Интернациональная Коммунистическая Партия

Il Soviet 1919/31

Chi non è con noi è contro di noi

Lo sciopero generale in Italia non è fallito. È riuscito dappertutto, in alcune zone è stato imponente.

Ha avuto carattere dimostrativo, perché tali erano i propositi del Partito Socialista: i vari Colaianni possono a lor posta fingersi che si sia trattato di un tentativo abortito di rivoluzione; ma i fatti sono fatti, e i lettori conoscono i risultati del convegno di Bologna che unanime scartò l’idea dello sciopero insurrezionale, e nel quale il rappresentante del nostro movimento, che pure nel Partito figura all’estrema sinistra, sostenne apertamente la inopportunità, l’impossibilità dell’azione ad oltranza.

Napoli non ha risposto nemmeno colla dimostrazione, e ce ne occupiamo altrove.

Tuttavia la nostra azione dimostrativa ha costretto l’avversario a tale sciupio di forze e logorio di nervi, da lasciarlo alquanto debilitato.

La borghesia potrà credere che siamo rimasti indeboliti anche noi: su ciò risponderanno non lontani eventi.

* * *

Lo sciopero non é stato internazionale: ciò è vero nei riguardi degli inglesi e dei francesi — ma non è vero nei riguardi del proletariato rivoluzionario austriaco e tedesco, a cui siamo tanto più vicini.

Noi abbiamo seguito con disciplina i deliberati della Direzione, ma molto prima avevamo fatto da queste colonne delle ampie riserve sulla preparazione internazionale del movimento, riserve che saremmo tentati di riprodurre testualmente, tanto appaiono oggi giustificate.

Fondamento del metodo massimalista è che non vi può essere collaborazione nell’azione tra correnti politiche che hanno programmi diversi. Collaborando coi socialisti francesi ed inglesi, che fanno parte di quella seconda Internazionale da cui ci siamo staccati per incompatibilità di programmi, e giustificandosi colla pretesa utilità di azione comune, la nostra Direzione ha fatto senza accorgersene una grave concessione al metodo riformista secondo il quale “il fine è nulla, il movimento è tutto”.

I francesi e gli inglesi volevano protestare per le ragioni che noi svolgemmo contro la pace imperialista di Versailles, noi dimostrare a favore delle repubbliche comuniste: lo sciopero sarebbe stato internazionale di fatto ma non nel suo contenuto politico. Con Longuet e Macdonald si trovò a Roma un compromesso che, come sempre, non ha conciliato l’inconciliabile, non è riuscito ad impedire che le divergenze teoriche non si traducessero in divergenze insanabili dell’azione.

I francesi, visto che noi davamo al movimento un significato bolscevico ben diverso dalla stentata solidarietà da loro concessa alla Russia solo in nome di una applicazione del diritto borghese di autodecisione, si sono ritirati.

Noi siamo rimasti soli, paralizzati dalla defezione, e abbiamo visto svalutare lo stesso significato del nostro movimento. (Infatti la stampa borghese parla ancora di sciopero contro il trattato di Versailles e mostra credere che noi ci scaldassimo anche per la questione di Fiume, mentre noi, se credessimo muoverci per protestare contro la pace imperialista, lo faremmo non certo perché l’Italia ha ottenuto troppo poco, ma perché anche essa ha arraffato già troppo).

In conclusione abbiamo oggi un valido argomento di più a favore del vero metodo intransigente, e quando d’ora innanzi cercheremo all’estero degli alleati, li cercheremo tra i lavoratori comunisti aderenti con noi alla III Internazionale, e mai al di fuori di questo campo.

Chi non è con noi è contro di noi!

Con una bussola tanto sicura, non bisognava smarrirsi!

Con l’internazionale Comunista contro il parlamentarismo borghese

L’Avanti! ha pubblicato il testo del programma della III Internazionale.

Noi demmo altra volta l’elenco dei partiti aderenti, tutto il resto ci fu soppresso dalla censura. Adesso ne riproduciamo la parte sostanziale per mettere in rilievo come il programma della frazione comunista che verrà sostenuto, secondo la proposta di un gruppo di compagni, al prossimo congresso del P.S.I., corrisponda perfettamente a quello di Mosca, mentre d’altra parte esso venne redatto sulla traccia, quasi letterale, delle notissime affermazioni fondamentali contenute nel Manifesto dei Comunisti ed in altri scritti del marxismo.

Noi affermiamo che questa precisa posizione programmatica, se consapevolmente ed intimamente accettata, rende incompatibile ogni partecipazione alle prossime elezioni, e vivamente ce ne appelliamo a tutti gli elementi di sinistra del nostro partito che si dichiarano massimalisti o comunisti.

Qualche cosa dobbiamo aggiungere intorno a questa denominazione di comunisti.

La chiarificazione dei termini che si adoperano ha un valore politico maggiore che non sembri.

In una prefazione al Manifesto dei Comunisti Engels spiega come egli e Marx non potettero nel 1847 adottare il nome di socialisti perché allora questo termine designava scuole borghesi e reazionarie che nulla avevano in comune col movimento del proletariato. In seguito i continuatori della dottrina del Manifesto assunsero il nome di social-democratici nei paesi tedeschi e slavi e di socialisti in quelli latini ed anglosassoni.

Durante la guerra europea si è giunti ad una situazione analoga a quella del 1847; attraverso i tentativi revisionisti del marxismo e le inversioni social-patriottiche il termine di socialista e di socialdemocratico è rimasto a molti partiti che praticano la collaborazione di classe, e nel momento rivoluzionario divengono senz’altro organi di difesa dell’ordinamento borghese contro il proletariato.

