Partito Comunista Internazionale

Lo sciopero dei minatori inglesi contro i licenziamenti

Categorie: 1984-1985 UK Miners' Strike, NUM

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Dopo sei settimane di sciopero e molte difficoltà l’unità dei minatori inglesi, a stento, va forse a realizzarsi: una conferenza speciale dei delegati del NUM (National Union of the Minworkers) riuniti a Sheffeild il 19 aprile ha proclamato lo sciopero generale ad oltranza contro il programma di chiusura dei pozzi. D’altra parte le dichiarazioni minacciose che volevano far leva sul timore dei minatori moderati hanno provocato l’effetto contrario spingendoli a serrare i ranghi con i loro compagni in sciopero. Ricordiamo la situazione già tracciata nell’articolo precedente: il carbone inglese è sottomesso ad una forte concorrenza straniera e a quella del petrolio del Mare del Nord. Per raddrizzare la situazione finanziaria delle miniere il governo inglese, tramite il direttore Mc Gregor (che già nel passato quando si trovava alla testa della siderurgia britannica si è vantato del licenziamento della metà de-gli operai di questo ramo), si è impegnato in un piano che prevede la chiu sura di 100 pozzi su 171 e il licenziamento di 80.000 operai su 184.000 impiegati. Già l’anno scorso 20 pozzi son stati chiusi e 20.000 operai licenziati. E’ la volontà di rinnovare la stessa operazione quest’anno che ha messo fuoco alle polveri. Le regioni più toccate sono la Scozia, il Yorkshire, il Kent e il sud del Galles. Invece le miniere del centro dell’Inghilterra, cioè di Nottinghamshire, che è il secondo bacino dopo quello del. ‘Yorkshire, e del nord del Galles sono meno minacciate. La principale preoccupazione oggi dei lavoratori in Inghilterra non è tanto quella dei salari benché il livello di vita da parecchi anni si sia molto abbassato ma quella della disoccupazione. Un grande numero di salariati dispersi in piccoli uffici, botteghe, ecc. guadagnano pochissimo, cioè fra 600.000 € 700.000 lire al mese. Gli operai della grande industria, più numerosi e concentrati, e soprattutto coloro più qualificati come i minatori, ricevono un salario maggiore. In un paese dove i disoccupati sono più di 4.000.000, corrispondenti ad un tasso medio di 13% e di 15-16% nelle zone minerarie ma che nelle città come Liverpool raggiunge il 40%, la perdita del posto di lavoro significa essere disoccupato a vita, in un paese dove non esiste la cassa integrazione e l’assistenza è a livello di sopravvivenza.

Dunque l’annuncio dei nuovi licenziamenti ha provocato una esplosione di rabbie da parte dei minatori dell’Yorkshire e di Scozia che hanno richiesto sciopero generale. Sotto la loro pressione lo  sciopero si è esteso all ‘80% delle miniere. Ma nelle regioni meno minacciate, dove l’impiego è più sicuro, dove l’ impiego è più sicuro i lavoratori, a causa della paura  di perdere il posto di lavoro e perché lo sciopero si fa in una situazione sfavorevole -stock di carbone abbondante e stagione sfavorevole- si mostrano più cauti o contrari. Ma, come abbiamo scritto, la NUM, di fronte a questa situazione, malgrado il linguaggio radicale del suo leader, invece d’indire una consultazione nazionale ha lasciato con ogni regione si pronunciasse separatamente.

Dal l’inizio dello sciopero diversi sondaggi fra i minatori hanno rivelato costantemente una maggioranza (55-60%) favorevole allo sciopero. Questo numero varia nelle regioni, da 77% dell’ Yorkshire al 39% in Nottinghamshire. Davanti ai risultati e all’appello ufficiale centrale del sindacato che ne sarebbe seguito, gli operai meno disposti allo sciopero si sarebbero risolti più facilmente alla disciplina generale, soprattutto quando si conosca lo spirito di corpo dei minatori inglesi. Con l’intervento dei picchetti venuti dallo Yorkshire e dal sud del Galles lo sciopero si estendeva con successo. La paralisi generale delle miniere non ha potuto essere evitata che con l’intervento massiccio della polizia che ha fatto leva sulla divisione dei minatori e che finora ha arrestato più di 600 operai.

