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INA – Case ed altre fanfa(ro)nate

Kategorije: Housing Question, Italy

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Fanfani promette la casa a tutti gli italiani, e non dubitiamo minimamente che la stessa promessa solenne farà il sopravvento (fino a quando?) Scelba. A dire il vero, non è una promessa nuova, e le iniziative prese in questo campo sono ormai pluriennali. Con quale risultato?

Prendiamo il caso di uno degli istituti «benemeriti» in questo campo, e dei più legati all’universale fanfaronismo italico. Leggiamo sulla Nuova Stampa i dati che ci offre il prof. De Fenizio sul bilancio 1952-53 dell’Ente:

«Su novanta lavoratori che versano il loro contributo, soltanto dieci, in media, hanno presentato domanda di assegnazione per appartamenti; e finora uno soltanto ha conseguito l’assegnazione».

È dunque chiaro che, andando di questo passo, non solo non ci sarà una casa per ogni italiano, ma lo scarto fra incremento demografico ed incremento edilizio aumenterà costantemente; è altresì chiaro quello che abbiamo più volte ripetuto, che cioè questi piani di costruzioni edilizie popolari finanziate dai lavoratori sono un mezzo non per fornire case ma per pompare redditi di lavoro. Ancora: «sinora i vani costruiti furono più di 500 mila, ripartiti in 100 mila alloggi fra grossi e piccini. Il restante programma, sino al 1956, contempla la costruzione di altri 300 mila vani». Dunque, che sono 800 mila vani quando il De Fenizio ammette che per colmare il deficit formatosi dal 1931 in poi, si dovrebbero costruire almeno 5 milioni di vani oggi (noi abbiamo altra volta calcolato questo fabbisogno in un numero ben maggiore: almeno 15 milioni) e proseguire poi ad un ritmo di almeno 600 mila vani annui «per tener dietro alla dinamica della popolazione»? Quei 500 mila vani costruiti finora sono dunque 100 mila meno di quella che dovrebbe essere la costruzione annua, una volta colmato il deficit sempre aperto; senza contare che le case costruite sono tanto appetibili che ottanta operai contribuenti su novanta non ne vogliono neppure sapere e preferiscono, «conti fatti», il «vano» presente, per orribile che sia…

Niente di fatto, dunque, salvo lo sperpero di miliardi e miliardi. Nel tirare il bilancio della gestione I.N.A., l’articolista non conclude, d’altronde, col riconoscimento delle sue benemerenze come mezzo per assorbire mano d’opera? Non strumento «per risolvere il problema della casa», ma semplice volano dei guai sociali, delle perturbazioni economiche del regime, forma di assicurazione contro i rischi di funzionamento del regime capitalista finanziata coi soldi dei salariati.