Partidul Comunist Internațional

Comunismo 63

Progetto di risoluzione

Presentato dalla Sinistra di Zimmerwald

da: Bulletin de la Commission Socialiste Internationale de Berne, n. 2, 27 dicembre 1915, p. 13

La guerra che da più di un anno devasta l’Europa è una guerra imperialista per lo sfruttamento economico di nuovi mercati, per la conquista delle fonti di materie prime, per lo stanziamento di capitali. La guerra è un prodotto dello sviluppo economico che vincola economicamente tutto il mondo e lascia al tempo stesso sussistere i gruppi capitalisti costituitisi in unità nazionali, e divisi dall’antagonismo dei loro interessi.

Col tentativo di dissimulare il vero carattere della guerra, la borghesia ed i governi, i quali pretendono che si tratti di una guerra per l’indipendenza, di una guerra che è stata loro imposta, non fanno che trarre in inganno il proletariato, perché in realtà lo scopo della guerra è proprio l’oppressione dei popoli e di paesi stranieri. Lo stesso è delle leggende che attribuiscono ad essa il ruolo di difesa della democrazia, mentre invece l’imperialismo significa dominio più brutale del grande capitalismo e della reazione politica. Solo con l’organizzazione socialista della produzione, che a sua volta risolverà le contraddizioni ingenerate dalla fase attuale del capitalismo, l’imperialismo potrà essere superato, essendo già mature le condizioni obiettive per tale trasformazione.

Quando la guerra scoppiò la maggioranza dei dirigenti del movimento operaio non oppose all’imperialismo l’unica soluzione, quella socialista. Trascinati dal nazionalismo, minati dall’opportunismo, al momento della guerra essi lasciarono il proletariato in balìa dell’imperialismo, rinnegando così il principio del socialismo, vale a dire la vera lotta per gli interessi del proletariato.

Il social-patriottismoaccettato in Germania tanto dalla maggioranza, sinceramente patriottica, di coloro che prima della guerra erano i dirigenti socialisti del movimento, quanto dal centro del partito di tendenza oppositrice riunito attorno a Kautsky; che in Francia e in Austria viene professato dalla maggioranza; in Inghilterra e in Russia da una parte dei dirigenti (Hyndman, i Fabiani, i dirigenti e membri della Trade-Unions, Plechanov, Rubanovic e il gruppo Nacha Saria in Russia)è più pericoloso per il proletariato degli apostoli borghesi dell’imperialismo perché, sfruttando la bandiera socialista, il social-imperialismo può indurre in errore la classe operaia. La lotta più intransigente contro il social-imperialismo è condizione prima della mobilitazione rivoluzionaria del proletariato e della ricostituzione dell’Internazionale.

I partiti socialisti e le minoranze di opposizione in seno ai partiti divenuti social-patrioti hanno il dovere di chiamare le masse operaie alla lotta rivoluzionaria contro i governi imperialisti, per la presa del potere politico, in vista dell’organizzazione socialista della società. Senza rinunciare alla lotta per le rivendicazioni immediate del proletariato, riforme da cui il proletariato potrebbe uscire rafforzato, senza rinunciare ad alcuno dei mezzi di organizzazione e di agitazione delle masse, la socialdemocrazia rivoluzionaria ha anzi il dovere di approfittare di tutte queste lotte, di tutte le riforme rivendicate dal nostro programma base per inasprire la crisi sociale e politica del capitalismo e trasformarla in un attacco diretto contro le stesse basi del capitalismo. Questa lotta, essendo condotta nel nome del socialismo, opporrà le masse operaie a qualsiasi tentativo volto all’oppressione di un popolo da parte di un altrola quale consiste nel mantenimento del dominio di una Nazione sulle altre e nelle aspirazioni annessionistiche; questa stessa lotta per il socialismo renderà le masse inaccessibili alla propaganda della solidarietà nazionale mediante la quale i proletari sono stati trascinati sui campi del massacro.

