Partito Comunista Internazionale

La corsa all’abbraccio

Categorie: NATO, Partito Comunista Italiano, Stalinism

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Il lettore che, fra tanto baccano di stampa, non si è lasciato completamente imbottire la testa non si lasci sviare dai duelli di parata che si svolgono fra i due blocchi a Ginevra: cerchi piuttosto di leggere, in fatti reali e in processi lenti ma profondi, il significato dell’ora che volge – l’ora dell’orientamento all’abbraccio collettivo.

C’è in aria nostalgia di quadripartito e di esarchia all’interno, di conciliazione universale all’estero; e il «solenne voto della Camera italiana» per la messa al bando delle armi di sterminio (ferme restando le altre), cioè la più grottesca commedia di pacificazione fra tutti i partiti sull’altare dello status quo e della salvezza della «civiltà moderna» (la civiltà che assicura agli onorevoli le loro morbide poltrone), è stata la prefigurazione simbolica – proprio perché sommamente ridicola – di quello che potrà avvenire domani: un regime di unanimità parlamentare e di pacifico svolgimento degli affari su tutti i mercati del mondo.

L’iniziativa, in questa lenta marcia verso l’abbraccio fra gli «irriducibili avversari» di oggi, l’hanno in pugno notoriamente gli stalinisti, e bisogna dire che in ciò essi rappresentano l’avanguardia di un corso obiettivo della società borghese. Il là è venuto dalla Russia con la richiesta di entrare nel Patto Atlantico; ma basta aprire un numero de l’Unità per convincersi che la conciliazione universale non è un motivo di occasione nella propaganda stalinista; è il pane di tutti i giorni. L’abbraccio vuole essere e sarà il più largo possibile: comprenderà – non scandalizzatevi, operai iscritti al sindacato di Di Vittorio – il caro amico dott. Costa, passato agli onori della seconda pagina del «giornale del popolo» del 7 maggio per aver annunciato che una delegazione di industriali italiani (i cari industriali italiani contro i quali si dice di combattere una quotidiana e strenua battaglia!) si recherà a concludere affari in Russia, e per aver chiesto al governo americano una «decisione chiara» sui commerci con l’Est. E perché non dovrebbe esserci Costa, nell’abbraccio generale, se tutti i «borghesi onesti» e i «cattolici leali» sono stati sollecitati da Togliatti a stringersi attorno alla bandiera comune della democrazia, e Otto Nuschke gli ha fatto eco invocando l’unione sacra fra marxismo e cristianesimo?

Nel calderone c’è posto per ogni fedele servitore del regime vigente, come ci fu al tempo dell’esarchia, come ci fu specialmente ai giorni felici dell’alleanza nella guerra per le… quattro libertà.

L’ora è dunque all’abbraccio collettivo, alla fratellanza d’armi fra destra, centro e sinistra, fra blocco ovest e blocco est. È l’ora degli affari, dello scambio delle merci, delle contrattazioni in dollari, rubli e sterline, della patetica unione di tutti i difensori di questa civiltà infame per «proteggerci» non già contro le armi termonucleari, ma contro quella… disgrazia che sarebbe un crollo della produzione (e perciò dei profitti) e un indebolimento del regime allegro della democrazia universale (e perciò delle prebende). Si abbracceranno pur continuando a recitare la commedia delle divergenze di principio. Proprio loro, questi campioni dell’assenza di ogni principio che non sia l’affarismo politico, ideologico, economico e commerciale!