Il fronte unico in Francia Pt.6
31. E del pari noi possiamo usare non senza successo lo stesso metodo nell’azione parlamentare o comunale. Noi diciamo alle masse: «i dissidenti hanno scisso il partito operaio, perché non volevano la rivoluzione. Sarebbe follia far calcolo su di essi per la collaborazione all’opera rivoluzionaria del proletariato. Ma noi siam pronti a concludere con essi taluni accordi in Parlamento come fuori del Parlamento, ogni volta che, dovendo scegliere tra gli interessi particolari della borghesia e gli interessi del proletariato, essi ci daranno delle serie garanzie di optare per queste ultime. I dissidenti non possono fare ciò senza rinunciare all’alleanza con i partiti borghesi, senza rinunciare al blocco delle sinistre e senza entrare nel blocco del proletariato». Se i dissidenti fossero capaci di accettare queste condizioni, gli elementi operai che li seguono sarebbero ben presto assorbiti dal Partito comunista. Ma, precisamente per questa ragione, essi non accetteranno queste condizioni. In altri termini, trovandosi di fronte alle nostre domande poste nettamente e chiaramente, costretti a pronunziarsi per il blocco con la borghesia o per il blocco con la classe operaia – in condizioni concrete e chiarissime della lotta delle grandi masse lavoratrici – essi saranno costretti a rispondere che preferiscono il blocco con la borghesia.
Una tale risposta non potrebbe non avere per essi dannose conseguenze tra quelle stesse masse sul cui appoggio essi contano.
5. – Le questioni interne del Partito Comunista
32. La politica che noi stiamo esponendo presuppone senza dubbio una completa indipendenza organizzativa, una perfetta chiarezza teorica, ed una grande fermezza rivoluzionaria del Partito Comunista.
Così, ad esempio, non si può seguire con successo completo una politica che tenda a discreditare l’idea del blocco delle sinistre tra la classe operaia, se nei quadri del nostro stesso partito si trovino degli uomini che osino difendere apertamente il programma attuale della borghesia. L’esclusione incondizionata ed inflessibile di tutti coloro che sono per il blocco delle sinistre, diviene uno dei doveri elementari del Partito comunista. Ciò eliminerà dal nostro Partito gli elementi deleteri, ed attirerà l’attenzione degli operai più coscienti sulla importanza della questione del blocco delle sinistre e dimostrerà che il Partito comunista si occupa seriamente di tutte le questioni che minacciano la unità rivoluzionaria delle azioni del proletariato contro la borghesia.
33. Coloro che tentano di servirsi dell’idea del fronte unico per tornare alla unità con i riformisti e con i dissidenti, debbono essere inesorabilmente esclusi dal nostro partito perché essi sono fra noi gli agenti dei dissidenti ed ingannano gli operai sui veri autori della scissione e sulle sue cause. Costoro, invece di porre con precisione la questione della possibilità di questa o quell’azione pratica da intraprendersi d’accordo coi dissidenti, nonostante il loro carattere piccolo borghese, chieggono al nostro partito stesso di rinunziare al suo programma pratico ed ai metodi rivoluzionari. L’esclusione inflessibile di questi elementi mostrerà meglio d’ogni altra cosa che la tattica del fronte unico non ha nulla che rassomigli ad una capitolazione od alla pace coi riformisti. La tattica del fronte unico impone al Parlamento una completa libertà di manovra, agilità e decisione. Questo non è possibile se il Partito non proclama sempre chiaramente e nettamente tutto ciò che vuole, lo scopo verso cui tende, e se esso non commenta apertamente dinanzi alle masse le sue azioni ed i suoi propositi.
34. È dunque assolutamente inammissibile che taluni membri del Partito pubblichino di propria iniziativa organi politici, nei quali oppongono le loro parole d’ordine ed i loro metodi alle tesi, ai metodi d’azione, ed ai propositi del Partito.
Questi membri diffondono quotidianamente, sotto l’egida del Partito comunista, nel centro della sua attività, cioè a dire tra noi stessi, delle idee che ci sono ostili; cioè essi seminano confusione e scetticismo, con che ci fanno più male delle ideologie nettamente a noi ostili. Gli organi che hanno questa funzione, in una coi loro compilatori, debbono esser messi una volta per sempre fuori del Partito, e denunziati a tutta la Francia operaia affinché questa condanni severamente i contrabbandieri piccolo borghesi operanti sotto la bandiera del Comunismo.