È combattendo contro la guerra mondiale, e per accelerare la fine del massacro dei popoli che questa lotta deve essere intrapresa. Essa chiede che i socialisti escano dai ministeri, che i rappresentanti della classe operaia denuncino il carattere capitalista-antisocialista della guerra dalle tribune dei parlamenti, nei giornali, e ove non sia possibile farlo con la stampa legale, nella stampa clandestina, che combattano energicamente il social-patriottismo, che approfittino di qualsiasi manifestazione di massa provocata dalla guerra (miseria, grandi sconfitte), per organizzare dimostrazioni di piazza contro i governi, che facciano propaganda di solidarietà internazionale nelle trincee, promuovano scioperi economici trasformandoli, se le condizioni lo consentono, in scioperi politici. Il nostro motto è: guerra civile, non unione sacra. Opponendosi all’illusione che si crea quando si lascia intendere che sia possibile gettare le basi di una pace duratura e avviare il disarmo attraverso le decisioni dei governi o della diplomazia, i socialdemocratici hanno il dovere di ripetere continuamente alle masse che soltanto la rivoluzione sociale potrà realizzare la pace duratura e liberare l’umanità.
 

Progetto di Manifesto

Presentato dalla Sinistra di Zimmerwald

da: Die Zimmerwälder Linke über die Aufgabe der Arbeiterklasse, in “Internationale Flugblätter“, n. 1 novembre 1915, p.7

La guerra dura da più di un anno. Milioni di cadaveri ricoprono i campi di battaglia, milioni di mutilati saranno, sino alla loro morte, un peso per se stessi e per la società. Orribili sono le devastazioni provocate dalla guerra e il peso delle imposte che essa lascerà dietro di sé.

I capitalisti di tutti i paesi, che col sangue versato dai proletari conseguono immensi profitti di guerra, esigono che le masse popolari tengano duro. Essi affermano che la guerra è necessaria alla difesa della patria e della democrazia di tutti i paesi. Essi mentono!

Nessun capitalista è entrato in guerra perché il suo paese si trovava minacciato nella sua indipendenza o perché voleva liberare un popolo. I capitalisti hanno condotto le masse al macello perché volevano assoggettare dei popoli allo sfruttamento e alla oppressione. Essi non sono riusciti a mettersi d’accordo sulla spartizione dei popoli d’Asia e d’Africa ancora indipendenti e diffidavano gli uni degli altri di volersi sottrarre le prede già conquistate. Le masse popolari non si sono dissanguate nel vasto macello che è diventato l’Europa in difesa della propria libertà o per la liberazione di altri popoli. Questa guerra porterà nuovi oneri e nuove catene al proletariato d’Europa e ai popoli d’Asia e d’Africa.

Perciò non bisogna continuare questa guerra criminosa, ma anzi riunire tutte le forze per porvi fine. L’ora è già suonata. Il primo passo in questa lotta è di esigere che i deputati socialisti, da voi mandati come vostri rappresentanti in parlamento per combattere il capitalismo, il militarismo e lo sfruttamento dei popoli, facciano il loro dovere. Che coloro i qualiad eccezione dei deputati russi, serbi e italiani e dei deputati Liebknecht e Rühlehanno mancato al proprio dovere aiutando la borghesia nella sua guerra di rapina, depongano il loro mandato o si servano della tribuna parlamentare per svelare al popolo il vero carattere della guerra, ed aiutino la classe operaia, fuori dell’assise parlamentare, ad intraprendere la lotta: rifiuto dei crediti di guerra, uscita dal governo in Francia, Belgio, Inghilterra. Questa è la prima rivendicazione.

Ma ciò non basta. I deputati non possono salvarvi dalla furia della bestia scatenata, dalla guerra mondiale che si pasce del vostro sangue. Voi stessi dovete intervenire, dovete servirvi di tutte le vostre organizzazioni, di tutti i vostri giornali per risvegliare le più vaste masse popolari che gemono sotto il peso della guerra e per sollevarle contro la guerra. Dovete scendere nella strada e gridare ai governanti: basta crimini! Se i governi restano sordi al vostro appello, le masse scontente e frustrate lo ascolteranno e si uniranno a voi nella lotta.

Bisogna chiedere energicamente la fine della guerra.

Bisogna levare la voce contro l’oppressione di un popolo da parte di un altro; contro la spartizione di nazioni che ogni governo capitalista eseguirà se sarà vittorioso e se potrà dettare agli altri le condizioni di pace. Perché se noi lasciamo ai capitalisti la libertà di dettare la pace così come essi hanno deciso la guerra senza consultare le masse, le nuove conquiste non solo rafforzeranno, nei paesi vincitori, la morsa della polizia e la reazione, ma semineranno i germi di nuove guerre ancora più terribili.

