La situazione sindacale e politica del movimento proletario in Italia
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Mentre i Congressi politico e sindacale di Mosca hanno preso decisioni che hanno rapporto ed influenza diretta sulla situazione del proletariato italiano e dei suoi organismi di classe, le condizioni interne del paese, le vicende della sua vita economico-sociale – a loro volta, s’intende, riflessi e conseguenze della complessa situazione internazionale, sfuggente, come mostrano i convegni aulici, al controllo delle classi dominanti – vanno precipitando verso estremità drammatiche.
L’offensiva capitalistica si sferra in Italia in tutto il suo vigore. Essa è stata dapprima politica, e questo aspetto di essa – fascismo e reazione statale armonicamente combinati: aquiescenza della socialdemocrazia sindacale e politica alle prepotenze avversarie – l’abbiamo più volte esaminato in queste note periodiche.
Ma oggi l’offensiva si delinea e si sviluppa in tutta la sua estensione, in tutto il suo vigore, nel campo economico.
Dei rapporti tra classi padronali e lavoratori, siano essi i salariati industriali e agricoli che i piccoli contadini, vanno sconvolgendosi, a tutto danno del proletariato. Già da molti mesi infierisce a disoccupazione e molte fabbriche vanno chiudendo i battenti e riducendo il personale; il movimento fascista nelle campagne ha preparato il terreno per la riduzione dei salari dei lavoratori agricoli e la revoca dei patti colonici, battendo in breccia le forti organizzazioni dei lavoratori agrari italiani; si inizia per le più importanti categorie industriali ( chimici, tessili, lavoranti in legno, metallurgici ) la denunzia da parte del padronato dei concordati nazionali, per arrivare prima alla riduzione dei salari, indi, evidentemente, al ristabilimento della giornata superiore alle otto ore, al livragamento delle clausole di ordine disciplinare e morale, al negare, forse, il riconoscimento della organizzazione.
Su molti fronti di questa lotta il proletariato ha dovuto capitolare. Si può dire che dei tentativi di resistenza locale o di categoria nessuno abbia dato buoni frutti. Il capitalismo tenta di approfittare dello stato di smarrimento che succede a queste disfatte per incalzare nella sua offensiva economica, collaterale a quella politica.
È però nostra convinzione fermissima che le energie del proletariato italiano non solo non sono sopite, ma hanno anzi superato il punto di massima depressione e vanno ovunque ridestandosi. Anzi, l’asprezza della lotta le ha ritemprate, e quando verrà il momento della controffensiva se il proletariato italiano non sarà letteralmente schiacciato sotto un terrore bianco che supererà tutti precedenti, esso muoverà in avanti con uno slancio senza pari, ed esploderà in tutta la sua forza la esasperazione per le sopraffazioni subite. Nelle zone più terrorizzate dal fascismo l’odio di classe cova intensissimo, a mille doppi intensificato, e divamperà indubbiamente un giorno in modo terrificante. Al tempo stesso il rinculo nel trattamento economico e nelle condizioni di vita scioglie le masse dalle esitazioni proprie di chi teme di perdere quanto faticosamente ha conquistato, e dà ad esse un’agilità rivoluzionaria ed una decisione che rendono meno dannoso il lavoro di deviazione della socialdemocrazia.
Questa conversione si svolge, come è naturale, gradualmente se pure rapidamente. Ma essa è ormai evidentissima ad un attento osservatore.
Gli organi di classe del proletariato italiano attendono intanto, in mezzo così palpitante divenire di eventi, la loro sistemazione e il loro orientamento definitivo. Il partito comunista sono mira direttamente alla sua meta e rinsalda la sua organizzazione e la sua preparazione senza dubbi e incertezze sull’indirizzo di esse. Tutti gli altri sono in crisi. Nel campo sindacale le decisioni del secondo Congresso della Internazionale dei sindacati rossi, mettono dinanzi a seri problemi tutti i grandi organismi italiani. La Confederazione del Lavoro aderirà essa a Mosca o si volgerà finalmente e decisamente verso Amsterdam, a cui ha sempre appartenuto, ma ostentando di non avere rotto i ponti con Mosca? E in tal caso, resterà la maggioranza di essa agli attuali dirigenti opportunisti?