35. È del pari inammissibile che appaiano sugli organi del nostro Partito, accanto agli articoli che difendono le tesi fondamentali del Comunismo, articoli che discutono queste tesi medesime, o addirittura le neghino. È assolutamente inammissibile, anzi mostruoso, che si perpetui nel Partito un regime di stampa che dia alla massa dei lettori operai, a guisa di articoli di fondo, negli organi sottoposti ad una direzione comunista, articoli nei quali si tenti di farci tornare alle posizioni del pacifismo più deplorevole, e che di fronte alla violenza trionfante della borghesia predichino agli operai il deprimente odio di ogni violenza. Sotto il pretesto dell’antimilitarismo, si lotta contro le idee rivoluzionarie e di insurrezione. Se dopo l’esperienza della guerra e degli avvenimenti che l’han seguita soprattutto in Russia ed in Germania, sopravvivono ancora, nel Partito comunista, i pregiudizi del pacifismo umanitario, e se il Comitato direttivo crede utile, in vista della liquidazione definitiva di questi pregiudizi, di aprire una discussione su questo argomento, non è tuttavia ammissibile che i pacifisti possano in questa discussione apparire coi loro pregiudizi come una tendenza ammessa nel partito: essi debbono essere invece severamente biasimati dalla voce autorizzata del partito nella persona del Comitato direttivo.
Quando il Comitato direttivo giudicherà chiusa la discussione, i tentativi di propaganda delle idee deprimenti del tolstoismo o di ogni altra forma di pacifismo, dovranno provocare l’espulsione dal partito.
36. Si può obiettare, è vero, che finché l’epurazione del Partito dai pregiudizi del passato e il suo consolidamento interno non saranno condotti a termine, sarà pericoloso porre il Partito in situazioni in cui esso sia costretto ad entrare in lotta coi riformisti e con i socialpatrioti. Questa obiezione è erronea. Non è possibile negare, invero, il fatto che il passaggio da un lavoro di semplice propaganda alla partecipazione diretta al movimento delle masse non presenti in se stesso delle nuove difficoltà e, quindi, dei nuovi pericoli per il Partito comunista, ma sarebbe assolutamente erroneo credere che il partito possa prepararsi a tutte le prove senza questa partecipazione diretta alla lotta e senza entrare in contatto coi nemici. Al contrario è proprio per questa via che una vera revisione interna ed un vero consolidamento del partito potranno essere raggiunti. Può darsi benissimo che taluni elementi, la burocrazia del partito o dei sindacati, si sentano più vicini ai riformisti, dai quali si son separati accidentalmente, e che non a noi. La perdita di questi compagni non sarà un male, ma sarà al contrario ricompensata ad usura dall’affluenza nel Partito degli operai e delle operaie che seguono ancora i riformisti. Il risultato sarà una maggiore omogeneità del Partito che diventerà più energico e più proletario.
Vivaci polemiche e contrasti alla Conferenza di Berlino
“Via le mani dai tribunali russi, finchè non avrete la coscienza pulita dell’assassinio di Rosa Luxemburg e Carlo Liebknecht”
BERLINO, 4.
Vi abbiamo già dato notizia del discorso polemico fatto dal compagno Radek contro Vandervelde, in seguito alla richiesta, fatta dal ministro dell’Intesa, di esercitare un controllo sui tribunali russi. Radek è stato aspro e violento. Si sono avuti, mentre egli parlava, dei momenti di grande drammaticità. Egli ha rinfacciato a Vandervelde di essere uno dei firmatari di quel trattato di Versailles nel quale si gettavano le basi della lotta contro la Russia dei Soviet.
Radek contro Vandervelde
Oggi – ha detto Radek – questo ministro dell’Intesa vuole esercitare un controllo sul modo come la Russia degli operai e dei contadini si difende dai suoi nemici. Ebbene, noi chiediamo l’istituzione di un tribunale internazionale per giudicare gli assassini di Rosa Luxemburg e Carlo Liebknecht.
«Via le mani dai tribunali russi, finchè i socialisti di destra non avranno la coscienza pulita dell’assassinio di Rosa Luxemburg e di Carlo Liebknecht!».
