Međunarodna komunistička partija

Il Programma Comunista 1962/21

Gravità e vita nel cosmo

I lettori che ricordano le nostre noterelle sulla “conquista” del cosmo hanno forse presente il senso delle nostre riserve sulla possibilità futura di portare uomini vivi fuori della Terra.

Quando i russi lanciarono il primo Sputnik subito discutemmo la sensazionale affermazione che l’uomo avesse fabbricato un corpo celeste. Pur trattandosi non di una “nave” con uomini a bordo, chiedemmo che il satellite artificiale avesse un periodo di rivoluzione superiore alla solita ora e mezza, e girasse ad almeno un raggio della superficie del pianeta, ricordando che la Luna gira in un mese ed è lenta: un chilometro solo al secondo, contro gli otto chilometri di tutti i satelliti.

Si trattò poi di mettere un uomo in viaggio col satellite e noi, mentre abbiamo sempre negato che i “cosmonauti” russi od americani “governassero” la rotta del loro satellite, proietto tanto passivo quando non è abitato che quando lo è, osammo dubitare (misoneisti!) che l’uomo potesse vivere in “assenza di gravità”. Gli otto che ce l’hanno fatta a tornare a terra – cosa molto importante in pratica ma nulla in dottrina – ci avrebbero smentito. Ma noi abbiamo osservato che non si tratta di assenza della gravità, bensì di compenso totale tra la attrazione terrestre, quasi intatta, e una equivalente forza centrifuga. Ossia insinuammo che alla distanza paragonabile a quella Terra-Luna l’uomo morrebbe. Non ci basavamo sulle radiazioni radioattive, poi trovate imponenti e distruttive poco fuori del corpo fisico Terra, con la sua atmosfera.

Più volte abbiamo detto che le sette od otto orbite russo americane stanno tutte chiuse in un angusto “cunicolo” dai dati fissi, e quindi non provano ancora che si sopravviva se di poco se ne esce. Dopo l’ultimo volo di Schirra gli americani lo hanno valutato come il più riuscito e perfetto, ma hanno ammesso che il solo effetto delle sue manovre era di orientare un poco il suo abitacolo, mai di variarne l’orbita cui la legge di Keplero lo condanna, in velocità e in direzione della traiettoria.

È vero che tutti quei bravi giovani ne sono usciti vivi. Ma hanno fatto poco di diverso dagli animali da esperimento: non è stato ancora percorso il ciclo che per i veicoli aerei fu fatto dalla pecora, da Montgolfier, e dai dirigibilisti.

Secondo un articolo dell’Unità, il dr. Tibor Eghner è uno scienziato ungherese esperto in biologia cosmica, ed è molto al corrente dei programmi sovietici. Si sarebbe giunti alla conclusione che i viaggiatori nelle astronavi non ce la possono fare a stare senza gravità. La vita animale riesce possibile, nei limiti delle prove già note. Gli ultimi studi avrebbero dimostrato che “la psiche vuole la gravità perché il volo spaziale, a differenza di quanto si credeva prima (oh, oggi si aggiorna tutto non ogni giorno, ma ogni ora!), mentre la parte fisica dell’organismo se la cava con un minimo di adattamento, impegna l’uomo quasi esclusivamente sul fronte dei riflessi nervosi”. Come parlate bene, messer lo esperto! Insomma, dopo faticosissimi allenamenti i piloti spaziali ce la fanno a vivere, respirare, bere e andare in bagno, ma pensare, ragionare, decidere, eseguire decisioni, è cosa che riguarda la psiche e, senza un campo di gravità, nulla da fare.

Allora se non si può negare che un uomo pensante possa stare altrove che su questa nostra Terra, e se non ci è stato provato che nella nuova sede lo si possa portare, risulta ammesso quanto noi scrivemmo senza essere esperti e nella nostra diffidenza infinita per il progresso tecnico di oggi: il corpo su cui sta l’uomo vivente e pensante, o una bestia del suo tipo, deve attirarlo con una gravità propria, dell’ordine di quella della nostra Terra. Se pensiamo che già la Luna, che ha il diametro di circa un terzo di quello della Terra, attirerebbe un ipotetico essere che vi passeggiasse con una gravità che è appena 0,17 della nostra, si conclude che una “astronave” o “isola spaziale” su cui si possa vivere, non risolverebbe il problema anche con dimensioni dell’ordine di cento chilometri.

