Partito Comunista Internazionale

La sinistra comunista sola guida di classe

Categorie: CGIL, Italy, Union Activity, Union Question

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Torniamo ancora una volta sulla questione dell’unificazione sindacale per ribadire il giudizio dei marxisti su di essa e sulle conseguenze che porterà nella lotta dei proletari e per le loro rivendicazioni economiche e, a maggior ragione, per i compiti storici che in un prossimo futuro si presenteranno di fronte alla classe operaia. Le posizioni dei comunisti di fronte a questo progetto sono sempre state chiare e si possono così riassumere:

1. – Ogni lotta economica è anche lotta politica. Il proletariato nelle sue lotte di carattere economico e salariale tende ad incidere sulla ripartizione del prodotto sociale e per difendere il prezzo della unica merce in suo possesso: la forza lavoro.

2. – Per una migliore difesa delle loro condizioni di vita e di lavoro e per conseguire miglioramenti in questo ambito, gli operai costituiscono associazioni che, riunendo la maggior parte dei lavoratori in un’unica azione, superando le mille particolarità e divergenze che il capitalismo continuamente crea ed alimenta nelle file del proletariato, si presentano come difensori delle condizioni generali degli operai in quanto tali, cioè come strato sociale nell’ambito del sistema capitalistico. Nascono così le leghe di mestiere ed infine i sindacati nazionali.

3. – I sindacati, come espressione degli interessi economici e contingenti degli operai, sono per loro natura corporativi, si muovono cioè nell’ambito del sistema nel cui seno essi tendono a far valere le « ragioni » dei lavoratori: migliori salari, minore lavoro, previdenze ed assistenze, migliori condizioni di lavoro ecc. Tutto questo è stato accettato dalla borghesia, dopo le resistenze iniziali, in quanto non intacca la sostanza dei rapporti di produzione e non sfiora ancora la questione principale: quella del potere.

4. – E questo è soprattutto vero quando si consideri che, come abbiamo già detto, ogni lotta economica è anche lotta politica. Quindi la questione importante è un’altra: in quale prospettiva politica si muove e si situa una qualsiasi lotta operaia? Per le limitate prospettive economiche il sindacato non potrà mai dare una sua autonoma risposta politica. Nasce il partito della classe operaia, che raccoglie non tanto la maggioranza quanto la parte più cosciente dei lavoratori, i quali, superata ogni limitazione contingente, si abilitano a conoscere le prospettive generali delle lotte sociali nel seno della società borghese a lottare per il fine ultimo a cui queste lotte inevitabilmente portano: rivoluzione, dittatura del proletariato, distruzione della società classista, socialismo.

5. – L’organizzazione economica dei lavoratori si trova quindi tra due gigantesche forze politiche che si scontrano: quella capitalista, rappresentata dai partiti borghesi e dallo Stato, che tende alla conservazione e alla difesa del regime sociale esistenze; e l’altra, rivoluzionaria, del Partito politico della classe operaia che tende al rovesciamento del regime esistente ed alla instaurazione della dittatura proletaria. Tutte e due queste forze hanno bisogno di controllare e dirigere le grandi masse operaie in primo luogo quelle raggruppate nei sindacati, la prima per la conservazione del suo sistema di privilegi la seconda per la distruzione di questo sistema.

6. – Il sindacato quindi non può che essere la cinghia di trasmissione delle posizioni del Partito rivoluzionario all’interno delle masse operaie. Il sindacato che si rifiuta di essere la cinghia di trasmissione del Partito proletario è necessariamente la cinghia di trasmissione del potere statale borghese. Mille esempi stanno a confermare questa asserzione: dal ruolo svolto dal sindacato, già unitario nel 1945, che sfruttava ogni lotta del proletariato al solo scopo di far passare la ricostruzione industriale e sottometteva gli interessi degli operai agli interessi della produzione borghese; al periodo successivo, quando la frantumazione sindacale serviva a dividere la risorta forza proletaria; ad ora che si riunificano i sindacati al solo scopo di tenerli lontani dai fermenti rivoluzionari prodotti dalla crisi economica.

7. – Il sindacato, non avendo una sua linea politica, è quindi fatalmente influenzato dai partiti che lo sovrastano. Da qui la nostra battaglia contro la attuale unificazione che presuppone l’abbandono di ogni residuo carattere classista rimasto all’interno del sindacato e la sua distruzione a favore del sindacato corporativo. Queste affermazioni sono chiare ove si pensi alle parole d’ordine sotto la cui insegna si muove l’unificazione: l’autonomia in primo luogo. Cosa significa « autonomia dai padroni » quando attraverso il meccanismo delle deleghe si pone nelle mani delle direzioni aziendali una parte così delicata ed importante del sindacato quali sono le liste degli iscritti ed il finanziamento dell’organizzazione? Cosa significa « autonomia dai partiti quando tutti sappiamo le alchimie nascoste che i partiti opportunisti adoperano per un dosaggio delle poltrone sindacali, quando sappiamo, e ne vediamo conferma ogni giorno, che solo la politica dei partiti opportunisti è accettata e fatta sua dall’organizzazione sindacale? Ed infine cosa significa « autonomia dallo Stato » se si amoreggia continuamente con lo Stato ed i suoi ministri presentati come « buoni » alcuni e « cattivi » altri, incontrandosi in tavole rotonde, sollecitandone le « mediazioni », facendo cioè dimenticare agli operai che lo Stato è il nemico che il proletariato si trova di fronte ogni qualvolta si erge contro il sistema che proprio lo Stato, soprattutto « quello democratico » incarna e difende?