L’obiettivo che la classe operaia di tutti i paesi in guerra deve perseguire è il rovesciamento del governo borghese, perché non si porrà fine all’oppressione di un popolo da parte di un altro e alla guerra, se non quando il potere di decidere la vita e la morte dei popoli viene strappato al capitale. Solo i popoli liberati dall’indigenza e dalla miseria, dal dominio del capitale, saranno in grado di risolvere le loro reciproche relazioni senza guerra, in modo amichevole, con l’intesa.

L’obiettivo che noi fissiamo è grande, e grandi saranno anche i vostri sforzi e i vostri sacrifici per conseguirlo. Lunga è la via che vi conduce alla vittoria. I mezzi pacifici di pressione non basteranno a far capitolare il nemico. Soltanto se voi siete decisi a consacrare alla vostra stessa liberazione, lottando contro il capitale, una parte degli immani sacrifici che sostenete a profitto del capitale, sui campi di battaglia, soltanto così riuscirete a porre fine alla guerra, e a gettare le basi reali di una pace duratura, trasformandovi da schiavi del capitale in uomini liberi. Non lasciate che a distogliervi dalla strenua lotta siano i discorsi ingannevoli della borghesia e dei partiti socialisti che la sostengono; non accontentatevi di sospirare la pace. Senza la volontà di lottare per e contro tutto, di impegnarvi nella causa, anima e corpo, il capitale farà spreco del vostro sangue e dei vostri beni a suo piacere. In tutti i paesi il numero degli operai che la pensano come noi aumenta di giorno in giorno. È a loro nome che noi, rappresentanti di diversi paesi, ci siamo riuniti per rivolgervi questo appello alla lotta. Noi vogliamo condurla sostenendoci reciprocamente, perché nessun conflitto ci divide. Gli operai rivoluzionari di ogni paese considerano un onore essere portati in questa lotta, ad esempio di energia, di sacrificio per gli altri. Non bisogna attendere ansiosamente di vedere quello che fanno gli altri, bensì dare l’esempio per trascinarli; questa è la via che porta alla creazione di un’Internazionale la quale porrà fine alla guerra e al capitalismo».

La rivoluzione in Russia

Manifesto della Commissione Socialista Internazionale

La rivoluzione vive! La rivoluzione che si credeva morta, che si considerava impossibile fra i popoli armati sino ai denti, emerge dalle tenebre come una realtà vivente. La rivolta dei popoli contro la forza dello Stato ieri ancora potente ha trionfato. Nel pieno infuriare della guerra contro il nemico esterno scatenato, nel momento in cui la rivoluzione appariva, dal punto di vista borghese e social-patriota, come una follia ed un crimine, la classe operaia insorge per una lotta all’ultimo sangue contro lo zarismo.

La guerra mondiale, destinata a soffocare la rivoluzione proletaria, ha provocato la rivoluzione. Prima ancora che i diplomatici siano in grado di porre fine ai combattimenti da essi stessi scatenati, entrano in gioco le conseguenze rivoluzionarie della guerra; i vendicatori appaiono decisi e audaci.

Nell’impero degli zar ha avuto luogo la prima rivoluzione provocata dalla guerra. Al di sopra del palazzo di Tauride, alla testa dei reggimenti che passarono dalla parte del popolo, sventola la bandiera rossa del socialismo rivoluzionario che molti avevano vergognosamente abbandonato sin dall’inizio della guerra e che sembrava persa per sempre. Basta questo fatto a suscitare panico fra le classi dirigenti di tutti i paesi. Esse seguono con terrore gli sviluppi della situazione interna della Russia, e ne attendono le ripercussioni in altri paesi. E le notizie che si ricevono quotidianamente aumentano il loro disorientamento. Il movimento, che all’inizio sembrava un semplice colpo di Stato della cricca liberale, acquista sempre più il carattere di una lotta che, iniziata con un’azione parlamentare e poi sviluppatasi in un’azione del proletariato e dell’esercito, è divenuta una grande rivoluzione popolare. E questa rivoluzione, benché uscita dalle condizioni peculiari della Russia, porta in sé tutte le caratteristiche di quelle rivoluzioni europee legate alla storia particolare di ogni popolo del continente.

