Partido Comunista Internacional

La Francia fra il Si e il No

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Le spese del malumore americano per l’Europa le fa, in questi giorni, soprattutto la Francia: ed è ben naturale. L’Inghilterra, sebbene decaduta, ha pur sempre alle spalle un impero, una rete mondiale di commerci e di relazioni politiche: le sue velleità di autonomia non piacciono, ma bisogna trattarla coi guanti. La Francia è poco più di un nome; un nome pomposo e solenne, ma vuoto: le sue bizze urtano.

A sua volta, il buon francese è comicamente perplesso e diviso. Vorrebbe nello stesso tempo la protezione americana e il rispetto della sua «grandezza», essere aiutato e non figurare da vassallo. Vorrebbe che a difendere i suoi confini del Reno ci fossero americani e tedeschi, ma che non ci fosse la Germania. Vorrebbe aiuti per il suo traballante impero, ma governarlo da solo. È fra il sì e il no.

La questione è complicata da quell’abisso senza fondo che è la guerra in Indocina. Da sola, con le proprie forze, la Francia sa di non poterla condurre a lungo, e bussa all’aiuto americano in dollari e truppe. Già, aiuti: ma, osserva il Monde, se ci tiriamo in Indocina le truppe dell’U.N.O., addio indipendenza; saremo entrati in un meccanismo che ci travolgerà, dovremo combattere non solo in Indocina ma, a nostra volta, in tutta l’Asia. Non essendo su un piede di parità con l’America, saremo vassalli. Meglio, allora – oh, empia parola in bocca alla «France éternelle», – meglio, allora, essere alleati con la Germania, nazione pari, nazione da trattarsi da uguali.

Già, ma la Germania non è, per la Francia, un’eguale, è un blocco economico e politico virtualmente e realmente più forte, e ha dietro di sé l’America e, sapendolo, abilmente giuoca le sue carte. Così, dovunque si volga, la Francia non trova via di uscita al dilemma, il dilemma della sua decadenza di fronte al giganteggiare dell’America e di quelli che sono oggi, per convenienza, i suoi più diretti satelliti. A volte, in uno scatto di rabbia, guarda perfino alla Russia: ahimè, per ritrovarsi di fronte allo stesso spettro. E, così facendo, accresce il corruccio americano, presta il fianco a nuovi attacchi, a nuovi colpi di frusta.

È l’altalena delle potenze minori, la sorte dei vinti in una guerra in cui si credettero vincitori. «La resistenza», «la guerra di liberazione»! Cadono, per gli stessi borghesi, gli orpelli del secondo massacro imperialistico.