Интернациональная Коммунистическая Партия

Il Sindacato Rosso (I) 1923/23

Il fronte unico proletario mondiale e il compito dei sindacati

Il Comintern, riunito recentemente a Mosca ha chiuso i suoi lavori con l’approvazione unanime di numerose risoluzioni riguardanti le diverse questioni all’ ordine del giorno.

Riproduciamo  dall ‘Imprekorr quelle riguardanti la questione sindacale, che più [testo illeggibile] ente interessa i lettori del nostro [testo illeggibile].

Partendo dalla premessa del fallimento della tattica socialdemocratica [testo illeggibile], le risoluzioni riaffermano la  necessità della costituzione del fronte proletario mondiale -necessità [testo illeggibile] dalle stesse masse che, seppure [testo illeggibile] alla socialdemocrazia [testo illeggibile] seguire con sempre più vi [testo illeggibile] le nostre direttive e defini- [testo illeggibile] l’azione specifica dei Sindacati [testo illeggibile] delle cooperative ed infine [testo illeggibile] comune a queste due branche del movimento proletario. Da ultimo le [testo illeggibile] tracciano un piano completo per l’organizzazione e l’azione dei comunisti nelle cooperative, in vista del prossimo Congresso Internazionale della Cooperazione che avrà luogo il prossimo anno. Queste risoluzioni valgono, naturalmente, per tutto il mondo; talune interessano direttamente le condizioni del nostro movimento nazionale; e dovranno perciò essere scrupolosamente applicate; altre riguardano invece le diverse condizioni di quei paesi ove, per esempio, coesistono due organismi sindacali il rivoluzionario e il socialdemocratico -come la Francia, la Spagna, ecc.

La ragione della pubblicazione di tutte le risoluzioni sta in ciò, che i nostri lavoratori, oltre la conoscenza dei loro doveri nel ristretto ambito nazionale, possano allargare oltre i confini il campo delle loro vedute, sino ad abbracciare con un rapido sguardo d’insieme la situazione internazionale del movimento sindacale.

Il nostro lavoro per il fronte unico

I.

Una importante evoluzione si è compiuta in questi ultimi mesi nell’ala riformista del movimento operaio: nella Internazionale di Amsterdam si è formata un’ala sinistra che vuole fare il fronte unico coi sindacati russi, e per essi con Internazionale Sindacale Rossa e le organizzazioni ad essa aderenti.
Tale tendenza si è manifestata molto chiaramente alla Conferenza internazionale degli operai dei trasporti nella quale le organizzazioni dell’Internazionale di Amsterdam e quelle di Mosca fecero blocco per combattere il pericolo della guerra e della reazione fascista.

Questa medesima tendenza si è manifestata in seguito con l’accordo fra, la Federazione internazionale metallurgica e la Federazione russa e in parecchi altri analoghi tentativi avvenuti in altre federazioni internazionali.

II.

Questa evoluzione ha due cause:

a) il fallimento della politica di comunanza di lavoro dell’Internazionale di Amsterdam;

b) il progresso dello spirito rivoluzionario delle masse in seguito alla nostra tattica di conquista dei sindacati e del fronte unico.

Il fallimento della tattica riformista è reso evidente dal fatto che i sindacati non furono posti in condizione di poter resistere veramente all’offensiva capitalistica e di impedire il progressivo aggravarsi della situazione economica del proletariato. Il fallimento riformista si è sopratutto manifestato al momento del conflitto della Ruhr, dove i sindacati riformisti furono, come già nel 1914, del tutto incapaci di opporre alla politica di rapina capitalistica e alla guerra imperialista una implacabile lotta di classe.

In questa situazione, la lotta dei comunisti per il fronte unico dei sindacati in vista d’azioni comuni coi lavoratori di tutte le tendenze, doveva mostrare che, di tutti i partiti operai, soltanto il partito comunista conduceva una vera lotta contro l’asservimento dei lavoratori.

III.

La nuova situazione pone a tutti i partiti comunisti il problema del come si potrà continuare l’applicazione della tattica fissata dai Congressi dell’Internazionale Comunista. La sola propaganda per il fronte unico non basta più attualmente; bisogna mostrare ad ogni operaio le cause del fronte unico, la maniera di organizzarlo e i metodi di lotta operaia applicabili al fronte unico.

