Partidul Comunist Internațional

Per la costituzione dei Consigli operai in Italia Pt.5

Categorii: Communist Abstensionist Fraction of the PSI, Italy

Articol părinte: Per la costituzione dei Consigli operai in Italia

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V.

Intendiamo con questo articolo concludere la nostra esposizione, salvo a riprendere la discussione in polemica con quei compagni che su altri giornali hanno mosso osservazioni al nostro punto di vista.

La discussione si è ormai generalizzata su tutta la stampa socialista. Quanto abbiamo letto di meglio sono gli articoli di C. Niccolini sull’Avanti!, scritti con grande chiarezza ed intonati alla vera concezione comunista, e coi quali pienamente concordiamo.

I Soviet, i consigli degli operai, contadini (e soldati) sono la forma che assume la rappresentanza del proletariato nell’esercizio del potere, dopo l’abbattimento dello Stato capitalistico.

Prima della conquista del potere, quando ancora politicamente domina la borghesia, può avvenire che speciali condizioni storiche, probabilmente corrispondenti a serie convulsioni degli ordinamenti istituzionali dello Stato e della società, determinino il sorgere dei Soviet, e può essere molto opportuno che i comunisti agevolino e sospingano il nascere di questi nuovi organismi del proletariato.

Deve però restare ben chiaro che tale formazione non può essere un procedimento artificiale, o l’applicazione di una ricetta; e che in ogni modo l’essersi costituiti i consigli operai, che saranno la forma della rivoluzione proletaria, non vorrà dire che il problema della rivoluzione sia stato risoluto, e nemmeno che siano state poste condizioni infallibili alla rivoluzione. Questa – e ne mostrammo gli esempi – può mancare anche ove i Consigli esistano, quando in questi non sia trasfusa la coscienza politica e storica del proletariato, condensata, direi quasi, nel partito politico comunista.

Il problema fondamentale della rivoluzione sta dunque nella tendenza del proletariato ad abbattere lo Stato borghese ed assumere nelle proprie mani il potere. Questa tendenza nelle larghe masse della classe operaia esiste come diretta risultante dei rapporti economici di sfruttamento da parte del capitale che determinano pel proletariato una situazione intollerabile e lo spingono ad infrangere le esistenti forme sociali.

Ma il compito dei comunisti è quello di indirizzare questa violenta reazione delle folle e dare ad essa una migliore efficienza. I comunisti – come già disse il Manifesto – meglio del restante proletariato conoscono le condizioni della lotta di classe e della emancipazione del proletariato; la critica che essi fanno della storia e della costituzione della società li pone in grado di costruire una previsione abbastanza esatta degli sviluppi del processo rivoluzionario. Perciò i comunisti costituiscono il partito politico di classe, che si propone l’unificazione delle forze proletarie, l’organizzazione del proletariato in classe dominante, attraverso la conquista rivoluzionaria del potere.

Quando la rivoluzione è prossima e i suoi presupposti sono maturi nella realtà della vita sociale, un forte partito comunista deve esistere, e particolarmente precisa deve essere la sua coscienza degli eventi che si preparano.

Gli organi rivoluzionari che all’indomani della caduta della borghesia esercitano il potere proletario e rappresentano le basi dello Stato rivoluzionario, in tanto sono tali, in quanto sono guidati da lavoratori coscienti della necessità della dittatura della propria classe, cioè da lavoratori comunisti. Ove così non fosse, questi organi cederebbero il potere conquistato e la controrivoluzione trionferebbe.

Ecco perché, se questi organi debbono sorgere, se i comunisti devono in un dato momento occuparsi della loro costituzione, non si deve credere che sia questo un mezzo per girare le posizione della borghesia e venire facilmente, automaticamente, a capo delle sue resistenze a cedere il potere.

I Soviet, organi di Stato del proletariato vittorioso, possono essere organi di lotta rivoluzionaria del proletariato quando ancora il capitalismo impera nello Stato?

Sì, nel senso però che essi possono costituire, ad un certo stadio, il terreno adatto per la lotta rivoluzionaria che il partito conduce. E in quel certo stadio il partito tende a formarsi un tale terreno, un tale inquadramento di forze.

Siamo oggi in Italia in questo stadio della lotta?

Noi pensiamo che ad esso siamo molto prossimi, ma che vi è uno stadio precedente da superare.

Il Partito comunista, che nei soviet dovrebbe agire, ancora non esiste. Noi non diciamo che i soviet, per sorgere, lo attenderanno: potrà darsi che gli avvenimenti si presentino altrimenti. Ma allora si delineerà questo grave pericolo: l’immaturità del partito lascerà cadere questi organismi nelle mani dei riformisti, dei complici della borghesia, dei siluratori o dei falsificatosi della rivoluzione.

Ed allora, noi pensiamo, è molto più urgente il problema di avere in Italia un vero Partito comunista, che quello di creare i Soviet.

Studiare entrambi i problemi, e porre le condizioni migliori per affrontarli entrambi senza indugio, può anche essere accettabile, ma senza mettere date fisse e schematiche ad una quasi ufficiale inaugurazione dei Soviet in Italia.

Determinare la formazione del partito veramente comunista vuol dire selezionare i comunisti dai riformasti e socialdemocratici.

Alcuni compagni pensano che la stessa proposta di formare i soviet possa offrire il terreno per questa selezione.

Noi non lo crediamo – appunto perché il Soviet non è, secondo noi, un organo per essenza sua rivoluzionario.

In ogni modo, se il nascere dei Soviet deve essere fonte di chiarificazione politica, non vediamo come vi si possa arrivare sulla base di una intesa – come nel progetto Bombacci – tra riformisti, massimalisti, sindacalisti e anarchici!

Invece la creazione in Italia di un movimento rivoluzionario sano ed efficiente non sarà mai data dal mettere in primo piano nuovi organismi anticipati sulle forme avvenire, come i consigli di fabbrica o i Soviet – così come fu un’illusione quella di salvare dal riformismo lo spirito rivoluzionario trasportandolo nei sindacati visti come nucleo di una società avvenire.

La selezione non la realizzeremo con una nuova ricetta, che non farà paura a nessuno, bensì con l’abbandono definitivo di vecchie „ricette” di metodi perniciosi e fatali.

Noi – per le ragioni ben note – pensiamo che questo metodo da abbandonare, per far sì che insieme ad esso possano essere respinti i non comunisti dalle nostre file, sia il metodo elettorale, e non vediamo altra via per la nascita di un Partito comunista degno di aderire a Mosca.

Lavoriamo in questo senso cominciando – come benissimo dice Niccolini – dall’elaborare una coscienza, una cultura politica, nei capi, attraverso uno studio più serio dei problemi della rivoluzione, meno frastornato dalle spurie attività elettorale, parlamentari e minimaliste. Lavoriamo in tal senso – ossia facciamo già propaganda per la conquista del potere, per la coscienza di ciò che sarà la rivoluzione, di ciò che saranno i suoi organi, di come veramente agiranno i Soviet – e avremo veramente lavorato per costituire i consigli del proletariato e conquistare in essi la dittatura rivoluzionaria che aprirà le vie luminose del comunismo.