La lotta comunista internazionale
Kategorie: Communist Abstensionist Fraction of the PSI, Third International
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Le notizie che giungono dalla Russia sono lietissime per la situazione militare dell’esercito rivoluzionario.
Le soldatesche della controrivoluzione si vanno fondendo e disciogliendo: i capi sono fuggiti e scomparsi, i più protervi dei loro arnesi cadono nelle mani dei reparti dell’esercito rosso, le masse vanno sempre maggiormente orientandosi verso il programma soviettista.
Ciò non vuol dire che le difficoltà contro le quali lottano i compagni russi siano scomparse. Sebbene anche la opposizione politica interna vada diminuendo, ed i partiti social-riformisti esautorati e scoraggiati rinunzino uno dopo l’altro alla loro attività chiedendo di essere tollerati nella vita del proletariato russo, mille e mille altri ostacoli che intralciano l’opera dei rivoluzionari esistono ancora; dalle arti sabotatrici dei governi borghesi esteri, ai problemi ponderosi della ricostruzione economica.
La repressione violenta delle conquiste del comunismo russo è però sempre un sogno svanito della borghesia internazionale e dei suoi sicari.
Quasi come contrapposto alla confortantissima situazione russa, giungono le notizie delle feroci persecuzioni contro i comunisti degli altri paesi che ancora lottano contro il dominio del capitalismo.
In Ungheria il terrore bianco impera, la caccia ai comunisti diviene ogni giorno più feroce e, dopo simulacri di processi, diecine e diecine di nostri compagni vengono condotti al capestro, mentre chi sa quante altre centinaia ne sono stati trucidati brutalmente dagli sgherri della restaurazione.
Il governo reazionario Ungherese fa l’impossibile per ottenere dalla vicina anfibia repubblica Austriaca la consegna dei capi comunisti che si sono rifugiati sul suo territorio. Esso è avido di altre vendette.
Anche in altri paesi ove pure il movimento comunista non ha avuto ancora neanche una parentesi di possesso del potere, le persecuzioni s’intensificano da parte dei governi capitalisti che sentono mancarsi la terra sotto i piedi.
In prima linea tra le varie repubbliche è la democratica America di Wilson. E’ qui che la polizia più feroce e sopraffattrice gode della maggiore impunità. Qui sono ormai all’ordine del giorno gli arresti arbitrari, gli scioglimenti delle associazioni politiche proletarie, le condanne da parte di una magistratura che è delle più asservite agli ordini del capitale.
Presentemente vanno effettuandosi le espulsioni di propagandisti e organizzatori comunisti stranieri dagli Stati Uniti; mentre quelli nazionali vengono posti fuori della legge.
Le più assurde leggende vengono inventate per giustificare questi sfratti politici.
Tra l’altro si giunge a dire e a far dire che i bolscevichi avevano organizzato la stampa di banconote false americane, allo scopo di far crollare la finanza mondiale!
Dinanzi a tutti questi fatti che è superfluo seguitare ad elencare, il proletariato degli altri paesi e specialmente quello italiano che è indubbiamente in condizioni molto meno aspre, hanno il dovere di ricorrere ai mezzi che la situazione consiglia per venire in aiuto dei loro fratelli.
Sono poca cosa le interrogazioni parlamentari, e la tradizionale politica di attendersi un’azione qualsiasi in pro delle vittime, anche se di nazionalità italiana, dal governo borghese, in nome di tradizioni democratiche e liberali.
La reazione capitalistica è logica quando si difende con tutte le sue forze: ai suoi colpi solo i colpi egualmente formidabili di altre forze possono venire utilmente opposti.
Se proprio le forze del proletariato italiano non sono pronte per intervenire su questo terreno non è evidente almeno la necessità di ometterne il pericoloso addormentamento nella aspettativa morbosa dello scioglimento degli spettacoli parlamentari?