È quindi necessario ritornare al nome di comunisti, appunto per rimettersi sul terreno del socialismo rivoluzionario marxista trionfante come dottrina e come metodo negli sviluppi delle rivoluzioni contemporanee.

È necessario chiarire questo perché molti ritengono che la denominazione di comunisti adottata dai bolscevichi e dagli spartachiani significhi un ritorno alle correnti libertarie bakuniniane, od anche una sintesi, un blocco delle correnti marxiste rivoluzionarie, con quelle anarchiche.

Alcuni pensano che l’aggettivo comunista derivi dalla parola “Comune” — forma politica autonoma della società dai libertari contrapposta alla forma statale e centralista.

I comunisti si chiamano invece tali perché fautori della proprietà comune o collettiva del capitale contrapposta alla proprietà privata borghese. La nuova Internazionale è dunque comunista, come lo era Marx nel senso centralista e statale: questa convinzione va ormai diffondendosi anche nelle file degli anarchici, ed è ribadita dalla affermazione teoretica contenuta nel Programma di Mosca, e dallo svolgimento tattico dell’azione dei Comunisti in Russia ed in Ungheria — noi l’abbiamo più volte espressa e sostenuta ed andremo sempre meglio documentandola.

Nello stesso programma di Mosca è detto: “Già Marx ed Engels avevano considerato come improprio il termine di social-democratico. Il fallimento vergognoso dell’Internazionale socialdemocratica ci impone una necessaria demarcazione anche nel nome”.

E segue un’altra affermazione che merita d’esser posta in rilievo:

Inoltre il nucleo della nuova internazionale è costituito dai partiti che hanno adottato questa denominazione di comunisti e sono quelli di Russia, Germania, Austria-Ungheria, Finlandia, Polonia, Estonia, Lituania, Lettonia, Ucraina, Olanda”.

La nuova Internazionale non è dunque un aggregato di partiti dai programmi discordanti ma un organismo omogeneo, con finalità e metodi ben definiti.

Non crediamo risulti che alcuno dei partiti comunisti su indicati acceda alle elezioni borghesi. Se vogliamo entrare anche noi di fatto nel nucleo glorioso della Terza Internazionale, occorre che dal prossimo congresso esca il Partito Comunista italiano, che abbandonando l’equivoca guerriglia elettorale concentri in sé le energie rivoluzionarie che condurranno il proletariato italiano attraverso le sue “azioni in massa (tra le quali non può figurare l’azione parlamentare!) fino al giorno dell’azione armata contro il potere governativo del capitale”.

Lo dice — a chi non rifiuta d’intendere — lo scultoreo linguaggio del documento di Mosca.

1) Il periodo attuale è quello della dissoluzione e del crollo di tutto il sistema capitalista mondiale, quindi il fallimento dell’intera classe borghese. Il capitalismo sarà annientato assieme a tutte le sue contraddizioni.

2) Il compito del proletariato consiste nell’impadronirsi subito del potere governativo. La conquista del potere suppone come condizione essenziale la distruzione del meccanismo governativo borghese per sostituirlo col sistema del potere proletario.

3) Questo nuovo sistema governativo deve essere l’incarnazione della dittatura della classe operaia (in qualche luogo anche quella dei contadini poveri e della povera gente dei villaggi). Il nuovo potere deve essere arma e strumento per la sistematica eliminazione ed espropriazione delle classi sfruttatrici. Non la falsa democrazia borghese — forma ipocrita di dominazione dell’oligarchia capitalista e finanziaria, col suo principio di eguaglianza soltanto apparente — ma la democrazia proletaria, la sola che possa garantire alle masse lavoratrici l’esercizio d’una vera libertà; non il parlamentarismo, ma l’auto-governo delle masse da parte di esse stesse per mezzo dei loro organi eletti; non la burocrazia capitalista, ma un potere dirigente creato dalle masse con la partecipazione diretta ed effettiva delle masse stesse in tutta l’amministrazione del paese e nell’opera di costruzione della società socialista, ecco che cosa deve essere lo Stato proletario tipo. Il potere politico nelle mani dei Soviet o di organismi simili, ecco quale deve essere la sua forma concreta.

4) La dittatura del proletariato deve conseguire l’espropriazione immediata del capitalismo e la soppressione della proprietà privata dei mezzi di lavoro e di produzione e la loro trasformazione in proprietà collettiva nazionale. La socializzazione (con la parola “socializzazione” noi intendiamo la soppressione della proprietà privata ed il suo passaggio nelle mani dello Stato proletario sotto l’amministrazione della classe operaia) della grande industria e dei suoi centri organizzatori, la socializzazione delle banche, la confisca detta proprietà terriera signorile e la socializzazione della produzione agraria, il monopolio del grande commercio, la socializzazione delle grandi imprese di città e di campagna, l’introduzione della amministrazione operaia e la centralizzazione delle funzioni economiche nelle mani degli organi della dittatura proletaria, ecco il programma essenziale del giorno.

5) Per consolidare la rivoluzione socialista ed organizzare la sua difesa contro i suoi nemici interni ed esterni e sostenere il proletariato delle altre nazioni, s’impone come necessità assoluta il disarmo della borghesia e dei suoi agenti e l’armamento e la mobilitazione del proletariato.

6) L’attuale situazione internazionale esige il maggiore avvicinamento tra le diverse parti del proletariato universale e la solida alleanza fra i diversi paesi dove la rivoluzione proletaria ha già trionfato.

7) Le condizioni fondamentali della lotta sono le azioni in massa del proletariato fino al giorno dell’azione armata contro il potere governativo del capitale.