Partidul Comunist Internațional

Per la costituzione dei Consigli operai in Italia Pt.2

Categorii: Communist Abstensionist Fraction of the PSI, Italy

Articol părinte: Per la costituzione dei Consigli operai in Italia

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II.

Prima di addentrarci nella discussione del problema pratico della costituzione dei Consigli Operai, Contadini e Soldati in Italia, e dopo le considerazioni generali contenute nell’articolo che pubblicammo nel numero scorso, vogliamo trattenerci ad esaminare le linee programmatiche del sistema soviettista quali si rintracciano nei documenti della rivoluzione russa, e nelle dichiarazioni di principio di alcune correnti massimaliste italiane, quali il programma approvato al Congresso di Bologna, la mozione presentata allo stesso Congresso da Leone ed altri compagni, le pubblicazioni dell’Ordine Nuovo, intorno al movimento dei Consigli di Fabbrica torinesi.

I Consigli e il programma bolscevico

Nei documenti della III Internazionale e del Partito Comunista russo, nelle magistrali relazioni di quei formidabili dottrinari che sono i capi del movimento rivoluzionario russo, Lenin, Zinoviev, Radek, Bucharin, ricorre il concetto che la rivoluzione russa non ha inventate forme nuove ed impreviste, ma ha confermato le previsioni della teoria marxista sul processo rivoluzionario.

Ciò che è sostanziale nel grandioso sviluppo della rivoluzione russa è la conquista mediante una vera guerra di classe del potere politico da parte delle masse operaie, e la instaurazione della loro dittatura.

I soviet – non occorre ricordare che la parola soviet significa semplicemente consiglio e può essere adoperata per indicare qualunque corpo rappresentativo – nella loro significazione storica sono il sistema di rappresentanza di classe del proletariato giunto al possesso del potere.

Essi sono gli organi che sostituiscono il parlamento e le assemblee amministrative borghesi, e man mano vanno sostituendo tutti gli altri ingranaggi dello Stato.

Per dirla con le parole dell’ultimo congresso comunista russo, citato dal compagno Zinoviev, i soviet sono le organizzazioni di stato della classe operaia e degli agricoltori poveri, le quali effettuano la dittatura del proletariato durante la fase in cui si estinguono gradualmente tutte le vecchie forme dello Stato.

Il sistema di queste organizzazioni di stato tende a dare la rappresentanza a tutti i produttori come membri della classe lavoratrice ma non come partecipanti ad una categoria professionale o ad un ramo d’industria; secondo l’ultimo manifesto della III Internazionale, i Soviet sono un nuovo tipo di organizzazione vasta, la quale abbraccia tutte le masse operaie indipendentemente dal loro mestiere e dal livello della loro cultura politica. La rete amministrativa dei Soviet ha come organismi di primo grado i consigli di città o di distretto rurale, e culmina nel governo dei commissari.

E’ bensì vero che a lato di questo sistema sorgono nella fase della trasformazione economica altri organi, come il sistema del controllo operaio e dell’economia popolare; è anche vero, come più volte abbiamo detto, che questo sistema tenderà ad assorbire in sé il sistema politico, quando la espropriazione della borghesia sarà completa e cesserà la necessità del potere statale.

Ma nel periodo rivoluzionario il problema essenziale, come risulta da tutti i documenti dei russi, è quello di subordinare all’interesse generale, nello spazio e nel tempo, del movimento rivoluzionario gli interessi e le esigenze locali e di categorie.

Quando la fusione dei due organismi sarà avvenuta, allora la rete della produzione sarà completamente comunista ed allora si realizzerà quel criterio che ci sembra si vada esageratamente valutando di una perfetta articolazione della rappresentanza con tutti i meccanismi del sistema produttivo.

Prima di allora, quando ancora la borghesia resiste, sopra tutto poi quando è ancora al potere, il problema è di avere una rappresentanza nella quale prevalga il criterio dell’interesse generale; e quando l’economia è ancora quella dell’individualismo e della concorrenza l’unica forma in cui quel superiore interesse collettivo può esplicarsi è una forma di rappresentanza politica nella quale agisca il partito politico comunista.

Nel ritornare sulla questione mostreremo come il voler concretare e tecnicizzare troppo la rappresentanza soviettista, specie ove è ancora al potere la borghesia, significa porre il carro avanti ai buoi e ricadere nei vecchi errori del sindacalismo e del riformismo.

Citiamo per ora le non equivoche parole di Zinoviev.

„Il partito comunista riunisce quell’avanguardia del proletariato che lotta, consapevolmente, per l’effettuazione pratica del programma comunista. Esso si sforza specialmente di introdurre il suo programma nelle organizzazioni dello stato, i soviet, o di ottenervi un completo dominio”.

In conclusione la repubblica soviettista russa è diretta dai Soviet che riassumono in sé dieci milioni di lavoratori su ottanta circa di abitanti. Ma sostanzialmente le designazioni per i comitati esecutivi dei soviet locali e centrali avvengono nelle sezioni e nei congressi del grande partito comunista che domina nei soviet. Ciò corrisponde alla vibrata difesa fatta da Radek delle funzioni rivoluzionarie delle minoranze. Sarà bene non creare un feticismo maggioritario-operaista che andrebbe a tutto vantaggio del riformismo e della borghesia.

Il partito è in prima linea nella rivoluzione, in quantoché potenzialmente è costituito da uomini che pensano ed agiscono come membri della futura umanità lavoratrice, nella quale tutti saranno produttori armonicamente inseriti in un meraviglioso ingranaggio di funzioni e di rappresentanze.

