Partito Comunista Internazionale

Fronte Popolare e padronato contro il proletariato francese

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L’OBIETTIVO REALE DELLE LOTTE RIVENDICATIVE IN FRANCIA

Da qualche settimana i movimenti operai si succedono senza interruzione nella Francia del Fronte Popolare. Né il complotto, né la mobilitazione sciovinista intorno alla guerra imperialista di Spagna o di Cina, riescono a fare cessare il malcontento che regna tra gli operai e ad evitare lo scoppio degli scioperi.

Noi non dobbiamo tuttavia ingannarci sul significato del periodo attuale. Non si tratta di una « ripetizione » degli avvenimenti del giugno 1936, quando il Fronte Popolare, salito al potere, canalizzava senza violenza l’ondata operaia grazie alla istituzione degli accordi di Matignon e la sua politica di economia di guerra. I contrasti sociali hanno avuto il tempo di concentrarsi, di acutizzarsi e della fase attuale, ciò che accade in Francia sono i movimenti propri alle difficoltà che incontra l’economia di guerra. Gli elementi che dobbiamo esaminare sono i seguenti: il capitalismo francese è riuscito ad adattare la sua struttura economica e sociale alla situazione di guerra imperialista grazie alla soluzione del Fronte Popolare. Un tentativo di impedire lo sviluppo parallelo dei movimenti rivendicativi e lo scoppio di movimenti sociali si è urtato colle difficoltà specifiche della economia francese. Certo si poté praticare la politica delle concessioni finché essa corrispose alla messa in movimento dell’industria degli armamenti diventata l’asse di tutta l’economia. Ma per questo si dovette attingere nelle casseforti della Banca di Francia, si effettuò la svalutazione senza riuscire a stabilire una ripresa durevole, mentre l’aumento del caro vita accompagnava l’aumento dei salari e l’aumento del ritmo di lavoro la legge delle 40 ore. Il problema dipendeva in parte dalle basi dell’economia francese (vi sussiste un mercato interno importante e una industria non super-industrializzata) dove l’organizzazione di una economia di guerra poteva incontrare certe difficoltà e sovrattutto pel fatto che la Francia riarma dal 1919.

L’impulso alla corsa degli armamenti non poteva essere lo stesso che negli altri paesi. E così dopo la corta parentesi durante la quale gli operai speravano che il Fronte Popolare avrebbe migliorato le loro condizioni di vita, il capitalismo, pel tramite di Blum, decretò la pausa del marzo 1937.

Questa pausa doveva chiudere la fase dei movimenti sociali, delle concessioni ed aprire il periodo delle « economie ». Un primo sintomo dello stato d’animo delle masse fu dato dagli avvenimenti di Clichy. Colla Esposizione e col cancan centrista si riuscì, bene o male, e malgrado la sostituzione di Blum con Chautemps, a fare accettare dai lavoratori l’evoluzione della politica del Fronte Popolare facendo funzionare in pieno il sistema dell’arbitrato e legando più intimamente i sindacati alla politica dello stato capitalista. La fine dell’Esposizione, l’avvicinarsi dell’inverno, videro sorgere dei « complotti » che coincisero, per puro caso (!!), col periodo della rinnovazione dei contratti collettivi e colla effervescenza degli operai in tutte le industrie. In realtà, questi complotti furono dei pretesti per lanciare ed applicare le decisioni di Rambouillet che dovevano mantenere la « pace sociale » e mettere fuori legge l’occupazione di officine e gli scioperi sorti « al di fuori dell’arbitrato ».

Già in questo momento appariva come la politica del capitalismo, da parte di Blum come da parte di Chautemps, fosse di una continuità di classe perfetta: il Fronte Popolare si metteva di contro agli operai in tutte le circostanze. Ieri faceva delle concessioni perché imboccava la via dell’economia di guerra che è anche quella della partecipazione degli operai alla guerra imperialista e all’Unione Sacra, oggi attua una politica di compressione per mantenere questa economia di guerra che ha bisogno di « pace sociale » e che non rifugge di impiegare la violenza. Del resto centristi e socialisti non sono forse là in permanenza per mantenere ad ogni costo gli operai dietro il Fronte Popolare, la guerra di Spagna, l’Unione Sacra! I problemi di classe, il capitalismo li ha affrontati da più di un anno al suo vantaggio esclusivo e sono le difficoltà della situazione economica che evolve senza sosta che lo hanno obbligato ad « adattare » la sua politica. Infatti i movimenti operai in questa nuova situazione sono di natura da acutizzare i contrasti sociali malgrado i social-centristi. Bisogna dunque adottare misure « energiche » per rimediare all’arresto della « ripresa » e parallelamente impedire le lotte operaie. Un solo mezzo esiste: adattare le leggi sociali alle necessità della produzione: rivedere le « conquiste » operaie e fare accettare tutto ciò dagli operai nel nome degli interessi della « Patria ».

