Non attacca
Categorie: Italy, Life of the Party, Partito Comunista Italiano, PCInt, Questione Triestina, Stalinism
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Forlì, novembre
Alla Ditta Bartoletti, fabbrica di carrozzerie per automobili con circa 600 operai è suonato il «cessate lavoro» di 10 minuti per i fatti di Trieste. Due operai, saputo il motivo, hanno continuato a martellare nel silenzio dell’officina inattiva per protesta contro un’iniziativa dovuta ai repubblicani ed accettata in pieno dagli staliniani, loro degni compari in fatto di patriottismo, oltre che dalla neonata confederazione fascista. Al chiasso provocato dai due martelli, gli operai si riunivano attorno ai due… reprobi, sorpresi prima, accondiscendenti poi quando essi spiegarono loro che i fatti di Trieste non riguardano la classe operaia, ma bensì quella padronale in cerca di nuove avventure e nuovi guadagni; che, con o senza Trieste, dovranno sempre lottare per i salari di fame e la disoccupazione; che il «viva Trieste italiana», caro ai figli di papà e a tutti i borghesi, compresi gli appartenenti al partito staliniano e stampato in un manifesto della Federazione Forlivese del P.C.I. in data 15 aprile 1949, è sempre stato un grido di guerra; che ogni operaio cosciente della sua posizione sociale deve rispondere al grido di «viva Trieste italiana» con «abbasso la guerra, abbasso tutti gli avventurieri e trascinasciabole!».
Non è poi mancato l’intervento del capo-gruppo staliniano, accorso a giustificare l’atteggiamento del partito con motivi tattici e costituzionali… e ripetere che, in fondo, loro sono sempre i partigiani della pace.
I due operai hanno ripreso a battere più forte col martello, convinti che quel suono riuscisse più riposante ai compagni di lavoro che il tentativo di capire l’intruglio delle teorie e delle tattiche nazional-staliniste.