Partito Comunista Internazionale

Marty pianga se stesso

Categorie: Partisan Movement, PCF

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La requisitoria svolta da Léon Mauvais al comitato centrale del P.C. francese contro Marty permette di vedere un po’ più chiaro nella clamorosa faccenda dell’espulsione dell’«eroe del Mar Nero».

Spogliato del solito e grottesco armamentario scandalistico delle accuse, Marty ci appare come il militante partigiano che conserva, a funzione finita, la spinta ribelle, e s’illude che questa abbia una esistenza e una ragione sua al di fuori dei limiti rigorosamente tracciati dalle forze dominanti dell’imperialismo.

Fiero della propria azione di guerra, nega il «ruolo dell’Unione Sovietica nella liberazione della Francia»; confondendo il partigianismo e un’oscura ribellione popolare al regime dominante, si oppone nel 1944-45 alla cessione delle armi e allo scioglimento delle milizie patriottiche, e pensa che «il partito dovesse dare allora l’ordine di prendere il potere»; uomo d’azione, non concepisce il «partigianismo per la pace».

È l’attivista confusionario che non sa imboccare il cammino di classe e, scegliendo quello dell’antifascismo e del bellicismo «liberatore», pretende di volgerlo a fini diversi da quelli delle potenze militari di cui è in realtà servo, e alle quali deve cedere le armi.

È la vittima della sua stessa confusione: non è stato francamente e fino in fondo né per l’imperialismo né per l’anti-imperialismo. È travolto dall’ambiguità del suo attivismo brancolante; e siamo certi che la «lezione» non servirà che a farne ancor più una foglia al vento. O di là o di qua: Marty è stato di là con insofferenza, col prurito di evadere alla morsa della guerra pur facendo la guerra. La guerra è passata su di lui. Morto al suo passato rivoluzionario, ha perduto anche i galloni della democrazia «liberatrice».

Così succede, ed è storicamente necessario.