Интернациональная Коммунистическая Партия

[Presentazione 1976]

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Родительский пост: I Fondamenti del comunismo rivoluzionario marxista nella dottrina e nella storia della lotta proletaria internazionale

[Presentazione 1976]

Il testo che segue costituisce il resoconto scritto di una riunione generale del partito tenuta nel 1957. L’attuale pubblicazione rientra in un programma di lavoro secondo un piano che prevede la riproposizione delle posizioni della Sinistra Comunista marxista.

Poiché i testi della Sinistra sono di moda, soprattutto se attribuiti ad un capo carismatico, con tanto di nome e cognome, per potere fare oggetto di lucro e speculazione commerciale, noi, consapevoli che le posizioni ivi contenute hanno valore storico e di battaglia rivoluzionaria alla sola condizione che siano considerate strumenti di partito, come testi di partito, appunto, li pubblichiamo e al più basso prezzo possibile le offriamo perché i proletari possano accedervi meno difficilmente.

Ovviamente non attribuiamo ad essi alcuna paternità personale, disciplinati ferreamente ad un preciso e categorico ordine di partito che vieta la pubblicazione di testi sotto la generalità di una persona, che consideriamo deviazione tipica scimmiottante l’imbecillità vanesia dell’intellettualità e della speculazione borghese, anche ed a maggior ragione se l’operazione viene mascherata dietro un’anonima casa editrice non emanante dal partito.

Tanto varrebbe, allora, enunciare sulla nostra stampa periodica il nome del fesso estensore di turno o pubblicare altri testi a firma diversa da quella del genio conclamato, stabilito ormai che molti testi della Sinistra non sono usciti da un’unica “penna”.

Vorremmo finalmente scansare la jattura di un altro bilancio negativo di un nome, come lo fu purtroppo quello di Lenin, con il quale si coprono tutt’ora le più orrende nefandezze controrivoluzionarie.

I “falsari” che non hanno osato tanto quando era in vita, pur provandoci, hanno atteso la sua morte per trasformarlo in “icona inoffensiva” e farsi facile pubblicità. Chi dovesse seguire il partito attratto dal genio del grande dirigente, è indegno di militare nelle file della rivoluzione comunista proletaria e riproduce il vile codismo del piccolo borghese, sempre pronto a tradire nell’ora della avversa fortuna.

* * *

Fondamenti sono un testo della fase storica negativa ancora persistente che esprime la dura e faticosa opera di sistemazione dottrinaria, che per un partito rivoluzionario non cesserà mai, nemmeno nel fuoco stesso dell’insurrezione armata, come Lenin ha insegnato e la Sinistra confermato. Va letto con estrema pazienza ed umiltà – attributi questi non certo propri del piccolo borghese, impaziente e presuntuoso – perché costituisce una potente sintesi di memorabili e cruciali lotte proletarie, svolta in chiave programmatica e teorica. Il semplice proletario basterà che intenda quello che ci permettiamo di chiamare il fondamento dei Fondamenti e che si riassume in questo passo: «La piccola borghesia diventa reazionaria non quanto, ma ben più dell’alta borghesia. Ogni passo per legarsi ad essa è opportunismo, distruzione della forza rivoluzionaria, solidarietà con la conservazione capitalistica. Ciò vale oggi per tutto il contemporaneo mondo bianco». E si compie un passo verso il nemico, aggiungiamo noi, ogni volta che si travisano e mistificano le posizioni del programma e della dottrina.

