La lotta sindacale è lotta politica
Categorie: CGIL, Opportunism, Union Activity, Union Question
Questo articolo è stato pubblicato in:
L’invio di rappresentanti dai lavoratori, come “osservatori” nel Consiglio di Amministrazione dell’Azienda; e il Consiglio Nazionale dell’ Economia, composto di rappresentanti dei lavoratori e dei capitalisti; costituiscono due esempi significativi, che dovrebbero far riflettere quella parte di lavoratori che condividono la nostra lotta nel sindacato, a condizione – essi dicono – “che no si mischi la politica”.
Non è qui il luogo adatto per stabilire dove finisce l’economia e principia la politica. Ma non ci sono dubbi che in ambedue gli esempi i dirigenti sindacali sostengono di difendere gli interessi economici dei lavoratori sedendo accanto ai capitalisti nell’ azienda e ai loro più qualificati rappresentanti negli istituti statali della borghesia. Essi dicono di più: che soltanto così si può difendere il proletariato.
I lavoratori capiscono perfettamente che i loro dirigenti “fanno della politica” più precisamente usano mezzi politici per raggiungere certi scopi economici. Fare della politica à assai facile: basta che un’operaio scambi una parola, un giudizio con un suo compagno sul modo di migliorare il proprio salario. la famigerata tregua salariale, per esempio; quel contratto disgustoso, cioè, che sottoscrivono ogni tanto sindacati padronali e dei lavoratori, in base al quale il capitalista concede due lire d’aumento all’operaio in cambio della promessa – sempre mantenuta di astenersi per uno o due anni dall’avanzare ulteriori richieste, è un metodo che serve per nascondere – le due lire d’aumento; il resultato politico operai dietro il resultato economico aver fermato l’avanzata degli operai!
Non è colpa allora, della “politica” se il rivendicativo è mal diretto. L’inganno sistematico dei partiti che oggi monopolizzano tutte le organizzazioni proletarie, che spaccia per vittorie le più cocenti sconfitte, per progressi i regressi, se non le capitolazioni più vergognose.
Sinché esistono le classi, operai e borghesi, proletariato e capitalismo, ogni movimento, anche soltanto rivendicativo, come quello sindacale, di una classe urta con gli interessi dell’altra: cozzano, si difendono o, si assaltano, due gruppi sociali distinti e nemici.
Quando si pattuiscono quindi le tregue salariali, nelle condizioni di sistematica svalutazione della paga si compie un atto politico; peggio: si consuma un delitto politico contro i lavoratori.
Quando si teorizza, si propaganda, si scrive nella stampa che si spaccia per operaia, che ogni reparto, fabbrica, azienda, settore deve, risolvere le “proprie” questioni, altrettanto “autonome”, cioè non dipendenti quelle di un’azienda quelle di un’altra e tutte dello Stato; quando cioè, si utilizzano mezzi politici falsi, non si fa solo della “politica”, ma della politica anti-operaia. È allora, contro questa politica che i lavoratori si devono battere.
E’ contro i fautori di falsi obiettivi sindacali, contro i suggeritori di falsi mezzi di difesa e di offesa, che ci dobbiamo scontrare. Ogni settimana sul nostro bollettino diamo un resoconto delle lotte e agitazioni in corso, , in Italia e e negli altri paesi, e ritroviamo invariabilmente che i metallurgici americani e i tessili italiani tranvieri di Londra come quelli di Milano e di Venezia, si battono tutti per la conquista di un salario migliore e per la diminuizione della giornata di lavoro. Tutti noi abbiamo le stesse questioni da risolvere. Ma comuni intenti contrapponiamo la divisione fisica delle forze. Sarebbe assai facile conquistare un salario meno vergognoso ed una giornata meno opprimente se unificassimo nostri sforzi.
Ed allora, non “mischiare la politica” con le lotte sindacali, significa favorire e perpetuare questo stato di cose, significa portare acqua al mulino di quel partiti e di quelle dirigenze sindacali che deviano le nostre tre lotte in virtù della loro politica di divisione, di separazione e di “autonomia”. Significa, infine, non ostacolare l’odiata politica “sporca”.
Solo la conquista della direzione del Sindacato alla politica proletaria di unione, estensione ed approfondimento delle rivendicazioni delle rivendicazioni e delle lotte operaie, sarà garanzia assoluta per la rinascita del Sindacato e per la sua utilizzazione come strumento, della lotta di classe.