Partito Comunista Internazionale

“El defeto xe nel manego”

Categorie: Party History, Stalinism, Third International

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In tre « direzioni » l’Internazionale Comunista sbandò: in quella della tattica, del metodo di lavoro interno, dell’organizzazione. La Sinistra lavorò e si batté senza sosta in queste tre « direzioni », all’interno dell’I.C., finché fu possibile, poi all’esterno.

Il risultato storico di questo processo è il ritessersi di una rete organizzata di partito, che faccia proprie le lezioni tratte dalla Sinistra.

Storicamente lo sbandamento dell’I.C. prese avvio da una non perfetta sua costituzione organica, sebbene i celebri « 21 punti di Mosca » del 2º Congresso 1920 costituissero uno sbarramento antiopportunista, che consentì il rafforzarsi di gruppi non genuinamente comunisti e marxisti, allorché l’I.C. impostò i problemi di tattica in maniera, prima dubbia (fronte unico dal basso o sindacale, o fronte unico politico, tra partiti?), successivamente in modo del tutto erroneo e pericoloso (governo operaio tra comunisti e socialdemocratici, di tipo parlamentare – oggi si direbbe di « democrazia progressiva ») ed infine, accentuando l’errore precedente, in quel « governo operaio e contadino » che apriva addirittura verso blocchi politici distruttivi delle stesse basi programmatiche dell’I.C.

Man mano che nel campo della tattica si scivolava sempre più verso il fondo, si intersecavano variazioni dello stesso segno negativo nell’organizzazione, sino ad arrivare ad aggregare all’I.C. cosiddetti « partiti simpatizzanti », di chiara natura piccolo-borghese e borghese, per sfociare in una vera e propria orgia burocratica, detta « bolscevizzazione », per soffocare materialmente ogni opposizione rivoluzionaria; e nel « metodo di lavoro interno », per cui non si affidava più l’orientamento del partito e la sua tattica allo « studio e alla considerazione oggettiva dei problemi », ma al diktat della onnipotente centrale. Si sostituì al clima fraterno di collaborazione quello delle pressioni organizzative e del terrore ideologico, delle umiliazioni e delle radiazioni, ed in Russia persino l’intervento della violenza statale contro il partito, ben inteso, in nome di Lenin, della rivoluzione e del partito.

Sono ormai note a tutti queste considerazioni della Sinistra e non ci dilunghiamo oltre, se non per riaffermare, a scanso di equivoci e per svergognare le facce tagliate, che il superamento delle deviazioni non si ottiene negando partito unico e centralizzazione, tattica centrale vincolante tutti, Stato dittatoriale di classe.

Le tesi della Sinistra del 1964-65 « sul compito storico, l’azione e la struttura del Partito Comunista Mondiale » prendono l’avvio dal processo storico innanzi accennato per sistemare in regole valide per ogni comunista i preziosi insegnamenti scaturiti dialetticamente dalla degenerazione dell’I.C., dalle sconfitte e dagli errori. Il primo insegnamento, quindi, è che il partito si corrompe in diverse « direzioni », per cui non si può dire: è giusta la nostra tattica, ma è sbagliata la organizzazione e il metodo di lavoro interno; ovvero: l’organizzazione è centralizzata e disciplinata, e non in linea le altre condizioni. Le tre « direzioni » devono essere coerentemente allineate al Programma e alla dottrina, perché basta che una delle tre sia sbilenca per sconnettere la correlazione delle altre e prima o poi far deviare il partito su posizioni opposte e distruggerlo in quanto organo storico della classe. Tattica organizzazione metodo interno di lavoro, non solo non sono compartimenti stagni, ma intimamente legati tra loro ai principî e alle finalità.

Quando si verifica, quindi, una deviazione nel metodo di lavoro interno, per esempio, non si può pensare che sia sufficiente una correzione per ristabilire l’assetto originario e non verificare i guasti apportati all’organizzazione e alla tattica. È indubbio che ne avrà sofferto tutto il partito di quella deviazione e vi si dovrà provvedere seriamente. Ma le deviazioni e gli errori nelle tre « direzioni », seppure si influenzino genericamente a vicenda, non hanno lo stesso grado di intensità e di pericolosità. Una deviazione nel campo della tattica, che non abbia intaccato le basi programmatiche, potrà essere corretta e l’organizzazione potrà non risentirne in modo determinante, a condizione che il partito non abbia abbandonato il metodo basilare e preliminare del suo lavoro che è appunto lo « studio e la considerazione oggettiva dei problemi ». È evidente che se si perde questa chiave del lavoro interno di partito, si perde la possibilità stessa di correggere le deviazioni, anzi addirittura di non individuarle in tempo utile e in modo corretto perché non degenerino e non corrompano l’organismo intero del partito.

Finché questa chiave fu saldamente impugnata dal partito, si ebbe il bolscevismo, l’Ottobre e l’Internazionale rivoluzionaria. Il partito bolscevico si vantava giustamente di aver superato le « frazioni » al suo interno, eppure si ebbero pareri diversi, « frazioni » contrastanti – come Lenin stesso, negatore di frazioni, ammetteva – in più occasioni di vitale importanza: nel Febbraio sul Governo provvisorio, alla vigilia dell’Insurrezione vittoriosa, sulla N.E.P., sulla pace di Brest, sui sindacati, sul gosplan, ecc. Nessuno fu espulso, né coartato, né ideologicamente terrorizzato, né quanto meno fucilato. Per molto meno, dal 1924 in avanti, o meglio per il semplice fatto di difendere il comunismo rivoluzionario si era dichiarati fautori di frazioni; si assisterà a quello che la Sinistra definì quasi uno « sport », quello di perseguitare i compagni in disaccordo con le centrali nazionali e con l’Esecutivo di Mosca.

È chiaro, allora, che un partito nel quale ricorrono sovente lacerazioni organizzative, sebbene ostenti di possedere una struttura di « ferro », questo partito deve ricercarne le cause non solo nell’organizzazione, ma soprattutto nella sua tattica, se è in grado di svolgerne una (e non può applicarla che nella sua fantasia immediatista e volontarista, quando non ha alcuna presa sulle masse proletarie), e in special modo nel suo modo interno di lavorare. Perché ciò avrà significato che questo partito non ha sufficientemente lavorato in profondità, che non ha consentito alle sue forze di operare nel senso « dello studio e della considerazione oggettiva dei problemi » e nella « fraterna considerazione verso qualsiasi compagno ». Sarebbe vano e deleterio ricercare la soluzione nella « scelta di uomini migliori », in un inasprimento disciplinare, in una diversa gerarchia e struttura, insomma in un diverso attrezzaggio organizzativo, patrimonio, peraltro, non del partito.