Il programma di Bologna e i Consigli

E’ deplorevole che nell’attuale programma del partito non si rintracci la proposizione marxista, che il partito di classe è lo strumento della emancipazione proletaria; e vi sia l’anodino codicillo: delibera (chi? Nemmeno la grammatica fu salvata nella fretta di deliberare… per le elezioni) di informare l’organizzazione del Partito socialista italiano ai su esposti principi.

Vi è da discutere sul comma che nega la trasformazione di qualsiasi organo dello Stato in organo per la lotta di liberazione del proletariato, ma di ciò ad altra trattazione, previa l’indispensabile chiarificazione dei termini.

Ma dissentiamo ancora di più dal programma là dove esso dice che i nuovi organi proletari funzioneranno dapprima, in dominio borghese, quali strumenti della violenta lotta di liberazione, e poi diverranno organismi di trasformazione sociale ed economica, poiché si specificano fra tali organi non solo i consigli dei lavoratori contadini e soldati, ma perfino i consigli dell’economia pubblica, organi inconcepibili in regime borghese.

Anche i consigli politici operai possono dirsi piuttosto istituti entro i quali si esplica l’azione dei comunisti per la liberazione del proletariato.

Ma anche recentemente il compagno Serrati ha svalutato in barba a Marx e a Lenin il compito del partito di classe nella rivoluzione.

Con la massa operaia” – Lenin dice – „il partito politico, marxista, centralizzato, avanguardia del proletariato, guiderà il popolo sulla giusta via, per la dittatura vittoriosa del proletariato, per la democrazia proletaria invece di quella borghese, per il potere dei consigli, per l’ordine socialista„.

L’attuale programma del partito risente di scrupoli libertari e di impreparazione dottrinale.

I Consigli e la mozione Leone

Questa mozione si riassumeva in quattro punti esposti nel suggestivo stile dell’autore.

Il primo di questi punti è mirabilmente ispirato alla constatazione che la lotta di classe è il reale motore della storia ed ha spezzato le unioni socialnazionali.

Ma poi la mozione esalta nei soviet gli organi della sintesi rivoluzionaria che essi avrebbero virtù di creare quasi pel meccanismo stesso della loro costituzione, ed afferma che i soviet soli possono condurre al trionfo le grandi iniziative storiche al di sopra delle scuole, dei partiti, delle corporazioni.

Questo concetto di Leone, e dei molti compagni che firmarono la sua mozione, è ben diverso dal nostro che desumiamo dal marxismo e dalle direttive della rivoluzione russa. Si tratta di sopravvalutare una forma invece di una forza, analogamente a quanto i sindacalisti facevano del sindacato, attribuendo alla sua pratica minimalista virtù di risolversi nella rivoluzione sociale.

Come il sindacalismo è stato demolito prima dalla critica dei veri marxisti, poi dall’esperienza dei movimenti sindacali che ovunque hanno collaborato col mondo borghese fornendogli elementi di conservazione, così il concetto di Leone cade dinanzi all’esperienza dei consigli operai socialdemocratici controrivoluzionari, che sono appunto quelli nei quali non vi è stata vittoriosa penetrazione del programma politico comunista.

Solo il partito può riassumere in sé le energie dinamiche rivoluzionarie della classe. Sarebbe pettegolo obbiettare che anche i partiti socialisti hanno transatto, dal momento che noi non esaltiamo la virtù della forma partito, ma quella del contenuto dinamico che è nel solo Partito comunista.

Ogni partito si definisce dal proprio programma e le sue funzioni non trovano campo di analogia con quelle di altri partiti, mentre necessariamente le funzioni accomunano tra loro tutti i sindacati e nel senso teorico anche tutti i consigli operai.

Il danno dei partiti socialriformisti non fu di essere dei partiti, ma di non essere comunisti e rivoluzionari.

Questi partiti hanno condotto la controrivoluzione, mentre in lotta con essi i partiti comunisti dirigevano ed alimentavano l’azione rivoluzionaria.

Non vi sono dunque organismi rivoluzionari per virtù formale; vi sono solo forze sociali rivoluzionarie per la direzione nella quale agiscono, e queste forze si risolvono in un partito che lotta con un programma.

I Consigli e l’iniziativa dell’Ordine Nuovo di Torino

Più oltre ancora vanno secondo noi i compagni dell’Ordine Nuovo. Essi non sono nemmeno contenti della dicitura del programma del partito, perché pretendono che i Soviet, compresi quelli d’indole tecnico-economica (i consigli di fabbrica), non solo esistano e siano organi della lotta di liberazione proletaria in regime borghese, ma siano persino gli organi della ricostruzione dell’economia comunista.

Essi infatti stampano nel loro giornale il brano del programma del partito da noi più su citato, coll’omissione di alcune parole che ne trasformano il significato secondo il loro punto di vista:

Dovranno essere opposti organi nuovi proletari (consigli dei lavoratori, contadini e soldati, consigli dell’economia pubblica, ecc.) … organismi di trasformazione sociale ed economica e di ricostruzione del nuovo ordine comunista„.

Ma l’articolo è già lungo e rimandiamo al numero prossimo la esposizione del nostro profondo dissenso da questo criterio che a parer nostro offre il pericolo di risolversi in un puro esperimento riformista con la modificazione di certe funzioni dei sindacati e forse la promulgazione di una legge borghese per i consigli operai.