Origine e funzione di Cisl e Uil
Categorie: CGIL, CISL, Italy, UIL, Union Activity, Union Question
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Per avere l’esatta misura di quanto sia controrivoluzionaria l’unificazione sindacali che i bonzi della CGIL insieme a CISL e UIL stanno cercando affannosamente di varare bisogna ricordare quale è stata l’origine, la funzione e gli scopi dei sindacati bianchi. La CISL e la UIL come tutti i proletari ricordano nacquero nel 1949 dalla scissione della CGIL. Fino ad allora era esistita l’organizzazione sindacale unitaria ereditata dal periodo fascista che tutte le correnti politiche accettarono e mantennero perché si trattava di tener fermo il proletariato e di condurlo a sopportare sulla sua pelle i sacrifici della « ricostruzione », che fu insieme ricostruzione dell’industria distrutta dalla guerra e dell’apparato statale borghese. L’organizzazione sindacale unica corrispondeva al fronte unito dei partiti antifascisti nel campo politico.
Tutti i partiti, compreso il PCI, parteciparono al governo e contribuirono a rimettere in piedi le forze dello Stato che poi agiranno contro gli operai nel terribile periodo successivo (1949-1953). Terminata la ricostruzione nel 1949 il fronte antifascista si rompe: la borghesia non ha più bisogno del PCI al governo perché ormai ha di nuovo la celere e i carabinieri e lo rimanda a fare la parte dell’oppositore fuori dal governo. Il partito socialista si spezza in due tronconi. Le correnti democristiane, socialdemocratiche, repubblicane, ecc., scoprono improvvisamente di avere « profonde divergenze » con il PCI e il PSI e spezzano l’organizzazione sindacale fondando due nuovi sindacati: la CISL, facente capo al partito democristiano, e la UIL, facente capo ai socialdemocratici. Evidentemente si trattava di spezzare il fronte operaio in un momento in cui gli operai cominciavano davvero a rivendicare un miglioramento delle loro terribili condizioni di vita e si trovavano a combattere contro le forze dello Stato borghese, che gli stessi partiti falsi comunisti e socialisti avevano contribuito a ricostruire. Tutti i proletari ricordano come si presentava la situazione nel 1949: da una parte le forze statali agguerrite che non perdevano occasione per reprimere uno sciopero o per mettere gli operai in galera, dall’altra il disfattismo aperto della CISL e della UIL che sabotavano ogni sciopero e il belante richiamo di partiti come il PCI e il PSI che dirigevano la CGIL e trovavano nella scissione una comoda scusa per non far nulla e per giustificare il loro tradimento degli interessi operai. Non era ignoto del resto fino a ieri agli opportunisti del PCI (visto che nel 1950 lo scrivevano ad esempio su « Rinascita ») che la scissione era stata voluta dal dipartimento di Stato americano che aveva abbondantemente finanziato la formazione dei sindacati bianchi. Non è ignoto che la CISL aderisce tuttora alla cosiddetta CISL internazionale che rappresenta in campo mondiale gli interessi degli americani, e che ha il suo asse nei sindacati americani AFL-CIO, ultra-patriottici ed ultra-imperialisti, alla cui azione canagliesca si deve in buona parte il fatto che gli operai americani non abbiano ancora reagito in alcun modo alla guerra nel Vietnam. Il capitale italiano aveva dunque bisogno della scissione e ne avevano bisogno anche gli americani che stavano spartendosi il mondo con la Russia cosiddetta sovietica e che perciò non vedevano di buon occhio la coesistenza in un unico sindacato delle correnti politiche legate a loro con quelle legate ai russi (PCI-PSI).
