Międzynarodowa Partia Komunistyczna

Il sistema di Taylor e la classe lavoratrice

Posty podrzędne:

  1. Il sistema di Taylor e la classe lavoratrice (Pt.1)
  2. Il sistema di Taylor e la classe lavoratrice Pt.2

di S.L.

L’aumento della produzione è la parola d’ordine del nostro tempo ed il problema centrale di ogni politica economica. Questa può soltanto cooperare o ad un tentativo di ricostruzione dell’economia capitalista che si dibatte in una crisi mortale, o alla costruzione della economia comunista. 

La razionale organizzazione della produzione, l’utilizzazione e la valorizzazione della forza umana è diventato il più grande problema del processo di sviluppo industriale. Nello svolgersi di questo processo è sorta una nuova scienza; quella della razionale direzione industriale, il cui fondatore è l’americano F. W. Taylor. Questa nuova scienza svolge delle idee, che senza dubbio meritano la massima attenzione da parte di tutti gli uomini politici. 

Sui nuovi principi scientifici di Taylor e sulla sua scuola molto si è scritto ed in parte anche opere di grande pregio. La più gran parte degli autori dànno la maggior importanza al problema tecnico-meccanico, sebbene essi – come Taylor stesso – non abbiano trascurata l’applicazione politica e sociale. 

Perciò è necessario sottoporre gli insegnamenti di Taylor e della sua scuola ad un profondo esame dal punto di vista del proletariato per non abbandonare agli oscuri impulsi della classe lavoratrice il compito di trovare la diritta via per questo complicato problema. 

Federico W. Taylor non era affatto una personalità in vista. Egli incomincio come apprendista in un laboratorio-modello di falegname, passò poi nella fabbrica di macchine di Midvale Steel Co. dove in un mese divenne capo nel reparto tornitori e più tardi direttore di fabbrica. Dopo che egli sviluppò la sua teoria della direzione industriale scientifica, l’introdusse praticamente in parecchie industrie e la propagando con la parola e con gli scritti, terminò la sua carriera come dottore onorario e professore nell’università di Filadelfia. 

Una carriera ed una personalità tipicamente americana! 

Un uomo che si è fatto da sé, un autodidatta di grande ed elevato ingegno. Egli era dotato di una acuta perspicacia, di una vasta coltura ed ancor più di un forte spirito di osservazione. Aveva una spiccata tendenza per i metodi di ricerca scientifici, per approfondire cause ed effetti; una meravigliosa energia e tenacia nel perseguire le sue idee riconosciute per giuste e non si lasciava impressionare, quando un’industria sembrava correre verso la rovina per opera dei suoi esperimenti. 

Ma non soltanto nella sua energia, nella sua perseveranza, nella sua tenacia, nella sua attività egli era il tipo del nordamericano, ma anche nella sua credenza nella forza insuperabile del denaro. La sua intera concezione della vita è l’assoluta sottomissione al vitello d’oro. Egli lavorava con metodi scientifici e credeva di sviluppare una vera e propria scienza. Ma non è possibile servire nello stesso tempo Dio ed il diavolo. I suoi lavori, i suoi pensieri e principi sono buoni in sé e meritevoli di ogni lode, ma essi nascono per sforzarsi di fondare un sistema onde trovare il mezzo per aumentare il profitto, per ricavare dall’operaio tutto ciò che da esso, sopratutto fisiologicamente, si può ottenere. Perciò egli basa i suoi calcoli, da buon conoscitore degli uomini e da buon osservatore, sull’avidità di denaro dell’operaio americano in parte ignorante disorganizzato. 

Il sistema scientifico del Taylor servi soltanto agli interessi dei capitalisti, poiché egli nel suo pensiero era orientato in modo assoluto verso il capitalismo, nonostante le sue affermazioni politiche e sociali, che del resto rivelano il vero dilettante. II seguente episodio che egli stesso racconta ne è la miglior prova. Egli dice:

«Non appena divenni capo di un gruppo di operai, uno di questi mi si avvicinò e mi disse press’a poco quanto segue: 

Ora Federico, ci fa molto piacere che tu sia divenuto capo. Tu conosci dunque che piega prendono le cose. Mettiti dalla nostra parte e tutto andrà bene. Se tu cerchi però di sabotare un nostro qualsiasi accomodamento, puoi star certo che ti aggiusteremo le ossa. 

Io risposi francamente, che ora mi trovavo dalla parte dei padroni e che per quanto mi era possibile avrei cercato di raggiungere una giornata giusta di lavoro per ogni tornio». 

Si, questo era Taylor. Lo scopo della sua scienza era la determinazione di una «giusta giornata di lavoro», ed egli non si peritava di confessare che per tale scopo impiegava senza scrupoli ogni mezzo. «Licenziavo gli ostinati che continuavano ad opporsi ad ogni miglioramento, ribassavo il prezzo del cottimo, assumevo dei novellini che personalmente istruivo, ed a questi strappavo la promessa che dopo il noviziato essi avrebbero fornito una giusta giornata di lavoro». 

Poiché tali erano i suoi principi, anche il suo lavoro rimase unilaterale. Malgrado tutto Taylor ha fatto molto. Le sue idee, se trovassero una generale realizzazione nel sistema capitalistico, sarebbero nefaste; esse sono però adatte ad essere maggiormente sviluppate ed applicate in una organizzazione economica ragionevole per stimolare la produttività del lavoro e con ciò contribuire a guidare l’umanità tormentata sulla via di un avvenire felice. 

Questo dovevo premettere, non per diminuire l’opera di Taylor, ma per porla nella sua vera luce e perché attraverso l’uomo possiamo meglio comprendere i suoi insegnamenti. 

*

Taylor parte dal punto di vista che l’effetto utile, la produttività del nostro lavoro è del tutto insufficiente e potrebbe essere maggiormente redditizia con una più razionale organizzazione del rapporto fra il consumo del lavoro ed il suo risultato. La causa di questa insufficiente produttività del lavoro consiste nel fatto che si occupa solamente redditizia con una più razionale organizzazione del rapporto fra il consumo della forza-lavoro ed il suo risultato. La causa di questa insufficiente produttività del lavoro sta nel fatto che ci si occupa solamente di perfezionare continuamente le macchine e gli impianti tecnici e non di rendere più razionale la tecnica del lavoro umano; il quale è rimasto indietro nello sviluppo. Taylor perciò si dedico allo studio della tecnica e dei metodi di lavoro dell’uomo. Lo scopo è l’organizzazione del lavoro economico, onde evitare lo sperpero della forza umana e raggiungere la massima potenzialità del singolo operaio e dell’industria. 

