Partidul Comunist Internațional

Il Comunista 1921-11-06

Le trattative con il Sindacato ferrovieri e con l'Unione Sindacale Italiana

Abbiamo pubblicato ieri i documenti dai quali risulta il modo come è andato fallito, per colpa dei dirigenti la C. G. del L. un tentativo di attuare in Italia l’unità sindacale di tutte le forze del proletariato italiano. Il rappresentante dell’Internazionale sindacale rossa, venuto tra di noi per risolvere il problema dell’unità, si era però messo in contatto non solo con i irigenti confederali, ma anche con gli uomini che stanno alla direzione delle due grandi organizzazioni di resistenza del proletariato italiano: il Sindacato Ferrovieri e l’Unione Sindacale.

Un convegno coi ferrovieri

Coi dirigenti il S. F. ebbe luogo, a sera del 12 ottobre, una riunione, di cui ecco il verbale:

«X Porge a nome dell’Unione Internazionale dei Sindacati Rossi il saluto al Sindacato Ferrovieri Italiani. 

Głusti ricambia il saluto a nome del Sindacato Ferrovieri che ha dato continue prove di essere solidale con la Russia dei Soviet e di essere sul terreno di lotta rivoluzionaria.

X. Espone lo scopo della sua visita. Egli è incaricato dalla Unione Internazionale dei Sindacati Rossa di tentare l’adozione in Italia delle risoluzioni del Primo Congresso Internazionale dei Sindacati Rossi da parte delle organizzazioni proletarie italiane, Il Primo Congresso dell’Internazionale Sindacale ha riconosciuto che per fronteggiare la offensiva capitalista che si sferra contro i lavoratori di tutto il mondo è urgente e indispensabile l’unificazione di tutte le forze proletarie.

Giusti. Pregiudizialmente dichiara che i membri presenti del Comitato Centrale del Sindacato Ferrovieri non hanno facoltà di prendere impegni di sorta. Essi riferiranno al Consiglio Generale che deve essere convocato a Bologna il giorno 17 corrente il quale adotterà quelle risoluzioni che riterrà più opportune.

X. Prende atto della pregiudiziale di Giusti. Egli continua quindi esponendo la tattica dell’Unione Internazionale dei Sindacati Rossi in confronto dei gialli di Amsterdam, Le minoranze rivoluzionarie debbono permanere nelle Federazioni Internazionali di mestiere costituendosi in frazione disciplinata ed accentrata perchè si ritiene che, dato l’orientamento sempre più rivoluzionario della classe lavoratrice di tutto il mondo, esse siano di più facile conquista aile direttive rivoluzionarie. Non così si può dire della Centrale di Amsterdam la quale non si potrà mai conquistare, dato che essa è formata escelusivamente di funzionari sindacali ed anche perchè le masse non partecipano direttamente alla vita attiva di Amsterdam. Per questo si è creata l’Unione Internazionale dei Sindacati Rossi.

Primo scopo che essa st propone, ripete, è la unificazione delle forze sindacali nei vari paesi. Essa si rende esattamente conto delle difficoltà di varia natura che ostacolano il raggiungimento del fine. Specialmente in Italia l’unità proletaria si rende indispensabile. Le organizzazioni sindacali Italiane, la Confederazione Generale del Lavoro, l’Unione Sindacale Italiana dichiarano ancora di essere aderenti alla Unione dei Sindacati Rossi. I Sindacato Ferrovieri pure dichiara la propria simpatia con essa. Tutti infine di-chisrano di agire au un terreno di lot ta di classe rivoluzionario. Non dovrebbe essere difficile quindi di unificare queste organizzazioni rivoluzionarie. Noi conosciamo però perfettamente il doppio gioco della Confederazione del Lavoro la quale, mentre dichlara di essere aderente a Mosca, in effetto si mantiene ligia ad Amsterdam. Maggiore dovere quindi di tutti gli elementi sinceramente rivoluzionari di aderire alia Confederazione per trascinare la più potente centrale sindacale sul terreno della lotta rivoluzionaria. Le masse italiane sono indistintamente solidali con la rivoluzione russa e di conseguenza con la Internazionale Sindacale Rossa. E’ appunto per una ragione opportunistica che i dirigenti riformisti della Confederazione hanno in un primo tempo aderito a Mosca. Parla quindi dell’Unione Sindacale Italiana. I suoi delegati al recente primo Congresso Sindacale hanno sottoscritto un accordo con i rappresentanti della minoranza comunista per la realizzazione dell’unità proletaria.

