Partito Comunista Internazionale

Corrispondenze dagli Stati Uniti

Categorie: Communist Left, USA

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Niagara Falls, 29 agosto 1937

Alla C.E.

Carissimi Compagni,

Nella vostra lettera del 18 luglio ai compagni di New York, domandate: “Non ci avete più parlato di A.M. che aveva dei gravi dissensi con la frazione a proposito degli avvenimenti spagnoli. A che punto stanno le divergenze?” Vi rispondo subito che le divergenze dipendevano da questo: che voi conoscete uomini, partiti e situazioni, conoscete il pensiero dei maestri e la posizione di Lenin rispetto a Kerenski in Russia nel 1917, e da questo avete potuto prendere una posizione giusta, rivoluzionaria. Mentre io di questo mi trovo quasi all’oscuro. Conosco un poco gli uomini, un poco i partiti e poco la situazione, e da quello che leggevo sui giornali borghesi di qui, arrivavo alla posizione che noi avremmo dovuto combattere contro Franco per impedire alle orde fasciste di occupare la Spagna, dove noi avremmo potuto organizzare il partito. Combattere contro il governo, perché formato da piccoli borghesi e da uomini da non aver fiducia. Pensavo e dicevo che la piccola borghesia, nella lotta contro la grossa borghesia, per avere la fiducia del proletariato gli concede alcune riforme, ma non più in là delle riforme, e che in seguito ritoglie al proletariato quello che gli aveva dato quando ne aveva avuto bisogno. Ripeto che così pensavo e dicevo, mentre che al lume dell’esperienza abbiamo visto che il governo “antifascista” non vuole la fiducia del proletariato, ma quella della borghesia delle nazioni “democratiche”, e per questa fiducia e per togliere al proletariato non le riforme che le aveva accordato, ma quelle che il proletariato si era preso da sé, dopo il 19 luglio dell’anno scorso, la borghesia “antifascista” massacra i proletari, proprio come fa la borghesia fascista di Franco, con la differenza che i massacrati da Franco hanno l’onore di sepoltura dal proletariato, vengono dal proletariato riconosciuti come i suoi morti, le sue vittime della borghesia, mentre che i massacrati dai “compagni” del governo antifascista vengono disonorati, calpestati come controrivoluzionari, e presi per tali dai proletari nei partiti divenuti controrivoluzionari. Stalin ha fatto e fa scuola. In Russia sono stati e vengono massacrati uomini che sono stati nelle carceri, nella Siberia, sono stati nascosti sotto terra nelle tipografie che stampavano gli opuscoli e i manifestini che con tanto rischio distribuivano al proletariato e ai contadini, che hanno preparato, fatto e difesa la rivoluzione.

Io non so come nella mente dei proletari non sorge la domanda: Ma come mai, perché uomini che hanno fatto tanto devono essere massacrati come controrivoluzionari?

Possibile che uomini che hanno abbattuto la nobiltà e la borghesia, che oggi potrebbero fare la vita tranquilla, godersi la pensione della rivoluzione, si sono messi a fare la spia, come li accusa la borghesia di Stalin, in favore della Germania e il Giappone? I proletari non devono credere, i proletari devono voler sapere, devono andare fino in fondo a conoscere i fatti che li riguardano.

Oggi sono i compagni russi e spagnoli massacrati, domani potrebbe essere la volta dei compagni italiani o di altra nazione. E si tratta più di tutti non tanto della vita di un gruppo di compagni, ma si tratta della sorte di tutto il proletariato. Io ho abbandonato la posizione che per un poco credevo giusta e difendo la posizione della frazione. I proletari non hanno patria da difendere. La patria dei proletari è dove finisce quella della borghesia, cioè dove il potere della borghesia viene distrutto e viene instaurata la dittatura del proletariato, e per dirla più giusta, il concetto di patria non è comunista, i comunisti degni di questo nome devono essere internazionalisti.

Saluti comunisti e fraterni.

A.M.