Durante la sua decennale attività pratica in diverse grandi industrie, Taylor aveva osservato che gli operai non esplicavano la loro massima potenzialità di lavoro; essi compivano ripetutamente manipolazioni inutili, irrilevanti, inopportune ed invecchiate; con un lavoro falso facevano dei movimenti inutili solo perché così era Stabilito, perché anche gli altri così facevano, perché i loro antenati da migliaia di anni nell’esecuzione di certi lavori usavano gli stessi irrilevanti metodi di lavoro che si trasmisero ereditariamente di generazione in generazione. 

Ogni lavoro, anche quello apparentemente più primitivo, è la combinazione dell’attività del pensiero e del braccio. Taylor constatò che gli operai perdevano un tempo eccessivo per cercare un giusto metodo di lavoro, per vedere come i singoli lavori ad essi trasmessi dovevano essere eseguiti, e raramente trovavano il modo opportuno di lavorare, mancando per tale ricerca della necessaria preparazione ed intelligenza. 

Inoltre egli constatò che nella scelta di un operaio per un determinato lavoro non venivano prese in considerazione le sue qualità fisiche e psichiche; nel collocamento degli operai decideva il puro caso. Anche altri momenti fisiologici e psicologici che influiscono sulla potenzialità del lavoro, come lo spossamento, il rapporto fra la nutrizione ed il lavoro, la differenziazione della capacità al lavoro maschile o femminile, ecc., rimanevano inconsiderati.

Infine egli constatò che l’usuale sistema del salario a tempo od a cottimo influiva svantaggiosamente sul piacere del lavoro e sulla sua produttività; il puro salario a tempo non tiene affatto conto dello zelo e della valentia del singolo; la base di misurazione per il salario a cottimo è spesso arbitraria, sempre incerta, e da essa nascono continui dissensi fra operai e datori di lavoro. 

Taylor trasse le conseguenze di queste sue considerazioni ed introdusse nell’organizzazione delle innovazioni, che si possono riassumere brevemente nei seguenti principi:

  1. La divisione del lavoro, com’è stata fin’ora applicata, è semplicemente tecnica. Essa deve venire ulteriormente completata. Ogni singolo lavoro, ogni movimento, ogni manipolazione deve venire osservata ed analizzata con molta attenzione, come oggetto di uno studio scientifico. Questa esatta, sistematica scomposizione di ogni lavoro, renderà possibile una perspicace separazione degli elementi spirituali e materiali esistenti in esso. Mentre fin’ora l’operaio eseguiva l’intero lavoro, secondo i principi di Taylor esso deve eseguirne soltanto l’elemento materiale l’elemento spirituale viene affidato ad uno speciale ufficio, l’«Ufficio del lavoro». Questa partizione del lavoro in elemento spirituale e materiale è una delle caratteristiche delle industrie dirette secondo i principi scientifici. 

Secondo i procedimenti in uso nelle fabbriche, la direzione non interviene affatto, o soltanto molto poco, nel campo d’attività dell’operaio e si limita a trasmettere attraverso i capi, gli ordini di esecuzione di certi lavori. Secondo il sistema di Taylor avviene altrimenti, L’Ufficio del lavoro consegna nelle mani dell’operaio un’istruzione scritta, elaborata fino nei più minuti dettagli e provveduta delle necessarie illustrazioni, sul modo d’esecuzione di un determinato lavoro. L’intero svolgimento del processo di lavoro deve venire in precedenza esattamente elaborato nell’Ufficio del lavoro, cosicché ogni impiegato dell’industria deve apprendere dall’istruzione scritta ciò che egli deve fare e come deve farla. Non è più permessa alcuna riflessione, ricerca o attesa; tutto è stabilito e regolato in precedenza, tutto è considerato. L’Ufficio del lavoro ha eseguito tutto il lavoro intellettuale, ha stabilito ogni movimento ed il tempo per ogni dettaglio di lavoro all’operaio rimane soltanto l’esecuzione materiale, secondo l’istruzione avuta. In questo modo l’operaio deve venire «automatizzato» perché secondo l’esperienza un automa è sempre più economico e più produttivo di un operaio di valore e degno di considerazione per le sue riflessioni ed osservazioni. 

  1. Le basi di questa divisione del lavoro devono essere formate con molta esattezza, secondo principi scientifici derivati da studi industriali sui metodi di lavorazione. Ogni movimento dell’operaio nell’esecuzione di qualsiasi lavoro deve venire osservato, segnato, eventualmente rilevato cinematograficamente ed esaminato nella sua precisione. I movimenti inopportuni ed inesatti devono essere sostituiti con altri opportuni ed esatti, quelli superflui aboliti. Questo studio dei movimenti costituisce una parte preziosa del sistema di Taylor. 

Con questi studi psicologici e fisiologici devono essere trovate le leggi del governo economico della forza umana, e stabilite le pause ed il tempo di lavoro, la capacità ed il grado d’attività del singolo operaio. Egualmente deve essere esaminata scientificamente la costruzione degli strumenti, degli attrezzi e la natura degli impianti secondo la loro opportunità. Tutto deve essere organizzato in modo tale che l’uomo e la macchina diano il massimo di produttività. 