Questo accordo non ha finora avuto alcun risultato concreto. Anzi la Unione Sindacale stessa nella recente riunione del proprio Consiglio Generale ha avanzato tali pregiudiziali e richieste assurde per la propria adesione alla Unione Internazionale dei Sindacati Rossi che fanno credere che essa si ritirerà e non darà alcun corso all’impegno assunto dai propri delegati circa l’unità proletaria. Noi non sappiamo che cosa faremo quando avremo precise ed inequivocabili dichiarazioni di adesione o meno sia da parte della Confederazione, sia da parte della Unione Sindacale Italiana. Comunque intendiamo di tentare ogni mezzo per realizzare l’unità sindacale. A questo scopo abbiamo avuto conversazioni sia con la Confederazione, sia con la Unione Sindacale. Entrambe hanno accettato la proposta di riunire una conferenza fra le massime organizzazioni proletarie, Confederazione, Unione Sindacale e Sindacato Ferrovieri. La conferenza si terrà il diciotto a Milano ed io prego il Sindacato Ferrovieri di mandarvi i propri rappresentanti.

Giusti. Prega il compagno X di posticipare di qualche giorno la convocazione della conferenza per dar modo al Consiglio Generale del Sindacato Ferrovieri di decidere circa la partecipazione dei propri rappresentanti nella riunione che si terrà il diciasette sera. Egli dice che il Sindacato Ferrovieri in altre occasioni si è fatto iniziatore di riunioni del genere fra i massimi organismi sindacali senza giungere al alcun risultato concreto. Per quanto egli personalmente sia alquanto scettico, tuttavia si augura vivamente che, dato anche l’autorità che vien data alla conferenza dalla diretta partecipazione del rappresentante dell’Internazionale Rossa, essa possa finalmente segnare l’inizio della tanto auspicata unita sindacale.

X. Prende atto della richiesta del Giusti ed avverte che sarà comunicato urgentemente se la richiesta stessa sarà possibile accoglierla. La riunione ha quindi termine».

A questo accordo verbale seguiva la comunicazione delle modalità del con-vegno, ma, appena ricevuta la lettera della C.G. del L. che poneva come condizione preliminare per ogni trattativa l’adesione al patto di alleanza col P.S.I., il rappresentante dei Sindacati rossi era costretto a dichiarare impossibile proseguire nel tentativo di attuare praticamente l’unità proletaria in Italia. La lettera in cui era contenuta questa comunicazione era del 19 ottobre: con la stessa data i dirigenti del S.F.I. renvedano pubblico il noto ordine del giorno col quale, asserendo di voler mantenere l’autonomia da ogni partito, affermavano di non poter aderire alla Internazionale di Mosca per il legame con la quale essa è vincolata alla Internazionale comunista. A ciò seguiva, naturalmente, una bella frase sul «non tiepido affetto» per la causa dell’Internazionale del fronte unico proletario. 

L’impegno dell’U. Sindacale

Per quanto riguarda l’U.S.I. per poter rettamente giudicare il contegno dei suoi dirigenti, bisogna tener presenti che i suoi rappresentanti, vecchi e nuovi, firmarono a Mosca con i compagni nostri Repossi, Gennari e Terracini un accordo, impegnandosi:

  1. a concentrare lo sforzo d’agitazione e di propaganda per porre davanti al proletariato d’Italia la questione «Mosca ed Amsterdam»;
  2. A collaborare strettamente per arrivare all’unità sindacale in Italia e conquistare alle idee rivoluzionarie la Confederazione Generale del Lavoro italiana;
  3. ad affrettare la convocazione d’un Congresso nazionale della C. G. d. L. italiana proponendo: 1) un Congresso costitutivo ove tutte le organizzazioni dissidenti siano proporzionalmente rappresentate, oppure: l’organizzazione nella stessa città e nella stessa data dei Congressi nazionali delle rispettive organizzazioni per porre davanti a ciascun Congresso la questione dell’unità, oppure infine: 3) la convocazione d’una conferenza speciale dei rappresentanti di tutte le organizzazioni sindacali per fare l’unità

Ai rappresentanti dell’U.S.I. si rivolgeva quindi il rappresentante del I.S.R. con la speranza di potere, in base a questo impegno, risolvere alfine la questione dell’unita.

Un colloquio preliminare

Il colloquio preliminare ebbe luogo 18 ottobre ed eccone il verbale: 

«Si sono incontrati per uno scambio di idee sull’unità operaia i seguenti compagni: Borghi, Giovannetti, Gervasio per l’U.S.I., Repossi per i comunisti, X. per I’I.S.R. 

Il compagno X. ha esposto la situazione internazionale che, essendo di difensiva generale per gli operai reclama a maggior regione l’unità operala in ogni paese. Egli dice che porrà chiaramente alla Confederazione il problema o con Mosca o con Amsterdam senza mezzi termini. All’U.S. pone la questione dell’entrata in Confederazione il più presto possibile costi che costi.

