Интернациональная Коммунистическая Партия

La Rivoluzione Russa Pt.1

Категории: Russian Revolution

Родительский пост: La Rivoluzione Russa

Premessa

Intendere la Rivoluzione Russa! Quale difficoltà maggiore, se in ogni tempo fu coronato da scarso successo il tentativo di comprendere i caratteri e le cause di avvenimenti contemporanei?

Quale più arduo compito, se si pensa che oggi ogni informazione lascia nelle maglie successive di diverse censure tutto quanto contiene verità? Eppure è in questo che la concezione socialista consegue una riprova trionfale, sebbene tanto si sia gridato al suo fallimento.

L’impudenza dei nostri avversari, ignorando ogni limite, non ha esitato anche in questo caso ad esporre e spiegare i fatti secondo la convenienza. Tutto si può sostenere, quando la menzogna e il sofisma divengono consuetudine anzi professione.

[Censura]

Noi dunque ricostruiamo per conto nostro, con le risorse della critica socialista, che rappresenta il più felice e sicuro metodo d’impiego della ragione umana, poiché solo allora questa è libera da tutte le influenze del potere, e da tutte le suggestioni del pregiudizio, quando s’identifica con la causa dei nullatenenti e dei dominati fuori e contro i regni del dogma e dell’autorità.

Il colosso moscovita

Nell’Europa moderna pulsante di vita industriale e governata dalle élites del capitalismo attraverso il sistema democratico delle rappresentanze elettive, ottima maschera liberale dell’esoso sfruttamento delle masse lavoratrici, un immenso paese aderente al continente asiatico aveva serbato forme sociali e politiche di altri tempi, la Santa Russia. Un’economia prevalentemente agraria, in cui la classe lavoratrice era quasi allo stato di schiavitù, un’industria nello stato embrionale, e limitata alle poche zone più progredite, una rete di scambi primordiale e tarda, un regime amministrativo imperfetto, ed infine il sistema politico ferocemente dispotico basato sull’autocrazia dello Czar, capo al tempo stesso della Chiesa, poneva la Russia in antitesi col resto dell’Europa.

Quando la guerra scoppiò, la Russia vi partecipava, considerata come una forza di prim’ordine. I suoi 120 milioni di abitanti, la fama della bellicosa gente cosacca, facevano credere al “rullo compressore russo”, che avrebbe lentamente ma sicuramente avanzato verso occidente, schiacciando inesorabilmente la resistenza tedesca. La delusione fu clamorosa.

Mentre le truppe della Francia democratica tenevano testa alle armate germaniche e l’improvvisato esercito inglese entrava in azione con rapidità sorprendente, il mostruoso meccanismo di guerra russo rinculava di disfatta in disfatta, intermezzate da qualche parziale effimero successo.

Militarismo e democrazia

Fu una delusione — e secondo noi una decisiva sconfitta per i fautori della tesi che dipinge il militarismo come un fenomeno tedesco imposto al rimanente d’Europa dal sopravvivere di forme politiche arretrate negli imperi centrali contro le tendenze degli Stati occidentali democratici e desiderosi di pace. Si lasciava intendere che, nel duello tra la civiltà e la barbarie, la prima poteva fortunatamente contare sull’alleanza di un paese ancora più barbaro, da cui fiumi di uomini sarebbero calati a travolgere e prostrare la tracotanza teutonica sotto il tallone di un militarismo ancora più feroce.

Ma la verità é il rovescio. La guerra moderna si basa su tali coefficienti ed ha tali caratteri, che lo Stato militarmente più moderno è quello in cui le risorse dell’industria, del commercio, dell’amministrazione, della finanza, sono maggiori, ed in cui le forme politiche si sono evolute fino alla “democrazia”. Ciò è vero per la correlazione, cioè per la contemporaneità dello sviluppo di tutte queste attività; ed è vero anche perché solo una politica di atteggiamenti liberali e magari socialriformistici può fare conseguire allo Stato quella “concordia nazionale” che è pure presupposto del successo bellico. Per cui, tra militarismo e democrazia non c’è antitesi ma convergenza storica. L’efficienza militare della Germania sta in relazione a ciò che essa ha di moderno e borghese, non a quanto vi sopravvive di medioevale e feudale.

Basta pensare al militarismo di quelle epoche, per convincersi che esso non regge al confronto, anzi è addirittura un fenomeno di altra specie dal militarismo odierno, quale grandiosamente si manifesta negli Stati civili.

In Russia l’industria era impari al compito della guerra attuale, le comunicazioni erano scarse, le ferrovie rade, l’amministrazione dello Stato antiquata e corrotta. L’equipaggiamento dell’esercito fu insufficiente, e la preponderanza numerica non poté essere utilizzata. I miliardi della Francia capitalistica, prestati con l’intenzione di fornire l’esercito russo di cannoni, di proiettili, di tutti gli altri moderni mezzi bellici, furono mangiati dai granduchi russi con le mondane parigine. Una frase dice, a volte, più di un trattato.

Guerra e Rivoluzione

L’unione sacra dei partiti erasi realizzata più o meno negli altri Stati, ove tutti i partiti consideravano il potere statale coincidente con la difesa di un comune interesse di tutti i sudditi, riassunto nell’astrazione “Patria”, e poiché il partito socialista era stato deviato dal riformismo fino al punto di ammettere la possibilità di una simile coincidenza, sostanzialmente inconciliabile col fatto e colla nozione della lotta dà classe.

In Russia i partiti di opposizione erano separati dal governo da ben altro abisso. Lo knut, la Siberia, il carnefice stavano fra loro! Non c’era l’illusione di una eguaglianza politica dei cittadini, non la parvenza di una libertà, non la ostentazione di una fraternità che, nei paesi capitalistici, distraggono le masse dal sentire troppo il peso del giogo economico. Non si poteva pensare, non si poteva parlare, non si poteva stampare, non si poteva associarsi. La parte vera, vitale, dell’opposizione al dispotismo era generosamente imbevuta di dottrina socialista — benché divisa nel valutare la tattica derivante al socialismo dall’incompiuta trasformazione capitalistica. Fu impossibile far credere ai tenaci avversari dello czarismo che lo Stato dispotico e tiranno scendeva in lotta nell’interesse di tutti i russi, minacciati dall’oppressione straniera.

I rivoluzionari non accordarono tregue interne nel periodo di guerra. Il pericolo esterno, che ha indotto altrove alcuni partiti socialisti a dar la mano ai governi del capitalismo, indusse i partiti liberali borghesi della Russia a promettere la loro solidarietà all’autocrazia; ma non impressionò i socialisti, unici veri rivoluzionari. Anzi la parte più audace di questi non esitò ad augurare la disfatta del proprio paese come coefficiente dl un possibile abbattimento dell’odiato regime.

L’esperienza del 1905 dimostrava che in una Russia sconfitta il moto rivoluzionario aveva probabilità di divampare più possente.

Così fu. La guerra produsse la rivoluzione, perché la guerra fu la sconfitta del regime che la intraprese, e perché la guerra non poteva essere né fu accettata dal movimento rivoluzionario. I falsificatori del socialismo si provino a dire: la Rivoluzione è un’idea che ha trovato delle baionette! — e si provino poi a negare la conseguenza che la rivoluzione russa ha trovato… le baionette del Kaiser.