  1. Per creare una base per la misurazione del salario a cottimo e della giornata di lavoro, devono farsi studi esatti su quanto l’operaio può lavorare senza danneggiarsi. Devesi perciò stabilire con esattezza scientifica il minimo di tempo nel quale un lavoro od una parte di lavoro può essere compiuto. A ciò servono i celebri o famosi studi del tempo chiamati anche studi del lavoro di Taylor. Non si tratta qui di vedere, per mezzo delle note osservazioni, in quanto tempo viene eseguito nell’industria un dato lavoro. Si tratta invece dello studio degli elementi del lavoro, che devono essere esaminati in sé, nei loro reciproci effetti, nella loro opportunità, nel tempo che essi richiedono. Devesi perciò, stabilire con l’aiuto di un cronometro il tempo che l’operaio impiega effettivamente per ogni singolo atto. Ogni movimento che può influire sul risultato deve venir esaminato e segnato. Il controllo se l’operaio usufruisce di mezzi ausiliari adeguati allo scopo, se egli veramente segue i migliori procedimenti di lavorazione e utilizza i vantaggi che l’ambiente gli offre questi sono i punti di vista che costituiscono l’oggetto per uno studio del lavoro ben impostato. Quando sono stati chiariti questi punti, allora ci si può inoltrare nel secondo problema, che costituisce lo scopo dello studio del lavoro: qual’è il tempo minimo nel quale un operaio, senza danno per sé, può eseguire un lavoro che gli è stato affidato? L’accertamento di questo tempo minimo non è però l’unico scopo di questo studio. II suo risultato è in realtà quasi sempre la diminuzione del tempo del lavoro e conseguentemente l’aumento del prodotto. In pochissimi casi il metodo di lavorazione fin’ora seguito dagli operai risulta come il più rapido; per lo più un determinato lavoro deve essere eseguito o da altri operai o in modo diverso per venir compiuto nel tempo minimo. Accanto ad una diminuzione del tempo di lavoro, da tali studi deriva anche un cambiamento nel processo del lavoro. 
  2. Sulla base dei dati degli studi sul tempo viene stabilito il lavoro giornaliero. Su di esso si regola il sistema del salario di Taylor, seguendo il principio di lasciare al singolo operaio la possibilità di avere un’entrata il più possibile elevata, riducendo però sia le spese generali come quelle per unità di produzione. Il salario a cottimo viene stabilito in modo che l’operaio, che raggiunge il quantitativo di lavoro fissato, guadagna dal 30% al 60% in più di quanto non importi usualmente il normale salario giornaliero in altre simili industrie. L’operaio riceve però un elevato salario soltanto quando compie il lavoro stabilito in un determinato tempo base od in un tempo inferiore; se egli supera il tempo base il lavoro prodotto rimane inferiore a quello stabilito e perciò riceve un salario più basso. Questo è il salario a cottimo differenziale di Taylor. In sostanza tale sistema serve anche per stabilire i premi del lavoro, secondo i quali all’operaio che ha fornito il suo lavoro nel tempo prescritto, viene concesso un premio dal 30% al 100% sul suo salario ordinario. 

I risultati che Taylor raggiunse con l’attuazione dei suoi principi furono veramente incredibili, per quanto la Bethlehem Steel Co., dove Taylor personalmente introdusse il suo sistema con sperpero di spese colossali, dopo alcuni anni dovette nuovamente abolirlo, e così molte altre industrie che avevano sperimentato l’introduzione dei metodi industriali di Taylor, istituirono altri sistemi di riorganizzazione, dopo aver sciupato molto denaro nei studi preliminari. In parte ciò potè essere causato da una concezione inesatta dei principi di Taylor. Quando però osserviamo i risultati ottenuti in alcune industrie taylorizzate, noi vediamo che essi meritano la massima attenzione. Taylor stesso informa che negli stabilimenti Bethlehem erano occupati dai 400 ai 600 operai caricatori, il cui lavoro medio giornaliero per uomo era di 16 t. Nel terzo anno dopo l’introduzione dei nuovi sistemi, il lavoro giornaliero di un uomo sali in media a 59 t., cosicché la maestranza potè venir ridotta a 140. Un taylorista, Frank B. Gilbrecht, con la nuova organizzazione tecnica del lavoro dei muratori, dopo aver trovato gli uomini adatti ed averli abituati ai nuovi metodi, raggiunse in media un lavoro orario di 350 mattoni, mentre con il vecchio sistema non superava i 120 mattoni. Walento informa che in una fabbrica di costruzione di macchine prima della taylorizzazione il valore della produzione settimanale era di 106.200 dollari, dopo invece, con lo stesso numero degli operai e con l’aumento solo degli impiegati da 10 a 51, esso raggiunse i 313.000 dollari. In un altro esempio Taylor dice che nella sua fabbrica, con l’introduzione dei metodi industriali scientifici, ottenne che 35 operaie adibite all’esame delle boccie compissero lo stesso lavoro che prima era fatto da 120 operaie ed inoltre la sua qualità salì del 60%.

*

Taylor assicurava ripetutamente, che il suo sistema voleva elevare al massimo possibile la produttività del lavoro attraverso norme d’organizzazione e ricerche scientificamente condotte riguardo al metodo razionale di lavoro, escludendo ogni eccesso di fatica degli operai. I risultati sbalorditivi dei suoi esperimenti egli li considerava dovuti esclusivamente all’impiego pratico dei suoi metodi industriali. Egualmente il prof. Wallich attesta che soltanto una piccola parte del risparmio di tempo raggiunto con il metodo di Taylor si ottiene con un più attivo lavoro degli operai, la maggior parte si ha con la creazione di migliori condizioni di lavoro, con il miglioramento degli strumenti e degli impianti, con una buona preparazione ed una rigorosa regolamentazione dello sviluppo del lavoro. Ciò deve essere esaminato più da vicino. 

Taylor stesso dice che la caratteristica più rilevante del nuovo sistema è il contingente di lavoro giornaliero. Egli riconosce dunque da sé che, nell’esecuzione pratica dei suoi principi, il contingente ed il premio considerati come stimolo per il raggiungimento di una superproduzione, costituiscono la condizione fondamentale dell’intero sistema. II contingente di lavoro è il risultato di ricerche coscienziose e scientifiche su quanto un operaio può lavorare, senza danneggiarsi in nessun modo – dice Taylor. Vediamo innanzitutto come vengono fatte queste osservazioni: «Si sceglievano due lavoratori di prima classe la cui capacità di lavoro materiale era già stata prima provata e si era a lungo ben conservata. Per tutta la durata dell’esperimento essi venivano pagati con doppio salario e ad essi si imponeva di lavorare per tutto il tempo con la massima potenzialità; di tempo in tempo facevamo delle ispezioni per vedere se non erano rimasti indietro con il loro lavoro; ad ogni esperimento, seguiva un momentaneo licenziamento». E poi in altri casi: «Si prendevano due o tre lavoratori di pala di prima classe, ai quali pagavamo un salario extra perché lavorassero con onestà e con attendibilità. Così speravamo di poter stabilire, in quanto tempo un uomo poteva fornire un cavallo di forza, cioè, quanti metri-chilogrammi di lavoro è in condizione di offrire nel modo migliore un operaio in una giornata». 