Ai primi di dicembre movimenti scoppiano, malgrado Rambouillet ed il clamore della stampa attorno i « Cagoulards ». Il governo Chautemps contava su un’attitudine energica della C.G.T. del tipo di quella di cui aveva beneficiato Blum in una situazione ugualmente tesa. Sfortunatamente per lui ciò non era più possibile. Gli operai si stancavano dei « colpi di sonda » del capitalismo facenti pubblicare che l’inchiesta sulla produzione (chiesta a Chautemps dalla C.G.T. e dai centristi) si concludeva colla necessità di rivedere le 40 ore ecc. Inoltre il padronato applicava le decisioni di Rambouillet passando ad una politica di provocazione e di soprusi. Gli arbitrati – ancora una volta per caso (!) – tiravano in lungo ed erano finalmente male accolti dagli operai. Si era tanto sbraitato che bisognava richiamare i padroni « al rispetto della legge » e Chautemps tentava invece di far pendere la bilancia dell’arbitrato nel senso dell’interesse capitalista (ciò che è naturale quando si tratti di arbitrato tra sfruttati e sfruttatori).

I padroni affermavano la loro volontà di fronteggiare le difficoltà economiche sopprimendo i vantaggi degli operai. Bonnet mostrava loro il cammino parlando di « continuazione della pausa », e di economia. Chautemps, nuovo paladino dell’ordine, discuteva col « compagno » Dormoy le « misure di autorità » da prendere nei conflitti sociali.

LO SCIOPERO DELLE OFFICINE GOODRICH

È la regione parigina che diede il segnale. Prima fu il movimento degli impiegati che fu liquidato con un compromesso dopo uno sciopero « fuori delle ore di lavoro ». Poi furono gli scioperi dell’alimentazione e dei trasporti che si susseguono. Nella edilizia e nella metallurgia si organizzano manifestazioni « valvole di sicurezza » per impedire lo scoppio di movimenti. Finalmente è la Banlieue che si mette in movimento e che può mettere il fuoco alla « cintura rossa » che circonda Parigi.

Il governo « di autorità » decide allora ad agire. Bisogna dare la garanzia al capitalismo che il Fronte Popolare sarà capace, con i suoi ministri socialisti, di fare rispettare le direttive di Rambouillet, e di farla finita prima colle occupazioni di fabbriche, poi con tutti i conflitti. Bisogna demoralizzare gli operai, metterli in urto tra loro, dividerli e così preparare l’attacco frontale del capitalismo.

Il punto centrale dell’attacco capitalista sarà diretto contro le officine Goodrich dove gli operai occupano gli opifici da otto giorni. La guardia mobile è inviata per farli sgombrare colla violenza. La sensibilità degli operai parigini manda a monte i tentativi della borghesia: tutta la periferia minaccia di fare lo sciopero e di generalizzare il movimento di Goodrich e quello dell’alimentazione e dei trasporti. Anche le officine nazionalizzate e lavoranti per la guerra vogliono partecipare a dei movimenti di solidarietà che, di fronte all’effervescenza che regna anche nella metallurgia, possono diventare rapidamente degli scioperi rivendicativi. Il capitalismo retrocederà allora e saranno la C.G.T., i deputati socialisti e quelli centristi che sapranno trovar la soluzione col « neutralizzare » le officine fino a quando l’arbitrato (il padronato dirà per la durata delle feste di Natale) obbligherà gli operai ad accettare la decisione. Gli operai abbandonano dunque le officine dietro una semplice promessa di arbitrato.

Questa disfatta operaia sarà il segnale della repressione nell’alimentazione e nei trasporti dove la polizia interverrà e dove i ranghi militari faranno funzione di crumiri. I sindacati faranno tutto il possibile per isolare ogni conflitto e gettare gli operai sotto i colpi del padronato e della forza armata di Chautemps.

LO SCIOPERO GENERALE NEI SERVIZI PUBBLICI

È in questa situazione già tesa che il consiglio comunale di Parigi attaccherà gli operai dei servizi pubblici. Come è divenuto d’abitudine col Fronte Popolare, i delegati sindacali andranno a negoziare con Dormoy per impedire i movimenti. Però, di fronte all’effervescenza degli operai indignati delle brutalità poliziesche nell’alimentazione e nei trasporti e volenti solidarizzare cogli altri operai, si deve passare allo sciopero generale. I centristi che ne prenderanno la responsabilità, cercheranno farne una protesta contro il consiglio reazionario di Parigi e non contro il Fronte Popolare, ma l’attitudine del governo Chautemps farà capire come questi comprenda bene il pericolo della solidarietà operaia. Evidentemente i bonzi sindacali dei servizi pubblici non potranno fare altro che cercare di impedire reazioni spontanee degli operai. Ma il capitalismo deve dare prova di energia. Spezzare il movimento per impedirne l’allargamento alla metallurgia e alla edilizia.