La borghesia russa, dopo essere stata costretta ad adottare i metodi rivoluzionari, cerca di strappare alla classe operaia la sua vittoria. Un’accanita lotta di classe si è già accesa in seno al movimento di liberazione russo. I liberali, rappresentanti della borghesia, si appoggiano ai capi dell’esercito cercando di sfruttare a loro profitto la rivoluzione. L’azione liberatrice del popolo l’avrebbe dunque liberato dal gioco sanguinoso dello zar per metterlo sotto quello della borghesia.

La stampa borghese dei paesi alleati incita gli uomini del nuovo governo russo a scatenare le forze controrivoluzionarie borghesi. Energica resistenza alle rivendicazioni del proletariato, questa è la parola d’ordine che la Francia e l’Inghilterra “democratiche” cercano di imporre con formidabili pressioni ai detentori del potere nella nuova Russia. La borghesia russa, da parte sua, non ha bisogno di farsi pregare molto. Essa cerca di ostacolare con ogni mezzo lo sviluppo della rivoluzione, di imporre la propria moderazione politica e di limitare le conseguenze sociali di questo evento. Soltanto grazie alla massima pressione della classe operaia e di una parte dell’esercito ad essa alleata i capi della borghesia hanno proceduto alle misure necessarie per impastoiare la reazione zarista. Ed è altresì sotto questa pressione che essi procedono ad una democratizzazione radicale dell’organizzazione sociale e dell’esercito.

È così che il proletariato trascina le masse popolari in una lotta decisamente socialista contro le forze controrivoluzionarie e contro le correnti moderate dei detentori del potere.

Questa lotta fra la borghesia ed il proletariato russi è al tempo stesso una lotta fra la pace e la guerra. La borghesia ha preso il posto del vecchio regime nel nome di quella pace che questo regime non poteva dare. La sua ascesa è avvenuta con l’appoggio dell’imperialismo francese ed inglese. La continuazione del conflitto “sino alla vittoria definitiva” rinvia la scadenza del debito che essa ha contratto con il popolo all’inizio della guerra e le impedisce di guadagnarsi le simpatie della casta militare.

È ovvio quindi che operai e soldati non sono scesi in piazza per favorire il conseguimento dei fini imperialistici della borghesia russa. Pane e libertàfu il grido degli operai, e siccome ne erano privati dalla guerra, non potevano certo entusiasmarsi per la continuazione del massacro. La guerra è, in questo momento, il principale ostacolo all’attuazione delle aspirazioni politiche e sociali dei popoli. Facendo appello all’unità nazionale per continuare la guerra, la borghesia reclama dal proletariato l’adesione incondizionata alla dittatura militare e la cieca sottomissione alle forze che, da domani, minacceranno la libertà nascente. Per tutti questi motivi l’avanguardia socialista russa del proletariato, che nella sua maggioranza si è opposta sin dal primo giorno alla guerra, continua l’energica lotta per la pace e per portare avanti la rivoluzione.

La pace e la Repubblica! oppure la guerra e la controrivoluzione. Queste sono le alternative che si pongono nella situazione attuale.

La rivoluzione ucciderà la guerra oppure sarà quest’ultima a uccidere la rivoluzione?

La risposta dipende dall’atteggiamento del proletariato europeo in questi giorni di generale sconvolgimento.

Nel mezzo della reazione universale e dell’interminabile guerra fratricida una rivoluzione nazionale corre il pericolo di essere soffocata dallo zarismo e da una borghesia lacerata dalle sue contraddizioni interne. Le classi dirigenti di tutti i paesi sono unanimi nel loro atteggiamento ostile verso il movimento rivoluzionario, che ha ottenuto in Russia la sua prima vittoria. Gli Stati centrali, al pari delle cosiddette democrazie dell’Intesa, non esiteranno, al momento opportuno, a dare il colpo di grazia alla rivoluzione russa. Gli Stati centrali cercheranno di sfruttare la guerra civile per perseguire in modo ancor più impudente i loro progetti di espansione verso l’Est. Essi favoriranno in Russia una nuova psicosi patriottarda intesa a distogliere il popolo russo dal suo compito rivoluzionari e ad assoggettarlo al militarismo internazionale. E i governi dei paesi alleati cercano di provocare, con ogni sorta di intrighi diplomatici, pressioni morali e corruzioni, il crollo della democrazia rivoluzionaria per fare del partito militarista liberale di Pietrogrado lo strumento delle loro mene imperialistiche.