E nonostante che per la determinazione di una giusta giornata di lavoro si prenda per base, per un dato lavoro qualificato, l’opera di un operaio di prima classe e fisicamente valente, il quale per di più con la promessa di doppio salario da una parte e la minaccia di licenziamento dall’altra, viene stimolato e spinto ad un lavoro forzato, pure questa è la ripetuta assicurazione di Taylor: 

«II contingente di lavoro è sempre determinato in modo che esso non rappresenta affatto circa il massimo, ma è tale che l’uomo più adatto ad una determinata attività, nel corso del tempo sostanzialmente si perfeziona e può divenire e diverrà, più contento e più benestante». Ciò è ben poco convincente. 

La realtà è che Taylor stesso, dove paria dei metodi di studio del lavoro, desidera sempre determinare l’opera di un operaio di prima classe. Oltre a ciò, il sistema del salario che Taylor impiega, è tale che ad una più alta produzione corrisponde un guadagno più elevato del salario normale; se però essa rimane al disotto di questo massimo livello, il guadagno precipita fortemente. Ciò significa che egli differenzia il guadagno, proporzionalmente a limitate differenze di lavoro, in modo così forte che da una parte l’avidità di denaro spinge gli operai particolarmente vigorosi ed abili ad una produzione sempre maggiore, dall’altra gli operai medi e meno capaci sono costretti ad una continua tensione delle loro forze. In queste circostanze, parlare di protezione degli interessi dei lavoratori è una cosciente ipocrisia od un incosciente nonsenso. Poiché giustamente dice il Sachs che la sola cognizione di ciò che l’operaio può produrre in determinate condizioni, può condurre ad un sistema di sudore. II dott. Sachs deve però riconoscere in modo assoluto che ogni industriale ragionevole, che fa lavorare secondo il sistema di Taylor, farà di tutto per occupare nella sua industria operai che producano il massimo. Naturalmente egli non pretenderà, come base, dall’operaio medio l’opera del migliore operaio; sarebbe una fatica inutile. L’operaio viene spinto da sé ad avvicinarsi per quanto è possibile al massimo di produzione, altrimenti egli perde il posto, ed il trovarne un altro gli sarà tanto più difficile quanto più il sistema sarà diffuso. Che ciò conduca ad un prematuro esaurimento delle sue forze, non occorre ulteriormente dimostrarlo. E se ciò non si osserva ancora, è molto facile osservare che con il piccolo numero di fabbriche che lavorano secondo il sistema di Taylor, gli operai in esse impiegati, che sono resi inadatti a lavorare con altri sistemi, nelle altre industrie non vengono accettati. Per nessuno queste possono essere prove della salute e della felicità dei lavoratori. La quale felicità consisterebbe senz’altro nel fatto che secondo detto sistema più a lungo essi lavorano, più elevato è il loro guadagno. Ci si domanda per quanto tempo essi potranno resistere. Tosto che la loro energia sarà esaurita, non vi sarà più posto per essi nel sistema di Taylor. Una prova veramente importante sarebbe una statistica sull’età media dei lavoratori e sulla durata della loro occupazione, rilevata da un grande numero di industrie simili ed estesa ad uno spazio di tempo dai 15 ai 20 anni. 

Questa prova non è mai stata ricercata dai propugnatori della genuina coltura di Taylor. Poiché è un fatto generalmente conosciuto, che l’organismo umano, come ogni altro organismo, è elastico e può sopportare per un certo tempo una superfatica senza che il danno sia subito appariscente. Non si può dunque indicare subito, quando è necessario, di quanto un operaio si strapazzi; verosimilmente la diminuzione della sua potenzialità si constaterà per la prima volta quando egli è già sceso così in basso col suo lavoro che con lo sforzo psichico (volontà, attenzione, ecc.), non può più compensare la diminuzione delle forze fisiche. Veramente ci sono delle relazioni in questo senso. Così leggiamo in Kochmann: «Con apparenza degna di fede, veramente da ciò non controllabile, viene riferito che gli operai nelle industrie taylorizzate, prendono delle medicine stimolanti per essere all’altezza degli sforzi richiesti dal nuovo modo di lavorare, e che si debba spesso prevenire che essi si tingano i capelli e si imbellettino per conservare un’apparenza fisica fresca e giovanile». Taylor forse può avere seriamente concepito il suo sistema con intenzioni umane. Ma non era in suo potere di regolarlo secondo la sua volontà. Lo spirito che egli generò, si rivoltò contro di lui; i capitalisti, ai quali egli ha insegnato come si può stabilire il massimo di lavoro, ridono del suo sentimentalismo ed utilizzano i suoi insegnamenti senza riguardi. 

Il bravo teorico Taylor, poté forse non aver previsto, ciò che la sua conoscenza degli uomini doveva veramente prevedere, come la sua scienza sarebbe stata tradotta in pratica dal capitalista americano. Nella pratica non era sufficiente neanche l’opera dell’operaio di prima classe. Frenz informa, che si è andati un passo oltre. L’Ufficio del Lavoro venne istruito sul metodo per fissare il tempo più basso possibile, in modo che il contingente di lavoro prescritto fosse elevato per gli stessi migliori operai. L’ufficio per lo studio del tempo considerava la sua migliore opera in ciò: che il minimo numero possibile di operai potesse rimanere nei limiti di tempo fissati. Alle lagnanze degli operai ci si poteva appellare al carattere scientifico delle ricerche. In taluni casi l’impiegato all’ufficio suddetto veniva finanziariamente interessato ad una limitata parte del tempo trattenuto. Inversamente era a ciò interessato il miglior operaio nell’officina; se il massimo possibile di tutti gli operai raggiungono la produzione più elevata, viene ridotto il 100 per cento del tempo. Così appare la cosa nella pratica capitalista. L’idea del contingente di lavoro di Taylor è divenuto un mezzo di potente sfruttamento e gli operai, che con il loro sano istinto sentono ciò, si pongono energicamente contro l’applicazione di questo sistema scientifico per spremere la forza umana.

 (continua).

di S. L.