L’Unione Sindacale Italiana, che, sembra, aderirà definitivamente a Mosca, quali rapporti stabilirà col Partito Comunista, ed accetterà l’invito di questo a fondersi con la Confederazione, realizzando l’unità sindacale, entro la quale continuerà il lavoro di penetrazione rivoluzionaria contro l’andazzo riformista? Il movimento anarchico sindacalista (esso dai primi anni di guerra va in Italia considerato come un movimento unico) attraversa una innegabile crisi, ha dato luogo a manifestazioni di opportunismo in certi casi, ed ha talvolta preferito orientarsi verso i socialisti anziché verso l’intransigente e ortodosso nostro partito.
Il Congresso del Sindacato Ferrovieri ha bocciata la mozione comunista per l’unità sindacale con una maggioranza bloccata tra sindacalisti anarchici e socialdemocratici. Esso è diretto oggi da quel blocco ibrido e informe, con la esclusione dei comunisti; che attivamente lavorano nel suo seno. Ma la questione internazionale è ancora da risolvere; dopo le decisioni del Congresso sindacale mondiale, saranno i sindacalisti anarchici ancora contrari alla proposta comunista di aderire a Mosca? E che avverrà sbloccandosi su questa grave questione l’unione di essi con i socialisti?
Non minori interrogativi sulla posizione degli organismi politici. Il partito socialista è in piena crisi. Esso ha, tutto concorde, nel suo socialpacifismo, firmato il patto di “pacificazione ” coi fascisti di cui già illustrammo il vero valore. Tale fatto ha dato luogo subito alle prime manifestazioni di attacco della reazione statale ai comunisti – mente i conflitti coi bianchi continuano e gli stessi proletari socialisti spesso vi prendono parte.
Ed il partito socialista deve decidersi oggi dinanzi all’ultimatum di Mosca. La recente riunione della sua Direzione ha rimesso la cosa al Congresso nazionale che avrà luogo in ottobre; ma al tempo stesso si è pronunziata contro la tendenza di destra che vuole partecipare al potere borghese, parlando vagamente di una esclusione di coloro che ostinatamente si attenessero alla tattica di entrare nel Ministero borghese.
Questa questione: collaborazione o intransigenza? Sarà discussa anzitutto, e quindi esclusivamente, dal Congresso. In questa proposta procedurale del Serrati vi è un tentativo: far passare la eventuale ( ma molto dubbia ) scissione sulla questione della intransigenza, come un ritorno a Mosca.
Il partito comunista, nelle dichiarazioni della sua stampa, rigetta invece ogni eventualità di una sua unificazione con la sinistra del P.S.I. poiché essa già si delinea costituita su una base, che la differenza si dà la destra turatiana, ma non la pone tuttavia sul terreno delle tesi comuniste, come l’azione del partito mostra all’evidenza.
È argomento questo, di dottrina, di tattica, di disciplina internazionale, di cui la nostra Rassegna tratterà in appositi articoli e in modo completo.
Nella situazione quale la abbiamo tratteggiata il partito comunista adempie energicamente il suo dovere di avanguardia rivoluzionaria.
Con un manifesto al proletariato il partito comunista rende noto ed illustra una comunicazione che il suo Comitato Sindacale ha diretta alle grandi organizzazioni economiche italiane: Confederazione, Unione Sindacale, Sindacato Ferrovieri.
Si tratta di un’esplicita e precisa proposta: lo sciopero generale nazionale per difendere i caposaldi fondamentali che oggi interessano il proletariato: mantenimento dei salari e delle otto ore rispetto dei patti colonici, diritto all’esistenza assicurato ai disoccupati, diritto e libertà di organizzazione.
Questi problemi potrebbero e dovrebbero essere il lievito rivoluzionario della situazione italiana. In ogni caso la sorte di questa proposta – per la quale si tiene la convocazione del Consiglio nazionale confederale – grandemente contribuirà ad illuminare le masse sui problemi della loro tattica e della loro organizzazione.
Il proletariato italiano non tarderà ad orientarsi vigorosamente verso il Partito comunista, per affrontare i suoi due nemici, che non fanno che uno: la borghesia e l’opportunismo socialdemocratico.