Ricordando l’Ottobre
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Non è facile, al giorno d’oggi, dopo quasi tre quarti di secolo, parlare o scrivere brevemente su un argomento che fu di fama e di peso mondiale quale fu appunto la Rivoluzione d’ottobre del 1917 in Russia. Oggi, appunto, che si sono sentite e si continuano a sentire mille falsità e le più disparate versioni in merito ad un fatto che, come scrisse il giornalista americano John Reed, sconvolse il Mondo; oggi quando molti di coloro che si ritenevano i continuatori di quella battaglia e di quel partito hanno rigirato le carte per defraudare le nuove generazioni proletarie del ricordo della loro storia. Il partito quindi ha fatto ricorso nel suo studio a documentazioni d’epoca, evidenziando i fatti con il metodo del determinismo storico, lo stesso impugnato da coloro che furono i capi e i fautori di tale evento.
Agli inizi del XX secolo, mentre nell’Europa centro-occidentale ed in Nord America la rivoluzione borghese s’era già compiuta da vari decenni ed il capitalismo si andava sviluppando verso forme imperialistiche, nell’impero russo, che occupava tutta l’Europa orientale e le distese siberiane fino al mare del Giappone, vigeva ancora un feudalesimo retrogrado sostenuto da un’aristocrazia corrotta ed imbelle che gozzovigliava sulle spalle di milioni di contadini costretti ad una vita quanto mai grama. L’industria era al suo esordio, sotto il controllo di capitalisti e banchieri inglesi e francesi, che ebbero buon gioco nell’atlirare nella prima Grande Guerra la Russia al loro fianco contro gii Imperi Centrali.
Ma nel sottosuolo sociale già da tempo si andava sviluppando un movimento rivoluzionario che si era fatto sentire prima nel 1905, all’epoca della guerra col Giappone, e poi con diversi scioperi generali e rivolte sparse un po’ ovunque negli anni che seguirono, sempre repressi con la forza in disumani bagni di sangue.
Diversi erano i movimenti, i partiti e le organizzazioni che si adoperavano per liberare i popoli sottomessi allo zarismo e quasi tutti erano legati ad organizzazioni costrette ad operare all’estero.
Le maggiori organizzazioni, che operavano nella clandestinità ma che spesso venivano anche allo scoperto, erano senz’altro il movimento anarchico, i socialrivoluzionari e la socialdemocrazia, divisa fra menscevichi e bolscevichi. I bolscevichi, che erano l’organizzazione, il partito rivoluzionario per eccellenza, con un metodo ed un programma ben definiti da una dottrina, affondano le loro radici nella classe operaia e si rifacevano al programma che derivava dal “Manifesto del Partito Comunista” di Marx ed Engels del 1848. Di questo, che aveva già infiammato i cuori di milioni di proletari in tutto il mondo, il partito bolscevico condannava le deformazioni che lo ponevano al servizio delle classi dominanti.
La guerra si protraeva già da oltre due anni e l’esercito russo combatteva una guerra che non sentiva, che non voleva e contro un nemico che non conosceva. La stragrande maggioranza dei soldati erano contadini, comandati da una casta militare feudale contro un esercito efficiente quale era quello prussiano e austroungarico.
Le prime ribellioni al fronte e nelle caserme non tardarono anche se più volte domate drasticamente dai Cadetti o dai cosacchi fedeli allo Zar. A quelle fecero seguito scioperi e dimostrazioni nelle maggiori città e principalmente a Pietroburgo dove il governo si vedeva giorno dopo giorno sempre più messo nell’impossibilità di controllare la situazione.
Dopo la prima rivolta di febbraio le organizzazioni sindacali ed i Soviet (Consigli) andavano via via facendosi sempre più forti, decisi, turbolenti.
La situazione diventava giorno dopo giorno incandescente ed i governanti, zaristi poi borghesi non erano più in grado di controllare la situazione.
Lenin, che da qualche mese era rientrato in Russia clandestinamente, la sera del 24 ottobre invia ai membri del Comitato Centrale una drammatica lettera nella quale fra l’altro scrive: «È chiarissimo che ora ogni ritardo nell’insurrezione è veramente uguale alla morte! Non bisogna attendere! Si può perdere tutto! Chi deve prendere il potere? La storia non perdonerà gli indugi ai rivoluzionari che potrebbero vincere oggi (e che quasi certamente vinceranno oggi), rischiando di perdere molto domani, rischiando di perdere tutto […] La presa del potere è compito dell’insurrezione; il suo scopo politico apparirà chiaro dopo. Sarebbe la rovina o puro formalismo attendere l’incerto voto del 25 ottobre, il popolo ha il diritto e il dovere di risolvere simili problemi non con il voto, ma con la forza».
In quel momento l’avvio doveva essere dato dalla Russia “retrograda” perché li le grandi masse erano maggiormente in fermento. Decisione fredda e calcolata, ma anche passione e ardore rivoluzionario marxista, fedele alla causa del proletariato senza deflettere mai dai principi fondamentali.
La rivoluzione di ottobre fu preparata e diretta principalmente da un centro unico che come una ragnatela partendo da Pietroburgo si espandeva per tutta la Russia per cui potè essere di breve durata e decisiva.