Accanto al contingente di lavoro anche il sistema del salario di Taylor compie un’importante funzione. Già Hasley e poi Rowan avevano elaborato un sistema di premi. Taylor però constato che questo sistema traeva seco specialmente due difetti. II primo, che il salario concordato è misurato su basi arbitrarie ed in conseguenza di ciò sorgono continui conflitti fra operai e datori di lavoro; il secondo che il guadagno dell’operaio è limitato, egli non può in nessun modo con tale sistema di premi guadagnare più del doppio del salario ordinario. Di nuovo nel sistema di Taylor c’è soltanto l’accertamento scientifico dell’unità di salario e la sua misurazione sulla base di studi sul tempo scientificamente condotti, per cui, secondo il parere di Taylor, le contese per il salario scompaiono; e poi che teoricamente non è posto al guadagno dell’operaio alcun limite massimo. A me sembra che con il sistema di Taylor nulla venga cambiato né possa cambiarsi nelle attuali condizioni. Nell’economia capitalistica la retribuzione del lavoro è una questione eminentemente pratica e non scientifica; essa viene influenzata dalla domanda e dall’offerta sul mercato del lavoro, e non potrà mai elevarsi, in modo duraturo, al disopra dei bisogni strettamente necessari del salariato. Un sistema giusto dovrebbe condurre direttamente sulla via del comunismo, poichè è giusto soltanto quel sistema nel quale l’intero prodotto del lavoro è assicurato ai lavoratori stessi.

Ma prescindendo da ciò, è del tutto incomprensibile perché proprio il sistema di Taylor debba impedire le contese per il salario, portare la pace industriale ed aumentare il piacere del lavoro. Anche qui ha ragione il Sachs, per il quale è del tutto insignificante se per la misurazione del salario si parte da un valore medio del lavoro, come è avvenuto finora, o da un limite massimo, come propone il Taylor. Tutto dipende esclusivamente da ciò quale salario si stabilisce come punto di partenza del calcolo e secondo quale scala si valuta il lavoro del momento. Nei sistemi adoperati finora questi due momenti sono arbitrari, ed in ciò Taylor non cambia quasi nulla. Il nuovo sistema ha invece uno svantaggio tutto suo particolare con la scelta del limite di valore come punto di partenza del calcolo, si è molto facilmente indotti a stabilire per il lavoro normale un salario molto basso. 

No, era una ingenuità la credenza di Taylor che il suo sistema dei premi e del contingente di lavoro avrebbe condotto alla pace sociale. Non meno ingenua è l’osservazione di un suo fedele scolaro, di Rodolfo Seubert, «che nessuno più disconosce che il sistema di Taylor è chiamato ad eliminare i contrasti, riconosciuti finora come naturali, fra operai e datori di lavoro». Non è con piacere che io privo qualcuno delle proprie convinzioni, perciò Dio ed il signor Seubert siano clementi verso di me se ho dei fondati dubbi, che le profonde differenze d’interessi esistenti nell’attuale sistema economico fra operai e capitalisti possano essere eguagliate con una norma d’organizzazione. Certamente può essere, che gli operai delle industrie taylorizzate siano contenti al massimo grado del nuovo sistema e che nel tempo della sua efficacia nelle fabbriche suddette non abbia luogo alcun sciopero; ma essi non considerano affatto le conseguenze che derivano dall’azione sociale del sistema quando esso dovesse venire generalizzato, ciò che Taylor ed i suoi scolari veramente hanno considerato. Fintanto che il sistema di Taylor rappresenta la comunanza di interessi di un piccolo gruppo di lavoratori, i quali hanno abbandonato il terreno della solidarietà di classe e godono di un guadagno di molto superiore al salario medio, senza aver coscienza delle conseguenze della loro maggior fatica, è naturale che in queste industrie non avvengano scioperi, sebbene gli operai con altri mezzi vengano effettivamente sfruttati senza alcuna considerazione. Però con la generale applicazione del sistema, e naturalmente devesi considerare il complesso del fenomeno da questo punto di vista, il salario eccezionale discende verso il salario medio, perché le fabbriche taylorizzate non godendo più di una posizione privilegiata, sia perché detta organizzazione si è generalizzata, sia perché già rovinate da una disperata concorrenza con le industrie taylorizzate, naturalmente non possono più pagare alcun salario eccezionale ed il conflitto ricomincia di nuovo. In caso di esito sfavorevole della lotta esse danneggiano soltanto l’operaio, poichè il sistema è ormai basato sul massimo lavoro, dal quale non si potrà sottrarre la minima parte sebbene siano cadute le premesse (elevati salari) sotto le quali esso venne introdotto. 

Anche la illimitata possibilità di guadagno è soltanto teorica. E qui Taylor cade in contraddizione con se stesso. Da una parte, avviene che la mancanza di piacere nel lavoro e l’infingardaggine risorgono, poiché la maggior parte dei datori di lavoro stabiliscono in precedenza quanto vogliono lasciar guadagnare al massimo all’operaio, ed è del tutto indifferente che essi lavorino a tempo ed a cottimo. Gli operai hanno fatto ripetutamente la triste esperienza, che con l’aumento del lavoro il salario viene immediatamente aumentato, ma quando il lavoro aumentato è divenuto stazionario, il guadagno che solo temporaneamente si è elevato, tosto ricade al primitivo livello. 

II suo sistema offre teoricamente con il salario differenziale la possibilità di un guadagno illimitato. In pratica però la cosa appare diversamente, poiché ecco ciò che avviene: «Ora, noi abbiamo constatato con una serie di esperimenti e di minuziose osservazioni, che certi operai, ritenuti diligenti e regolati, anche se, con l’assegnamento di un contingente giornaliero di lavoro ben calcolato e con le loro maggiori fatiche, elevano il salario normale di circa il 60 per cento, non soltanto divengono più casalinghi, ma sotto ogni rapporto anche maggiormente utili per la società, vivono molto meglio, cercano di risparmiare, divengono sobri e lavorano regolarmente. Se però il loro salario viene aumentato di più del 60 per cento, spesso essi lavorano irregolarmente, inclinano più o meno verso la sfiducia, lo sperpero e la ricerca del piacere. Le nostre ricerche mostrano in altre parole che per lo più non v’è alcuna felicità in un rapido arricchimento». 

Abbiamo voluto soltanto nuovamente indicare e stabilire la grande distanza che corre fra la teoria di Taylor e la sua pratica secondo cui la possibilità di guadagno è limitata al 60% sopra il salario normale. E poiché questo salario con la diffusione della taylorizzazione nelle industrie, diverrebbe il salario medio, Taylor non ha fatto un solo passo al di là della «legge di bronzo», come se essa stessa non fosse quasi impossibile nel sistema capitalistico. E’ deliziosa la commovente apprensione di Taylor per le pessime conseguenze di un rapido arricchimento degli operai. Questo ipocrita mascheramento delle necessità economiche con le cosiddette scientifiche constatazioni sperimentali è veramente ripugnante. Per i capitalisti, evidentemente, egli non si preoccupa degli effetti dannosi di un tale arricchimento, poiché egli vuole far salire illimitatamente il profitto dell’imprenditore. 