Ci si chiede di mettere in libertà i socialisti rivoluzionari che sono nelle nostre carceri. Essi sono coloro che hanno perseguitato con le rivoltelle alla mano i capi della Rivoluzione russa. Se voi chiedete la loro scarcerazione noi vi chiediamo allora: dove si trovano i capi e gli operai che lottarono nell’azione di marzo, e che parteciparono alla Repubblica dei Consigli di Monaco? Essi furono uccisi oppure languono nelle carceri di un Governo al quale collaborano i socialisti di destra.
Radek ha proposto che si faccia uno scambio dei rivoluzionari tedeschi nelle carceri di Germania, con i controrivoluzionari russi, che sono in carcere a Mosca.
Sulla questione della Georgia Radek ha detto chiaramente che il Governo russo ha contribuito volontariamente a far cadere lo Stato menscevico della Georgia, perché i documenti provavano che esso sosteneva le guardie bianche nei loro intrighi e nella loro lotta contro lo Stato degli operai e dei contadini russi. I documenti relativi potranno essere esaminati da una Commissione che Radek propone al Congresso di nominare.
Svolta questa vivace parte polemica in risposta alle accuse mosse ai comunisti dai precedenti oratori, Radek ricorda che dalla Internazionale di Vienna la Conferenza di Berlino è stata convocata con un ordine del giorno dal quale erano escluse le recriminazioni per il passato. Bisogna sapere se a questo ordine del giorno ci si vuole attenere oppure se si ha intenzione di porre delle pregiudiziali e di far così andare a monte la Conferenza. Se così fosse la terza Internazionale declinerebbe ogni responsabilità.
Le condizioni della “Seconda”
La seduta odierna è stata presieduta da Clara Zetkin la quale rende edotti i congressisti che nelle riunioni degli uffici si è deliberato di continuare nelle discussioni.
Questa decisione è stata presa in seguito ad una lettera rimessa dai rappresentanti dell’Internazionale comunista a quelli delle altre Internazionali. In questa lettera si dichiarava che i rappresentanti l’Esecutivo di Mosca non credevano possibile condurre a buon termine i lavori della Conferenza se fossero proceduti come il giorno prima e si chiedeva apertamente se la seconda Internazionale e quella di Vienna hanno intenzione che il Congresso continui oppure se intendono prendere altre decisioni.
Aperta la seduta la parola è concessa a Mac Donald (Inghilterra, seconda Internazionale).
Egli dice che le sue speranze in un buon esito dei lavori della Conferenza sono diminuite dopo le dichiarazioni fatte da Radek. Da queste dichiarazioni è apparso che la terza Internazionale partecipa alla Conferenza più che altro a scopo di polemica e per accrescere la sfiducia delle masse nelle altre Internazionali. Ogni discussione è inutile se la terza Internazionale non fa delle esplicite dichiarazioni sopra i suoi propositi reali. Vuole essa continuare ad applicare la sua tattica di costituzione di nuclei per la conquista delle altre organizzazioni? Se così è, è inutile fare una Conferenza comune per poi doversi combattere più aspramente di prima.
Parlando del problema della Georgia, Mac Donald afferma che i bolscevichi hanno usato contro la Georgia gli stessi mezzi che l’imperialismo inglese usa nell’Egitto e nelle Indie, e contro la Russia dei Soviet. La Russia non può impiegare dei mezzi di oppressione e rappresentare nel contempo il socialismo internazionale.
Mac Donaldo reclama ancora spiegazioni intorno alle accuse mosse contro i social-rivoluzionari e si duole che Radek invece di rispondere alla domanda concreta abbia preferito sollevare dei dibattiti sui nomi di Carlo Liebknecht e di Rosa Luxemburg. Noi conosciamo benissimo la corresponsabilità degli organi del Governo tedesco nell’assassinio di essi, ma perché i bolscevichi vorrebbero agire come fecero questi organi?
L’oratore propone di permettere a Vandervelde di entrare in Russia per assumere la difesa nel processo dei social-rivoluzionari. La proposta di Radek – egli dice – di scambiare i detenuti, non è seria, perché si sa troppo bene che i detenuti dell’Europa centrale non sono in potere dei Partiti della seconda Internazionale. Egli respinge anche l’idea di uno scambio dei prigionieri, perché il problema dei detenuti non è un problema di commercio, bensì un problema di giustizia.
