Il Motore comincia ad ansimare?
Kategorije: Germany
Ovaj članak je objavljen u:
La grande leggenda, comoda ai borghesi di tutte le cotte, sfornata nel dopoguerra con gli occhi rivolti alla vinta Germania, è stata quella del « mago Erhard », del ministro che, applicando i principi classici dell’economia di mercato e della libera concorrenza, avrebbe, come per un colpo di bacchetta ridato ossigeno ai polmoni dell’economia tedesca e, quindi, sarebbe il vero padre dell’attuale prosperità della Germania di Bonn. In realtà, il « mago » non avrebbe mai ottenuto l’effetto di resuscitare il morto se questo fosse stato veramente tale, se la guerra degli alleati non avesse lasciato intatti i gangli vitali della produzione germanica, se il mercato interno non avesse avuto fame di tutto, se nel dopoguerra il Paese vinto non fosse diventato il cocco dei vincitori, terra d’investimenti produttivi, di occupazione anch’essa produttiva, e di esperienze economiche ad alto rendimento. Il «mago» non è stato nè un uomo, nè un gruppo di uomini: è stata la particolare condizione della Germania Ovest nel mondo del secondo dopoguerra mondiale, ancora irta di poderose attrezzature e corteggiatissima dagli occupanti non solo per ragioni strategiche, ma per validissime ragioni di calcolo economico. Di qui è venuto l’ossigeno; perciò anche è stato possibile ricostruire – con riserve – un’« economia di mercato », cioè, detto in parole povere, un’economia in cui i grandi capitalisti poterono fare nel modo più tranquillo i loro affari, mentre a tener calmi i proletari pensavano insieme partiti opportunisti e forze militari di occupazione.
Ora, mago o no, il cuore dell’economia tedesca comincia a battere ansimando. Perchè? Forse che il mago ha esaurito il repertorio? No, forze oggettive ed impersonali, come quelle che avevano provocato la vertiginosa ricostruzione, ora ne mettono in forse il regolare funzionamento: dopo la cuccagna di un mercato avido di prodotti e di capitali, di un’accumulazione indisturbata, di una vendita a getto continuo, ecco che i canali s’intasano; il ritmo degli investimenti è eccessivo; l’inflazione minaccia: i mercati esteri cominciano ad essere ingombri; il corpo soffre del suo eccesso di salute, della sua pletora di sangue. Di fronte a questa situazione, il mago trae dalla manica il vecchio espediente del rialzo del tasso di sconto, un espediente che non ha mai salvato nessun paese dalla crisi: e perfino Adenauer si è lasciato prendere dal nervosismo e, nel giro di 24 ore, ha sconfessato e riconfessato i suoi ministri economici. Sarà, direte, una tempesta passeggera: ammettiamolo, ma le crisi cominciano sempre così, con passeggeri temporali, e, una volta cominciata, la reazione a catena non si arresta che al suo lontano traguardo.
A noi la « crisetta » serve solo di conferma della tesi marxista che non sono uomini più o meno dotati di magiche proprietà a dominare il meccanismo dell’economia capitalistica; che, al contrario, ne sono essi i dominati, gli strumenti o le vittime.