Bisogna dare ad ogni operaio una idea chiara di ciò che noi intendiamo per fronte unico, del modo come intendiamo la sua formazione e di ciò che ciascun operaio, e tutti insieme, debbono fare dal momento in cui il fronte unico sarà formato.

Il fronte unico deve avere una base materiale nei comitati comuni, adattati ai luoghi, ai tempi, alle circostanze.

La elaborazione di programmi di azione concreti, per industrie e per regioni, dev’essere, in un prossimo avvenire il compito più importante.

IV

La nostra lotta per il ristabilimento dell’unità sindacale deve sopratutto sortire dalle officine, poiché è là che l’operaio sente maggiormente la necessita del fronte unico: si è infatti constatato che gli organi più adatti al fronte unico sono i Consigli d’officina. Ecco perchè nei paesi ove non esistono ancora i Consigli di fabbrica i comunisti debbono lottare per la loro creazione; e laddove esistono già, i comunisti debbono lottare con tutte le loro forze per far progredire il loro spirito rivoluzionario ed estendere i loro diritti.

Il trasporto del centro di gravità dell’azione nelle officine e la lotta per la creazione dei Consigli d’officina non significa che questi debbano, come organizzazione, sostituire i sindacati. Una tale concezione condurrebbe all’indebolimento del movimento operaio e dev’essere categoricamente combattuta; essa indebolirebbe la nostra lotta per la conquista dei sindacati e la trasformazione di questi in sindacati per industria e abbandonerebbe le federazioni agli attuali capi riformisti.

V

Nei paesi dove gli operai appartengono a diverse nazionalità e razze i comunisti debbono lottare affinché gli operai di tutte le nazionalità e di tutte le razze aderiscano allo stesso ed unico sindacato. Ma nella lotta contro i pregiudizi nazionali degli operai il partito comunista deve ancor più risolutamente combattere gli elementi che, sfruttando le parole d’ordine internazionali impediscono i libero sviluppo delle nazionalità oppresse. 219/301

Laddove le masse operaie vanno ancora soggette ai residui di un secolare odio nazionale, i comunisti debbono in caso di conflitto, sia pure lievissimo, fra operai di differente nazionalità, agire con la più grande prudenza, potendo il minimo conflitto essere, la causa di un risveglio di lotte nazionali fra gli operai, vale a dire di una profonda divisione degli elementi rivoluzionari.

VI

La politica di scissione che i sindacati riformisti continuano, dev’essere fronteggiata dalla nostra risoluta opposizione. (Propaganda, agitazione, misure dell’organizzazione ecc.). In caso di radiazione di gruppi di operai o di interi sindacati, le organizzazioni radiate debbono raggrupparsi e dovranno effettuare tutti tentativi per essere riammessi. In nessun caso gli elementi di opposizione che simpatizzano con quelli espulsi debbono abbandonare i vecchi sindacati.

Nei paesi dove esistono due movimenti ti paralleli, il movimento riformista e quello rivoluzionario, (Francia, CécoSlovacchia, Spagna ecc.) i sindacati espulsi dalle organizzazioni riformiste, debbono congiungersi ai sindacati rivoluzionari. Per contro, i militanti individualmente espulsi debbono esigere la loro riammissione nei sindacati riformisti, fino a quando ciò parrà utile al movimento operaio-rivoluzionario.

VII

Il Comitato Esecutivo del Internazionale Comunista invita tutta la stampa comunista a seguire con maggior attenzione la vita e l’azione dei sindacati, a spiegare l’atteggiamento dei sindacati rivoluzionari, delle minoranze e delle frazioni di opposizione e a valorizzare sistematicamente le esperienze compiute sul terreno politico e organizzativo. La più grande attenzione dev’essere rivolta alla creazione di una letteratura sindacale di agitazione e di propaganda. I partiti comunisti debbono regolarmente inviare all’ Esecutivo delle relazioni sull’attività delle loro frazioni sindacali, affinché il movimento internazionale risenta i benefici delle esperienze fatte in ogni singolo paese.

VIII

Ogni membro dell’Internazionale Comunista deve aderire alla sua organizzazione sindacale e militare nella frazione comunista, ed eventualmente, nel movimento di opposizione rivoluzionaria. La attività dei comunisti nei sindacati deve essere conforme ai principi e alle decisioni dell’Internazionale Sindacale Rossa. Le Sezioni dell’ Internazionale Comunista nulla debbono trascurare per unire all’Internazionale Sindacale Rossa tutti i lavoratori organizzati del mondo.