Il nostro dottor Tibor annunzia una bella trovata: nelle astronavi vi sarà una gravità artificiale, ma non diretta verso l’interno. Si farà ruotare il veicolo su sé stesso con una certa velocità, e si desterà una forza centrifuga che permetterà ai passeggeri di stare in piedi sulla parete esterna con la testa verso il centro, soggetti ad una gravità pari a quella terrestre. Allora non solo potranno sopravvivere, ma acquisteranno le facoltà mentali.

La cosa non è affatto impossibile quanto alla creazione della necessaria forza centrifuga, lo diremo in un momento. Notiamo solo che questo esperimento è descritto come il solo che possa evitare la “nausea spaziale” che deriva dal fatto che il nostro cervello, fuori della azione della gravità, perde il senso tridimensionale dello spazio. Noi da principio citammo i famosi canali semicircolari dell’orecchio interno. Ora si ammette questo: “Gherman Titov ebbe sintomi che ricordano quelli del mal di mare; specie nella quinta e sesta orbita. Disse di aver avuto la sensazione di stare appeso al soffitto con la testa in giù”. Orbene noi, non esperti e non introdotti a Mosca, per provare alla buona che senza gravità si muore, facemmo questa pedestre deduzione. Uno appeso per i piedi muore dopo poche ore per essere passato dalla gravità g a quella meno g. Uno messo nella gravità zero deve morire, sia pure in un tempo più lungo, avendo subito uno scarto della metà.

L’esperto dice che il senso rotatorio regolare e uniforme non dà vertigini (da bambino non avrà mai fatto il giro tondo!) e che dà fastidio un altro effetto: il beccheggio o rullio della capsula che si gira senza regola mentre corre sull’orbita di rigore; a questo si rimedierà con due giroscopi o meglio tre, solidali all’asse su cui il veicolo girerà in folle.

Il veicolo nuovo deve essere non sferico ma cilindrico, altrimenti ai due poli si avrebbe la forza centrifuga zero. Inoltre si deve evitare che i piedi del viaggiatore (o dei tre che pare la Russia annunzi) pesino molto e la testa meno o zero: la conquista o riconquista della psiche non la possiamo affidare ai piedi.

Se il diametro del cilindro fosse di m. 7,00 un uomo di 1,75 passeggiando in “scoperta” non darebbe di cozzo nelle teste degli altri, ma avrebbe sempre alla testa una velocità e una forza centrifuga minore. Il cervello avrebbe una gravità metà che sulla Terra, mentre i piedi la avrebbero pari, come mostra un calcoletto che omettiamo.

Ci pare di dover assegnare a questo cilindro rotante il diametro di quattordici metri, tecnicamente molto impegnativo. Allora alla periferia (suole delle scarpe) vogliamo una gravità come quella della Terra (9,80 metri per secondo). Per avere una pari forza centrifuga non occorre una velocità spaventosa: basta un giro completo sull’asse in cinque secondi, ossia quella che si chiama velocità angolare sarà circa 0,20 giri al secondo. La velocità lineare dei piedi risulta circa 8 metri al secondo. La testa gira su un raggio non di sette metri ma di 5,25, la velocità angolare è la stessa, ma quella lineare è minore di circa un quarto. La gravità artificiale negativa sarà inferiore a g, ossia appunto circa i tre quarti.

Lo scarto tenuto entro questi limiti ci pare tollerabile per la funzione del cervello. Ma non lo sarebbe se il cilindro fosse più piccolo.

Consideriamo che questo cilindro sia una vera macchina per il capogiro. Chi ci sia stato per ore ed ore, se sarà riuscito ad avere per qualche tempo i “riflessi nervosi”, uscirà certo vivo forse, ma impazzito o incretinito.