8. – Alla luce di tutto questo, noi ribadiamo il giudizio espresso: quando il sindacato non è influenzato dal Partito di classe, è necessariamente sotto l’influenza del nemico di classe, il quale non solo controlla le organizzazioni oggi ma, proprio attraverso l’unificazione, si propone di controllarle anche in avvenire. Che senso ha, se non questo, il rabbioso scagliarsi degli opportunisti contro l’esistenza all’interno dell’organizzazione, delle correnti politiche proprio quando si apprestano ad inquinare ancora di più il sindacato di classe con il suo annegamento in un calderone dove allo stesso titolo si dovrebbero trovare gli operai che da anni combattono nella C.G.I.L. ed i burocrati apertamente stipendiati dal capitale per la loro opera di ventennale tradimento svolta con la C.I.S.L. e la U.I.L.?

Le parole d’ordine dell’autonomia e del « superamento » delle correnti politiche, nascondono solamente l’intolleranza e la paura di vedersi riapparire un proletariato su posizioni rivoluzionarie. Significano solamente che il predominio dell’opportunismo è talmente esteso che conservare il meccanismo delle correnti è ormai controproducente e pericoloso. Si tratta cioè di spezzare un meccanismo che ha permesso l’infiltrazione dell’opportunismo ed ora può significare solo l’affermazione delle posizioni rivoluzionarie.

9. – Il predominio delle posizioni rivoluzionarie all’interno del sindacato di classe è importante anche per l’esprimersi della lotta economica e contingente. L’azione puramente sindacale è infatti chiaramente insufficiente quando è posta, e oggi più che mai ci stiamo avviando verso un periodo simile, di fronte a situazioni politico-economiche che non possono trovare soluzioni, a favore della classe operaia, restando nell’ambito del sistema capitalistico. E’ il caso, frequente, delle crisi del sistema che mettono il proletariato di fronte all’offensiva capitalistica e nella impossibilità di opporvisi dal punto di vista esclusivamente economico. Arriva sempre il momento in cui la difesa del salario o del posto di lavoro non è più possibile se non attaccando le basi stesse del regime avverso.

Se il sindacato non è diretto dal Partito di classe, la difesa sarà impossibile e la sconfitta certa. Quale efficace opposizione sindacale è stato possibile portare di fronte alla crisi congiunturale degli anni scorsi? Nessuna; il padronato ha potuto risolvere la sua crisi sulle spalle degli operai che hanno dovuto pagare fino in fondo crisi e ripresa. Quale opposizione si può opporre dal punto di vista sindacale alle repressioni odierne se l’opportunismo va a braccetto con lo Stato borghese e invece di distruggerlo aspira a « dirigerlo »?

10. – Di fronte a queste aberrazioni controrivoluzionarie, i comunisti riaffermano per intero la loro concezione marxista delle lotte operaie e dei rapporti che devono intercorrere fra il Partito di classe e gli altri organismi del proletariato. Di fronte all’opportunismo dei partiti ufficiali e delle dirigenze sindacali che nascondono la loro sostanziale dittatura dietro le sottane della « democrazia », noi comunisti non abbiamo mai avuto paura di parlare chiaro e di dire agli operai, oggi come ieri e come domani: è necessario per la vittoria del proletariato che il Partito di classe diriga le lotte operaie ed eserciti la sua influenza su tutti gli organismi di combattimento dei lavoratori, affinché ogni lotta, ogni movimento, ogni atto dell’azione proletaria non sia scollegato e in contrasto uno con l’altro, ma rappresenti un momento del processo continuo della rivolta contro il sistema, affinché ogni episodio sia inquadrato in una visione generale rivoluzionaria. Se così non sarà, ogni lotta del proletariato, per quanto grande e violenta possa essere, non potrà uscire dal circolo chiuso dei rapporti borghesi di produzione e rappresenterà alla fine solo nuovo ossigeno per questo inumano sistema. Il Partito di classe, il nostro Partito, l’unico che abbia piena visione dei rapporti sociali e dello sbocco fatale alla lotta di classe, è il Partito che dovrà dirigere e condurre la lotta rivoluzionaria ed è per questo necessario che debba estendere la sua influenza sul sindacato di classe. Questo è il nostro programma. I comunisti non lo hanno mai nascosto.