IX

L’Esecutivo Allargato, prendendo conoscenza, con soddisfazione, degli accordi. conclusi fra gli operai dei trasporti e i metallurgici, invita tutti i partiti comunisti a sostenere tutti i tentativi di costituzione del fronte unico nel movimento sindacale e di ristabilimento dell’unità in tutti i paesi ove il movimento sindacale è stato scisso; li invita a combattere con la più grande energia tutti i tentativi di sabotaggio degli accordi già conclusi fra i sindacati delle diverse tendenze. I partiti comunisti debbono sostenere l’iniziativa degli operai dei trasporti e far di tutto per estendere analoghi accordi ad altre categorie, preparando così l’unità organica del movimento sindacale internazionale.

La reazione fascista contro la cooperazione e l’organizzazione della difesa comunista

I.

Il fascismo si propone, come scopo immediato, la distruzione sistematica delle organizzazioni operaie, per togliere al movimento proletario ogni suo punto d’appoggio. Laddove il fascismo si è sviluppato, e sopratutto dove è arrivato al potere, esso dirige i più rudi colpi contro la cooperazione.

II.

Per questa ragione, il fascismo dev’essere considerato come uno dei pericoli che minacciano direttamente la cooperazione non soltanto nel suo sviluppo ma nelle condizioni stesse della sua esistenza. Ecco perchè i cooperatori comunisti debbono condurre una vigorosa campagna per obbligare la cooperazione a prendere posizione nella lotta contro il fascismo.

Lo sviluppo dell’offensiva capitalista sotto le forme fasciste dimostra chiaramente che la possibilità, intravista dai cooperatori « puri » di giungere all’emancipazione della classe operaia attraverso lo svolgimento dell’organizzazione cooperativa nel seno della società borghese, è una pericolosa illusione. Dal momento in cui la cooperazione comincia a dar noia, alla classe borghese, questa colpisce senza riguardi l’organismo sul quale i cooperatori «pacifisti» basano tutte le loro speranze. La guerra civile si installa alle porte della cooperazione e l’obbliga a porsi da una parte o dall’altra della barricata. E’ una «pericolosa illusione» quella di credere che si potrebbe sottrarre la cooperazione alle conseguenze della lotta di classe; ogni sconfitta del proletariato ha la sua ripercussione immediata sulla cooperazione. Il regime fascista vale a dire il regime della dittatura armata della borghesia che immobilizza la classe operaia e la pone in istato di evidente inferiorità, rende anche sterile il terreno dal quale la cooperazione attinge le sue forze.

IV.

La Russia dei Soviets è il solo paese dove la cooperazione ha la possibilità di sviluppare un piano organico di lavoro, e considera con sicurezza la sua esistenza e il suo posto nell’opera di edificazione socialista. Questo evidente contrasto fra la sorte riservata alla cooperazione nei paesi dove la borghesia mantiene la sua dittatura e la sorte della cooperazione nel solo paese retto dalla dittatura del proletariato, dev’essere messo in particolare rilievo.

V.

L’esperienza della lotta contro il fascismo ha dimostrato che soltanto le organizzazioni cooperative che hanno la loro base su larghe masse proletarie, sono quelle che hanno potuto opporre una certa resistenza; le piccole organizzazioni isolate e disperse hanno dato prova non soltanto di inferiorità economica ma anche di incapacità política a difendersi dall’ offensiva borghese.

VI.

Le parole d’ordine del fronte unico e del governo operaio e contadino rispondono intimamente alle necessità del movimento cooperativo. Fronte unico: perché la cooperazione ha gli stessi interessi e corre gli stessi pericoli della classe operaia nel suo insieme. Governo operaio e contadino perchè soltanto la presa del potere da parte delle masse lavoratrici preserva la cooperazione da una sconfitta e le procura la possibilità di un largo sviluppo.

VII.

Le masse lavoratrici debbono prendere posizione sin dall’inizio del movimento fascista, impedire ad esso che divenga una forza importante e prenda il potere, e a questo fine le cooperative debbono svolgere una larga propaganda contro il fascismo, concorrere con le loro risorse e con la partecipazione dei loro membri alla formazione dei contingenti proletari di combattimento per la difesa delle istituzioni proletarie e lo schiacciamento dei tentativi contro rivoluzionari.

