Međunarodna komunistička partija

Codicillo a “Meridionalismo”

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Nel Filo del Tempo dell’ultimo numero, al capitoletto Nord e sud infine, mancava un periodo, che completava in modo esplicito lo argomento.

Crediamo quindi utile riprodurre la parte finale del capitoletto, includendo quanto fu omesso.

Vi è di più: in tutto il perimetro del nuovo Stato non vi erano le basi della grande industria pesante: il capitalismo italiano che a questa stregua tenne uno dei posti mondiali meno importanti si rifece sul piano – modernissimo – delle opere pubbliche, cui la conquista del Sud da parte del più attrezzato Nord aprì campo immane, facendo fallire di colpo le piccole imprese locali e dando campo di azione alle grandi compagnie ferroviarie e costruttrici, di navigazione e di ogni altra natura, a quelle che si possono dire le industrie a sede volante. Tutto questo sistema non poteva non costituire un succhiamento di ricchezza e una intensificazione di scarti di tenore di vita tra le parti del nuovo regno. Inutile ripetere la rivoluzione borghese per rimediare a questo: si andrebbe, se non fosse vuota illusione, in senso peggiore.

Nel Sud i piani di opere statali dei Borboni erano molto più seri di quelli dei vari governi di Roma, tricolori, neri o rossi domani (rosso risorgimentale). Allora potevano essere avviamento ad una autoctona industrializzazione e al formarsi di capitale indigeno, oggi sono esercitazioni “imperiali” di capitale che manca in loco, e che, tanto più avendo perduta ogni altra colonia, si dà da fare in lavori inutili e stupidi, con miliardi della signoria americana, dello Stato nazionalpantalonesco, o dei profittatori settentrionali: vedi Cassa del Mezzogiorno e leggi di “perequazione nazionale”.

Stamburare meridionalismo oggi, da qualunque lato, ha un senso solo: tenere mano in modo complice o imbecille a questo vasto cerchio di facile speculazione borghese, senza poter evitare che il plusvalore per legge di attrazione viaggi verso il baricentro capitalista, ossia da Sud verso Nord.

L’ammirata FIAT di Torino ha per condizione necessaria il trullo pugliese. Ridurre la differenza tra la Grandi Motori e il sottano di Matera non è affare amministrativo di applicazione di costituzioni repubblicane o di galantomismo di classe (!): è cosa connessa al far saltare in aria l’economia aziendale e mercantile. Chi fa credere quello al lavoratore gli fa più male del più famigerato capitalista e grande proprietario, del più truculento appartenente ai ceti parassitari.