***

Un altro fattore per raggiungere il risultato atteso da Taylor, è la scelta degli operai adatti per un dato lavoro. Egli segue il principio di non trattare i lavoratori in massa, ma di portare ogni singolo alla massima utilizzazione della sua forza ed alla prosperità. Ogni operaio deve venire impiegato in quei lavori ai quali è più adatto per le sue qualità fisiche e psichiche. Va da sé che tali ricerche psicotecniche, l’esame scientifico dell’adattabilità professionale, non possono avere che un valore medio. Noi dobbiamo però di nuovo sollevare la questione, come appare questo principio in sé giusto nella pratica capitalistica. Frenz informa che quando un operaio si rifiuta o non è materialmente in condizione di fornire un determinato massimo di lavoro viene licenziato. Si assume un altro lavoratore e si ripete il tentativo finché se ne trova un numero sufficiente per un determinato lavoro. Taylor stesso dice in un suo brano: «Sebbene un solo uomo su otto sia adatto per questo lavoro (scaricare), noi troviamo senza fatica un numero conveniente di persone come ne abbiamo bisogno; un certo numero si trova sullo stesso lavoro e gli altri nello stesso ambiente».

Finché soltanto una o poche industrie lavorano secondo il sistema di Taylor, i sette operai su otto che devono venire licenziati perché il loro «coefficiente personale» non risponde ad un dato lavoro, forse trovano da occuparsi in altre industrie e forse no, ed allora aumentano il numero dei disoccupati, ingrossano l’esercito di riserva industriale. Però noi dobbiamo porre di nuovo la domanda: Che cosa accadrà a questi lavoratori, se il sistema di Taylor trova una diffusione generale? Che cosa accadrà ad essi in un ordinamento sociale, nel quale domina una falsa ed ipocrita umanità che non riconosce alcun sentimento nei grandi problemi economici? Si obbietterà che ogni uomo è idoneo ad un qualche lavoro; si deve soltanto trovare il lavoro adatto per lui, anche quando questo è un lavoro leggero. 

Tali obbiezioni non reggono. In pratica ciò non avviene per chi è idoneo ad un qualche lavoro, ma solo per chi, date le proprie qualità corporali e spirituali particolarmente adatte, è unilateralmente qualificato. L’uomo medio non specificatamente qualificato, non potrà perciò sostenere la concorrenza di coloro che in virtù della loro speciale capacità sono in condizione di fornire il massimo di un dato lavoro. Finché si troveranno di questi operai, nessun capitalista intelligente – e quale capitalista non è in ciò abbastanza intelligente? – impiegherà dei lavoratori medi. Dove dovranno andare questi ultimi? E’ chiaro che con la generalizzazione del taylorismo questi sarebbero condannati ad una continua disoccupazione ed abbandonati alla miseria. Lavori leggeri poi, nel sistema di Taylor non ce ne sono. Anche quei lavori per sé stessi meno posanti, con l’elevazione del contingente giornaliero di lavoro vengono portati all’altezza dei più gravosi. Finché dunque il sistema avrà la possibilità di trovare sempre nuovi operai vigorosi, soltanto questi esso impiegherà. 

Ed ora veniamo alla questione della divisione del lavoro in materiale ed intellettuale. Una base fondamentale del sistema di Taylor è, come è noto, la separazione del lavoro puramente meccanico di esecuzione dal lavoro di pensiero e di riflessione che prepara il primo. II prof. Wallich dice che questo lavoro per le opere che si ripetono sempre nello stesso modo, deve essere fatto per intero una volta sola dagli impiegati a ciò particolarmente adatti ed incaricati nell’Ufficio del lavoro della fabbrica: in conseguenza di ciò all’operaio non deve venir spesso cambiata la consueta attività. Nessun spreco di tempo deve esser causato con un inutile lavoro di riflessione continuamente ripetuto, sopra cose per le quali la migliore soluzione è già trovata sulla base di ricerche e di studi. 

Ma con ciò non si tratta semplicemente di un ulteriore sviluppo del principio della divisione del lavoro, sebbene già tale divisione del lavoro faccia sorgere delle importanti considerazioni. La monotonia dell’attività dell’operaio è già oggi motivo di giuste lagnanze. Quali saranno i risultati, quando non solo il lavoro stesso si specializza nelle sue più piccole parti ed il modo d’esecuzione del lavoro è esattamente stabilito in un carta d’istruzione, ma anche il tempo nel quale il lavoro deve essere eseguito è rigorosamente stabilito? Un’adatta istruzione, un ammaestramento dell’operaio su i metodi razionali di lavoro è molto desiderato e senza dubbio molto ci sarebbe da fare in questo campo. Il sistema di Taylor però non istruisce gli operai su i migliori metodi di lavorazione, non sviluppa l’intelligenza, la cultura tecnica, l’iniziativa, esso non persegue la spiritualizzazione del lavoro. Al contrario lo materializza, uccide ogni moto del pensiero nel lavoratore, rendendolo un automa ed abbassandolo al grado di una macchina. Poiché l’operaio riceve le prescrizioni del lavoro senza motivazione e discussione sul risultato completo, egli non impara a creare indipendentemente un qualche metodo di lavoro e per lo più egli non ha le cognizioni generali necessarie a ciò. Taylor gli porta via anche quella piccola misura di direzione spirituale, sulla quale finora poteva contare. 

Trascuriamo la questione dell’utilità di una divisione così rigorosa dell’elemento materiale e spirituale del lavoro fra impiegati ed operai da un punto di vista puramente tecnico. Un competente, il capo ingegnere Gustavo Frenz, sosteneva che una sottodivisione è immaginabile soltanto nelle fabbricazioni in massa nella costruzione delle macchine, ad esempio, l’operaio prima dell’inizio del lavoro, impiegherebbe più tempo nello studio delle prescrizioni che non nelle proprie riflessioni. 