Occorre fare una propaganda attiva fra cooperatori per le sottoscrizioni in favore delle vittime del fascismo, e a questo scopo dev’essere stabilita una stretta  intesa con le organizzazioni di soccorso  alle vittime della controrivoluzione.

VIII.

Le esperienze della lotta contro il fascismo dimostrano che la rinuncia alla resistenza predicata dai capi riformisti non è un metodo di salvezza. Dopo la presa del potere da parte dei fascisti le persecuzioni organizzate contro la cooperazione non fanno che aumentare. Ecco perchè la lotta contro il fascismo dev’essere svolta con la maggiore energia; in questa lotta tutti i mezzi debbono essere usati per salvare la cooperazione. I comunisti debbono continuare a lavorare nel seno delle cooperative, anche se occupate dai fascisti. Una vigorosa campagna dev’essere sostenuta affinché i lavoratori non si distacchino dalle organizzazioni cooperative cadute in potere dei fascisti, o diminuite di efficenza in seguito al regime fascista.

Le azioni comuni fra sindacati e cooperative

I.

L’offensiva capitalistica internazionale da una parte e lo spirito rivoluzionario sempre crescente dall’altra, obbligano anche i capi riformisti dell’Internazionale di Amsterdam e dell’Unione Internazionale delle cooperative a difendere l’idea del fronte unico proletario. Essi cercano, afferrandosi alla rivoluzione, di sostituire tuttavia al fronte unico dei lavoratori, il fronte unico dei leaders (capi). Un blocco di questo genere si è già formato, col patto concluso, fra l’Unione Internazionale delle cooperative e la federazione Sindacale Internazionale di Amsterdam, nel febbraio scorso, a Bruxelles.

II.

E’ importante notare che l’Unione delle Cooperative ha in questo modo rinunciato al suo vecchio principio di neutralità politica. L’Unione è obbligata a convenire, suo malgrado, che la questione dell’unificazione di tute le forze proletarie è nell’ora presente, per la cooperazione una questione vitale.

Se la cooperazione operaia non vuol essere trascinata nel processo generale di decomposizione dell’economia capitalistica, se essa non vuol cader schiava del capitale commerciale e finanziario, essa deve affiancarsi a tutte le grandi organizzazioni di lotta, politica ed economica, della classe lavoratrice.

III.

Il Blocco fra la federazione di Amsterdam e l’Unione delle Cooperative, formato a Bruxelles, non è uno strumento di  lotta di classe contro l’offensiva del capitale. La prova ne è data dal rifiuto dell’Unione di ammettere in questo blocco la Internazionale Sindacale Rossa, la quale  abbraccia in questo momento milioni di  operai rivoluzionari. Questo blocco non  difenderà in effetti, che gli interessi della  borghesia e impedirà la formazione dei  quadri di lotta della classe operaia. Esso non crea legami di reciproca solidarietà fra le organizzazioni sindacali e cooperative nei diversi paesi.

IV.

E’ anche compito dei cooperatori comunisti denunciare alle larghe masse di cooperatori delle città e delle campagne il vero carattere di questo blocco e di opporre ad esso il fronte unico di tutti i cooperatori iscritti nelle cooperative e nei sindacati. Le organizzazioni sindacali rivoluzionarie, strette intorno alla bandiera dell’Internazionale Sindacale Rossa, debbono assolutamente entrare in questo
fronte.
Una Conferenza internazionale dei rappresentanti delle organizzazioni sindacali e cooperative deve elaborare il programma concreto di azione conformemente al quale si proseguirà la lotta contro l’ideologia e le organizzazioni fasciste, contro lo sfruttamento dei lavoratori, il prolungamento dell’orario di lavoro, gli  armamenti, le provocazioni degli Stati capitalisti, le imposte sui salari e sulle organizzazioni operaie, le leggi eccezionali dirette contro i partiti rivoluzionari per l’annullamento del trattato di Versailles, per l’amnistia ai rivoluzionari incarcerati, per l’armamento del proletariato, per il principio del governo dei contadini e degli operai. La cooperazione deve sopratutto stabilire uno stretto legame fra il proletariato industriale delle città e i lavoratori delle campagne.

V.

