Partito Comunista Internazionale

Il n. 3 affonda

Categorie: Jugoslavia, Stalinism, Titoism, USSR

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Non abbiamo l’onore (non diciamo il piacere, sebbene abbiamo uno stomaco da struzzi) di conoscere gli scritti certamente… storici che hanno meritato a Djilas, già capoccione e super-teorico del titismo in Jugoslavia e altrove, la scomunica del suo Comitato Centrale e l’allontanamento da posti e prebende di primo grado. Forse, se ne avremo l’occasione e la forza, ci ritorneremo sopra: sembra però già ora possibile intravedere lo sfondo di questa vicenda, tanto simile a quella della caduta di Beria.

Il grande torto di Djilas sembra infatti essere stato quello di aver teorizzato, portandolo fino alle estreme conseguenze, l’inserimento della Jugoslavia titina nel mondo occidentale e quindi nella democrazia. Ora, certe cose si fanno ma non si dicono, in Jugoslavia come in Russia e come dovunque: è lecito a Tito smantellare il cooperativismo agrario, ristabilire e rafforzare la piccola proprietà, schierarsi col blocco occidentale, trasformare il partito comunista (e lasciamo stare che cos’avesse di comunista anche prima) in un’elastica lega di socialisti; non è lecito invece proclamare apertamente il passaggio ad un «socialismo democratico»; non è lecito quello che, a quanto sembra, aveva fatto dall’altra sponda Beria, cioè scoprire prima del tempo le carte.

Titismo e stalinismo si assomigliano come due gocce d’acqua; sono forme di «socialismo nazionale», cioè di falso socialismo; sono entrambi liquidatori della tradizione ideologica e organizzativa del movimento comunista. L’uno e l’altro hanno goduto quindi – e godranno in avvenire – l’appoggio della coalizione borghese tradizionale dell’Occidente. Ma la loro funzione, rivolta verso la classe operaia, implica il mantenimento di una faccia socialista e il gioco sottobanco, almeno finché non sia giunto il momento di scoprirsi. Nella situazione jugoslava, Djilas è stato semplicemente un fuori tempo; fra uno o due anni, o siano pure dieci, sarebbe l’uomo del giorno; oggi è il rinnegato. D’altra parte, Tito ha reso omaggio alla propria diversificazione apparente dallo stalinismo non ricorrendo alle misure estreme della fucilazione o di altra forma di soppressione del «transfuga»; l’ha soltanto e sia pure solennemente ammonito. Così tutto è a posto, il bilancio è in pareggio: è salva la faccia socialista, è salva la faccia democratica del regime.

Il n. 3 è affogato: lo faranno, al momento buono, tornare a galla. Quanto a Beria, non c’è più; ma, morto un papa, non è forse vero che se ne trova un altro?