Sangue e ancora sangue contro dollari
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Quotidianamente, la stampa staliniana lancia feroci strali contro i governi infeudati al super-Stato statunitense, biasimando con parole di fuoco la compravendita di carne da cannone che l’imperialismo americano, tramite i finanziamenti di Stato, effettua nella parte del pianeta che più o meno intimamente controlla. La predica non può dirsi ingiusta, ma da qual pulpito viene?
Recentemente, in una dichiarazione resa alla stampa, il senatore democratico Pat Mac Carran affermava che negli ultimi 12 anni, praticamente dallo scoppio della seconda guerra mondiale, il Congresso degli Stati Uniti ha approvato lo stanziamento della «somma fantastica di 100 miliardi di dollari per gli aiuti agli altri Paesi» come risulta da un rapporto della sottocommissione per gli stanziamenti da lui presieduta. Una cifra astronomica, se espressa in povere lirette: decine e decine di migliaia di miliardi. Il tutto sparito nelle fauci della guerra gigantesca. Ma il meravigliato senatore non spiegava a chi sono andati gli utili di codesto immenso investimento nella redditizia industria che è la guerra imperialistica.
Sfortunatamente la stampa da cui deduciamo queste informazioni non pubblicava la distinta dei versamenti di dollari, limitandosi a citare i casi dell’Inghilterra e della Russia sovietica. La Gran Bretagna ha beneficiato di poco meno di un terzo degli aiuti complessivi concessi, ossia di 31.559.000.000 di dollari. Alla Russia, cioè allo Stato che oggi dirige la campagna mondiale contro la supremazia finanziaria e militare degli Stati Uniti, sono andati 11 miliardi e 241.000.000, per la maggior parte in base agli affitti e prestiti. Notizia non nuova. È noto a tutti che il Governo di Stalin ha finanziato in parte lo sforzo bellico russo con materiali strategici e rifornimenti, tra cui quelli concessi dall’U.N.R.R.A., con i dollari degli odiati (attualmente) nemici di Wall Street. Del resto in fonti ufficiali e ufficiose di parte staliniana si trovano agevolmente ammissioni in merito. Anzi, si tende a presentare l’indebitamento russo verso l’America come una astuta mossa tattica (quante ce ne hanno propinate in trent’anni!) diretta a utilizzare le armi del nemico contro esso stesso. Non ci fermeremo a dire che un tale artificio propagandistico potrebbe essere adoperato pure dagli stessi governi «atlantici» che ricevono odiernamente gli aiuti M.S.A. In fondo costoro non sostengono che gli aiuti americani servono principalmente a garantire l’indipendenza nazionale e la sovranità degli Stati? Sembra a taluni che lo stalinismo sia il caposcuola dell’inganno demagogico e dei falsi propagandistici, ma costoro riflettono su tutte le ricette ciarlatanesche che lo stalinismo apprende dal politicantismo tradizionale?
Non regge la tesi che la Russia rifiuti di saldare i debiti con Wall Street, come disgusta profondamente la spudorata ipocrisia del governo statunitense presentantesi come la vittima della solidarietà cristiana e della ingenuità filantropica. Che i russi abbiano pagato i debiti contratti con l’America, e come!, stanno a provarlo le decine di milioni di morti di parte russa nell’immane conflitto e le apocalittiche distruzioni materiali provocate dalle armate tedesche: il conto quadra perfettamente. Se oggi l’America spadroneggia da Berlino a Tokio e da Narvik a Città del Capo, ciò si deve in parte ai generali russi. In parte, diciamo, dato che altri hanno svolto lo stesso lavoro di braccio secolare dell’imperialismo americano, reclutatore opulento di carne da cannone. Gli affitti e prestiti, di rooseveltiana memoria, sotto altre forme ed etichette, continuano, né la furibonda opposizione russa riesce a realizzare altro effetto che non sia quello ritardatore, proprio dell’ostruzionismo. I «sottili» distinguo dei raffinati machiavelli del Cremlino cadono in frantumi di fronte alla realtà. I 100 miliardi «sacrificati» dalla antifascista e progressiva amministrazione di Roosevelt, amica ed alleata di guerra di Mosca, fruttano grossi interessi agli eredi repubblicani, cui spetta il compito di radicalizzare la repressione contro i rivoltosi (nel senso borghese) di Mosca. Mentre il planisfero va coprendosi di basi aero-navali americane, si disvela il fondamento bluffistico delle campagne propagandistiche del Cominform. La Russia è assediata. Cioè, l’America non si ritiene ancora quietanzata.