Partidul Comunist Internațional

Prometeo (II) 29

L’esperienza spagnuola e la lotta del proletariato italiano

Un parallelo fra la situazione che ha preceduto il cambiamento ministeriale in Ispagna e la situazione che perdura in Italia non avrebbe alcuna ragione di essere data la natura diversa della dittatura fascista e della dittatura di Primo de Rivera. Come abbiamo già avuto occasione di dire molte volte, la prima, la fascista, è la forma di governo cui la borghesia ha dovuto fare ricorso quando l’esperienza classista del proletariato e lo sviluppo di un forte partito comunista minacciavano le basi del suo potere ed aprivano il periodo della lotta rivoluzionaria diretta alla fondazione della dittatura proletaria. La seconda, quella di De Rivera, non si spiega per niente sulla linea di una minaccia diretta di rivoluzione comunista in Ispagna; ma corrisponde essenzialmente alla necessità in cui si trovava il capitalismo di procedere ad un rapido riassetto delle sue forze e della sua organizzazione, seriamente compromessi dai disastri della guerra del Marocco. Manovre del tipo di quelle svolte dalla borghesia spagnola con l’instaurazione del governo del capitalismo [di De Rivera], possono facilmente riscontrarsi nelle vicende di governo del capitalismo, anche prima della guerra. Se differenze notevoli esistono fra il governo „dittatoriale” di De Rivera, ed i governi della destra borghese, dell’epoca, questo dipende dal fatto che le situazioni mondiali sono profondamente diverse. I contraccolpi dei disastri marocchini nella situazione del capitalismo del dopo-guerra e con la rivoluzione comunista vittoriosa in Russia, potevano accelerare il corso degli avvenimenti fino a porre successivamente ed in secondo momento, il pericolo per il capitalismo di una rivoluzione comunista. Quello che non era all’ordine del giorno per i governi della destra prima della guerra.

Se De Rivera ha dovuto „sospendere” il funzionamento del cosiddetto regime costituzionale borghese, se egli ha dovuto fare anche appello alla violenza questo egli lo ha fatto per parare all’eventualità che il proletariato, profittando del disordine nel campo nemico, e delle premesse favorevoli della situazione mondiale, riuscisse a costruire un’organizzazione capace di trasformare il disastro d’Aumal nel disastro del capitalismo spagnolo.

Ma l’essenziale non era per il capitalismo il pericolo della rivoluzione comunista alle porte, mentre questo è il pericolo cui ha dovuto fare fronte il capitalismo in Italia e che esso ha risoluto con l’instaurazione del fascismo.

Ma se è vero che i rapporti fra le classi, e le esperienze del proletariato nei due paesi determinano una netta differenza fra le due dittature, una profonda analogia esiste fra i due governi. In Ispagna la classe ha agito attraverso Sanchez Guerra, Romanonès o De Rivera, come in Italia la classe ha agito attraverso Giolitti, Nitti o Mussolini, è sempre la stessa classe capitalista. La maggiore prevalenza in Ispagna dell’economia agraria, delle forme precapitaliste di organizzazione economica, le formazioni più numerose della piccola borghesia ed il peso numerico inferiore del proletariato, tutti questi elementi non indicano per niente che il fascismo di De Rivera rappresentava un governo di classe diverso da quello capitalista, come questi elementi non ci danno la ragione del fatto che l’esercizio permanente e feroce del terrore fascista non sia stato necessario in Ispagna.

Se il capitalismo avesse avuto di fronte a sé il pericolo diretto di una rivoluzione comunista, esso avrebbe senz’altro fatto appello alla maniera di Mussolini. Che questo pericolo diretto non si sia presentato in Ispagna, mentre esso si è presentato in Italia, questo dipende essenzialmente dal diverso grado di maturità dei due proletariati, ed anche della posizione neutralista della Spagna durante la guerra, posizione che la ha messa relativamente al riparo dalle manifestazioni più acute della crisi economica e politica del dopoguerra.

Ma l’analogia fondamentale esistente per la natura della classe che domina in Italia ed in Spagna, permette di proiettare sull’attuale nostra situazione, le recenti esperienze spagnole al fine di ricavarne utili insegnamenti.

Il capitalismo non difende il suo potere sotto la suggestione dei movimenti di ferocia e di brutalità che potrebbero essere il diretto riflesso della feroce e brutale spoliazione economica della classe lavoratrice condannata a diventare la carne da macello dei cataclismi economici e delle guerre connaturate con il regime capitalista. Al contrario, e fino a quando le è possibile, la borghesia cerca di coprire il funzionamento del suo regime d’oppressione con la maschera elegante della libertà e della giustizia sopra le classi.

