Partito Comunista Internazionale

Grande sciopero dei pubblici dipendenti in Gran Bretagna

Categorie: Britain, Union Activity

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Il 30 novembre si stima che due milioni di lavoratori pubblici abbiano scioperato in Gran Bretagna in quella che è stata la più partecipata astensione dal lavoro fin dallo sciopero generale del 1926. Alcuni dei grandi sindacati di categoria hanno chiamato allo sciopero in risposta ad una manovra sulle pensioni pubbliche e contro i tagli minacciati dal governo che prevedono aumenti nei contributi a carico dei lavoratori, prolungamento della vita lavorativa e riduzione degli assegni di pensione. Ha aderito perfino il sindacato dei dirigenti, che mai aveva scioperato nei suoi 150 anni di esistenza!

Nella tattica classica del divide et impera, il governo ha cercato di mettere i lavoratori del privato contro quelli del pubblico impiego dipingendo questi ultimi come privilegiati, con trattamenti superiori, finanziati con le tasse versate dai dipendenti del settore privato. In risposta molti gruppi di lavoratori in tutto i paese hanno distribuito ai cortei dello sciopero, a smentire le menzogne governative, le cifre di quanto in realtà i lavoratori pubblici ricevono di pensione che, anche prima dei peggioramenti proposti, è davvero modesto.

I sindacati sono stati costretti ad indire lo sciopero dalla loro base, in parte organizzata, bene o male, nella Rete dei Consigli di Fabbrica, una organizzazione formata dal sindacato RTM-trasporti nel 2006. La natura reazionaria di tutta la direzione dei sindacati è genericamente ammessa, ma le soluzioni avanzate per affrontare il problema si aggirano per lo più all’interno delle strutture dei sindacati con la richiesta di una maggiore dose di democrazia.

Così leggiamo in The Socialist: «È essenziale che le decisioni sulle lotte non siano lasciate nelle mani dei dirigenti nazionali dei sindacati. Noi chiediamo che gli iscritti ai sindacati abbiano il controllo democratico sulle trattative ad ogni livello». C’è poi un appello per «imporre alle organizzazioni della sinistra di impegnarsi per assicurare che i sindacati si battano negli interessi dei loro iscritti. Una loro richiesta dovrebbe essere la periodica elezione dei funzionari a tempo pieno e che siano pagati non più che con una paga operaia». Inoltre, e non solo ne The Socialist, v’è la richiesta che i sindacati escano dal Labour Party, non essendo quest’ultimo un partito della classe operaia.

Non possiamo certo noi impedire a chi crede in questa strategia di cercare di metterla in atto, ma speriamo che i partecipanti all’esperimento trarranno presto la lezione dai risultati, perché noi crediamo che il movimento sindacale nella sua forma presente è così intrecciato con l’apparato capitalistico che i tentativi di dissociarlo dal Labour Party e di ridurre la paga dei funzionati siano, oltre che condannati al fallimento, del tutto improduttivi di risultati.

I sindacati attuali sono pronti a mettere quelli che chiamano gli interessi “del paese”, del capitale nazionale in altre parole, davanti agli interessi della classe, che sono legati non ad una particolare “gabbia nazionale” nella quale si sono trovati rinchiusi, ma sono quelli della internazionale classe operaia. Il sindacato di classe deve essere preparato ad andare oltre, al di là dei limiti di ciò che è compatibile con il capitalismo.

Questo magnifico sciopero ha prodotto, subito il giorno dopo, una improvvisa retromarcia del governo. Dopo aver irriso lo sciopero come un “petardo bagnato”, si è affrettato ad aprire un tavolo di trattative quanto prima, ed ha già promesso ulteriori concessioni e fissato incontri nella settimana successiva.

Se i capi sindacali a queste trattative accetteranno qualcosa di meno di sostanziali rettifiche da parte del governo dovranno probabilmente affrontare notevoli proteste degli iscritti, che si spera siano davvero organizzate dalle nuove organizzazioni intersindacali di base che stanno lentamente emergendo e provando i muscoli.

Ma noi non dobbiamo giudicare ciò che succede solo secondo i “risultati concreti”. A commento delle organizzazioni sindacali in generale un passo del Manifesto del Partito Comunista afferma: «Qua e là i lavoratori riescono vincenti, ma solo occasionalmente. Il frutto reale delle loro battaglie non consiste nel risultato immediato, ma nella loro crescente organizzazione».

Questo sarà il maggior risultato dello sciopero del pubblico impiego del 30 novembre, è già si va parlando di unire la lotta con quella dei lavoratori del settore privato…