di fronte all’aumento vertiginoso dei prezzi, si rifiutano di accettare ulteriori tagli ai salari reali. L’EVG ha quindi chiamato nella Deutsche Bahn (DB) a scioperare per 24 ore il 27 marzo. Ha chiesto aumenti salariali del 12% per i 180.000 lavoratori che rappresenta e altri piccoli cambiamenti strutturali nei contratti collettivi.
La direzione della DB ha definito queste richieste un’assurdità, affermando che equivalerebbero a un aumento del 25%. L’offerta padronale, di gran lunga inferiore, equivarrebbe a un drastico taglio del tenore di vita dei ferrovieri. I salari aumenterebbero in due fasi per un totale del 5%: dal 1° dicembre 2023 del 3% e dal 1° agosto 2024 del 2%. A ciò, si aggiungerebbe un cosiddetto premio di compensazione dell’inflazione sovvenzionato dal governo federale, una misura una tantum che ammonterebbe a 2.500 euro.
L’argomentazione dei padroni secondo cui l’aumento dei salari implicherebbe una riduzione degli investimenti nelle ferrovie si è rivelata falsa. I governi di coalizione che si sono succeduti hanno smantellato la rete ferroviaria per decenni, indipendentemente dai salari, per renderla più attraente per gli investitori privati, eliminando le tratte ritenute non redditizie. Chiunque si affidi alle ferrovie per viaggiare in Germania può rendersene conto. Cancellazioni e ritardi sono diventati la norma.
Questa crescente inefficienza non riguarda soltanto le ferrovie. Anche altri servizi pubblici, come la sanità e l’istruzione, sono sottofinanziati a causa del calo dei profitti e delle risorse federali dirottate verso il riarmo. Nel frattempo, gli stipendi e i “bonus” dei vertici delle grandi imprese continuano a crescere, come avviene in tutte le principali economie.
Insieme allo sciopero dei ferrovieri vi è stato quello indetto dal sindacato Verdi che rappresenta 2 milioni e mezzo di lavoratori del settore pubblico. Gli aeroporti, le aziende municipali di trasporto pubblico, i porti municipali, le aziende autostradali e la gestione delle acque e della navigazione sono stati fermati.
Oggi per i sindacati di regime è più difficile tenere la situazione sotto controllo. In primo luogo, perché ci sono stati scioperi in altri settori, come quello postale, in secondo luogo perché i lavoratori tedeschi in generale sentono la pressione del calo del tenore di vita e, in terzo luogo, perché la classe operia sta scendendo sul terreno della lotta a scala internazionale. Questo rende più difficile per i borghesi agitare la demagogica retorica del “rimanere competitivi”.
Man mano che l’ondata di scioperi si generalizza la pressione diventerà sempre più difficile da contenere. In un’Europa sempre più integrata sarà più che mai importante coordinarsi con i lavoratori dei nove Paesi confinanti con la Germania, e non solo di Europa.