Partido Comunista Internacional

Il Soviet 1921/5

Disoccupazione, Pane e Casa

Ecco i tre problemi che oggi più direttamente interessano il nostro proletariato.

Ecco tre punti interrogativi ai quali mai la borghesia italiana potrà rispondere.

La grande guerra che doveva essere guerra di redenzione e nel contempo (di espansione economica), non ha arrecato al proletariato italiano, ed a quello internazionale, se non lutti e miseria. La pace poi ha consacrato la completa «débacle» sia dei vincitori che dei vinti, sicchè oggi il proletariato mondiale si trova a dover combattere contro uno dei più terribili nemici: la fame, conseguenza logica della imperservante disoccupazione. In Inghilterra, come in Germania, come altrove il numero di disoccupati aumenta di giorno in giorno in una maniera impressionante.

E noi, in Italia, paese povero di materie prime e di capitali, sentiamo più di tutti le terribili conseguenze di una guerra infame, nonchè tutte le manchevolezze di una politica che conduce il nostro paese sempre più verso un profondo precipizio.

Le masse lavoratrici italiane sentono sul proprio capo pendere una spada terribile, ed attoniti guardano in giro per orientarsi, tanto sembra loro impossibile quanto avviene. Cacciate dagli stabilimenti dove tutto hanno dato e gioventù e lavoro; mandate via dai campi dove hanno profuso energia e vita, essi si domandano sino a quando durerà il loro calvario.

E come se ciò non bastasse, ecco piovere sulle loro povere spalle il già decretato aumento del prezzo del pane, nonché la terribile minaccia del padrone di casa.

Mai spettacolo più rattristante si è presentato dinanzi alla loro mente. Se poi a tutto questo aggiungete il recente decreto delle lontane Americhe, che vietano la nostra emigrazione, nonché i quotidiani “episodi” di violenza avversaria, il quadro sarà più completo e terribile. Come si vede siamo in pieno dissovilmento statale. Mai come ora, la borghesia è stata tanto cieca da non comprendere che corre verso una fine inesorabile. E ciò perché è minata da un male che non perdona, da un male che ineluttabilmente la condurrà alla tomba. E come tutti i dannati a morire, diventa egoista, dispettosa, incosciente. Sembra che ci metta tutta la propria volontà ad accrescere maggiormente il disagio che oggi giorno impera nelle masse lavoratrici. E giù colpi alla cieca.

V’è disoccupazione? Ebbene la si aumenta di più. Si licenziano a centinaia ed a migliaia gli operai e si minaccia una serrata generale degli stabilimenti d’Italia. Manca il grano? Ebbene, gli agricoltori, i grandi latifondisti fanno a gara a gettare sul lastrico masse infinite di contadini, preferendo tenere i propri terrenti incolti o a pascolo, anzichè arati e fecondati. Ma questo non basta. Per la borghesia nostrana la disoccupazione non è che un primo passo avanti verso l’assurdo, l’inconcepibile.

Sino ad oggi il popolo italiano non ha avuto che un pane pessimo, antigienico, nero. Tutto ciò è stato ed è troppo poco.

Ecco un benefico progetto di legge in via di attuazione che sanziona un ulteriore aumento di prezzo e nel contempo consacra due tipi di pane: uno da bestie per i proletari ed uno ottimo per i signori. Roba da pazzi. Roba che solo la borghesia italiana – priva di ogni sentimento morale – può concepire. Ed al caro e pessimo pane gli esosi padroni di casa aggiungono il caro-pigione. Insomma la esistenza proletaria viene minata da tutte le parti.