Egli chiede infine se il discorso di Radek è l’ultima parola della terza Internazionale e legge la seguente dichiarazione dell’Esecutivo della seconda Internazionale:
«Ci dichiariamo d’accordo sulle basi della Conferenza generale per il raggiungimento di scopi limitati, e con l’ordine del giorno proposto dalla U.I.P.S. di Vienna.
Noi dichiariamo però che la terza Internazionale deve pronunziarsi esplicitamente d’accordo sulle seguenti condizioni:
1. rinunzia alla tattica di istituire delle frazioni;
2. nomina di una Commissione delle tre Internazionali per riesaminare la situazione in Georgia, e nei paesi nelle stesse condizioni, allo scopo di raggiungere un’intesa fra i partiti socialisti;
3. liberazione dei prigionieri politici e svolgimento di un processo contro i detenuti per reato di un delitto davanti ad una Corte, accordando il diritto di difesa e di controllo al socialismo internazionale».
Parla Serrati
Chiede poi la parola Serrati, rappresentante il Partito socialista italiano non aderente a nessuna Internazionale.
Noi non siamo venuti qui per accusare l’uno contro l’altro – dice Serrati. Può darsi che siano stati fatti degli sbagli, ma forse gli accusatori hanno fatto più errori degli accusati. Gli errori degli accusati furono errori in servizio della rivoluzione, gli altri invece errarono al servizio della borghesia. Malgrado tutto ciò noi non dobbiamo rinunziare al pensiero dell’unità. L’inasprirsi dello sfruttamento del proletariato rende l’unità assolutamente necessaria. Adempiere a questo compito non è un problema morale, ma politico, che deve essere risolto dal punto di vista della necessità storica. Se fossimo stati nelle condizioni dei comunisti russi avremmo forse fatto lo stesso di loro. Se la Russia fosse forte sarebbe forse giusto porre delle condizioni alla terza Internazionale. Oggi invece la Russia si trova nel periodo terribile della penetrazione «pacifica» dei capitalisti europei. È nostro dovere difendere la Rivoluzione russa ed occorrendo anche contro gli stessi bolscevichi. Verrà il momento in cui i bolscevichi dovranno difendere, insieme con i menscevichi e con i social-rivoluzionari, la Rivoluzione russa, ma non servirebbe a nulla porre ora condizioni che aggraverebbero ancora la situazione.
Il diritto dei popoli a disporre di sé stessi Serrati non lo ritiene una rivendicazione socialista. Questa rivendicazione è stata formulata dall’Intesa per ridurre le piccole nazioni a strumenti del capitalismo intesista. Se si parla della Georgia, bisogna parlare anche della Serbia o del Montenegro, della Romania, della Algeria, del Congo belga, ecc. Il diritto dei popoli di disporre di sé stessi è il problema di un secolo, e non può risolversi in quindici giorni. Esso fa parte dei compiti del proletariato internazionale che dovranno essere fissati da questa Conferenza.
Venendo a parlare della paura che si ha dei bolscevichi Serrati si chiede: «Forse che i bolscevichi vogliono avvelenarci?». E perché dovremmo aver paura di un veleno bolscevico? I socialisti belgi sono forse difesi durante la guerra contro il veleno dell’«Union sacrèe»?
I bolscevichi comprendono che oggi abbiamo una situazione diversa da quella di un anno fa, perché oggi l’unione è necessaria per salvare la Rivoluzione russa. Se la Conferenza pan socialista avrà luogo, il proletariato deve trovarvi la sua redenzione. Se non avverrà, ciò significherà una vittoria della borghesia sul proletariato. Ma se la borghesia non è riuscita finora a strangolare il socialismo internazionale, dovrebbe riuscire a farlo oggi? La situazione dei bolscevichi e dei social maggioritari della Germania di fronte al capitalismo è la stessa, perciò noi dobbiamo fare il nostro possibile per rendere attuabile una Conferenza pansocialista.
Le vicende della Conferenza offrono l’occasione a polemiche vivaci anche sui quotidiani di Berlino. Il Vorwarts si scaglia soprattutto contro Radek che accusa di essere venuto a Berlino a lanciare un guanto di sfida a tutti i partiti operai.
La Rote Fahne invece attacca con violenza Vandervelde e Mac Donald i quali hanno dimostrato di condividere, a proposito della politica europea, le parole d’ordine dell’imperialismo, l’uno opponendosi alla discussione del problema delle riparazioni, l’altro sostenendo il punto di vista della borghesia inglese nei confronti con la Russia.