C’è da dire, però, che a provocare l’insurrezione non fu tanto il Soviet, quanto lo stesso governo provvisorio che, per paura di essere preso in contropiede nella notte fra il 23 e il 24 ottobre, organizzò degli spostamenti di truppe di junker facendo occupare la tipografia del Rabocij put, giornale dei bolscevichi, i vari ponti per isolare la città dalle zone popolari ed alcuni altri punti nevralgici.
Fu a questo punto che due distaccamenti del VI reggimento del genio e del reggimento lituano, guidati dai loro comitati rivoluzionari, intervennero e sgombrarono le posizioni dagli junker mentre l’equipaggio dell’incrociatore Aurora ribellandosi al Comando si mise a disposizione del Comitato rivoluzionario dei marinai, si impadronì prima di tutto della radio che da quel momento divenne lo strumento principale della rivoluzione.
Il Comitato Centrale bolscevico si era già insediato all’istituto Smolnyj, presidiato da oltre 1500 operai della Guardia Rossa, e contemporaneamente Trotzky aveva deciso di installare un secondo Comitato nella fortezza di Pietro e Paolo, mettendo il già barcollante governo di Kerenskij nell’impossibilità di fermare la marea rivoluzionaria, tanto che non valse neanche il richiamo dal fronte di alcuni reparti “fedeli”.
Dall’Aurora parti il primo colpo di cannone che fu il segnale della rivoluzione.
Ebbe il sopravvento quasi immediato in Pietrogrado ed in breve si sviluppò in tutta la Russia. Soldati, marinai, operai e contadini in armi, sotto la guida dei comitati rivoluzionari che erano diretti principalmente dai bolscevichi, in pochi giorni furono padroni della situazione, anche se in seguito la guerra civile scatenata dalla reazione della aristocrazia e della grande borghesia, coadiuvate dai governi dei vari Stati occidentali, doveva durare per qualche anno.
Ma se i governi borghesi dei vari Stati che ancora erano in guerra nel cuore dell’Europa, dove centinaia di migliaia di giovani vite si massacravano a vicenda per gli interessi dei vari gruppi di capitalisti, tentarono di portare soccorso allo zarismo e alla borghesia russa, in quasi tutti i paesi occidentali milioni di lavoratori si sollevarono, anche se in modo disorganizzato, manifestando contro la guerra e contro l’invio di truppe verso la Russia. Rivolte e manifestazioni si ebbero in Inghilterra, in Francia, Italia, Germania, ecc.
Fu evidente che in quei giorni i bolscevichi non avevano conquistato il potere con un compromesso con le classi possidenti o coi vari capi politici dei diversi partiti né tantomeno cercando accordi con l’apparato governativo precedente, ma tessendo pazientemente per anni quella rete di organizzazioni capillari che si trovarono al loro posto nel momento in cui le masse, sottoposte al dispotismo di classi voraci e reazionarie, si sollevarono. Il successo dei bolscevichi fu principalmente determinato dalla realizzazione delle vaste ed elementari aspirazioni degli strati popolari, delle masse contadine alle quali essi avevano fatto appello per demolire il vecchio regime ed avviare la società verso nuovi rapporti umani, verso una società veramente socialista.
La Rivoluzione d’Ottobre fu grande per quello che volle e riuscì in quel momento storico. Quello che avvenne dopo appartiene alla storia della controrivoluzione, che ha riportato l’umanità nella barbarie costringendola a continue guerre ed a continui sfruttamenti di popoli inermi.
Ora, è da chiedersi: come mai in quell’ottobre fu possibile osare tanto e realizzare quello che per riformisti e benpensanti avrebbe dovuto essere un’utopia, mentre che col sopraggiungere della Seconda grande guerra ed ancora oggi alla vigilia di una Terza ancora più terribile non vi sono cenni di una possibile controffensiva proletaria e le poche manifestazioni operaie sono dirette da riformisti ed opportunisti e dalla canea piccolo-borghese?
Diremo brevemente che, anzitutto, fu proprio quella canea opportunista e riformista che, permeando prima e invadendo poi le file dei movimenti rivoluzionari, ha portato alla degenerazione sia del partito bolscevico, e quindi di tutto lo sviluppo storico della rivoluzione in Russia, sia della Terza Internazionale, sorta troppo tardi e con non mantenuto a lungo senso di decisa lotta alla peste riformista.
Vi è poi da considerare che lo sviluppo dell’imperialismo ha permesso la corruzione di larghe masse di proletari che, illuse d’aver migliorato le loro condizioni si sono lasciate trascinare dalla socialdemocrazia. Sono state ingannate dal diffuso cretinismo democratico sempre combattuto dal marxismo rivoluzionario e trascinate da movimenti che mirano unicamente a mantenerle o a riportarle di continuo sotto la dominazione spudorata del sistema capitalistico, dai sindacati opportunisti, fino a pacifisti, nazionalisti regionalisti, religiosi, ecologisti, culturali, ecc. ecc.
Contro questa situazione avversa l’esile partito rivoluzionario deve svilupparsi, tenendo presente che, come il partito bolscevico, il Partito si deve formare prima della rivoluzione e dovrà essere pronto nel momento cruciale. Contrariamente significherà che il proletariato non è ancora sufficientemente rivoluzionario per esprimere il suo visibile partito e la rivoluzione è ancora rimandata.