Partidul Comunist Internațional

Carlo Marx e i sindacati Pt.3

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III.

Ma, mettendo in evidenza la necessità del movimento sindacale, Marx insorse subito contro i trades-unionisti portati ad esagerare il potere delle loro organizzazioni.

«Essi non devono dimenticare – diceva il creatore del socialismo scientifico – che hanno da fare colle conseguenze e non colle cause, che essi possono costituire un freno, ma non possono modificare l’orientamento, che essi non apportano che dei palliativi e non raggiungono la causa del male. Essi non devono dunque consacrare tutta la loro forza a questa inevitabile guerriglia, provocata costantemente dagli eccessi dello sfruttamento e dalle oscillazioni del mercato. Al posto di un equo salario per una equa giornata di lavoro, essi dovrebbero incidere sulla loro bandiera questa rivendicazione rivoluzionaria: abolizione del salariato …».

I Sindacati, utili come centri di resistenza alle esagerazioni del capitale – sono importanti là dove si contentano di fare una guerra di parte all’ordine capitalista. Senza rinunziare a questa azione quotidiana, essi debbono lavorare alla trasformazione della società capitalista, fare della loro forza organizzata una leva per l’emancipazione definitiva della classe operaia, vale a dire l’abolizione del salariato.

Il primo Congresso operaio internazionale ebbe luogo a Ginevra nel 1866. Marx scrisse, per questo Congresso, e per incarico del Consiglio Federale, una mozione dettagliata sui Sindacati.

Siccome questo documento ci dà la più chiara esposizione del suo pensiero in materia, noi lo riproduciamo qui per intero, secondo l’originale inglese redatto da Marx stesso.

6. Società operaie (Trades Unions), il loro passato, presente e futuro.

a) il loro passato:

Il capitale è la forza sociale concentrata, mentre che l’operaio non dispone che della sua forza produttiva individuale. Dunque il contratto tra capitale e lavoro non può mai essere stabilito su basi eque, quand’anche si desse alla parola “equa” il senso cui gli attribuisce una società che pone le condizioni materiali da una parte e l’energia vitale dall’altra. Il solo potere sociale che possiedono gli operai è il loro numero. La forza del numero è annullata dalla disunione. La disunione degli operai è generata e perpetuata dalla concorrenza inevitabile fatta tra essi stessi. Le Trades Unions (Associazione di mestieri) d’origine sono nati dai tentativi spontanei degli operai, lottanti contro gli ordini dispotici del capitale, per impedire o almeno attenuare gli effetti di questa concorrenza fatta tra gli operai stessi. Esse – le Trades Unions – volevano cambiare i termini del contratto in modo da elevarli al disopra della condizione di semplici schiavi. Lo scopo immediato delle Trades Unions è tuttavia limitato alle necessità delle lotte quotidiane del lavoro e del capitale, e degli espedienti contro la incessante usurpazione del capitale, in una parola alle questioni di salario e d’orario nel lavoro. Una tale attività non solo è legittima, ma è anche necessaria. Non si può rinunziarvi finché dura il sistema attuale; al contrario, le Trades Unions, coordinandosi, devono generalizzare la loro azione.

D’altra parte le Trades Unions sono divenuti, a loro insaputa, dei centri organizzatori della massa operaia, così come i Comuni ed i Municipi del medio evo ne avevano costituiti per la classe borghese. Se le Trades Unions, nella loro prima efficienza, sono indispensabili nelle scaramucce tra capitale e lavoro, esso sono ancora più impotenti nel loro secondo stadio, quali organi di trasformazione dl sistema di lavoro salariato e della dittatura capitalista.

b) il loro presente:

Le Trades Unions si occupano troppo esclusivamente delle lotte immediate. Esse non hanno compreso a sufficienza il loro potere d’azione contro il sistema capitalista stesso. Pur tuttavia, in questi ultimi tempi, essi hanno cominciato ad accorgersi della loro grande missione storica, quale, ad esempio, la mozione seguente adottata recentemente dalla grande Conferenza dei delegati delle Trades Unions tenuta a Sheppeld:

«Questa Conferenza, apprezzando al loro giusto valore gli sforzi fatti dall’Associazione Internazionale dei Lavoratori per unire in un vincolo fraterno gli operai di tutti i paesi, raccomanda molto seriamente a tutte le società rappresentate di aderire a questa Associazione Internazionale, con la convinzione che la stessa Associazione Internazionale rappresenta un elemento necessario per il progresso e la prosperità di tutta la collettività operaia».

c) il loro avvenire:

A parte la loro opera immediata di reazione contro le manovre reazionarie del capitale, esse devono ora agire coscientemente come focolari organizzativi della classe operaia allo scopo elevato della sua emancipazione radicale. Esse devono aiutare ed appoggiare ogni movimento sociale e politico che tenda in questa direzione. Considerandosi e funzionando come gli esponenti ed i rappresentanti di tutta la classe operaia, esse riusciranno ad attirare nel loro seno i non soviety men (uomini non organizzati in società), occupandosi delle industrie le più malamente retribuite, quali l’agricoltura, ove delle circostanze eccezionali sfavorevoli abbiano impedito ogni resistenza organizzata, esse faranno nascere la convinzione nelle grandi masse operaie che invece di essere circoscritte nei limiti ristretti ed egoisti, il loro scopo tende all’emancipazione dei milioni di proletari calpestati ed avviliti.

Questa mozione indica in realtà il punto d’arrivo del pensiero di Marx sul movimento sindacale. È in tutti i casi l’ultimo documento in cui egli l’abbia fatto.

Noi vi vediamo delineata la necessità, la legittimità e la fecondità del movimento sindacale. Ma vi rileviamo anche i limiti assegnati a questa forma di movimento operaio della società capitalistica. Nulla è detto in questa mozione della funzione del partito politico della classe operaia perché l’ordine del giorno del Congresso di Ginevra e le insistenze avevano soprattutto dettato la mozione citata. Vi è d’altronde menzionato che i Sindacati hanno il dovere di sostenere ogni movimento sociale e politico tendente all’emancipazione totale della classe operaia e che essi non devono diventare delle organizzazioni «ristrette» e «egoiste». La questione della neutralità sindacale è quindi neanche prospettata. Questa mozione non è neppure sindacalista. I Sindacati non sono – come Marx ebbe a definirli nella «Miseria della filosofia» – che dei centri di organizzazione della classe operaia, la forma primitiva della sua organizzazione, le prime cellule della futura società socialista. Il movimento sindacale non è una delle forme, uno dei gradi dell’organizzazione del proletariato la cui missione è quella di discutere la classe dominante. Quali scuole del comunismo proiettante la sua influenza su tutti i produttori, i Sindacati costituiscono la base la più larga e la più solida della dittatura del proletariato, vale a dire del proletariato organizzato in quanto classe dirigente.

N. RAZIANOV