Da Lenin a Natsia
Indici: Questione Sindacale
Categorie: Party Doctrine, Union Question
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Una lettera di Lenin sul rapporto fra lotta sindacale e lotta politica
Lenin il 13 ottobre 1905 scrive da Ginevra ai compagni del comitato del partito ad Odessa suggerendo una messa a punto di una loro risoluzione “sulla lotta sindacale”.
Si noti intanto come Lenin si dilunghi pazientemente a spiegare l’aspetto teorico della questione, richiamandosi ad Engels e a quanto tre anni prima egli stesso aveva scritto nel “Che Fare?”.
Le tre “forme principali” della lotta proletaria in Engels, sindacale, politica, teorica, sono distinte ma non opponibili l’una all’altra. Neppure, nello sviluppo della rivoluzione, l’una subentra e mette da parte l’altra. Perché abbia successo la “insurrezione armata”, “diretta dalla socialdemocrazia” (leggi, dal partito comunista), è necessario “l’ampio sviluppo di tutti gli aspetti del movimento operaio”.
I bravi compagni di Odessa, nella polemica allora in corso sulla difficile questione, avevano estrapolato un po’ troppo la giusta denuncia e demolizione dell’“economismo”.
E Lenin ammonisce invece che: 1) “è importante assumere fin dall’inizio il tono giusto sui sindacati”; 2) “creare in questo campo una tradizione di iniziativa socialdemocratica”; 3) “di partecipazione”; 4) “e di guida”. Ogni parola va giusta al suo posto.
Da Lenin a Natsia
13. Χ. 1905
Caro amico,
la risoluzione del Comitato di Odessa sulla lotta sindacale (“decisioni” n. 6 o 5, non si capisce. Lettera n. 24, datata settembre 1905) mi sembra sommamente sbagliata. Secondo me, si può capire, naturalmente, col fatto che per lottare contro i menscevichi ci si è lasciati trascinare troppo lontano, ma non bisogna cadere nell’estremo opposto. E la risoluzione cade appunto nell’estremo opposto. Mi permetto pertanto di fare un esame critico della risoluzione del Comitato di Odessa e prego i compagni di discutere le mie osservazioni, che faccio senza nessuna intenzione di mettermi a cavillare.
Nella risoluzione vi sono tre parti (non numerate) di considerando e cinque parti (numerate) che costituiscono la risoluzione vera e propria. La prima parte (il punto iniziale dei considerando) è buona: assumere la direzione di tutte le manifestazioni della lotta di classe del proletariato e non dimenticare mai il compito di dirigere la lotta sindacale. Benissimo. Più avanti, il secondo punto: in primo luogo si pone il compito di preparare l’insurrezione armata e (terzo punto o fine dei considerando), “in virtù di questo compito, la direzione della lotta sindacale del proletariato passa inevitabilmente in secondo piano”. Questo, a mio parere, teoricamente non è giusto e dal punto di vista della tattica è errato.
Teoricamente non è giusto contrapporre i due compiti come se si trattasse di cose della stessa importanza, che si trovino sullo stesso piano: preparazione dell’insurrezione armata e direzione della lotta sindacale. L’uno, dite, è compito di primo piano, l’altro di secondo piano. Far questo significa confrontare e contrapporre cose di ordine diverso. L’insurrezione armata è un metodo di lotta politica di cui ci si serve in un determinato momento. La lotta sindacale è una di quelle manifestazioni costanti di tutto il movimento operaio, sempre necessarie in regime capitalistico, obbligatorie in ogni momento. Engels, in un passo che io ho citato in Che fare?, distingue tre forme principali di lotta proletaria: economica, politica, teorica, ossia sindacale, politica, teorica (scientifica, ideologica, filosofica). Come è possibile mettere sullo stesso piano una di queste forme fondamentali di lotta (sindacale) e un’altra forma che si adotta in un determinato momento? mettere sullo stesso piano tutta la lotta sindacale, intesa come “compito”, e l’attuale mezzo di lotta politica, che è ben lungi dall’essere unico? È veramente una cosa assurda, è come addizionare dei decimi e dei centesimi senza ridurli al comune denominatore. A mio parere, entrambi questi punti dei considerando (il secondo e il terzo) debbono essere eliminati. Accanto al compito della direzione della lotta sindacale si può mettere soltanto il compito di dirigere tutta la lotta politica in generale, il compito di condurre la lotta ideologica in generale e nel suo complesso e non questi o quei compiti parziali, circoscritti, attuali della lotta politica e ideologica. Bisognerebbe sostituire questi due punti, rilevando la necessità di non dimenticare nemmeno per un momento la lotta politica, l’educazione della classe operaia all’idea della socialdemocrazia in tutta la sua ampiezza, la necessità di tendere a creare un legame stretto e indissolubile fra tutte le manifestazioni del movimento operaio per dar vita a un movimento organico, veramente socialdemocratico. Al secondo punto dei considerando potrebbe starci questa osservazione. Al terzo, la costatazione della necessità di mettere in guardia contro una concezione e un’impostazione grette della lotta sindacale come quelle messe in giro dalla borghesia. Naturalmente con questo non voglio proporre un progetto di risoluzione, nè sollevare la questione se convenga o no parlarne in particolare; per ora non faccio altro che esaminare quale espressione del vostro pensiero sarebbe teoricamente giusta.
