Partido Comunista Internacional

Sulla questione del parlamentarismo Pt.3

Categorias: Communist Abstensionist Fraction of the PSI, Electoralism

Parte de: O Preparazione rivoluzionaria, o preparazione elettorale

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VI

Anche più difficili dei rapporti tra frazione parlamentare e Partito sono quelli tra la prima e il Consiglio operaio (Soviet). La difficoltà di una retta impostazione del problema getta di nuovo chiara luce sulla natura problematica del Parlamentarismo nella lotta di classe del proletariato. I Consigli operai come organizzazioni dell’intiero proletariato (di quello cosciente come di quello incosciente) col fatto solo della loro esistenza superano la società borghese. Essi per la loro natura sono organizzazioni rivoluzionarie dell’espansione, capacità d’azione e potenza del proletariato, e come tali veri termometri dello sviluppo della rivoluzione. Giacché tutto ciò che nei Consigli operai si fa e si ottiene, è strappato alla resistenza della borghesia, ed è perciò di gran valore non solo come risultato, ma principalmente come mezzo educativo di una cosciente azione di classe. Appare dunque come un colmo di “cretinismo parlamentare” il fare tentativi (come p.e. quelli dell’U.S.P.D. [Partito socialista indipendente di Germania] per «ancorare i Consigli operai nella costituzione», per assegnar loro una determinata attività legale. La legalità uccide il Consiglio operaio. Il consiglio operaio esiste come organizzazione offensiva del proletariato rivoluzionario solo in quanto esso minaccia la esistenza della società borghese e combatte passo per passo per preparare la distruzione di questa e la costruzione della società proletaria. Qualsiasi legalizzazione, cioè inclusione di esso nella società borghese con determinati limiti di competenze lo trasforma in un’ombra di Consiglio operaio; diventa un pasticcio di club di chiacchieroni politici, rifiuto e caricatura del Parlamento.

Possono, pertanto, in generale coesistere uno accanto all’altro il Consiglio operaio e la frazione parlamentare come armi tattiche del proletariato. Sarebbe facile dedurre, dal carattere offensivo del primo e difensivo della seconda, la teoria che essi s’integrino a vicenda. (Proposta di Max Adler di fare del Consiglio operaio una seconda Camera). Tali tentativi di conciliazione trascurano però, che l’offensiva e la difensiva nella lotta di classe sono concetti dialettici, ciascuno dei quali contiene tutto un modo di azione (e così, in entrambi i casi, singole offensive e difensive), e può essere adoperato solo in una determinata fase della lotta di classe, ma allora esclude l’altro. La differenza tra le due fasi si può così definire brevemente, ma anche chiaramente per quanto concerne la questione qui trattata: il proletariato si trova sulla difensiva finché non è cominciato il processo di dissoluzione del capitalismo. Quando questa fase dell’evoluzione economica è iniziata, il proletariato è costretto all’offensiva ed è indifferente se questo atteggiamento si è determinato coscientemente oppur no e se esso appaia o no approvabile e fondato «scientificamente».

Siccome però il processo evolutivo della ideologia non coincide senz’altro con quello dell’economia, e mai corre parallelamente con questo, raramente l’oggettiva possibilità e necessità della fase offensiva della lotta di classe trova il proletariato preparato. Per effetto della situazione economica l’azione delle masse prende bensì spontaneamente una direzione rivoluzionaria, ma dal ceto dei capi, che non vuole né può liberarsi dalle abitudini dello stadio difensivo, è sempre condotta su vie false, o affatto sabotata. Per conseguenza nella fase offensiva della lotta di classe non soltanto la borghesia e gli strati capeggiati da questa stanno contro il proletariato, ma anche i suoi condottieri di prima. Pertanto l’oggetto, contro il quale si deve dirigere la critica, non è quindi più in prima linea la borghesia, già giudicata dalla storia, ma la destra e il centro del movimento proletario, la socialdemocrazia, senza il cui aiuto il capitalismo in nessun paese avrebbe la minima speranza di superare, sia pure temporaneamente, la sua crisi odierna.

Ma la critica del proletariato è in pari tempo una critica attiva, un’opera educativa dell’azione rivoluzionaria, un insegnamento oggettivo. A tal fine i Consigli operai sono il migliore strumento che si possa pensare. Poiché più importante di ogni singolo vantaggio, che essi possano conquistare per il proletariato, è la loro funzione educativa. Il Consiglio operaio è la morte della socialdemocrazia. Mentre in Parlamento è sempre possibile coprire il reale opportunismo con frasi rivoluzionarie, il Consiglio operaio è costretto all’azione, o finisce di esistere. Quest’azione, la cui guida cosciente deve essere il partito comunista, raggiunge la dissoluzione dell’opportunismo, cioè il genere di critica oggi necessario. Nessuna meraviglia che la socialdemocrazia senta terrore dell’autocritica, cui essa è costretta dai Consigli operai. Lo sviluppo dei Consigli operai in Russia dalla prima alla seconda rivoluzione mostra chiaramente dove tale sviluppo deve condurre.

Con ciò la posizione reciproca del Consiglio operaio e del Parlamento resterebbe precisata teoricamente e tatticamente. Dove è possibile un Consiglio operaio (sia pure in limitatissimo spazio), ivi è superfluo il parlamentarismo. Anzi questo è pericoloso, perché sta nella natura di esso, che nel suo interno sia possibile solo la critica della borghesia, non l’autocritica del proletariato. Ma il proletariato prima di raggiungere la terra promessa dell’emancipazione deve passare per la prova del fuoco di questa autocritica, nella quale esso si spoglia dalla figura dell’età capitalistica, che si manifesta nella maniera più piena appunto nella socialdemocrazia, e con ciò giungere alla propria purificazione.

G. Lukacz

Ex commissario del popolo d’Ungheria

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Abbiamo già premesso a questo interessante studio che esso corrispondeva solo in parte alle nostre vedute. Non sapremmo infatti far nostre le considerazioni contenute nell’ultima parte, per ragioni che sarebbe superfluo ripetere. (NdR.)