Questo esperto ungherese ha scritto tuttavia una bella frase: “la gravità è l’archivio naturale di tutte le cose”. Senza di essa non c’è gerarchia nei pesi o nei volumi. Come materialisti, sottoscriviamo. Fuori di questo archivio pesante non solo non possono stare le cose ma nemmeno la psiche, ossia la vita.

Il problema cosmo – vita – pensiero ha una chiave. La gravità.

[RG-34] Cronaca della riunione interfederale di Genova 3-4 novembre

E’ perfettamente riuscito questo periodico convegno delle nostre forze, per il quale l’organizzazione era stata convocata a Genova affidando la preparazione locale a quel nostro attivissimo gruppo. I compagni di Genova hanno infatti, in moda veramente ammirevole, predisposto il tutto, l’ottimo locale della riunione e la ricezione logistica dei numerosi convenuti da moltissime località non solo italiane, ma anche estere. I lavori, assai impegnativi, hanno quindi potuto svolgersi nella maniera più soddisfacente e il programma è stato esplicato in piena regolarità. Tutti i convenuti, nel lasciare Genova, hanno espresso il loro cordiale ringraziamento ai compagni locali.

Poiché, come fu fatto rilevare nelle prime comunicazioni che aprirono il convegno, siamo riusciti con un notevole sforzo di tutto il Partito, al centro e ovunque, a pubblicare il resoconto completo della precedente riunione interfederale, che fu quella di Milano 8 e 9 giugno, e poiché quindi nei prossimi numeri del giornale potremo senz’altro dare inizio al resoconto diffuso di tutta la riunione di Genova, ci limitiamo ora a fare della stessa una breve cronaca, elencando in modo sommario gli argomenti che furono trattati.

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Nella prima seduta del pomeriggio del sabato, dopo le comunicazioni organizzative del centro, vi fù una breve ricapitolazione generale, e si comunicò che per la prossima riunione sarà riprodotto il fascicolo ciclostilato che serve di indice sommario cronologico e bibliografico del nostro lavoro, in quanto a quello esistente vanno aggiunte le riunioni da Roma in poi.

Fu quindi svolta la consueta trattazione delle vicende economiche capitalistiche, da una parte per il complesso dei principali sette paesi dell’Occidente (Russia inclusa), dall’altra con speciale riguardo alle più recenti vicende economiche russe.

Seguì, a cura di un compagno di Bologna, una relazione sulla questione agraria in Cina, alla quale hanno collaborato i compagni francesi con materiale di primario interesse. Si è dimostrata la completa insufficienza di tutti i programmi agrari della rivoluzione cinese in quanto rivoluzione contadina e anche soltanto borghese, ripetendo quindi la critica dell’artificioso estremismo del partito di Mao tsetung.

E’ seguita la relazione dalla Storia della Sinistra Comunista, e si è potuto annunziare che è pronto il testo della sua prima parte, che va dalle origini fino a tutto il I conflitto mondiale 1914-1918, assumendo l’impegno di pubblicare entro il più breve tempo il relativo volume. Il relatore ha quindi trattato del periodo che va dal 4 novembre 1918 al 21 gennaio 1921, svolgendo le grandi linee della critica alla insufficienza del Partito Socialista Italiano e riservando al prossimo resoconto maggiori dettagli sulla cronistoria degli incandescenti anni 1919 e 1920.

Successivamente, un compagno del centro ha svolto un rapporto sulla importantissima questione del lavoro sindacale del partito, tanto riesponendo con nuovi documenti le basi generali della posizione comunista in materia, quanto riferendo del notevole lavoro che negli ultimi tempi il nostro Partito, con totale fedeltà a quelle direttive, ha preso ad esplicare in questo campo, lottando con le difficoltà a tutti note.

Nella seduta di domenica 4 si è iniziato con una comunicazione del centro del Partito su questioni di organizzazione e sull’attività della stessa negli ultimi tempi, annunziando anche quali saranno le basi del nostro lavoro nel periodo successivo. E’ seguita a cura di un compagno di Messina la nuova puntata dello importante rapporto sulla questione militare nel marxismo, anche per la quale si utilizzano contributi importantissimi dei compagni di Francia. La parte trattata in quest’occasione è quella che si riferisce alla storia medievale e feudale, all’apparire della borghesia e alla formazione delle monarchie assolute fino alle prime rivoluzioni borghesi.

