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Il capitalismo di Stato attraversa i secoli Pt.2

Kategorije: History of Capitalism, Maritime Republics, State Capitalism

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All’esempio di Roma ne aggiungiamo ora un altro. Il Giornale di Napoli, pubblicava recentemente brani di una lettera di Magno Aurelio Cassiodoro, ministro di Teodorico re degli Ostrogoti, scritta ed inviata alla Repubblica di Venezia nell’anno 523. Il famoso storico e statista forniva nel suo scritto preziose documentazioni che possiamo prendere a testimonianza dell’esistenza di tipi di economia quasi collettiva nelle piccole repubbliche civiche sorgenti dalle tenebre del Medio Evo. « L’illustre provincia di Venezia – scriveva Cassiodoro da gran tempo copiosa di rinomati cittadini, si stende dalla parte di Mezzodi fino al Po e a Ravenna, e gode dalla parte di oriente la giocondità del lido adriatico. Solo di una cosa abbondano gli abitatori, i quali si nutrono solo di pesce. Un medesimo cibo sazia la fame di tutti; la casa di ciascuno è uguale a quella d’ogni altro; non è un palazzo che faccia invidia al tugurio, o insuperbisca sui tuguri. Tale uguaglianza vi salva dal vizio che dovunque tormenta l’umanità ».

Coloro che sognano in piena fase imperialista di costringere la borghesia all’eguaglianza democratica, sono serviti. L’adolescente Repubblica di Venezia, rinserrante un tipo di economia e di società borghesi, poteva darsi ordinamenti ugualitari, perchè era abbastanza potente per difendersi dai poteri feudali, anzi, come vedremo, lo stesso Re degli Ostrogoti doveva inchinarsi alla potenza marinara della « Serenissima », nè aveva da temere contrasti interni, dato che il proletariato industriale era ancora di la da venire. Ma ai demagoghi della democrazia a ciò sembra niente. Tuttavia ad ordinamenti democratici corrispondevano forme di gestione statale della produzione, dimostrando l’enorme falsità della tesi che pretende di far coincidere dovunque e sempre il capitalismo di Stato con il totalitarismo.

Per tornare alla lettera di Cassiodoro ai « tribuni marittimi » di Venezia, contrariamente a quanto era successo in quel lontano anno nei dominii peninsulari del Regno Ostrogoto, l’Istria, provincia ad esso tributaria, aveva goduto di un abbondante raccolto di vino, di olio e di grano. Per procacciarsi tali derrate, il Governo di Teodorico aveva deliberato di invitare gli Istriani a pagare i tributi dovuti a Ravenna coi generi alimentari ora detti, anziche col denaro. D’altra parte poiché l’equivalente in derrate delle masse di tributi era insufficiente al fabbisogno, il governo di Teodorico aveva deciso di inviare quanto denaro delle casse statali bastasse a pagare la differenza. Ma il Regno Ostrogoto, pure per altri aspetti forte e potente, non possedeva la flotta mercantile necessaria al trasporto delle merci comprate in Istria. Perciò Cassiodoro scriveva alla Repubblica di Venezia:

« Abbiamo dato ordine di recente che siano felicemente condotti a Ravenna dall’Istria i vini e gli olii che in quest’anno vi abbondano. Voi che avete sui confini dell’Istria gran numero di navi, provvedete perché con la diligenza con cui l’Istria si apparecchia a dare l’olio e il vino, voi abbiate cura di celermente trasportarlo. Ad entrambi sarà dovuta uguale riconoscenza, perche inutilmente gli Istriani darebbero vino ed olio se voi non li trasportaste, e inutilmente voi sareste pronti a trasportarli, se gli Istriani non li dessero ».

E’ chiaro. Il governo del Regno degli Ostrogoti, precedendo di 15 secoli le esperienze di monopolio statale del commercio estero dei lontanissimi discendenti sedenti al Cremlino, associava ad un gigantesco affare la flotta mercantile di Venezia, addossandosi il peso del finanziamento. Cassiodoro, imbevuto di cultura classica com’era, non conosceva nemmeno il brutto termine di capitalismo di Stato, ma è inoppugnabile che, trattando con i veneziani, dirigeva proprio quella che oggi si chiama una gestione statale.

E allora. Qualcuno, colpito da amnesia inguaribile, pretende che per la giusta interpretazione del capitalismo di Stato non basti quanto detto da Marx, e consiglia di leggere altri autori meglio in- formati. Si vede che la sua cultura comincia proprio dall’anno 1900…