Che succede al P.C. Francese?
Категории: PCF
Эта статья была опубликована в:
Il caso Marty minaccia di diventare un « mistero » storico del genere della Maschera di Ferro. L’accostamento non innalza certamente la figura del capoccia caduto nelle grinfie della Santa Inquisizione di partito, giacche pare che sotto la romanzesca maschera si celasse l’insignificante persona di un volgare avventuriero. Che si cela sotto la gesuitica prosa dei comunicati ufficiali della Direzione del P.C. francese? Mistero. Una cosa sola è certa, che Marty e il suo luogotenente Tillon sono in conflitto con la banda di fedelissimi a Mosca che detiene le leve di comando del P.C. Ignote permangono tuttora le cause del conflitto, dato che le motivazioni delle misure disciplinari prese contro Marty. ultima la sua espul- sione dalla Direzione del partito, perseguivano evidentemente lo scopo di confondere le idee degli estranei alla baruffa intestina e dissimulare le vere causali.
Non che ci interessi la figura di Andre Marty. Tutt’altro. Non abbiamo mai dato importanza alle persone fisiche, non cominceremmo certamente dal rinnegato capoccia staliniano, se per disgrazia intendessimo cambiare parere. Per rimanere coerenti non ci soffermeremo neppure un momento sulle illustri furfanterie da lui commesse in patria e all’estero. Quel che importa stabilire è se le persone fisiche di Marly e Tillon e le posizioni (quali?) che essi sostengono contro la Direzione del partito stanno ad indicare una corrente in seno al partitone d’oltr’Alpe. Difficile il dirlo. Però, si nota subito la diversità di atteggiamento osservato in Italia nei confronti di Cucchi e Magnani: la scomunica giunse qui perentoria a tagliare i membri infetti, che alla resa dei conti si sono rivelati una quantità trascurabile. Le gravi esitazioni, le reiterate diffide, le velate incriminazioni, che or- mai stanno diventando un luogo comune nei comunicati ufficiali del P.C.F. e nei discorsi dei grossi calibri della Direzione, ultimo quello di Lecoeur, autorizzano a congetturare che la piaga va oltre le persone dei due eretici? Mistero, Alla faccia delle famose « critica ed autocritica » nulla di preciso si ottiene leggendo la prosa criptografica dell’ Humanitè.
Come comincio l’« affaire »? Il Comitato Centrale, nella sessione del 3-4 settembre, emetteva un comunicato che resta un capolavoro di reticenza ipocrita. Andre Marty e Charles Tillon venivano colpiti da misure disciplinari (il primo era privato della carica in seno alla Segreteria, mentre restava nell’Ufficio politico; il secondo perdeva il posto nell’Ufficio politico, restando nel C.C.), ma dal testo del comunicato Tillon appariva il maggiore colpevole, mentre Marty veniva fatto figurare come l’eminenza grigia operante dietro le quinte, mediante convegni segreti con il complice. Quali le «deviazioni » di Tillon? E’ proprio quello che la Segreteria del P.C.F. intende avvolgere nell’ombra e nell’equivoco. Ad accuse generiche come quelle di avere concepito il movimento della pace come un’organizzazione strettamente di partito, non aperta cioè a gente di tutte le tinte e i credi politici e religiosi secondo le direttive odierne di Mosca, il che parrebbe autorizzare a congetturare che gli incriminati non nutrissero fiducia nel permanente tentativo dei partiti stalinisti di assorbire sempre più vasti strati del ceto medio, la bolla di scomunica della Segreteria faceva seguire altre più circostanziate, inframezzandole con rivelazioni da romanzo giallo circa misteriori conciliaboli, incontri, manovre di cui Marty e Tillon si sarebbero resi colpevoli, dando prova di doppiezza e di malafede. Ad un certo passaggio, il comunicato della Segreteria del P.C.F. diceva: « Charles Tillon era da tempo influenzato dalla propaganda del nemico e si trovava indotto a porsi sul suo stesso terreno, ad opporre l’azione del partito a quella dei F.T. (Franco Tiratori) e P.F. (Partigioni Fran- cesi), mentre gli F.T. e i P.F. sono stati creati su iniziativa del partito ». Seguiva nel testo una vivace puntata polemica intesa a rivendicare al Partito e in particolare alla Direzione capeggiata