Partito Comunista Internazionale

Il pozzo delle chiacchere

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Il giorno sei corrente si è riunito in Roma il Comitato Nazionale dell’Alleanza del Lavoro per stabilire il piano dei suoi lavori. Erano presenti: Azimonti, Sardella, Spazzolini per la Confederazione Generale del Lavoro; Borghi e Franchi per l’U.S.I.; Dario e Galliati per l’Unione Italiana del Lavoro; Giusti, Mosca e Borghese per il Sindacato Ferrovieri; Corradetti e Gagliardi per la Federazione Lavoratori dei Porti.

La discussione è stata aperta da Giusti dei ferrovieri con un esame sulla situazione sindacale italiana. Dario e Galliati hanno preso successivamente la parola. E poi gli altri rappresentanti, ciascuno esponendo il proprio punto di vista. A conclusione della discussione venne deliberata a voto unanime la seguente risoluzione:

«L’Alleanza del Lavoro, in attuazione del patto sottoscritto per un’azione combinata delle forze proletarie, ritiene opportuno iniziare immediatamente una agitazione interna per il raggiungimento dei seguenti obbiettivi:

1) Ripristino completo delle libertà politiche e sindacali;

2) Intangibilità delle otto ore di lavoro;

3) Difesa delle conquiste economiche e morali effettuate dalla classe lavoratrice.

Per facilitare il conseguimento degli scopi suddetti, l’Alleanza del Lavoro invita le Sezioni locali delle Organizzazioni a mettersi subito a contatto onde escogitare i mezzi migliori per la diffusione nelle masse dei principii che informano l’Alleanza del Lavoro e degli scopi che essa si propone di raggiungere.

L’attività delle Organizzazioni locali dovrà proporsi l’unione degli sforzi della classe lavoratrice nel movimento di difesa e di conquista dei propri postulati, evitando movimenti e agitazioni in concorrenza e adoprandosi per eliminare le polemiche oziose ed esacerbanti che possono turbare la cordiale collaborazione delle Organizzazioni alleate a scapito della causa che tutti i lavoratori accomuna.

Mediante un’opera amichevole, concorde e fraterna, le Sezioni locali delle Organizzazioni alleate devono tendere a rimettere in efficienza completa le Organizzazioni sindacali preparandole spiritualmente e materialmente a quei movimenti di carattere generale che l’Alleanza del Lavoro si riserva di deliberare, dopo maturato esame del movimento e delle circostanze in cui dovrebbe svolgersi, al fine di assicurare il successo.

Per quanto riguarda gli eventuali scioperi generali e per qualunque ragione potessero scoppiare, l’Alleanza del Lavoro prende atto delle deliberazioni diramate dalle Organizzazioni nazionali relative alla partecipazione degli addetti ai servizi pubblici.

L’Alleanza del Lavoro non si occuperà che delle questioni che le verranno sottoposte dalle Organizzazioni nazionali alleate.

La Segreteria dell’Alleanza è stata affidata al Sindacato Ferrovieri.

Le adunanze degli alleati saranno tenute normalmente a Roma».

L’Alleanza ha preso poi altre deliberazioni di ordine interno.

***

Questo comunicato rende ancora più chiaro a che cosa si riduce la cosiddetta Alleanza del Lavoro: esso testifica che ci troviamo di fronte ad un colossale pateracchio nel quale nessuno ha fiducia e che fu creato per degli scopi completamente estranei alle necessità dell’azione sindacale. Davanti ad un documento simile – previsto del resto – anche coloro che potessero avervi prestato fiducia, dovranno strofinarsi gli occhi e guardarsi d’attorno sbalorditi per vedere se stanno sognando o se son desti!

Qui si parla di “agitazione interna”; si invitano le organizzazioni alleate ad “escogitare i mezzi migliori per la diffusione nelle masse dei principii che informano l’Alleanza del Lavoro”; si propone l’unione degli sforzi della classe lavoratrice … eliminando le polemiche oziose ed esacerbanti; si fa alle sezioni locali un dovere di rimettere in efficienza “completa” le organizzazioni sindacali preparandole spiritualmente e materialmente a quei movimenti di carattere generale che l’Alleanza si riserva di deliberare dopo maturato esame del movimento e delle circostanze in cui dovrebbe svolgersi; si fa, insomma, un sacco di parole appunto per evitare di dirne una sola che suoni come appello alla classe operaia e la disponga a prepararsi per quell’unico movimento a cui sa di andare incontro.

Quale significato può oggi avere un’agitazione “interna” se non quello di una vana rimasticazione di nebulosi postulati ai quali si rifiuta l’adeguazione dell’unico mezzo per trionfare? E che cosa può significare la diffusione dei principii che informano l’Alleanza, se nessuno sa quali questi principii siano; poiché non è sufficiente, certo il raffazzonare insieme un abracadabradesco ordine del giorno perché dei principii vengano stabiliti.

È sintomatica poi l’insistenza con la quale l’Alleanza invita a cessare dalle polemiche «oziose»!

Senza chiederci per adesso quali possano essere queste polemiche, che l’Alleanza considera oziose, sorge spontaneo il dubbio che i funzionari tendano a prepararsi un alibi per l’inazione, attribuendo alle polemiche comuniste – che non possono e che sarebbe disonesto sopprimere fino a quando esistono divergenze sul metodo e l’azione non è incominciata – la causa del mancato movimento; mentre è evidente che solo il rifiuto di agire genera queste discussioni, necessarie per chiarificare le posizioni rispettive davanti alle masse e per indurre queste alla lotta anche al di sopra delle teste dei capi.

Il Comitato Nazionale dell’Alleanza afferma pure la necessità di rimettere in completa efficienza spirituale e materiale le organizzazioni, prima di studiare il piano di movimento generale a cui le organizzazioni sarebbero eventualmente chiamate.

Qui si dimentica a bella posta che le masse hanno abbandonato i sindacati appunto perché questi si dimostrarono incapaci di difenderle nel momento in cui era più necessario. Le prediche dei bene intenzionati non furono sufficienti per impedire il loro disgregamento, e non saranno sufficienti ora per inquadrarle nuovamente.

Per ottenere ciò, perché le masse rientrino nei sindacati e questi riacquistino la loro potenza, occorre chiamarle all’azione e occorre che questa sia ben chiara davanti alla mente di tutti.

In ultimo la risoluzione del Comitato dell’Alleanza del Lavoro ha sentito il dovere di prendere atto delle deliberazioni diramate dalle organizzazioni nazionali relative alla partecipazione degli addetti di servizi pubblici essenziali in caso di scioperi locali, da qualsiasi motivo potessero trarre la loro origine.

Ciò, praticamente significa che d’ora innanzi gli addetti ai servizi pubblici essenziali dovranno rimanere al posto di lavoro e attendere dall’altro – per solidarizzare con gli altri lavoratori – gli ordini che non verranno mai.

Ora tutto ciò è semplicemente meschino. Il baloccarsi con simili arzigogoli quando urge una parola precisa e muoversi con sicurezza verso una meta, dimostra che si è smarrito fin l’ultimo briciolo di responsabilità e che non si ha scrupolo di menare pel naso le masse.

Le quali, però, dimostrano di averne ormai pieni i corbezzoli del contegno di questi patentati rappresentanti e di sapersi ricostituire in senso rivoluzionario, malgrado loro e contro di loro.

Il pozzo delle chiacchere farebbe bene a prenderne nota!