Le discussioni in seno del gabinetto Chautemps ebbero due aspetti: dapprima unanimemente i membri del governo dichiararono che « l’ordine sarebbe mantenuto » e che il funzionamento dei servizi pubblici sarebbe garantito. Chautemps pubblicava un comunicato attaccante odiosamente gli operai. Dormoy conferiva col generale Bouvet per adottare le misure di repressione necessarie – ciò che si cercò smentire con una idiota spiegazione. Nel dopopranzo i ministri socialisti rincularono davanti la pressione della S.F.I.O. e della C.G.T. rendendosi conto dell’ampiezza dell’effervescenza operaia. Chautemps accettò così di non fare ricorso alla requisizione se gli operai avessero accettato di rientrare subito.

Immediatamente la polizia entrò in azione per fare evacuare le officine a gaz e le truppe furon impiegate come crumiri. « L’ordine sarà mantenuto » dichiarava senza sosta Chautemps ed era pronto ad impiegare la violenza per provarlo.

Tutta la stampa reazionaria applaudiva al governo di Fronte Popolare contro questo sciopero provocato dai comunisti (!) che in realtà vogliono la stessa politica della « mano tesa » al papa e ai cardinali.

Ma nel frattempo le forze del capitalismo agivano per schiantare il movimento operaio e preparare senza ulteriore violenza la disfatta totale della classe operaia. Chautemps rifiutava di discutere cogli scioperanti dei servizi pubblici prima della ripresa del lavoro. Bisognava tuttavia agire: sono i ministri socialisti, il cui partito aveva disapprovato lo sciopero, che faranno agli scioperanti delle promesse che saranno la sola base per obbligare gli operai a riprendere il lavoro.

Chautemps spingerà il cinismo fino a disapprovare queste promesse ed i socialisti stessi si trincereranno dietro delle vaghe spiegazioni sulla loro attitudine: la nostra « buona fede » è la garanzia che nel seno del gabinetto faremo accettare le rivendicazioni operaie ecc.

I centristi faranno un semplice affare di bottega di questi scioperi: noi siamo stati i soli a solidarizzare cogli scioperanti, diffondete dunque l’Humanité. Non mancheranno inoltre di cercare di mettere sotto cattiva luce i socialisti. Tuttavia Frachon scriverà che gli scioperi non sono augurabili nella situazione internazionale che traversa la Francia (lo stesso che scrive il reazionario Journal) ma che il solo mezzo per evitarli è di evitare le provocazioni e anzitutto di non ricorrere alla violenza. Perché si vuole opporre l’esercito di Francia agli operai francesi! Lasciamo più tosto manovrare i sindacati per strozzare le rivendicazioni operaie e ne resulterà minor guaio. Del resto se i centristi si fossero opposti allo sciopero come avevano fatto i « compagni » ministri, la collera operaia si sarebbe potuta rivolgere contro tutto il Fronte Popolare. Così il Fronte Popolare è restato in piedi anche per opera della manovra centrista.

I sindacati fecero l’impossibile per impedire la congiunzione dei servizi pubblici, dell’alimentazione e dei trasporti. Di più misero in guardia gli operai della costruzione e delle altre corporazioni contro movimenti di sciopero. « Disciplina, disciplina ed ancora disciplina » ecco il loro appello.

Anche questa volta cessato lo sciopero dei servizi pubblici colla disfatta operaia, si potrà, colla complicità della C.G.T., spingere a fondo l’offensiva negli altri settori. La guardia mobile interverrà con violenza a Vitry ed in altra località. Nell’alimentazione, nei trasporti, nel conflitto Goodrich (che fu arbitrato nella forma che tutti conosciamo: è la confederazione padronale che rifiutò discutere finché le officine restavano occupate). E per ultimo è Chautemps che prende l’iniziativa di ristabilire assolutamente la pace sociale. Padroni ed operai sono invitati a concludere nuovi accordi che saranno sottomessi al parlamento « un codice di pace sociale che avrà forza di legge ».

La situazione è oramai matura per dare il colpo forte: le disfatte proletarie e l’inevitabile scoraggiamento degli operai davanti il siluramento degli scioperi permetterà di erigere in legge l’intervento brutale della guardia mobile. Si comprende così perché il centrismo prenda una posizione « estremista » ed attacchi « l’energia » del governo contro gli operai mentre lascia fare ai « cagoulards » ed ai fascisti all’estero.

Per noi ciò che si interessa è la capacità degli operai a sottrarsi dall’impresa dei traditori e di fare dei loro movimenti rivendicativi ciò che debbono essere nella fase attuale: elementi della loro rivendicazione politica centrale; la lotta contro la guerra, contro l’economia di guerra, contro l’Unione Sacra e lo stato capitalista.