Se le condizioni obiettive sono meno favorevoli ai minatori che durante l’inverno 73-74, però la situazione sociale e politica non è tanto facile per il governo inglese.

La sua offensiva generalizzata contro i lavoratori suscita la rabbia nel proletariato dei ghetti poveri delle città come Liverpool, Glasgow, Man-chester, ecc.

Per imporre la sua politica dei tagli alle spese sociali il bilancio militare deve aumentare il governo è condotto a ridurre i finanziamenti alle amministrazioni delle città per metterle direttamente sotto il suo controllo, provocando ribellione e dimostrazioni.

In Irlanda la situazione determina la ripresa degli scontri violenti. Infine la postazione dei missili nucleari Nato provocano un grande timore da una parte della popolazione. Tutto ciò fa che, con l’annuncio dello sciopero generale ad oltranza e l’appoggio dei sindacati dei trasportatori e dei marinai, la borsa di Londra, ottimo termometro della crisi, ha registrato un crollo di venti punti. Dunque i minatori inglesi malgrado le condizioni obiettive di partenza sfavorevoli, potrebbero vincere, approfittando della situazione sociale generale. Ma per ciò ci vuole non soltanto ferma determinazione che i minatori dell’ Yorkshire, di Scozia e del sud del Galles hanno  dimostrato, ma anche dei sindacati di classe. Cioè dei sindacati che lottano realmente su un terreno di classe per difendere gli interessi del proletariato e non dei sindacati radicali a parole, ma pronti ai compromessi nei fatti e legati al capitalismo. Non dei sindacati capaci soltanto di condurre lotte separate categoria per categoria come nel grande sciopero siderurgico del 1981 quando, dopo parecchi mesi di lotta, gli operai sono usciti sconfitti e demoralizzati, facendo rifluire le lotte sindacali dappertutto in Gran Bretagna per almeno due anni, ma dei sindacati capaci di allargare la lotta e di unificare tutto il proletariato invece di dividerlo. Ma per arrivare a questo la strada è ancora lunga.

L’elemento nuovo e importante dello sciopero dei minatori è che non si era vista da molto tempo in Inghilterra una tale esplosione di rabbia e una tale asprezza e tenacia nella lotta: scontri violenti, presi a calci e pugni i delegati sindacali moderati, intervento massiccio della polizia più di 8.000 nel solo Nottinghamshire con durissimi Picchetti e arresto di numerosi operai, più di 600, tutto da far ricordare a numerosi osservatori gli avvenimenti degli anni 20: Sotto la spinta della crisi che si svolge dal 75, dopo la Polonia, dopo la sommossa dell’82 nelle città del nord dell’Inghilterra e di Scozia, con lo sciopero dei minatori assistiamo al risveglio della lotta di classe in Europa. La Gran Bretagna, che ha conosciuto la crisi pri ma degli altri paesi e ad una scala maggiore, mostra il futuro del resto dell’Europa. Già il Belgio e la Francia imboccano la stessa discesa dell’Inghilterra. Per i due o tre anni a venire si prevede in Francia il licenziamento di 500.000 operai. Tuttavia perché il proletariato europeo ritrovi le sue tradizioni di classe e non offra soltanto una resistenza passiva alla borghesia la lotta deve estendersi a scala maggiore.

Solo l’aggravamento della crisi porterà u
questo risultato.

Ma possiamo auspicare con assai gran de probabilità che la crisi fra le due guerre nella quale stiamo, in una delle prossime cadute si svilupperà fino in fondo, come il partito l’ha previsto negli anni cinquanta, coinvolgendo questa volta, a differenza del 1929, anche la Russia e scatenando le lotte di classe a livello mai visto dagli anni venti, riportando alla rinascita del partito comunista.

Allora il glorioso proletariato inglese, come i suoi fratelli del continente, ritroverà le sue magnifiche tradizioni di classe.