Lo stalinismo anticlericale a Roma e baciapile a Mosca
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Nei giorni scorsi, gli onorevoli senatori social-comunisti con relativo codazzo dei cosidetti indipendenti di sinistra, fecero un baccano del diavolo, nella fabbrica di chiacchiere di Montecitorio e fuori, per un progetto di legge, certamente ispirato al Governo dallo Spirito Santo, che mirava, nella impossibilità di dare case e latrine agli italiani, ad aprire altre vie per il Paradiso d’oltretomba. Fuori di metafora, si trattava di discutere la legge che prevedeva, se non erriamo, lo stanziamento di nove miliardi di lire per la costruzione di nuove chiese. Si sa, le chiese sono le trattorie e gli alberghi delle anime, il luogo ove i credenti possono, nell’impossibilita di riempire lo stomaco. nutrire e addormentare dolcemente le anime. Bene faceva dunque il Governo, dal punto di vista dei suoi interessi, a difendere a spada tratta, tramite i deputati democristi, monarchici e missini, nonché repubblicani (finalmente uniti) la legge in parola. Ma facevano altrettanto bene, dal punto di vista dell’onestà politica, coloro che, vestendo le insegne dell’anticlericalismo, facevano mostra di avversarlo?
Innanzi tutto, l’opposizione social-stalinista non fu nè ferma nè intransigente. Come al solito, i feroci mangiapreti tentarono di giungere ad un compromesso, alla solita pastetta. Facciamo un solo esempio: l’emendamento dell’on. Banfi (P.C. I.). L’illustre senatore proponeva « che il contributo statale fosse accordato solo per le località ove non esistono altri edifici adibiti al culto ». Il suo collega Spano, cioè Velio lo sgonfione, facendo inorridire nessuno si confessava coraggiosamente «ateo militante», però però … nsomma il solito stomachevole commercio di principii, i soliti colpi alternati al cerchio e alla botte che, conosciamo agli esimii trombettoni dell’opposizione.
Da solo, il loro comportamento a Palazzo Madama basterebbe a dare il voltastomaco, specie se confrontato al tempo della passata politica di arruffianamento e di intima complicità con la Chiesa Cattolica, allorche gli « atei militanti » del P.C.I. sedevano nel governo esarchico e tripartitico accanto a De Gasperi e votavano l’art. 7 della Costituzione, che, come è noto, ratificava i Patti Lateranensi stipulati da Mussolini con la Santa Sede. Accorgimento tattico, furbizia diplomatica esclamano i fessi. Perchè non potrebbe essere invece proprio il presente anticlericalismo dei togliattiani una mera mossa ricattatoria nei confronti del partito del Governo? Quando i tipi del genere Velio Spano erano sinceri: ieri che erano papalini e clericali, oppure oggi che si proclamano atei? Recentemente, un intellettuale, un tipico intellettuale del P.C.I., della stessa pasta di Ingrao, Lajolo, ecc .. intendiamo dire Agostino degli Espinosa, un giorno fascista, poi liberale monarchico, quindi togliattiano, stimava opportuno togliersi la vita e si sparava un colpo al cuore. Prima di spirare, esprimeva il desiderio di confessarsi, ritornando in extremis nel seno di Santa Romana Chiesa. Togliatti inviava le condoglianze alla famiglia! Del resto, l’on. Concetto Marchesi, latinista emerito del P.C.L., non confessava, parlando alla Camera contro la riforma elettorale, di essere un devoto … di Sant’Ambrogio? Tuttavia la « linea » 1952 del P.C.I. è ufficialmente anticlericale, e tale resterà finchè i democristiani terranno gli onorevoli stalinisti alla porta dei ministeri.
Ma se si confronta per un attimo la politica anticlericale odierna del fronte comun-nenniano, con la politica religiosa del Governo incomparabile, del mai visto al mondo gabinetto di ministri che ha sede nel Cremlino, la nausea si trasforma in nausea elevata al quadrato. Non passa giorno infatti senza che I’Unità dia notizia di congressi, di riunioni, di pellegrinaggi di religiosi abitanti nel « Paese del Socialismo ». Vescovi, diaconi e sacrestani vanno e vengono da Mosca, accolti con tutti gli onori. Al Congresso dei Popoli di Vienna il Governo russo ha inviato una delegazione in cui spiccava il Patriarca Alessio, il papa delle Chiese di tutte le Russie. Costui non mancò a suo tempo di inviare la sua benedizione al Congresso del P.C. russo. Non basta. Per restare al tema del finanziamento statale della costruzione di chiese, vale la pena di citare un passo, che a suo tempo commentammo su Battaglia Comunista, del libro di P. Robotti: « In Russia si vive cosi », edito dal P.C.I. Diceva il degno compare di Velia Spano: « Secondo la legge (russa) basta che un numero superiore: 20 persone faccia domanda di locali, dichiarandosi costituito in gruppo religioso, perché il Soviet locale sia obbligato a concedere i locali richiesti. Se tali locali non esistono il Soviet deve farli costruire a proprie spese » (pag. 98-106). Dunque, in Russia, il governo degli operai e dei contadini costruisce a proprie spese chiese e canoniche. E in Ungheria come si e visto in un precedente numero idem come sopra. Sono anticlericali a Roma baciapile a Mosca e Budapest.
Quando il chierico De Gasperi osò commentare la parole ineguagliabil- pronunciate da Peppone Stalin al Congresso del suo putrefatto partito, Ottavio Pastore o non so chi altro istrione grido allo scandalo negando che De Gasperi potesse rivedere le bucce dell’onnipotente iddio mortale del Cremlino. Perche mai tanta scalmana? Un tratto comune in De Gasperi e Stalin esiste; sono en- trambi costruttori di chiese, alla faccia dell’ateismo militante.