I sindacati bianchi sono nati dunque con questa doppia matrice: al servizio del padronato italiano e del capitale americano. E nei venti anni successivi hanno svolto con tutti i mezzi il loro sporco lavoro. Emananti dai partiti di governo come la DC e il PSDI, corteggiate dai padroni nelle aziende di tutta Italia, nemiche giurate di ogni azione degli operai per minima che fosse, improntate al più aperto confessionalismo queste organizzazioni hanno costituito per venti anni la lunga mano della borghesia in campo operaio e la loro azione al servizio dei padroni dello Stato è veramente bemerita; spezzare gli scioperi, denunciare ai padroni gli operai più combattivi, organizzare il crumiraggio, mettere gli operai più arretrati contro gli operai più avanzati con il pretesto della difesa della libertà e della religione contro la barbarie comunista. Questa è stata per venti anni la loro azione e oggi che cosa sono la CISL e la UIL? Sono davvero diventati improvvisamente degli agnelli questi lupi che hanno bevuto il sangue della classe operaia italiana? Questo vorrebbero far credere agli operai i bonzi che dirigono la CGIL e che vogliono l’unificazione. Ma è vero? In realtà la CISL e la UIL rimangono quelle di sempre. Organizzano ancora in tutte le fabbriche solo una parte degli operai meglio pagati e meno combattivi, sono ancora in ogni occasione i leccapiedi del padronato; provengono ancora da partiti governativi che non perdono occasione per imprigionare o uccidere gli operai. Ma soprattutto si qualificano apertamente come sindacati NON DI CLASSE. Basta leggere l’organo della CISL per sapere che questa organizzazione ritiene le classi e la lotta delle classi una pura e semplice invenzione di Carlo Marx. Per i signori della CISL e UIL la nostra non è una società divisa in classi, ma una società pluralistica in cui hanno diritto di cittadinanza allo stesso titolo sia i lavoratori che i capitalisti, sia coloro che producono che coloro che vivono sull’altrui prodotto. Perciò per questi signori non esiste nemmeno il problema dell’emancipazione dei lavoratori dallo sfruttamento, non esiste neanche lo sfruttamento, in definitiva; esistono soltanto diverse componenti della stessa società le quali partecipano alla divisione del prodotto sociale e perciò sono interessate tutte in primo luogo a mantenere questo prodotto. Il benessere « sociale » è identificato da questi signori nel benessere dell’economia capitalistica la cui struttura non viene per niente messa in dubbio. E ora ci spieghino per favore i bonzi della CGIL: **come potrebbe essere un sindacato di classe quello derivato dall’unificazione con organizzazioni che non ammettono neanche l’esistenza delle classi e la loro lotta?** Ci spieghi per favore il signor Lama, il quale sostiene che il futuro « sindacato unico » deve avere un’anima nettamente anticapitalistica », come si possa ottenere questo risultato unificandosi con gente che ammette la « nostra società pluralistica » come la migliore possibile, il modello di società perfetta? In realtà questo non è possibile e il futuro sindacato unico, se si arriverà all’unificazione, sarà un sindacato di tipo FASCISTA cioè completamente soggetto agli interessi del padronato e dello Stato borghese. Non sono infatti i sindacati bianchi che hanno cambiato la loro natura di servi del capitale: **è la CGIL che sotto la direzione dei bonzi opportunisti va perdendo sempre di più ogni caratteristica di classe anche da un punto di vista formale.**
I bonzi con la loro politica portano la CGIL all’assoggettamento completo allo Stato borghese e alle esigenze del Capitale. Loro e i partiti da cui emanano hanno sì qualcosa in comune con i sindacati bianchi: vogliono completare insieme l’opera di tradimento degli interessi operai come già assieme l’iniziarono nel 1945. Per questo vogliono l’unificazione. Ma compito dei comunisti è di difendere l’autonomia di classe del sindacato contro ogni tentativo di liquidare il sindacato di classe. E il sindacato di classe è solo ed esclusivamente la CGIL, non certo per merito dei bonzi che tradiscono la classe operaia mille volte al giorno, ma **malgrado loro per la sua tradizione, perché ad essa aderiscono gli operai più combattivi e coscienti**, perché, almeno formalmente, mantiene « un’anima anticapitalistica » come dice il signor Lama. La parola d’ordine dei comunisti è dunque: **Fuori dalla CGIL i traditori riformisti per riportare l’organizzazione alle sue tradizioni di classe; difesa dell’autonomia della CGIL contro ogni sottomissione al padronato (rifiuto delle deleghe alle direzioni aziendali), allo Stato (rifiuto di ogni accordo a tre e di ogni sottomissione alle decisioni dei ministeri come di ogni collusione in qualsiasi forma si verifichi con lo Stato borghese) e ai sindacati bianchi (lotta contro l’unificazione, contro le sezioni sindacali aziendali cosiddette unitarie, contro l’iscrizione indiscriminata ad uno qualsiasi dei tre sindacati e per l’adesione dei proletari alla sola CGIL).**
L’unificazione fra bonzi opportunisti e sindacati bianchi significa **unità sotto il dominio del capitale**. L’unità vera, l’unità di lotta del proletariato si raggiunge soltanto **ribaltando l’attuale politica della CGIL per fare dei sindacati di classe gli strumenti della rivoluzione sociale, diretti dal vero Partito Comunista**. Soltanto così il proletariato marcerà verso l’unità di classe, lottando e vincendo contro il capitale e il suo Stato.