E’ seguita altra relazione su una brillante trama preparata dal gruppo francese che è stata svolta da un compagno di Milano. E’ stato trattato in una sintesi molto efficace tutto lo sviluppo storico, da una parte, della Francia ed in essa del movimento proletario e socialista a partire dalla rivoluzione francese, dall’altra, ponendo in evidenza le caratteristiche nazionali e storiche di quel paese, e le difficoltà in cui si è scontrata la formazione di un movimento proletario che riuscisse a basarsi sulla dottrina rivoluzionaria marxista. Questo sviluppo si è fermato per ora allo scoppio della guerra 1914-1918, ma verrà integrato da una trattazione dei decorsi successivi.

Dopo breve interruzione, in una seduta finale, un compagno di Firenze ha svolto il tema dell’economia marxista, prendendo le mosse da una ulteriore illustrazione del quadro di Marx nella forma da noi pubblicata nel numero scorso. Il relatore ha svolto la ricerca sulla misurazione dello sciupio di forze produttive dovuto al sistema capitalistico, poggiandosi principalmente sulla dottrina del tempo di rotazione del capitale contenuta nel II tomo dell’opera di Marx, e sulla dottrina del variare della produttività del lavoro di cui le basi sono date fin dal I torno e svolte in tutto il corso dell’opera.

L’ultima relazione ha ripreso la questione della critica marxista alle filosofie tradizionali e, innestandosi a quanto pubblicato nel numero scorso su queste stesse colonne, ha percorso i temi trattati nelle ultime riunioni, non sempre oggetto di resoconto diffuso in questa sede, concludendo ancora col raffronto delle ultime dottrine della fisica atomica e delle conseguenze filosofiche che la cultura borghese ne va traendo, e contrapponendo a tutto ciò la nostra del tutto opposta costruzione del problema della conoscenza umana secondo il marxismo, che si riassume nella certezza dell’avvento rivoluzionario del comunismo.

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I compagni intervenuti hanno seguito con vivo interesse e compiacimento tutte le importanti esposizioni, manifestando la loro adesione alle ben decise linee direttive del nostro Partito, che lo separano nettamente da tutti gli altri movimenti e anche da quelli che a prima vista taluno potrebbe giudicare meno lontani da esso.

Durante brevi pause del lavori, i compagni del centro hanno provveduto alla distribuzione di un’ingente quantità di materiale di partito da diffondere per tutti i rami dell’organizzazione. Oltre che dell’ultimo numero di “Programma Comunista” e dell’ultimo numero di “Spartaco”, si è trattato di due accurate pubblicazioni ciclostilate in ottima veste, una delle quali riproduce il molto richiesto “Fondamenti del comunismo rivoluzionario” e l’altra, oltre al “Tracciato di Impostazione”, anche generalmente richiesto, contiene le direttive 1951 per l’organizzazione del Partito Comunista Internazionalista nel testo completo svolto a Firenze e recentemente da noi pubblicato. Si sono anche diffusi molti esemplari della rivista di Marsiglia “Programme Communiste”, di cui si va curando un’ampia distribuzione anche in Italia favorita dal brillante contenuto e dalla bella veste della pubblicazione dei nostri compagni francesi. In riunione a parte si sono presi accordi, anche su base internazionale, per lo sviluppo del nostro movimento e la diffusione della nostra propaganda e dei nostri testi nelle varie lingue.

Alla riunione erano presenti i seguenti delegati di organizzazioni di base: Liguria 16, Lombardia 24, Piemonte 11, Emilia 3, Tre Venezie 7, Toscana 10, Lazio 1, Campania 4, Calabria 3, Sicilia 3, Francia 5, Belgio 2. Per particolari ragioni hanno giustificato la loro impossibilità di venire taluni gruppi di Puglia, Campania ed Emilia, ed alcuni gruppi esteri.