Sui gruppi comunisti in America
Parlare dei gruppi Comunisti italiani di America, del modo [testo illeggibile] dei nostri opportunisti si assassina il movimento che avrebbe dovuto imporsi per serietà, ideologia e correttezza a tutti gli altri movimenti che si richiamano al proletariato è doloroso.
A parte le difficoltà che questo movimento doveva incontrare in mezzo alla emigrazione Italiana, composta in gran parte di elementi politicamente amorfi e refrattari ad ogni forma di organizzazione di classe, dovuta alla totale mancanza di un preciso indirizzo ideologico dei diversi gruppi rivoluzionari, noi non possiamo certamente rimanere indifferenti al modo con cui si sgretola, si degenera il movimento italiano del nostro partito, dovuto soprattutto alla mancanza di un principio ideologico, di una correttezza politica, in coloro che disgraziatamente si sono infiltrati, e non sappiamo come, nelle nostre file e che condurranno inevitabilmente, anzi stanno conducendo il nostro movimento alla sua completa degenerazione.
Questo pericolo è stato notato senza dubbio anche dalle Centrali dei due partiti italiano ed americano, tanto è vero che più di una volta si cercò di rimediare con la sostituzione dei varii pontefici, con una manovra interna, con un cambiamento di posti.
Vero è che tutto il partito americano, in seguito alle lotte frazioniste, mancanti in modo assoluto di una qualunque ideologia e principio politico, ma aventi carattere strettamente arrivista e personale (vedi gruppo Lovestone e Foster) doveva risentire le conseguenze di questo duello, ma è anche vero che tra le file italiane questa lotta non ebbe alcuna altra ripercussione, all’infuori dei clubs di alcuni funzionari e burocrati di partito.
Il nostro movimento inizia la sua degenerazione attraverso la tattica del fronte unico antifascista, che lo porta a contatto con gli elementi più impuri, più biechi dell’antifascismo, e mentre lo costringono a delle rinunzie in teoria ed in pratica dei suoi postulati ideologici, lo mettono al servizio diretto dei socialdemocratici e degli anarchici.
Con ciò si inizia l’isolamento politico del partito dalla massa, di cui con una manovra intelligente e sapiente, ne approfittano gli altri gruppi in nome del fronte unico e della tolleranza antifascista.
Questa politica dura per anni, fino a quando i nostri avversari ricavatone il loro profitto, lasciarono l’insegna, l’emblema dell’antifascismo al nostro partito.
L’opportunismo gridò naturalmente alla vittoria, non sapendo vedere in questo fatto una manovra per isolare il nostro movimento dal proletariato. E continuò, e continua tuttora questa nefasta politica, il cui ricavato si riscontra solo nel mantenimento di alcuni posti di dirigenza antifascista, lasciati alla schiera dei funzionari di diverse sfumature. Ed è tale e tanta la confusione e la degenerazione, che proprio dell’ultimo comizio per la commemorazione Della Maggiora-Gortan, dovemmo digerire il discorso del segretario dell’Alleanza Antifascista, nonché membro del partito comunista, il quale giunse alla conclusione che l’Alleanza Antifascista abbatterà il capitalismo, che l’alleanza antifascista è la sola organizzazione che si richiami al proletariato e che ne dovrà essere la guida nella rivoluzione italiana. Queste affermazioni furono confermate dal rappresentante del partito, che fece un discorso degno solo di un socialdemocratico, anzi di un nazionalista slavo, tanto da disgustare perfino quei compagni operai, che in buona fede seguono ancora, applaudono ancora alle buffonate [testo illeggibile].
Non sappiamo perché il bonzo del centrismo, non abbia denunziato i traditori del proletariato, anzi a nostro parere li ha valutati e difesi, e perché come egli fa sempre, non abbia messo in prima linea, fra i responsabili della tragedia del proletariato, Bordiga e la sinistra italiana.
Questo modo di presentarsi ai compagni ed ai lavoratori è ormai arcinoto a tutti ed ogni qual volta si chiede conto a questi del bonzismo delle loro azioni, della loro correttezza politica ed ideologica, si rischia di farsi espellere dal partito.
Ed è giunta a tale punto la coercizione violenta che si adopera contro tutti i migliori compagni, e su cui ci intratterremo in un prossimo numero del giornale, che i più, piuttosto che essere gli strumenti ciechi del bonzismo, preferiscono l’isolamento ed il silenzio, non giustificabile secondo il nostro punto di vista, ma di cui è responsabile il centrismo e la sua politica nefasta.
Noi dobbiamo dire a questi compagni, che sempre vedemmo in ogni lotta, dove maggiore è il pericolo, di non mollare di fronte alla politica nefasta del centrismo, ma invece di richiamarsi ai principi per i quali il partito fu fondato e di lottare senza tregua contro tutti gli opportunisti di ogni risma, qualunque ne siano le conseguenze.
Questo servirà a non renderci responsabili di altra disastrosa sconfitta a cui l’opportunismo centrista sta conducendo il proletariato.