Borghi risponde che tale questione è già discussa e risolta dal Consiglio nazionale del 5 e 6 scorsi. Che la sua opinione personale è che l’Unione delle forze rivoluzionarie operaie debba e possa avvenire all’infuori della Confederazione con le forze dei ferrovieri dell’U.S.I. e altre autonome e le minoranze sindacaliste, anarchiche, comuniste che sono nella Confederazione. In tal modo questa unità, pur essa difficile, non sarebbe di vetro, cosicché al primo urto contro la borghesia si frantumasse. L’unità coi riformisti è moralmente ripugnante, materialmente sarebbe impossibile anche volendola i rivoluzionari, perché i riformisti vinti uscirebbero; sarebbe poi tale ch’è per la necessità dell’equilibrio e della consistenza nello stesso organismo dei rivoluzionari e dei riformisti e gli uni verrebbero accusì e gli altri odiati; l’unità non servirebbe che a nuovi odi e a nuove scissioni, oppure avverrebbe l’assorbimento di parte dei rivoluzionari a vantaggio dei riformisti. I rivoluzionari si salverebbero rispetterebbero l’unità che però debbe sempre loro favorevole. In ogni caso al momento dell’azione i riformisti potrebbero tradirci con maggiore possibilità di nuocerci.

Borghi risponde che tale questione è stata discussa e risolta dal Consiglio nazionale del 5 e 6 scorsi. Che la sua opinione personale è che l’Unione delle forze rivoluzionarie operaie debba e possa avvenire all’infuori della Confederazione con le forze dei ferrovieri dell’U.S.I. e altre autonome e le minoranze sindacaliste, anarchiche, comuniste che sono tutt’alti Confederazione. In tal modo questa unità, pur essa difficile, non sarebbe di vetro, cosicché al primo urto contro la borghesia si frantumasse. L’unità coi riformisti è moralmente ripugnante, materialmente sarebbe impossibile anche volendola i rivoluzionari, perché i riformisti vinti vi uscirebbero: sarebbe poi tale ch’è per la necessità dell’equilibrio e della consistenza nello stesso organismo dei rivoluzionari e dei riformisti e gli urti verrebbero acuiti e quindi l’unità non servirebbe che a nuovi odii e a nuove scissioni, oppure avverrebbe l’assorbimento di parte dei rivoluzionari a vantaggio dei riformisti e solo così i riformisti rispetterebbero l’unità che per loro ha sempre un fine: dominare. In ogni modo e momento dell’azione i riformisti potrebbero tradirci con maggiore possibilità di nuocerci.

Borghi spiega che in generale questa è la convinzione del militanti dell’U.S.I. Tanto è vero che gli stessi due delegati presenti dell’U.S. sono con lui d’accordo. L’U. S. nel suo recente Consiglio generale nazionale ha votato un ordine del giorno sull’unità di cui riassume il contenuto, e spiega che la forma di più probabile accettazione secondo lo spirito di tale ordine del giorno potrebbe essere la consegna dei mandati alla classe operaia da parte di tutti dirigenti e la riunione di una costituente.

Repossi dice che i comunisti non hanno pregiudiziale alcuna nei riguardi della fusione. Ritiene miglior cosa un’entrata in massa nella Confederazione che dev’essere seguita in breve da un Congresso le cui modalită per la convocazione siano stabilite in precedenza, affermando per tutti il diritto di voto e la rappresentanza proporzionale. Il Congresso dovrebbe decidere sull’indirizzo del nuovo organismo. Dichiara inoltre che per quanto riguarda i rapporti coi partiti politici (avendogli chiesto Berghi se i comunisti mantengono le loro pretese di egemonia del partito sul sindacato) i comunisti si rimettono ai deliberati del Congresso di Mosca.

Borghi dice che questa pretesa dei comunisti di sottomettere il sindacato gli pone in antitesi con le vedute dei sindacalisti rivoluzionari i quali vogliono anticipare con l’autonomia dei sindacati di partiti quella preparazione rivoluzionaria in senso libertario per cui domani la così detta dittatura del proletariato non sia la sottomissione del proletariato ai capi dittatori di un partito. Aggiunge che l’autonomia e l’indipendenza sono anche condizioni di riuscita e stabilità di una più larga unione proletaria. 

Giovannetti ritiene che non sia possibile l’unità sindacale se non si fissano prima le basi che sono: 1. autonomia e indipendenza dai partiti; 2. accordi eventuali con questi in determinate azioni caso per caso; 3. nessuna importazione elettorale o parlamentare nel sindacati e nessuna partecipazione sindacale agli organismi statali. 

