Partito Comunista Internazionale

Vita del Partito: Comunicato 

Categorie: CGIL, Life of the Party, PCInt, Union Activity

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Nel prendere atto che non vi sono state esitazioni fra i compagni nel rifiutare la firma delle deleghe alle direzioni aziendali, si porta a conoscenza del Partito che le minacce di provvedimenti disciplinari a carico di nostri militanti, agitate in seguito a tale rifiuto da gerarchie superiori locali della CGIL al fine di escludere dai sindacati i comunisti rivoluzionari, sono miseramente cadute, e i compagni sono stati riammessi nella loro organizzazione di categoria per la normale via diretta.

Il merito di questa marcia indietro dei bonzi va ai gruppi sindacali e di fabbrica del Partito, e alle sezioni che li hanno sostenuti non cessando un istante di svolgere la loro attività sui posti di lavoro e fuori; ma va anche ai proletari e perfino a qualche attivista di fabbrica che hanno spalleggiato i nostri compagni nella loro rivendicazione di appartenenza al sindacato senza passare per l’obliqua via della delega, e in aperto dispregio di eventuali e da noi ritenute in ogni caso invalide espulsioni, realizzandosi così, sia pure solo localmente e in forma transitoria, un esempio specifico di solidarietà fra lavoratori contro la strafottenza delle « alte gerarchie », e di collegamento politico fra gli operai comunisti e i loro compagni di lavoro in difesa del sindacato di classe, e contro la politica disfattista dei bonzi.

Le accuse menzognere, secondo cui il rifiuto della delega minaccerebbe la integrità del sindacato operaio e costituirebbe un atto di sabotaggio della unità organizzativa della CGIL vengono così clamorosamente smentite dai fatti, e tale smentita dev’essere un motivo di più per incitare i proletari a seguire l’esempio dei nostri compagni. Va anzi sottolineato che in questa circostanza si è resa manifesta quella frattura fra base operaia e vertici sindacali, fra istinto di classe corroborato dal programma comunista diffuso dai nostri militanti e politica controrivoluzionaria dell’opportunismo, che cinquant’anni di assenza della lotta rivoluzionaria di classe hanno gradatamente scavato.

Il Partito ribadisce contro ogni speculazione la ferma volontà di operare nel sindacato attraverso i suoi organi specifici nell’intento di conquistarlo alla propria influenza, e rigetta da sé, come è nella tradizione ininterrotta della Sinistra, qualunque tentazione di abbandonare e peggio ancora scindere le organizzazioni di difesa economica dei lavoratori, dei cui interessi contingenti e storici di classe e della cui unità di lotta è il solo, al contrario, che possa e voglia assicurare la difesa. Ogni altra interpretazione del rifiuto delle deleghe è falsa e tendenziosa, e chi le diffonde, magari spacciandosi per compagno, opera obiettivamente al servizio dell’opportunismo.

Rimane per fermo che, se si presentassero altri casi di rifiuto al tesseramento sindacale diretto, i compagni non solo vi opporranno energica resistenza, ma dichiareranno di ritenere nullo e inefficace qualunque provvedimento del genere, mentre informeranno subito il centro del Partito e agiteranno la questione in mezzo ai lavoratori partecipando apertamente ad ogni forma di attività sindacale, e intervenendo alle riunioni di lega e di C.d.L. per costringere i dirigenti a spiegare di fronte alla base le vere ragioni di eventuali tentativi di allontanamento dei rivoluzionari comunisti. La parola d’ordine è, oggi come nel 1921 e come sempre: non si cacciano i comunisti dalle organizzazioni operaie!

Rifiuto delle deleghe non significa, inoltre, rifiuto di corrispondere le quote sindacali. Queste dovranno essere versate ai collettori di fabbrica o, in caso di rifiuto di accettarle da parte di questi, gli stessi nostri compagni si incaricheranno di raccogliere le contribuzioni, e di versare alle casse sindacali esigendo regolare ricevuta. Ogni tentativo di sabotare l’espletamento di queste funzioni dovrà essere respinto e prontamente denunziato a tutti gli operai.

I compagni, i simpatizzanti e i lettori proletari della nostra stampa sono rinviati a quanto in essa è stato scritto (in particolare nello « Spartaco ») in merito alla questione delle deleghe, che è solo un aspetto della generale politica controrivoluzionaria dei bonzi e, di conseguenza, si riallaccia a tutto il complesso delle sue manifestazioni multiformi. La lotta per ricondurre il sindacato operaio alle sue origini e tradizioni di classe non può essere divisa in parti: ogni singola iniziativa si inquadra e si inserisce nel piano generale unico della battaglia, che è nostra e solo nostra, contro l’opportunismo.

Questa battaglia è appena all’inizio, e i nostri militanti sanno che essa sarà dura ed esigerà fermezza, disciplina, e la più assoluta decisione contro i tentativi, che certo non mancheranno, di riaprire contro di essi il libro nero delle angherie disciplinari e delle vessazioni.

Come tutto il Partito è impegnato a svolgere unitariamente i compiti di ristabilimento della dottrina, indispensabile arma della lotta rivoluzionaria, così dev’essere chiaro che tutto il partito è chiamato a rendere operanti l’indirizzo e le disposizioni pratiche relative alla lotta in seno al movimento proletario, non ammettendosi l’assurda distinzione fra militanti operai cui il lavoro sindacale spetterebbe in esclusiva, e militanti non operai ai quali sarebbero riservati altri e non meno esclusivi settori di lavoro. Il Partito è unitario quanto è dottrina, tattica ed organizzazione, e tutti i suoi membri, come tutte le sue sezioni, sono tenuti senza deroghe allo svolgimento collettivo dei suoi compiti, garantendone in tal modo l’unità di esecuzione.

Le sezioni provvedano a fare oggetto di lettura nelle loro riunioni il presente comunicato e a renderlo noto agli operai come deve essere pratica costante per la diffusione dei principi e degli scopi immediati e finali della nostra lotta, e per il rinvigorimento e il rafforzamento dell’azione generale del Partito.