Il testo, ruotando su questo pilastro, si prodiga a dimostrare che i nemici peggiori della rivoluzione tra quelli classificati in “negatori” (anticomunisti dichiarati), “falsificatori” (socialdemocratici, anarchici, ecc.) e “aggiornatori” (sinistrume odierno), gli ultimi due gruppi sono i peggiori ed il terzo gruppo è peggiore di tutti. Con una anticipazione di venti anni, che il testo opportunamente fa risalire ad oltre un secolo, ai ceffoni di Marx a Proudhon, Bakunin, Stirner, ecc.., vengono fustigate le posizioni degli “aggiornatori” odierni, ai quali il partito riserva la classica “condanna del silenzio” indegni persino di essere nominati, ma, tuttavia, meritevoli i loro atteggiamenti di essere trattati col ferro e col fuoco della critica demolitrice del marxismo rivoluzionario. Dal 1957 ad oggi, l’appestamento degli “aggiornatori”, dosato nelle infinite ricette dell’alchimia piccolo-borghese, ha fatto notevoli passi invadendo anche alcuni settori proletari e premendo persino sui fianchi dei comunisti, non tutti ben saldi per resistere alla micidiale infezione. La caratteristica comune a tutti gli “aggiornatori” è quella di aver riscoperto un “certo” carattere “rivoluzionario” della piccola borghesia, individuabile, a seconda del tipo di truffatori, ora nel “popolo lavoratore”, ora negli “studenti rivoluzionari”, ora nell’”autonomia operaia”, e via dicendo; e di conseguenza prospettando sciagurati “fronti” e fantomatici “campi rivoluzionari”, nei quali arbitrariamente vengono stipati alla rinfusa anarchici, “sinistri”, extra-parlamentari, comunisti internazionalisti, e chi ne ha più ne metta.

Undici anni prima, nel 1946, enunciavamo come uno dei “cardini principali”, inserito nel Tracciato d’impostazione: «Il movimento rivoluzionario comunista di quest’epoca convulsa dev’essere caratterizzato non solo dalla demolizione teorica di ogni conformismo e di ogni riformismo del mondo contemporaneo, ma anche dalla posizione pratica e come suol dirsi tattica che non vi è più strada da fare insieme con qualunque movimento, conformista o riformista, nemmeno in settori e tempi limitati». Di conseguenza, per l’incessante opera di distruzione del collegamento tra proletariato e borghesia, ripetuto tramite l’intermediazione opportunistica, dobbiamo ribadire, mille volte ancora ripetere, “gridare alto”, e “molto tempo prima”, la tesi centrale del comunismo rivoluzionario, dimenticata o peggio ritenuta mera espressione estetica, da “falsificatori” e “aggiornatori”, che «è l’organo Partito che maneggia l’arma Stato; organo senza il quale la classe non ha vita né forza di battaglia»; tesi che di accompagna dialetticamente all’altra, cioè, se «L’alternativa tra crisi mondiale e guerra o rivoluzione comunista internazionale non è che questione di forza rivoluzionaria per la classe», «La questione di forza è, nel suo primo aspetto, questione di restaurazione della teoria rivoluzionaria» e della difesa, «poi del partito comunista senza frontiere». “Primo aspetto”, gaglioffi, non prima “tappa”! Vale a dire che, ripetendo Lenin, «senza teoria rivoluzionaria non v’è azione rivoluzionaria», e la teoria non è posseduta una volta per tutte, digerita, consustanziata nel partito militante una volta per tutte.

Le due tesi anti piccolo-borghesi, enunciate, sono quanto mai attuali, oggi che si ciancia da più parti di “tappe”, “fasi”, “livelli”, della dottrina, dell’azione, dell’organizzazione, della tattica, temporalmente consecutivi, per cui, terminata il giorno X, con la scomparsa del grande ideologo, la “tappa” dottrinaria, con la morte (fisica o sociale?) del potente capo, so passerebbe alla tappa dell’azione, ecc… Tutto il colossale lavoro della Sinistra da mezzo secolo sta a dimostrare la falsità della “costruzione del partito” per “tappe”, come ha dimostrato abbondantemente la falsità della “costruzione del socialismo” per “tappe”. Tesi, questa, che autorizzerebbe a scindere tra i diversi “aspetti” della lotta rivoluzionaria, ovvero, “fermi restando i principi” (suprema concessione degli “aggiornatori”!), a svolazzare in qua e in là, che in definita significa rinnegare nella pratica quegli stessi “principi” osannati a chiacchiere.

A più forte ragione, oggi 1976, nel pieno regno della compra-vendita di principi e del tralignamento dell’eroica e antica tradizione di classe, sono validissime e attualissime le tesi e le posizioni sostenute nei Fondamenti e in tutto il lavoro della Sinistra che non ha inteso né intende “aggiornare”, “arricchire”, “adattarsi alla realtà” triviale dello smidollato oggi.