Sin d’ora gli agenti delle due coalizioni preparano, ciascuno a suo modo, la controrivoluzione. Essi hanno come collaboratori i capi socialpatrioti, questi docili lacchè delle classi dirigenti, infeudati alla loro politica. I socialpatrioti inglesi, francesi ed italiani fanno tutto il possibile per guadagnare il proletariato russo alla prassi dell’unione sacra con la sua borghesia, al fine di assicurare la continuazione della guerra. I rappresentanti delle organizzazioni operaie inglesi, con un cinismo inaudito, chiedono agli operai russi di rinunciare alla lotta di classe e di mobilitare tutte le loro forze per schiacciare il militarismo prussiano.

In Germania, il partito socialpatriota ci offre lo stesso vergognoso spettacolo. Per paura che la rivoluzione infligga un colpo fatale alla loro unione sacra, i socialpatrioti sono impegnati in un’opera di denigrazione della rivoluzione russa. Essi fanno dell’insurrezione vittoriosa del popolo russo un colpo di mano premeditato ed eseguito allo scopo di prolungare e intensificare la guerra. Essi terrorizzano gli operai tedeschi dando loro ad intendere che la Rivoluzione ha portato al rafforzamento del militarismo russo, il che comporterebbe per i tedeschi la necessità di perseverare nel loro atteggiamento oltranzista. Essi mettono in guardia gli operai dal “lusso delle manifestazioni di piazza” e dal contagio dei metodi rivoluzionari; e implorano in pari tempo il loro Bethmann affinché prevenga l’infiltrazione in Germania dello spirito rivoluzionario con la concessione di riforme sul genere di quelle che Sir Buchmann aveva invano raccomandato allo zar.

Questi sono i fatti e le prodezze dei partiti socialisti ufficiali in un momento che rappresenta una svolta decisiva nella storia mondiale. Gli uni formano la guardia della monarchia prussiana, gli altri sono i sostenitori dell’imperialismo franco-inglese ed entrambi stanno all’avanguardia dei nemici accaniti della Rivoluzione russa.

Tradendo la Rivoluzione russa, i socialpatrioti tradiscono in pari tempo gli interessi dei loro stessi popoli. Gli inutili calcoli che davano per scontata la rapida fine della guerra in seguito ad una vittoria decisiva dell’una o dell’altra coalizione sono smentiti ormai da molto tempo, ed è fallita altresì la speculazione su una vittoria conseguita grazie all’annientamento del nemico, mentre le utopie pacifiste di una mediazione dei paesi neutrali si sono rivelate pure e semplici illusioni. Tutte le speranze che la guerra avrebbe posto fine a se stessa coi suoi stessi mezzi si sono rivelate fallaci. Ed è per la prima volta, dopo tante delusioni che ai popoli sanguinanti appare finalmente un raggio di luce: la rivoluzione che uccide la guerra ha rialzato il capo. Essa ridà alle vaste masse popolari quello che nessuna forza ha potuto dar loro: la fede e la speranza nell’avvenire. E cosa vediamo in questo momento? Nel momento in cui lo zarismo è crollato, in cui il popolo tedesco dovrebbe a sua volta abbattere e distruggere la forza dell’assolutismo prussiano, i socialpatrioti vorrebbero far schiacciare la rivoluzione russa dagli eserciti tedeschi. Sembra ripetersi il gioco del 1870-71. Come allora l’instaurazione della Repubblica fornì l’occasione per annettere territori strappati al nemico, così oggi, la democrazia russa dovrebbe servire da pretesto per realizzare conquiste territoriali che minacciano di distruggere quello che il popolo russo ha ottenuto con la sua eroica insurrezione. Il rafforzamento delle sue catene, l’attentato alle conquiste rivoluzionarie degli altri popoli, ecco il vero senso della politica socialpatriota.

E contro chi sono dirette queste mene vergognose? Dinnanzi alla classe operaia europea si erge un proletariato che in un’epoca di universale delirio sciovinista ha spezzato le proprie catene. Un proletariato che, in mezzo ai più folli massacri fratricidi, ha osato versare il suo sangue per la propria causa, che si è rifiutato di continuare a fabbricare ordigni destinati a colpire i propri fratelli di classe nelle trincee avversarie, un proletariato che toglie ai capi degli eserciti le armi più forti e che, animato da un odio sacro contro gli oppressori del proprio paese, prende d’assalto le bastiglie erette contro il popolo.