Dal punto di vista tattico, nella sua forma attuale la risoluzione presenta i compiti dell’insurrezione armata in modo molto infelice. L’insurrezione armata è il mezzo supremo della lotta politica. Perchè abbia successo dal punto di vista del proletariato, cioè perchè l’insurrezione proletaria e diretta dalla socialdemocrazia, e non da altri, sia coronata dal successo, è necessario sviluppare ampiamente tutti gli aspetti del movimento operaio. Perciò è arcierrata l’idea di contrapporre il compito dell’insurrezione al compito della direzione della lotta sindacale. In questo modo si svilisce, si sminuzza il compito dell’insurrezione. Invece di porre il compito dell’insurrezione come conclusione e coronamento di tutto il movimento operaio i in complesso, in un certo modo lo si isola. Mi pare che si mescolino due cose: una risoluzione sulla lotta sindacale in generale (la risoluzione del Comitato di Odessa è scritta su questo tema) e una risoluzione sulla distribuzione delle forze nel lavoro attuale del Comitato di Odessa (su questo argomento devia la vostra risoluzione, e questo è assolutamente, assolutamente un’altra cosa).
Passo ai punti numerati della risoluzione vera e propria.
Ad I. “Disperdere le illusioni” “cui danno origine i sindacati”… questo potrebbe anche andare, ma sarebbe meglio toglierlo. In primo luogo, dovrebbe far parte dei considerando, dove si sarebbe dovuto indicare l’indissolubile legame fra tutti gli aspetti del movimento. In secondo luogo, non si dice di quali illusioni si tratti. Se lo si vuol lasciare, bisognerebbe aggiungere: le illusioni borghesi sulla possibilità di soddisfare i bisogni della classe operaia nella società capitalistica.
…”sottolineando fortemente la loro (dei sindacati?) limitatezza rispetto agli scopi finali del movimento operaio”. Ne deriva che tutti i sindacati sono “limitati”. E i sindacati socialdemocratici, legati all’organizzazione politica del proletariato? Il nocciolo della questione non sta nel fatto che i sindacati siano limitati, ma nel fatto che bisogna legare agli altri questo aspetto del movimento (limitato perchè appunto è un solo aspetto). Di conseguenza o cancellare o affermare di nuovo la necessità di creare e di rafforzare il legame di un aspetto con tutti gli altri, di impregnare i sindacati di contenuto socialdemocratico, di propaganda socialdemocratica, di tendere tutte le forze nel lavoro socialdemocratico, ecc.
Ad II. Va bene.
Ad III. Per le ragioni accennate, non è giusto contrapporre al compito dei sindacati l’ “essenzialissimo e primissimo compito” dell’insurrezione armata. Non vi è ragione di parlare dell insurrezione armata nella risoluzione sulla lotta sindacale, perchè la prima è il mezzo per giungere a quell’ abbattimento dell’autocrazia zarista di cui parla il punto II. I sindacati potrebbero ampliare la base da cui attingiamo le forze per l’insurrezione, e, ripeto, contrapporre gli uni all’altra è errato.
Ad IV. “Condurre un’energica lotta ideologica contro la cosiddetta minoranza” che ritorna all’ “economismo” “nelle questioni riguardanti i sindacati.” In generale non è forse troppo per una risoluzione del Comitato di Odessa? Non sembra un’esagerazione? Infatti nella stampa non è mai apparsa alcuna critica di nessuna risoluzione di tutti i menscevichi sui sindacati. Si è solo accennato al fatto che i liberali li lodano per la tendenza a occuparsi di questo problema con un’applicazione che supera persino le loro capacità. Ma di qui si può solo trarre una conclusione: che dobbiamo applicarci secondo le nostre capacità, ma che dobbiamo immancabilmente applicarci. A mio parere questo punto o va tolto del tutto, e ci si deve limitare a mettere in guardia contro la grettezza e ad accennare alla lotta contro le tendenze della borghesia e dei liberali a snaturare i compiti dei sindacati, o va formulato a parte in relazione con qualche determinata risoluzione dei menscevichi (di risoluzioni di questo genere oggi non ne conosco; può darsi che ne sia apparsa qualcuna alla Akimov da voi, nel sud).
Ad V. Si tratta di questo. Le parole “e se è possibile, direzione”, le sostituirei con “e direzione”. Noi facciamo tutto « se è possibile ». Mettere queste parole qui e soltanto qui provocherebbe un’interpretazione errata, come se la direzione fosse qui per noi cosa secondaria, ecc.
Secondo me, in generale, bisogna evitare di esagerare la lotta contro i menscevichi in questa questione. Proprio adesso, presto probabilmente, cominceranno a sorgere dei sindacati. Non bisogna tenersi in disparte, e meno ancora dar motivo di pensare che occorra tenersi in disparte, ma cercare di partecipare, di influire, ecc. Vi è infatti uno strato particolare di operai, anziani e con famiglia, che oggi danno molto poco alla lotta politica, ma molto a quella sindacale. Bisogna utilizzare questo strato, limitandosi a dirigerlo in questo campo. Per la socialdemocrazia russa è importante assumere fin dall’inizio il tono giusto sui sindacati, creare subito in questo campo una tradizione di iniziativa socialdemocratica, di partecipazione, di guida socialdemocratica. Naturalmente, in pratica le forze risulteranno forse insufficienti, ma questa è già un’altra questione, e si può anche affermare che, se si sapranno sfruttare tutte le diverse forze, se ne troveranno sempre anche per i sindacati. Avete ben trovato le forze per scrivere la risoluzione sui sindacati, cioè per dirigerli ideologicamente; e qui sta il punto!
Una stretta di mano con la preghiera di scrivermi due righe dicendomi se avete ricevuto questa lettera e che cosa ne pensate.
Vostro Lenin N.
Spedita a Odessa da Ginevra. Pubblicata la prima volta nel 1926.