Di più la borghesia non attende, alla cieca, le situazioni acute e definitive per farvi fronte scagliando contro le masse lavoratrici l’apparato delle forze comandate alla difesa del suo regime. La borghesia sa che queste situazioni definitive giungeranno inevitabilmente; ed essa, in previsione, prepara le condizioni materiali e politiche più favorevoli alla sua difesa ed alla lotta contro il proletariato che ha la missione di infrangere le catene della sua schiavitù e di infrangere le catene alle quali si aggrappano i dominatori per conservare il loro privilegio.

Ad eccezione dei grandi conflitti e soprattutto delle guerre le quali esigono un’utilizzazione a corpo perduto di „tutte” le forze materiali e politiche di cui dispone il capitalismo, e che quindi sono destinate a concludersi nel buio dello smarrimento di una sistematica azione di ferma previsione, l’esperienza del dopo-guerra ci convince che l’arte della borghesia nel governare consiste essenzialmente in una sagace previsione delle situazioni per acclimatare ad ogni periodo il metodo più conveniente e per preparare per ogni periodo successivo le condizioni per l’instaurazione del nuovo sistema di governo.

De Rivera ha governato convogliando al suo seguito forze importanti dell’esercito, scartando le personalità che avevano agito nel campo parlamentare e senza fare ricorso al sistema della violenza contro questi partiti. Lo stesso partito socialista aveva la sua porzione di libertà e di legalità durante il periodo della dittatura di De Rivera. Questi fu chiamato al potere, quando per la necessità della manovra ideologica fra le masse, era necessario personalizzare nel generale Berenguer le responsabilità dei disastri nel Marocco al fine di impedire che il proletariato afferrasse chiaramente le responsabilità del regime stesso, e ne ricavasse gli insegnamenti per la sua lotta.

L’esercizio del governo di De Rivera, mirante soprattutto ad impedire che un’organizzazione del proletariato rivoluzionario avesse la possibilità di svilupparsi quando ne esistevano le condizioni per i contraccolpi della guerra marocchina, l’esercizio di questo governo poteva giungere al risultato opposto a quello prefissosi dal capitalismo, se esso avesse continuato a durare. La dittatura avrebbe creato le premesse ideologiche favorevoli allo sviluppo di una coscienza e di un’organizzazione rivoluzionaria del proletariato. E ad un certo momento, le riserve che De Rivera aveva lasciato da parte, quelle riserve che non si erano „compromesse”, sono state rimesse in linea dalla stessa classe che aveva chiamato prima De Rivera. E l’avversario personale negli ambienti militari è stato incaricato di preparare il periodo di transizione dal governo della dittatura al governo della democrazia.

Ed il generale Berenguer che fu messo da parte durante la guerra marocchina, è stato chiamato a succedere a De Rivera.

Nel primo periodo, nel periodo del cambiamento ministeriale, le affermazioni politiche dei diversi partiti borghesi, dal conservatore al socialista, hanno assunto l’aspetto di affermazioni radicali che giungevano a mettere in causa la dinastia, o la monarchia ed arrivavano anche a pronunciarsi per la necessità di una repubblica. Successivamente, a mano a mano, queste affermazioni sono andate mitigandosi ed attualmente Sanchez Guerra che aveva parlato contro re Alfonso manovra per difenderlo dall’accusa… di essere corresponsabile con De Rivera e Romanonés e si impegna per assicurare che senza la menoma scossa per la stessa monarchia il potere potrà passare tranquillamente dalle mani di Berenguer alle mani di quegli che vi sarà chiamato dal baccanale elettorale.

Quanto ai socialisti, essi che nei primi giorni dopo la caduta di De Rivera, si erano sbizzarriti in affermazioni radicali (appunto per meglio confondere le masse) si sono recentemente affrettati a reclamare un posto onorevole nel consesso della gente per bene che vuole restare nel sacrosanto rispetto dell’ordine capitalista e dei sacramenti della democrazia.

Ed essi concludono il recente manifesto lanciato alle loro organizzazioni scongiurando che il «trionfo completo (quello della Spagna „libera”) non deve essere turbato dall’impazienza o dalla precipitazione, ma deve essere assicurato da un lavoro sereno, perseverante e tenace» – Più rassicuranti di così non si poteva davvero essere.