Fronte unico
Nel movimento caotico di correnti, di umori e di illusioni, nel guazzabuglio di economie, di Stati, di valute e di ideologie che precipitano, una sola cosa rimane ferma: l’offensiva del capitale contro la classe operaia. È questo il fatto importante. La «pace» si è risolta in un attacco della borghesia, in una dichiarazione di guerra al proletariato che non ha saputo dichiarare esso la guerra al predominio borghese mentre durava la guerra effettiva. La gratitudine della borghesia perché il proletariato non ha fatto ciò si traduce dappertutto in un abbassamento del livello di vita del proletariato – degna ricompensa per la «fedeltà» degli schiavi del salario!
Le persone «umanitarie», le vecchie comari di ambedue i sessi gridano alla «pazzia» della loro propria classe. Non comprendono che le imprese eroiche della borghesia sfrontata, non sono che l’espressione di una ferrea necessità economica chè senza di esse il sistema capitalistico non potrebbe resistere più a lungo. In realtà non esiste più alcuna base materiale per sollevare il livello di vita delle masse. Le forze produttive nella maggior parte del nostro pianeta sono oggidì prostrate.
Gli spostamenti dei rapporti di forza economica, il tramonto dell’Occidente europeo, le rivalità irriducibili fra le grandi potenze, gli innumerevoli intralci ad un nuovo sviluppo (contribuzioni, barriere doganali, valute, lotta di classe contro la Russia dei Soviet) – tutto ciò crea condizioni le quali rendono impossibile, almeno per il prossimo avvenire, una maggior produzione. Ma la borghesia vuol tuttavia uscire dalla palude! Lo sviluppo della produzione capitalistica richiede nuovi mezzi e questi mezzi non possono oggi scaturire altro che da una unica sorgente: — da una diminuzione della parte che spetta alla classe operaia. Da ciò l’offensiva del capitale. Il significato economico di essa è dunque chiaro: Si tratta del tentativo del capitalismo di uscire dal pozzo arrampicandosi per la propria coda, e se pure i borghesi lungimiranti comprendono tutta la vanità di un simile tentativo, tutto ciò non serve a nulla. Il capitale non può fare altrimenti. In alcuni paesi, soprattutto in quelli vittoriosi, esso passa all’azione diretta dei suoi organismi economici, diminuisce i salari, aumenta la giornata lavorativa; in altri espropria una parte dei salari per mezzo della svalutazione della moneta e per mezzo di tasse. Nelle colonie pratica una economia di rapina ed esaurisce così le ultime risorse di quei paesi.
La classe lavoratrice deve pagare per la guerra! La classe lavoratrice paghi le spese delle riparazioni! Ecco la parola d’ordine della borghesia.
Il proletariato, minacciato da tutte le parti, ricorre all’arma dello sciopero. Gli scioperi giganteschi dell’Inghilterra, della Germania, della Danimarca, dell’America, del Sud Africa: ecco l’inizio della necessaria lotta di difesa del proletariato.
Ma il proletariato non riuscirà neppure a mantenere le odierne miserevoli condizioni se non entrerà in lotta con tutte le sue forze coalizzate. Oramai solo il grande peso della massa può avere un valore decisivo e ciò tanto più perché in molti casi, nell’odierno arresto della produzione, i datori di lavoro stessi potrebbero avere interesse a limitare provvisoriamente le produzioni. In tali casi gli scioperi isolati praticamente possono equivalere a delle serrate che gli operai si impongono da sé stessi.
La mobilizzazione di tutti gli operai per la difesa diventa così una necessità di vita per il proletariato.
E questa mobilizzazione è possibile!
Esiste infatti una grande differenza fra le lotte precedenti e quella odierna. Le lotte precedenti (soprattutto quelle avvenute durante la guerra) non avevano un carattere così semplice, così chiaro, così facilmente comprensibile come questa. Il processo di sfruttamento, la lotta per il profitto, la bestialità, l’odio, il tradimento, — tutte queste cose infami venivano ricoperte da una montagna di problemi: la «patria», la «civiltà», la «razza», il «benessere dell’umanità», la «collettività» e via dicendo. E questa montagna di ideologie, di finalità, di sentimenti «di una sfera superiore» tenevano allora diviso il proletariato. Sopra una grande parte di esso il feticcio del capitalismo esercita ancora tale prestigio che esso ritiene che il vero socialismo sia quello degli Scheidemann di tutti i paesi.