La rivoluzione russa è nata dalla miseria e dalla servitù che opprimono i popoli lavoratori nei paesi belligeranti e neutrali. Il proletariato russo è insorto per il pane e la libertà, quel pane e quella libertà che la guerra ha tolto ai popoli di tutti i paesi. Né la guerra, né l’unione sacra glieli daranno e potranno salvarli dal pericolo imminente. Così è venuto il momento storico in cui il proletariato internazionale viene posto dinanzi al dilemma: o guerra o rivoluzione!!.

Oggi meno che mai il proletariato europeo può schierarsi dalla parte dei suoi oppressori, al fianco dei massacratori del popolo. Alla classe operaia internazionale non resta in quest’ora storica che una parola d’ordine, la difesa della rivoluzione russa, la lotta attiva dei proletari contro la guerra.

Questa lotta per la difesa della Rivoluzione russa è, in ciascun paese, la lotta nazionale della classe operaia contro i propri sfruttatori e la loro politica. È venuto il momento in cui, in tutti i paesi e innanzitutto nei paesi belligeranti, solo la decisa azione del proletariato, tesa verso il suo ultimo fine, deve ispirare la lotta proletaria trascurando le questioni marginali. È venuto il momento in cui l’azione proletaria per l’emancipazione sociale e politica in tutti i paesi deve fondersi in una potente lotta internazionale contro la guerra.

I rappresentanti della classe operaia rimasti fedeli all’Internazionale non devono cessare di proclamare dall’alto delle tribune parlamentari la necessità di un immediato armistizio e l’inizio, senza indugi, di trattative per la conclusione della pace. Ma queste manifestazioni parlamentari non avranno alcun valore per la nostra lotta se non vengono sostenute dalle masse, pronte in qualsiasi momento ad entrare in lizza, nei paesi belligeranti come in quelli neutrali, per esercitare con la loro volontà rivoluzionaria un’efficace pressione sulle classi dirigenti. Il proletariato dei paesi neutrali deve fare della Rivoluzione russa la propria causa; esso deve quindi, con incessanti manifestazioni per la pace, ispirate ai principi della lotta di classe, appoggiare la lotta del proletariato nei paesi belligeranti.

Il proletariato dei paesi belligeranti e neutrali, sostenendo la Rivoluzione russa e la sua avanguardia, ossia gli operai e i lavoratori, deve opporsi con la massima energia ad ogni tentativo della borghesia e dei suoi governi di soffocare la Rivoluzione e di sfruttarla a proprio vantaggio. È nello sviluppo della rivoluzione, nella sua estensione agli altri paesi belligeranti che sono riposte le speranze di tutta l’umanità martoriata e sfinita da tre anni di una guerra di sterminio senza precedenti. Se il proletariato mondiale non insorge, se, soprattutto, le classi operaie tedesca e austriaca lasciano che la lotta di emancipazione, germinata nel sangue fumante, sia soffocata dalla fanatica continuazione della guerra, e che la guerra, iniziata con il falso pretesto della lotta contro lo zarismo, finisca con la restaurazione di quello stesso regime abbattuto ora dalla rivoluzione, questo sarà il crimine più mostruoso perpetrato da un’intera classe a danno del suo stesso avvenire.

Nel momento attuale non sono consentite né esitazioni, né tergiversazioni, né atteggiamenti passivi o cedimenti nella lotta, o opportunismi di sorta. Tutta l’energia rivoluzionaria di cui dispone il proletariato, tutte le sue forze vive devono tradursi in azioni, in risposta agli appelli alla libertà che giungono dalla Russia. Non vi è solidarietà con la Rivoluzione russa al di fuori della lotta rivoluzionaria nel proprio paese!

In piedi, per la difesa dell’insurrezione del popolo russo! Tutti contro la reazione, l’imperialismo, la guerra, per l’armistizio immediato e la pace fra le nazioni! Popolazioni delle città e delle campagne, operai in tuta o in uniforme, in piedi per la lotta rivoluzionaria, il pane e la libertà, la pace!

Abbasso l’unione sacra Abbasso la guerra! Viva l’azione internazionale del proletariato! Viva la Rivoluzione russa!

Viva la Rivoluzione socialista internazionale!
 

Berna, 20 marzo 1917
Commissione Socialista Internazionale.