Non è questa la prima occasione in cui la superficie sociale dove si colloca la piccola borghesia comincia a dare segni d’impazienza, mentre apparentemente il proletariato resta in una posizione di stagnazione. Gli è che la piccola borghesia riesce più facilmente a dare vita a quei movimenti che non incontrano una resistenza del capitalismo. I movimenti degli studenti e degli ufficiali in Ispagna, che non potevano per nulla impensierire il capitalismo, dovevano d’altra parte indicare che la situazione ed il governo di De Rivera poteva generare movimenti ben più seri e cioè i movimenti del proletariato.

Per parare a questi movimenti si è avuto il trapasso a Berenguer e le successive metamorfosi dei conservatori dalla monarchia alla repubblica, per poi tornare ancora una volta al rispetto della monarchia.

E questa metamorfosi molto rapida si è verificata benché pure una modificazione dalla monarchia alla repubblica lungi dal rappresentare un indebolimento del regime capitalista, poteva rappresentare una veste di maggiore sicurezza e di più sicura durata.

Dopo la caduta di De Rivera, non solamente abbiamo assistito a movimenti proletari di un’importanza che non corrisponde affatto alle aspettative che vi si potevano fondare, ma finora nessun elemento ci permette di affermare che nel corso di questi avvenimenti notevoli passi siano stati compiuti sul cammino di una effettiva organizzazione del proletariato nel suo partito rivoluzionario.

Tutto ha l’apparenza a concludersi nel grande baccanale elettorale cui partecipano gli stessi anarco-sindacalisti che rinviano le lotte economiche del proletariato al dopo le elezioni ed affermano la loro fiducia in Berenguer per la restituzione del beato regime costituzionale.

Ma le difficoltà e la crisi economica in Ispagna non si concluderanno nella festa elettorale. Ben altri sviluppi si preparano. I movimenti proletari si determineranno con imponenza e conseguenze ben diverse da quelle dei recenti movimenti di Bilbao e di Valenza. Quello che manca, e deve formarsi, nel corso di questi avvenimenti, è un’organizzazione solida del proletariato comunista, un’organizzazione che non abbia nulla a che fare con il confusionismo e l’imbroglio del centrismo. Se il proletariato non riuscirà a costruirsi questa organizzazione i movimenti proletari si presenteranno in ordine sparso e disgregato permettendo così nuovi imbrogli del capitalismo.

Il fatto che quest’organizzazione non esisteva e non si era preparata quando De Rivera ha ceduto il potere, ha permesso il libero e totale corso a tutte le pagliacciate dei Guerra, dei Romanones e dei socialdemocratici.

Questa lezione essenziale degli avvenimenti spagnoli ha una grande importanza per il proletariato italiano.

Per quanto, dato il carattere che abbiamo ricordato anche più sopra del fascismo italiano, è da ritenere che solo i movimenti del proletariato riusciranno ad abbattere il fascismo, tuttavia è evidente che nel corso della resistenza borghese contro l’assalto del proletariato, non pochi tentativi saranno fatti per chiamare a sostituire Mussolini il personale antifascista che si annida nella Concentrazione od ai suoi margini.

Per impedire che questa successione di potere contenga le tragiche e sanguinosissime esperienze del proletariato italiano; per impedire questo non vi è che la presenza di una organizzazione capace di dirigere i movimenti del proletariato verso il loro sbocco, verso la rivoluzione. Ma quest’organizzazione deve essere preparata tenacemente e malgrado tutte le difficoltà.

Se questa organizzazione dovesse mancare al proletariato italiano, allora, nel corso dei suoi movimenti diretti ad abbattere il capitalismo, nulla esclude che la manovra di re Vittorio per ripetere il gioco di re Alfonso abbia un provvisorio successo malgrado le stragi che ha costato la costituzione e la difesa dell’organizzazione della vittoria rivoluzionaria in Italia, del partito comunista. Il centrismo che ha blaterato in tutti i toni sulla „radicalizzazione delle masse”, quando un’occasione si è presentata per determinare una reale radicalizzazione delle masse, ci hanno dato lo spettacolo lamentevole del 6 Marzo nella stessa Spagna.

La frazione di sinistra che ha sempre sostenuto la necessità di un’organizzazione capace di risolvere la crisi comunista, come la condizione della vittoria del proletariato, come condizione dell’efficace sviluppo dei suoi movimenti, trova nei suoi recenti avvenimenti spagnuoli l’insegnamento a raddoppiare e a moltiplicare la sua attività alfine di sforzarsi di restare all’altezza del suo compito e del suo dovere.