Molto diverse sono oggi le cose. I dati di fatto economici: — salario e profitto, profitto e salario – si mostrano nella loro bella, buona, classica nudità. Ogni operaio, che non sia un cretino nato, vede e sente, capisce e afferra che la borghesia ha già cacciato le sue mani nelle tasche degli operai. Questo dato di fatto prosaico è così semplice che tutte le parti della classe operaia sono d’accordo nell’averlo compreso. Appunto per questo l’azione comune non solo è necessaria, ma anche possibile, non solo possibile, ma anche necessaria!
La Terza Internazionale, che rappresenta l’ala rivoluzionaria marxista del movimento operaio, propone oggi alle altre organizzazioni operaie di organizzare la lotta comune. Lotta contro l’impudenza crescente della borghesia! Lotta contro le tasse! Lotta contro lo strozzamento del popolo tedesco! Lotta contro il caro-vita! Lotta contro le aggressioni alla Russia dei Soviet!
Noi proponiamo alle Internazionali seconda e seconda e mezzo di iniziare una lotta comune per gli scopi comuni, immediati e comprensibili a tutti.
Noi vogliamo unire tutti gli operai sopra questioni per le quali non vi siano differenze tra di essi. L’operaio socialdemocratico è libero di credere, con Scheidemann, che il giudizio pubblico contro i socialrivoluzionari è un atto di barbarie, mentre l’avvelenamento dei capi operai col curaro è la più bella incarnazione dell’umanità; ed è libero il tradeunionista inglese di credere che il garantire la nafta del Caucaso contro i pirati inglesi è un delitto contro la «democrazia», mentre il brutale soggiogamento dell’India è la realizzazione del diritto di autodecisione nazionale. Ma al di sopra di ciò ogni operaio inglese, francese, tedesco, americano è in grado di comprendere che la lotta contro il caro-vita, contro le riduzioni dei salari, contro le tasse, contro la politica pazzesca dei dominanti, è la necessità più elementare.
La borghesia è costretta dalla logica degli avvenimenti a fare i più disperati tentativi per riassettare in comune l’economia mondiale. Deve la classe operaia restare divisa, frazionata, senza forza? No, mille volte no!
Contro gli attacchi del capitale, il proletariato non ha altro da fare che preparare il controattacco contro la borghesia. Ed in questi gravi momenti nei quali una parte degli ideologi borghesi si trova già in preda alla paralisi intellettuale, mentre gli Stinnes di tutto il mondo stanno afferrando per la gola i proletari, ciascun operaio deve trovarsi su un unico fronte coi suoi compagni di lavoro. Nella lotta si costituirà la vera unità della classe operaia.
Noi proponiamo di creare questo fronte unico di lotta proletaria.
Noi speriamo che tutti i proletari che vedono il pericolo della situazione saranno d’accordo con noi su questo argomento.
NICOLA BUCHARIN
L’offensiva contro i metallurgici e un appello della Federazione internazionale
TORINO, 5.
Nella sua recente riunione di Francoforte il C.C. dell’Internazionale metallurgica valendosi delle disposizioni statutarie relative ai contributi per la solidarietà nazionale, ha deciso di domandare agli operai metallurgici organizzati di tutto il mondo il pagamento di mezz’ora di salario a favore dei serrati danesi ed inglesi, che sono da parecchie settimane in aspra lotta contro gli industriali, i quali hanno voluto tentare, con la proclamazione della serrata, di imporre agli operai nuove e peggiori condizioni di lavoro.
Il Consiglio centrale della F.I.O.M. accogliendo il deliberato dell’Internazionale ha stabilito che le sezioni metallurgiche applichino immediatamente ai loro soci la sopratassa straordinaria di lire 2 per gli uomini e di lire 1 per le donne, lasciando libere le sezioni di provvedere nella forma che riterranno più opportuna al pagamento del contributo. Ferma restando cioè l’obbligatorietà di questo contributo, le sezioni hanno facoltà, tenendo conto della situazione locale, di prelevare il contributo dalla Cassa nazionale, invece di farlo versare ai soci, oppure di provvedere parte coi fondi sezionali e parte con sottoscrizioni straordinarie, al pagamento del contributo.