da Thorez cioé dal benemerito di Mosca, la paternità vera e la direzione della resistenza partigiana contro l’«occupante». Si ammetteva che tale lotta data da molto tempo prima della formazione dei F.T. e dei P.T. che sono riconosciuti apertamente come un’emanazione del partito, costituiti col dieci per centro dei membri del partito ma, vedi caso, pur di combattere i pareri contrari di Marty e Tillon, si faceva la preziosa ammissione che l’azione resistenziale del PCF iniziò fin dal 1939. Anno 1939! Ma in quel tempo con chi era in guerra la «Democrazia» di Francia? Trascriviamo il passaggio riportato dall’Unità (18 settembre 1952): «Charles Tillon sa tuttavia, meglio di chiunque altro che non vi sarebbe stato l’impulso dato dal partito alla lotta, armata o no, contro l’occupante, se, fin dal 1939, Maurice Thorez non fosse stato messo nella clandestinità alla testa del nostro partito». E’ noto che l’«occupante» del territorio francese fu, dal giugno 1940, l’esercito hitleriano, contro il quale il PCF, diretto da Thorz da Mosca ove s’era rigugiato per non combattere nell’armata francese, non aprì le ostilità se non all’indomani del 21 giugno 1941, allorché Hitler, stracciando il patto di alleanza con Stalin, invase il territorio russo. Fino a quella svolta fondamentale della seconda guerra mondiale, il PCF col pieno accordo di tutti coloro che ora si azzuffano, sostenne apertamente la guerra di Hitler contro le Democrazie occidentali, cui rinfacciavano il torto di schierarsi in un fronte che non era quello russo-tedesco. Quale meraviglia, se la prosa della Segreteria del PCF diventa così prudente allorché siffatti nodi vengono al pettine?
Da quanto precede si è autorizzati a trarre, con le dovute cautele la conclusione che il lavoro frazionistico, categoricamente imputato nel comunicato della Segreteria a Marty e Tillon, si orienterebbe verso la scissione delle forze della resistenza dal corpo del Partito e, quindi, dalla dirigenza fedele a Mosca. Ma quali risultati esso ha dato? Di sicuro c’e che la famosa ritrattazione, l’autocritica, che i due avevano promesso di fare al C.C. non è fino ad oggi pervenuta, nonostante le pressanti sollecitazioni e le velate minacce della Direzione del partito. Gia il 26 settembre, l’Ufficio politico diramava un comunicato nel quale, dopo essersi felicitato del « consenso unanime » dato dal partito alle sanzioni contro Marty e Tillon, dichiarava che non poteva essere tollerato più a lungo l’atteggiamento dilatorio dei silurati- Le lettere inviate da questi all’Ufficio politico venivano giudicate solo come « una premessa a procedere finalmente all’autocritica ». In realtà, Marty e Tillon fin dalla sessione del 3-4 settembre avevano recitato almeno formalmente il « mea culpa », dato che essi avevano riconosciute giuste, secondo il comunicato della Segreteria sopra accennato, le sanzioni prese contro le loro stesse persone. E allora? E’ chiaro che la Direzione temporeggiava e temporeggia tuttora, facendo lo stesso gioco della corrente, piccola o grande che sia rappresentata da Marty e Tillon, preferendo fronteggiare con mezzi sotterranei di cellule il lavoro frazionista di costoro. Se Marty e Tillon rappresentassero solo se stessi la Direzione del P.C.F. avrebbe offerto l’eccezionale spettacolo, di così lunga durata, di dissensi interni? La domanda viene spontanea. Che il lavoro frazionista di Marty duri tuttora l’ammetteva ancora una volta, il 23 ottobre, la Direzione del partito, in un comunicato in cui rifacendosi agli errori imputati a Marty, nella sessione del Comitato Centrale, e definendo la lettera inviata da lui all’Ufficio Politico, « un tentativo di creare una piattaforma antipartito, che travisa la politica del partito, viola la sua dottrina … e mira a minacciare l’unità del partito », veniva annunziata la sospensione di Marty dalla carica di membro della Direzione del P.C.F.
Ora Marty attende la convocazione del Comitato Centrale che dovrà pronunciarsi definitivamente sulla sua sorte. Riuscirà frattanto la Direzione del P.C.F. a mettere la museruola agli oppositori? E’ quello che staremo a vedere.