X. dice che bisogna porre la questione in forma concreta. La risposta del Consiglio generale del 5 e 6, dell’U. S. I., non essendo chiara e risolutiva bisogna porre la questione concreta nella Confederazione al più presto e costi che costi. Per questo chiede che sia convocato un Consiglio dell’U.S.I.

Borghi chiede a Repossi se alla convenzione di Mosca dà l’interpretazione che l’U.S. si sia impegnata all’entrata in Confederazione poiché tale non è l’interpretazione dei delegati della U.S.I.

Repossi dice che nelle discussioni i rappresentanti dell’U.S. e per essi Vecchi, disse che nell’ipotesi che la Confederazione entrasse a Mosca l’U.S. sarebbe passata alla Confederazione; aggiunge che tutta la discussione fu improntata alla fusione delle forze in seno alla Confederazione conformemente allo spirito dello statuto dell’U.S.R. 

Borghi chiede che siano mandati a l’U.S. i verbali di questa discussione a Mosca.

X domanda tutti i documenti atti a far conoscere lo stato morale e finanziario dell’U.S. e Giovannetti si impegna di soddisfarlo. 

Cavigli e ipocrisie

Il giorno dopo questo colloquio, e cioè il 9 ottobre, il Comitato esecutivo dell’U.S.I. si riuniva e precisava il suo pensiero in questo modo:

Il giorno dopo questo colloquio, e cioè il 9 ottobre, il Comitato esecutivo dell’U. S. 1. si riuniva e precisava il suo pensiero in questo modo: 

«E’ chiaro per la coscienza di tutti i membri del Comitato che la soluzione a cui hanno rivolto il loro pensiero i delegati a Mosca dell’U.S. e che il Consiglio generale ha creduto assolvere è quella di una costituente, la sola che non compromettendo a nessun organismo nazionale di entrare, non porrebbe l’Unione Sindacale Italiana in condizioni d’inferiorità come è detto appunto nell’ ordine del giorno votato dal Consiglio generale stesso. Il Comitato esecutivo poi dichiara: che può ammettere di riconoscere al Partito comunista la veste di intermediario neutrale col quale potere (a parte le altre differenze di veduta, per le quali non è necessario l’accordo) eficacemente lavorare alla formazione unitaria nuova, quando il partito comunista dichiarerà di non pretendere la supremazia per quella organizzazione operaia nuova, che sorgerebbe dalla Costituente.

Poiché è semplicemente assurdo pensare alla possibilità morale e materiale di unificare il proletariato italiano, sotto l’egemonia di un partito qualsiasi; essen-do stato proprio questo della Confederazione Generale del Lavoro delle soggezioni al Partito socialista una delle principali cause della scissione.

Il Comitato Esecutivo dichiara che quando l’Unione Sindacale Italiana volesse entrare in Confederazione costi che costi, non vi sarebbe perció bisogno di nessuna sensaleria o intromissione della Internazionale rossa alla quale ha aderito non per unirsi ai riformisti, ma agli estremisti, senza di che non vi sarebbe logica per l’Internazionale rossa di non essere aderente ad Amsterdam.

Nonostante ciò l’U.S.I. acconsentiva a prendere parte alla Conferenza fissata per il 20 ottobre, ma anche si doveva, il giorno 19, comunicare che essa era diventata impossibile per le condizioni poste dalla C. G. del L. 

Le responsabilità

Dall’esame di tutti questi documenti la classe lavoratrice italiana potrà, come dicemmo più innanzi, trarre la convinzione che nessun mezzo è stato tralasciato dal nostro Partito Comunista e dall’Internazionale dei Sindacati Rossi, per giungere alla unità delle forze proletarie italiane.

Gli organismo responsabili tenteranno ora di palleggiarsi le responsabilità della divisione del proletariato in modo da oscurare in questo la spontaneità del giudizio. Noi siamo certi pero che la massa saprà vedere ben chiaro in questa faccenda e riuscirà a spazzare dalla propria strada tutti coloro che sia pur partendo da motivi differenti, convergono nel mantenere di fatto il proletariato diviso con immensa gioia di tutti gli struttatori. 

Il nostro Comitato Sindacale in pieno accordo con l’Esecutivo del Partito, con l’ordine del giorno sull’unità e sui rapporti Internazionali ha riconfermato il suo preciso proposito di giungere all’unità ad ogni costo. 

Pertanto tutti i comunisti e tutti i proletari sinceramente rivoluzionari devono intensificare in seno alla massa la propaganda per la unità anche senza i dirigenti, anche contro di loro.

La questione sarà sollevata al Consiglio nazionale di Verona e deve esse re una di quelle sulle quali la lotta contro l’equivoco contegno dei dirigenti deve essera continua e spietata.