Il C.C. della F.I.O.M. intende che l’impegno verso l’Internazionale metallurgica venga mantenuto, non solo per un doveroso sentimento di solidarietà verso i compagni brutalmente provocati dal padronato, ma anche perché sarebbe deplorevole che i metallurgici italiani, dopo aver sostenuto clamorosamente, in tutti i congressi internazionali la necessità della solidarietà internazionale nella lotta di resistenza, non dimostrassero, pur nelle condizioni difficili e dure in cui versano, alla loro volta di essere pronti a rispondere al primo appello della loro Internazionale.
L’importo dei contributi deve essere inviato prontamente al C.C. della F.I.O.M. in corso Vinzaglio, 16, Torino.
Ecco l’appello che a tal proposito è stato lanciato dall’Internazionale metallurgica:
Compagni
La crisi e la reazione più accanita regnano in tutti i paesi. La guerra, i trattati di pace arbitrari e l’odio dei popoli hanno distrutto le relazioni e gli scambi internazionali, e condotto i popoli sull’orlo della rovina. Tutti gli sforzi della classe operaia internazionale per rendere più ragionevoli le potenze dell’ordine sociale capitalista sono fallite dinanzi allo spirito di vendetta e di rapina. Il padronato e la borghesia si sforzano di imporre in tutti i paesi della guerra crudele e devastatrice il caos che ne risulta alla classe operaia.
Il padronato e la reazione sono all’opera in tutti i paesi per ridurre i salari, già così bassi, prolungare la durata della guerra, abolire il diritto di coalizione ed aggravare le condizioni di lavoro. Ovunque gli operai sono impegnati in una aspra lotta contro il capitale per salvaguardare la loro esistenza. Gli operai metallurgici si trovano impegnati in modo particolarmente grave. Da parecchie settimane i nostri fratelli della Danimarca sono gettai sul lastrico da un padronato senza scrupoli, e lotta coraggiosamente malgrado la disoccupazione, malgrado i lunghi e penosi conflissi dello scorso anno contro la brutalità padronale.
Agli inizi del mese di marzo gli operai meccanici dell’Inghilterra furono posti davanti alla alternativa di sottomettersi all’arbitrio padronale o di essere serrati. Oltre considerevoli ribassi di salario, e quantunque centinaia di migliaia di lavoratori siano senza occupazione, gli industriali volevano introdurre delle ore supplementari secondo il loro criterio. Simultaneamente tutte le conquiste ottenute con dure lotte dai nostri compagni durante gli anni della guerra, dovevano essere soppresse. I padroni invece decisero anche la serrata. Il conflitto minaccia di estendersi alle altre branche della metallurgia per cui una massa gigantesca di più di un milione di metallurgici sarà gettata sul lastrico.
I nostri fratelli ungheresi sono medesimamente minacciati da un grande conflitto. Più di 10 mila metallurgici sono attualmente serrati.
Altre lotte si svolgono in Austria, nel Belgio, in Italia, contro il ribasso dei salari ed il peggioramento delle condizioni di lavoro.
I nostri compagni di Germania sono impegnati anche essi in una lotta accanita provocata dall’incessante deprezzamento del marco. Il rincaro prende proporzioni fantastiche ed obbliga a continui movimenti salariali, mentre il padronato tenta con tutti i mezzi di peggiorare le condizioni di lavoro. In questo momento 100 mila operai metallurgici sono in lotta nella Germania del Sud per opporsi ai tentativi padronali e particolarmente al prolungamento della settimana di lavoro da 46 a 48 ore di lavoro.
La reazione infuria ovunque.
Compagni metallurgici
Noi vi indirizziamo questo appello nelle ore più gravi della lotta contro una reazione feroce. Appoggiate i vostri compagni in lotta. Tutte le organizzazioni sono esortate a prendere senza ritardo posizione circa questa grave lotta ed aiutare immediatamente l’azione di soccorso.
Compagni metallurgici
Non deve avvenire che i nostri fratelli siano costretti a cessare la loro lotta penosa per la mancanza di mezzi finanziari. Aiutate ad assicurare la loro vittoria mediante pronti contributi. Dimostrate agli sfruttatori, avidi di vendetta che gli operai di tutti i paesi sono solidali con i loro compagni in lotta.
Viva la solidarietà internazionale.
Per ordine del C.C. della federazione Internazionale degli operai metallurgici: Il segr. CONRAD.