Il pensiero di Taylor dello studio scientifico della tecnica del lavoro umano, allo scopo di renderlo razionale e di creare dei rapporti più ragionevoli, più giusti e più economici fra il risultato del lavoro e l’energia umana in esso adoperata, è un pensiero prezioso al quale si deve senz’altro aderire. Le leggi trovate con tali ricerche scientifiche devono però con i mezzi opportuni essere rese chiare agli operai, così questi impareranno i metodi giusti da adoperare. Quando la direzione della fabbrica prescrive una certa misura tecnica, ad esempio con quale velocità media si deve far correre una macchina, di quali aiuti l’operaio deve servirsi per eseguire il lavoro nel tempo minimo, ciò è certamente conveniente. Ma una completa materializzazione del lavoro, quale e la caratteristica del sistema di Taylor, è un crudele superamento dei giusti limiti del principio della divisione del lavoro. Un Michelangelo anche nel costruire un appoggiapiedi, potrebbe trovare l’occasione per provare una sensazione artistica, un Carlo Liebknecht ha potuto scrivere sopra un cartoccio di colla, che egli doveva fare in carcere, che in questo noioso lavoro poteva studiare la natura della tecnica, la psicologia dell’invenzione, l’idea dell’abilità. Ma un uomo medio, con una completa meccanizzazione del lavoro spiritualmente e fisicamente intristirà. Qui si adattano le parole di Herzl: Questo secolo mi è apparso come una grande fabbrica nella quale degli uomini infelici servono degli apparati ingegnosi. 

***

Facciamo ora un po’ di bilancio del sistema di Taylor. Taylor promette maggior salario per gli operai, maggiori utili per gli industriali, aumento della produzione e con ciò diminuzione dei prezzi per la collettività. 

Nelle industrie taylorizzate gli operai in generale guadagnano faticosamente dal 30 al 50% più degli altri loro compagni di lavoro. 

La produzione è effettivamente aumentata, ma per la collettività evidentemente ciò non significa quasi nulla. Nel sistema capitalista, finché la produzione non supera l’intera domanda, i prezzi non vengono regolati dai costi di produzione più bassi, ma da quelli più elevati. Nel caso invece che la superi, i prezzi sono determinati dai costi di produzione medi, supposto che la produzione non sia controllata nelle sue singole branche. Questo per lo più sarà il caso anche nella produzione taylorizzata, poiché appunto i potenti trusts, in prima linea devono assumere su di sé le grandi spese d’introduzione del nuovo sistema. Con l’organizzazione della produzione a base di trusts, si determina per essi una situazione di monopolio che consente loro di fissare i prezzi in modo tale da ricavare il guadagno capitalistico più elevato possibile. 

Taylor stesso ha osservato ciò in pratica. Il trust dell’acciaio non ha ridotto i prezzi, nonostante abbia fatto enormi risparmi con l’introduzione del nuovo sistema. Quando però il sistema di Taylor venisse generalmente introdotto e non esistesse alcun controllo della produzione, allora con l’aumento della produzione e la diminuzione delle spese d’impianto, i prezzi dovrebbero veramente cadere. 

Però in questo spietato sistema del capitalismo non è possibile sottrarsi alla legge di bronzo dei salari. Il ribasso dei prezzi porta necessariamente ad una diminuzione di salari, di nuovo dunque i lavoratori non hanno alcun vantaggio dall’aumento della produzione; essi possono acquistare a buon mercato proprio la stessa misera quantità di beni che prima pagavano a più caro prezzo. In conclusione per i lavoratori rimane solo l’aumento del lavoro. 

Infine Taylor promette agli industriali un maggior profitto. Realmente questa promessa si realizza senz’altro, finché il nuovo sistema rimane isolato a qualche singola industria, che per questo viene a trovarsi in una posizione di privilegio, per quanto attenuato in principio dalle elevatissime spese d’introduzione. Finché queste industrie, in rapporto alle altre possono produrre a più buon mercato, la differenza rimane ad esse, come nella rendita fondiaria differenziale, sotto la forma extraprofitto. Ma quando il sistema viene generalizzato, si eguagliano le condizioni, i prezzi si modificano secondo i nuovi costi di produzione ed il profitto differenziale scompare. 

***

Quando, nonostante tutto ciò, noi ascriviamo ai principi di Taylor una grande importanza nella produzione sociale, lo facciamo in considerazione della realtà già stabilita, che nelle industrie taylorizzate la produzione è più elevata che non nelle altre industrie. Questa maggiore produttività è dovuta senza dubbio in gran parte ad un più intenso sfruttamento della mano d’opera ed al reclutamento di una élite operaia, ma in parte anche ai reali vantaggi dei metodi industriali scientifici. Solo perché il sistema è posto a servizio degli interessi economici privati, scompare per la collettività il vantaggio obbiettivo, che molti dei principii di Taylor realmente racchiudono in sé. In un ordinamento socialista della produzione risalterebbero perciò tutti i vantaggi di un’elevata produzione, di un’economia razionale della forza umana per il bene dei lavoratori. In ciò consiste appunto l’importanza del taylorismo per la produzione sociale. 

II sistema del lavoro di Taylor ed il suo sistema del contingente e dei premi sono indipendenti l’uno dall’altro. Quei principii che realmente portano un incremento della produzione, possono venir attuati in un ordinamento economico nel quale non il profitto, ma il bisogno è la determinante della produzione, senza costringere l’operaio ad un aumento della propria fatica. Questi principii sono : 

  1. Le ricerche scientifiche dei metodi e della tecnica del lavoro umano, per trovare la legge dell’utilizzazione economica della forza umana, l’opportuno perfezionamento e normalizzazione degli strumenti e delle condizioni di lavoro. 
  2. Lo studio sistematico della migliore organizzazione interna di ogni singola fabbrica, la più opportuna divisione del lavoro e del servizio d’istruzione e di sorveglianza. 
  3. L’esame di adattabilità professionale e l’ulteriore sviluppo della psico-tecnica adoperata. (Distribuzione delle professioni in gruppi corrispondenti alle loro differenze psichiche; esecuzione di esami di adattabilità e consigli professionali psicologici ed etici, ecc.). 
  4. L’esame delle manifestazioni di spossamento e determinazione della legge del tempo opportuno di lavoro e delle pause di riposo. 

