Marx sull’impersonalità del capitale
Kategorie: Credit capital, Economic Works, Karl Marx
Tratto dall’opuscolo ” Sul filo del tempo ” del 1953, ed. del Partito Comunista Internazionalista.
Riproduciamo qui tre brani del libro III del « Capitale » ad illustrazione di punti teorici svolti nello studio che segue – impersonalità del capitale (Riunioni di Napoli, Milano, Forlì), il capitale fattore non umano (Milano, Genova), essenza non privata del capitale (Forlì, Genova) – e a demolizione delle « teorie » che vedono nella sparizione del capitalista singolo, nel capitalismo di Stato, nelle nazionalizzazioni ecc. un superamento del regime capitalista.
Sparizione del capitalista come personaggio
« Le imprese per azioni, che si sviluppano per effetto del credito, sono sempre più portate a fare del lavoro di amministrazione una funzione ben distinta dalla proprietà del capitale, preso a prestito o meno. A questo riguardo avviene ciò che accadde per le funzioni giudiziarie e amministrative che, sotto il regime feudale, competevano ai proprietari fondiari, mentre poi lo sviluppo borghese le ha separate. Oggi da una parte il semplice proprietario (titolare) del capitale, il capitalista finanziario, trova dinanzi a sè il capitalista in funzione (funzionale); poi con lo sviluppo del credito lo stesso capitale danaro riveste un carattere sociale, si concentra nelle banche e non è nemmeno più anticipato dal suo immediato proprietario; d’altra parte il semplice direttore che non possiede capitale a nessun titolo, è incaricato di tutte le effettive funzioni che competono al capitalista funzionale: sopravvive dunque soltanto il funzionario, e il capitalista, divenuto ormai un personaggio superfluo, sparisce dal processo di produzione ».
« Il Capitale » – Libro III, cap. XXIII (XI, 201).
Proprietà sociale e non individuale del capitale
« Anche facendo astrazione dalla società per azioni, il sistema di credito permette al capitalista singolo, o a colui che passa per essere capitalista, di disporre in modo assoluto entro certi limiti del capitale della proprietà e quindi del lavoro altrui. La possibilità di disporre del capitale sociale è quella di disporre del lavoro sociale. Il capitale che si possiede in proprio, o che l’opinione pubblica vi attribuisce, è soltanto ormai la base del credito. Ciò si applica soprattutto al commercio all’ingrosso, che maneggia la parte maggiore del prodotto sociale. Tutte le misure normali, tutte le spiegazioni escogitate per giustificare più o meno il modo capitalista di produzione, qui scompaiono. Non meno assurdo è trovare l’origine del capitale nel risparmio poiché quel commerciante chiede precisamente che siano altri ad economizzare per lui. E il lusso dello speculatore (pescecane) distrugge nettamente il principio dell’astinenza.
Questo lusso diviene esso stesso una parte di credito. Le idee che sembravano accettabili in una produzione capitalistica meno sviluppata, perdono qui ogni significato. Il successo e il fallimento conducono tutti e due alla centralizzazione dei capitali e alla espropriazione del Capitale su più vasta scala. Questa espropriazione raggiunge il produttore immediato ed anche il piccolo e medio capitalista. Essa costituisce il punto di partenza del modo di produzione capitalista. Si tratta dapprima di spogliare l’individuo dei mezzi di produzione che cessano, nella misura che si sviluppa la produzione sociale, di essere i mezzi e i risultati della produzione privata per divenire proprietà sociale dei produttori associati, così come il loro prodotto sociale. Ma nel sistema capitalista questa espropriazione prende la forma contraria e noi vediamo alcuni individui appropriarsi la proprietà sociale. Grazia al sistema del credito questi individui prendono sempre più la figura di cavalieri di industria… Il sistema della società per azioni già si contrappone alla antica forma in cui i mezzi di produzione sociale apparivano come proprietà individuale. Ma la trasformazione in società per azioni non ha spezzato le barriere capitaliste, e invece di cancellare l’opposizione tra carattere sociale e privato della ricchezza, non fa che darle altra forma…
Se il credito appare come la leva principale della sovra produzione e della spinta all’estremo del processo di riproduzione del capitale, è perché una gran parte del capitale sociale è impiegata dai non proprietari che trascurano le precauzioni del proprietario singolo. La messa in valore del capitale, fondato sul carattere antagonista della produzione capitalista, non permette il libero sviluppo delle forze produttive e la creazione di un mercato mondiale, che il modo di produzione capitalista ha la missione storica di stabilire, fino ad un certo punto, come fondamento materiale della nuova forma di produzione: esso nello stesso tempo accelera le violente eruzioni di tali opposizioni, ossia le crisi e, per conseguenza, la dissoluzione dell’antico modo di produzione.
Dunque, il credito ha un carattere immanente: esso spinge, da una parte, la produzione capitalista a fare dell’arricchimento mediante lo sfruttamento di valore altrui un sistema enorme di speculazione e di gioco, limitando sempre più il numero di quelli che sfruttano la ricchezza sociale; e permette, d’altra parte, l’avvento di un nuovo modo di produzione ».
« Il Capitale » – Libro III, cap. XXVII (XI, 285).
Perdita del carattere privato del capitale
« Il profitto medio del capitale particolare è determinato, come abbiamo visto, non dal sopralavoro che questo capitale si appropria di prima mano, ma dalla somma di sopralavoro che si appropria il capitale totale, contentandosi ciascun capitale particolare, parte aliquota di un tutto, di ritirare un certo dividendo. Questo carattere sociale del capitale non è completamente realizzato che col pieno sviluppo del sistema del credito e di banca. Il capitalista industriale o commerciale può disporre di tutto il capitale reale o potenziale che resta libero nella società, cosicché sia chi lo presta e chi lo impiega non ne sono né proprietari né produttori. Il sistema di credito e di banca toglie dunque al capitale il suo carattere privato e racchiude in sè, ma solo in teoria, la soppressione del captiale.
E’ certo infine che il sistema di credito sarà una leva potente durante il periodo transitorio, il processo di passaggio dal modo di produzione capitalista al modo di produzione del lavoro associato, ma solo in connessione con grandi sconvolgimenti del modo di produzione. »
« Il Capitale » – Libro III, cap. XXXVI (XII, 240).