Partidul Comunist Internațional

Prometeo (II) 43

Le sedizioni di Spagna

La sedizione di Jaga, nel quadro di tutti gli avvenimenti sanguinosi che si succedono e si intensificano, dalla caduta del governo De Rivera, rivela gli elementi di uno spirito di ribellione che sei anni di regime dittatoriale hanno prodotto attraverso una politica di depauperamento economico e di compressione.

Il disperato tentativo di normalizzazione che il generale Berenguer esercita per delega e con pieni poteri della stessa casta che consegnò il potere alla dittatura, urta contro le forze avversarie, sempre più storicamente spinte verso il preciso terreno di naturale azione, nel periodo in cui la crisi sociale del regime pone in modo netto, per la soluzione del problema, la trasformazione del potere con il metodo insurrezionale e la lotta rivoluzionaria.

Il proletariato e la piccola borghesia con le agitazioni sindacali ed i sollevamenti militari, si muovono ed agiscono per dei fattori determinati da una stessa causa che, nella situazione spagnuola, non forma l’obiettivo dei movimenti insufficienti di impostazione e di sviluppo.

La frequenza degli ammutinamenti e di certi casi, come Jaga, la fusione armata dei civili con i militari, dimostra la inconfutabile realtà marxista sulla demarcazione delle forze storiche in funzione tra la posizione incerta e disordinata della media e piccola borghesia ed il ruolo del proletariato. Dal processo che si verifica oggi in Spagna vi si scorgono appunto i sintomi della sola demarcazione senza, e non per caso, il delinearsi della specifica funzione delle forze che vi agiscono.

La stampa borghese analizza e prognostica masticando la causa del male e ossessionata dal probabile risultato. Sei anni di dittatura, si legge, hanno aggravato la situazione economica e politica del paese. Il governo di Primo De Rivera non poteva che portare al fallimento politico. Il generale Berenguer tenta di ristabilire l’ordine costituzionale urtando contro non lievi difficoltà.

Si tratta di forze disorganizzate che si muovono nell’assenza completa dei partiti malati di dottrine e di programma. Ma la crisi è lungi dall’essere risolta con le esecuzioni e gli arresti in massa perché la sua causa è ben più profonda. Così si esprimono il Temps e i fogli che gli fanno eco con un linguaggio da malato intelligente che sa dell’effetto momentaneo di una iniezione di morfina.

La causa è ben più profonda ed è evidente. Il potere dittatoriale, fenomeno della stessa, ha rivelato risultati opposti a quelli illusoriamente sperati per l’indistruttibilità dei fattori che contrassegnano il regime di sfruttamento e la ragione della lotta di classe.. Spiegare gli atti militari con la semplice rivalità tra le armi di artiglieria e di fanteria è come voler nascondere dietro un velo abbastanza trasparente il soffocamento economico il malcontento delle classi ammiserite, lo spirito combattivo e la influenza delle agitazioni proletarie.

L’opposizione media e piccolo borghese non riesce ad esprimersi in una forma omogenea e compatta ed offre una sicura garanzia alla forza conservatrice per essere sfruttata come strumento della sua politica. La questione del trono è ancora troppo radicata nelle alte sfere della borghesia spagnuola adombrata perciò dalle retoriche e demagogiche formule repubblicane-socialdemocratiche. Questo spiega l’esplosione violenta e sporadica di una parte del ceto intermedio che si dibatte nella incomprensione caratteristica della sua posizione sociale.

La soluzione della crisi sta unicamente e solamente alla forza del proletariato che potrebbe e ne stabilirebbe certamente le condizioni se si trovasse però all’altezza del suo ruolo e della sua funzione storica, se cioè nel suo seno contenesse l’indispensabile elemento di valutazione e di orientamento: il partito politico di classe. Questo gli manca restando incatenato alla concezione sindacalista che impedisce lo sviluppo obiettivo della lotta e facilita la sanguinosa manovra del nemico. Esperienza dura e dolorosa che il proletariato non comprende ancora.

Il partito comunista di Spagna è completamente assente dallo svolgersi di tutti questi avvenimenti. Non una sola parola d’ordine che spiegasse ed orientasse le agitazioni proletarie che pur si manifestano in una certa maturazione degli elementi di movimento e di sviluppo di una situazione rivoluzionaria. Non sono i fattori soggettivi che mancano ma la condizione indispensabile per il successo: l’obiettivo e la guida. L’asse regolatore del rapporto di forze non potrà mai spostarsi verso la giusta direzione se alla leva del suo movimento non vi è capacità di manovra.

Il gruppo di opposizione, alquanto ridotto, è privo dei più qualificati compagni imprigionati dalla ripresa della propria attività.

L’insurrezione di Jaga non è certamente l’ultima manifestazione del periodo convulsivo che travaglia la Spagna. I fatti di San Sebastian e di Irun, succedutesi, lo dimostrano chiaramente, come lo dimostrano le fucilazioni, gli arresti e le misure estreme della legge militare e dello stato di assedio.

La lotta si intensificherà e solo si svilupperà nel senso della vittoria rivoluzionaria proletaria se nel corso di essa il nucleo d’avanguardia politica di classe riesce a formarsi e ad assolvere il suo compito direttivo.

I militanti di sinistra devono compiere ogni sforzo perché questo si verifichi. Ai compagni ed al proletariato di Spagna va non soltanto l’espressione di una solidarietà morale ma l’apporto positivo di tutta la nostra attività. Coadiuvare validamente l’opposizione spagnuola nel suo gravissimo compito è il dovere di tutti i comunisti. L’opposizione internazionale di sinistra deve essere la prima ad assolvere a questo dovere.