E indubitato che l’attuazione di questi principii è particolarmente adatta per creare un lavoro razionale ed aumentare la produttività. La grande utilità del sistema di Taylor sta in ciò, che egli ha insegnato con i suoi principii e metodi, ciò che fin’ora si è applicato in modo incompleto od inesatto. Perciò è indifferente che essi siano nuovi o no, poiché Taylor ha perfettamente ragione quando dice che i metodi industriali e di lavoro secondo basi scientifiche non richiedono in modo necessario grandi invenzioni e scoperte di nuovi fatti che facciano epoca. Essi richiedono soltanto una combinazione di singoli momenti, ciò che prima non esisteva, vale a dire: raccogliere, analizzare, raggruppare il sapere ereditario, rilevarne leggi e regole, così che diventi una vera scienza. Quando un taylorista non soltanto ci dimostra che il mestiere del muratore già fin da molto tempo prima della nascita di Cristo adoperava strumenti e metodi di lavoro che si adoperano ancora oggi, ma con studi scientifici minuziosi ci indica anche le regole di una giusta tecnica del lavoro e costruisce degli attrezzi più adatti, in certo qual modo sviluppa una scienza del muratore, la quale rende possibile una molteplice produttività del lavoro, come ha fatto Gilbreth; quando con la costruzione di nuovi tipi di strumenti si raggiunge un più rapido lavoro, quando scientificamente si ricercano le leggi dello spossamento, quelle del tempo e delle pause di lavoro, del lavoro straordinario e di quello notturno, di quello delle donne e dei bambini, come Taylor, Parsons, Münsterberg e molti altri hanno fatto; quando con degli studi psico-tecnici si ricercano le condizioni fondamentali per un scientifico esame dell’adattabilità professionale e quando tutto ciò viene raccolto e sviluppato in un sistema unitario, ciò costituisce innegabilmente una grande opera ed un grande servizio di Taylor. 

Un’altra cosa è l’attuazione di questi principii nella pratica. Taylor stesso dice, che i nuovi principii diverranno efficaci, soltanto quando si sarà verificato un completo cambiamento nella concezione di dovere, lavoro e responsabilità. Si deve creare una nuova atmosfera spirituale per poter realizzare le nuove idee e conquiste scientifiche senza la sferza di un rovinoso sistema di salari. Nel sistema capitalistico ciò è assolutamente escluso. Non fu possibile quando le masse ancora credevano alla necessità dell’ordinamento capitalista, ancora meno lo è oggi, in cui questa credenza è distrutta i lavoratori sono arrivati alla concezione che nell’attuale sistema tutte le grandiose conquiste tecniche e scoperte scientifiche hanno facilitato o una loro maggior fatica giornaliera o la loro miseria. Il capitalismo non può più ottenere dalle masse il piacere e la volontà di lavoro necessaria e perciò si è già in un terreno inadatto per lo sviluppo del taylorismo. Dove il sistema di Taylor venne introdotto nel sistema capitalista, egli condusse soltanto ad un sempre più raffinato sfruttamento degli operai e ad un aumento del profitto. Perciò è giusto che gli operai si oppongano con tutti i mezzi ad ogni tentativo di introduzione dei metodi di Taylor nelle industrie private, ed in prima linea del sistema dei premi. 

Altra cosa invece avviene in un ordinamento socialista della produzione, dove è escluso ogni profitto privato ed ogni aumento della produzione serve immediatamente ad elevare le reali condizioni di vita dei lavoratori. Solo un tale sistema determinerà il necessario cambiamento psicologico nelle masse lavoratrici ed assumerà anche su di sé i sacrifici materiali dell’organizzazione per l’istituzione di metodi industriali scientifici. Soltanto un sistema economico socialista può creare su vasta scala le premesse spirituali e materiali a ciò necessarie. 

In Russia il taylorismo non è ancora praticamente introdotto nelle industrie, poiché nello stadio iniziale della dittatura e finché l’allentarsi della disciplina del lavoro, inevitabile in ogni periodo rivoluzionario, non sia eliminato, un tale esperimento soltanto in parte potrebbe influire sulla produzione. Nel primo tempo del periodo di dittatura sarebbe assolutamente errato un tentativo di introduzione dei metodi industriali di Taylor. Soltanto dopo il rafforzamento della disciplina del lavoro essa potrà aver luogo. 

Pur tuttavia noi sentiamo già parlare in Russia di misure preparatorie dirette all’attuazione di metodi industriali scientifici. A Mosca si è creato un Istituto psicotecnico, ed un recente ufficio d’informazioni annunziava l’istituzione di un laboratorio d’armi a Pietroburgo per l’esame delle condizioni di spossamento degli operai. Altri uffici informano che a Mosca dal 20 al 26 gennaio 1921, sotto la presidenza di Trotzky, si tenne un congresso per l’organizzazione scientifica del lavoro. In questo congresso vennero discusse le possibilità della realizzazione del taylorismo nell’attuale stadio dell’economia russa. L’accademico Bechterew parlò sulla razionale utilizzazione della forza-lavoro dell’uomo, Dubelin sull’organizzazione scientifica della produzione ed il professor Tschelganoff sui compiti della psicologia del lavoro. Possiamo quindi ritener per certo, che in Russia col consolidarsi delle condizioni politiche ed economiche, anche la direzione scientifica dell’industria verrà posta in valore. 

Noi abbiamo indicato il sistema del contingente e dei premi come inumano e rovinoso per gli operai. Si obbietterà forse, che il contingente di lavoro ed il premio sono introdotti anche in Russia. In realtà è così, ma non è la stessa cosa. Poiché nel sistema capitalista, nelle industrie taylorizzate il contingente è stabilito sulla base del massimo lavoro del migliore operaio ed il premio è pagato per il raggiungimento di esso, nella Russia dei Soviet invece, tenuto conto delle anormali condizioni del presente, esso è stabilito e sorvegliato dalle stesse organizzazioni degli operai sulla base della produttività media, ed il tempo normale è fissato con l’intensità media delle macchine. Ed il suo scopo è soltanto il mantenimento su di una giusta via della disciplina del lavoro nell’interesse di tutti i lavoratori. (Confrontare: Disposizioni generali del lavoro della Federazione professionale dell’industria tessile. Stampato da Alfonso Goldschmidt «L’organizzazione economica della Russia dei Soviet», pag. 174 e seg.). Questo è certo un contingente di lavoro, ma sulla base del lavoro medio dell’operaio medio, mentre il contingente di Taylor si basa sul lavoro massimo del miglior operaio qualificato. Perciò ha ragione Bucharin quando dice che, chi non eseguisce con la migliore energia la norma stabilita dalle organizzazioni operaie, è un sabotatore.