La cooperazione deve partecipare a tutte le azioni del proletariato rivoluzionario. E’ necessario rivolgersi ai capi del movimento sindacale e cooperativo, e proporre loro di collaborare col Comitato Internazionale d’azione formato al Congresso di Francoforte, contro il pericolo  di guerra ed il fascismo. Se i capi rifiutano di rispondere a questo invito sarà opportuno rivolgersi direttamente alle masse dei lavoratori organizzati nei sindacati e nelle cooperative, per convincerli a formare il fronte unico del proletariato per la difesa dei loro vitali interessi contro a volontà dei capi che tradiscono.

VI.

In vista del Congresso Internazionale Cooperativo, che si terrà nel 1924, è indispensabile sostenere una vasta campagna contro la posizione « neutralista » dei nostri avversari, uniti alla reazione, e assicurare al Congresso una larga rappresentanza di comunisti.

Il nostro sistema di organizzazione interna.

I.

La necessità di organizzare la forza Internazionale dei cooperatori comunisti esige che le commissioni cooperative presso i partiti comunisti di tutti i paesi comincino immediatamente il lavoro di concentrazione delle masse rivoluzionarie del movimento cooperativo e formino una rete di organizzazioni combattive, capaci al momento necessario di agire in completa solidarietà coi Sindacati rossi e il partito comunista, in vista della difesa degli interessi rivoluzionari della cooperazione. Bisogna stabilire a tutti i gradi del sistema  cooperativo di ciascun paese stretti rapporti e condurre,l azioni comuni con le organizzazioni corrispondenti, sindacali e politiche.

II.

Il  dovere di organizzare gli organi dirigenti l’azione dei convinti nella cooperazione incombe alle Commissioni Cooperative Nazionali. Questo lavoro di organizzazione, prescritto dalla I Conferenza Internazionale dei Cooperatori comunisti si fa di concerto col Comitato direttivo  del Partito e riceve la sanzione della Sezione Cooperativa dell’Internazionale Comunista.

III.

Lo schema dell’organizzazione (nazionale) di questo lavoro è il seguente: Una Commissione delle Cooperative è organizzata presso il Comitato direttivo del Partito. Essa è composta: dal Consiglio cooperativo, di cui fanno parte i militanti responsabili comunisti della cooperazione (amministratori, membri dei Consigli generali, ecc.), dai delegati del Comitato Sindacale del Partito, dal Segretariato Femminile, dai Giovani e dal « Soccorso Rosso ». Le riunioni del Consiglio si tengono periodicamente e sono presiedute da membro del Comitato direttivo, relatore nel suddetto Comitato, delle questioni cooperative. Il Consiglio discute e delibera su tutte le questioni concernenti l’azione dei comunisti nella cooperazione.

IV.

Il Segretariato Cooperativo presso il Comitato direttivo del Partito in primo luogo, la Commissione deve decidere sulla pubblicazione di un organo dei cooperatori comunisti nel paese, s’intende ove ciò è possibile; fornisce alla stampa del Partito articoli e note informative; prepara con le organizzazioni sindacali le campagne politiche ed economiche; si tiene in relazione con la Sezione Cooperativa dell’Internazionale Comunista, con le frazioni comuniste parlamentari, coi Comitati di fabbrica, ecc. ecc. Le decisioni del Consiglio, dopo la loro ratifica da parte del Comitato direttivo, sono applicate dal Segretariato. Quest’ultimo svolge il lavoro corrente, la corrispondenza, ecc.

V.

L’azione dei cooperatori comunisti è organizzata sul piano stesso della scala locale, provinciale, e via via. Il Comitato locale del Partito designa un militante cooperatore per dirigere l’azione del nucleo comunista della sua cooperativa. Il Consiglio di questi compagni dirigenti i nuclei comunisti nelle cooperative locali, presieduto da un membro del Comitato locale del Partito, forma l’organo dirigente l’azione cooperativa dei comunisti nell’ ambito locale.

VI.

Nei paesi dove i Comunisti formano un unica blocco — nel movimento cooperativo come in quello sindacale — con gli  elementi rivoluzionari, è indispensabile organizzare, parallelamente ai nuclei rivoluzionari, dei nuclei puramente comunisti. Il compito dei nuclei comunisti è di organizzare intorno ai comunisti larghi strati di cooperatori rivoluzionari. La Sezione Cooperativa dell’Esecutivo dell’interazione Comunista è incaricata di studiare e di elaborare metodi del lavoro comune fra i comunisti e gli altri membri rivoluzionari della cooperazione, per la II Conferenza Internazionale dei Cooperatori comunisti.