Trotzky
Categorie: Party Doctrine, Trotsky
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Senza il partito, prescindendo dal partito, mediante un surrogato del partito, la rivoluzione proletaria potrà mai vincere. È questa la lezione fondamentale dell’ultimo decennio. Troppo caro abbiamo pagato il riconoscimento del ruolo che il partito ha per la rivoluzione proletaria, per abbandonarlo con leggerezza o per attenuarne anche solo l’importanza.
La coscienza del fine e l’azione conformemente a un piano hanno avuto nelle rivoluzioni borghesi un peso infinitamente minore di quello che sono chiamate ad avere e già hanno avuto nelle rivoluzioni proletarie. Forza agente erano anche lì le masse, ma queste erano notevolmente meno organizzate e meno coscienti che oggi. La direzione stava nelle mani di diverse frazioni della borghesia, che disponevano di ricchezza e cultura e delle organizzazioni che da questi vantaggi derivano (comuni, università, stampa). La monarchia burocratica si difese in modo empirico, procedette a tastoni. La borghesia seppe sfruttare il momento in cui il moto degli strati inferiori poteva rendersi utile per gettare il proprio peso sociale sulla bilancia e conquistare il potere. La rivoluzione proletaria si distingue proprio in ciò, che in essa il proletariato non è soltanto la forza agente ma, attraverso la sua avanguardia, la forza dirigente. Il ruolo che nelle rivoluzioni borghesi hanno giocato la potenza economica della borghesia, la sua cultura, le sue amministrazioni cittadine e le sue università, può competere, nella rivoluzione proletaria, unicamente al Partito. L’importanza di questo ruolo è tanto maggiore in quanto anche la consapevolezza dell’avversario è enormemente cresciuta. Nel corso dei secoli durante i quali ha esercitato il suo dominio, la borghesia si è fatta un’esperienza politica infinitamente superiore a quella della monarchia burocratica. Se, in un certo periodo, il parlamentarismo è stato per la classe proletaria una preparazione alla rivoluzione, esso è stato per la borghesia, in grado molto maggiore, una scuola di strategia controrivoluzionaria. Basti accennare che proprio attraverso il parlamentarismo la borghesia ha allevato la socialdemocrazia, oggi pilastro fondamentale della proprietà privata. L’era della rivoluzione sociale in Europa sarà, come i suoi primi passi hanno mostrato, un’era di lotte violente e spietate, ma anche meditate e coscientemente dirette – molto più che da noi nel 1917. Senza una decisa e coraggiosa direzione del Partito, la vittoria della rivoluzione proletaria è impensabile.
(Trotzky, 1917, Gli insegnamenti della rivoluzione).