Internationella Kommunistiska Partiet

Battaglia Comunista 1945/I/13

Lettera aperta agli organizzatori sindacali

Sentiamo il bisogno di inviarvi questa lettera aperta, che vuole essere una nostra presa di posizione politica e sindacale di fronte agli avvenimenti che si vanno svolgendo nel nostro paese e che ci riguardano da vicino e come lavoratori sindacali, e come esponenti d’una organizzazione sindacale di partito i cui aderenti sono elementi attivi e non dei meno qualificati della vostra organizzazione.

Poiché il modo di concepire e di attuare la democrazia non è tale da consentire alle minoranze di far sentire liberamente la loro voce, perché ciò contrasterebbe con l’interesse politico dei partiti che esercitano di fatto una dittatura sindacale non dissimile per troppi aspetti da quella corporativa fascista, la presente lettera è aperta allo scopo di far conoscere agli operai ciò che intendiamo dirvi in un’ora così grave per il proletariato.

Dunque, lo sblocco dei licenziamenti è in atto e non ci sono contorsioni propagandistiche, sofismi dialettici o mascheramenti più o meni intelligenti che impugnino questa dura verità: i capitalisti sono liberi oggi di procedere come e quando vogliono al licenziamento di quel qualsiasi numero di operai che riterranno necessario.

Voi che presiedete agli organismi di classe, che hanno come scopo principale la difesa degli interessi dei lavoratori, non siete stati in grado di allontanare tanta iattura dalle loro case; voi che pur disponete della più ampia e più assoluta solidarietà dei CLN, voi che avete sempre affermato che il governo sorto dalle forze della resistenza è il vostro governo.

In realtà non siete stati in grado di difenderli, o non avete voluto, preoccupati innanzitutto di difendere nel governo Parri gli interessi della ricostruzione?

Se fosse vero che il governo Parri fosse il governo dei lavoratori italiani, sarebbe allora facile capire il vostro atteggiamento mirante ad eliminare ogni ragione d’attrito fra gli operai e il «loro governo», e a fare del lavoro e della sua disciplina gli elementi fondamentali della rinascita economica del paese.

Ma se fosse invece vero, come è per noi vero, l’altro corno del dilemma, che il governo di Parri, in quanto non espresso da alcuna rivoluzione di classe, né da alcuna esigenza nuova che basi il suo avvenire su di un profondo e radicale mutamento dei rapporti economici altro non éé se non la faccia bonaria casalinga ed onesta, la faccia, in una parola, d’occasione di un capitalismo indebolito dalla guerra e dalla sconfitta, ma scaltrito e dominato dal desiderio di rifarsi al più presto in virtù sopratutto d’un più intelligente sfruttamento del proletariato, allora! L’opera da voi compiuta andrebbe giudicata sul piano più strettamente politico, onde ognuno sia inchiodato a tempo alla propria responsabilità.

Fra la tutela dell’interesse dei vostri organizzati e quella dello stato, voi avete preferito il secondo, e avete operato in modo che il consolidamento del potere economico e politico dello Stato avvenisse sopratutto per effetto di una politica economica basata sulla inesorabile eliminazione della mano d’opera resasi improduttiva nella fase della trasformazione dell’apparato industriale in vista di una economia di pace, e sulla diminuzione effettiva del salario nel momento stesso in cui la crisi non ha ancora toccato il suo fondo.

Voi non solo avete con la vostra voluta passività resa possibile l’applicazione del decreto per lo sblocco dei licenziamenti, ma, quel che è peggio, in questo vostro fervore di neofiti per la ricostruzione…capitalista, avete scisso moralmente, politicamente e fisicamente la classe operaia. Infatti, siete voi che, invece di sostenere in solido la causa dei lavoratori impostando la loro difesa su di un piano unitario di classe, sostenete che non si tratta di sblocco dei licenziamenti, ma della saggia politica economica di rimandare alle loro categorie di provenienza quei muratori, imbianchini, manovali, contadini ecc., che sono andati affollandosi in questi ultimi anni nell’industria.

Non si tratta, dite voi, di sblocco: ma, di fatto, sono alcuni milioni di operai che, cacciati dagli stabilimenti, non troveranno nella loro stragrande maggioranza alcuna possibilità di impiego. Voi che sapete e che l’edilizia è e rimarrà ferma fino a che i proprietari di case non avranno tornaconto a rifabbricare; voi che sapete che gli agrari non fanno mistero dei loro intendimenti di disfarsi di parte della mano d’opera avventizia: voi che sapete che parlare allo stato attuale di possibilità di reimpiego è insincero e ridicolo, voi così facendo dimostrate di aver coscienza di servirvi di argomenti falsi e demagogici per operare in concreto contro gli interessi dei vostri organizzati.

Né vale di più, in quanto a sincerità, la giustificazione, che vi è cara, di avere le mani legate a causa della situazione disastrosa dell’economia nazionale, e della delicata situazione politica determinata dalla presenza delle forze armate degli alleati le quali proteggerebbero le mire capitalistiche. Constatiamo che siete diventati prudenti tutto ad un tratto; ma non siete voi gli stessi che nella fase più cupa e più critica della guerra avete sostenuto, organizzato e diretto quei famosi scioperi a ripetizione che dovevano favorire le forze alleate e provocare la feroce reazione nazi-fascista, e che tanto sangue proletario provocarono, tante deportazione e tanta rovina nelle famiglie? Allora, è vero, si trattava di sentirsi degli operai per movimenti che dovevano favorire la buona riuscita della guerra della borghesia democratica, la stessa che oggi licenzia e affama; mentre attualmente si tratterebbe di usare gli stessi operai cogli stessi mezzi per difendere soltanto gli operai, e non è la stessa cosa.

Questa è in definitiva, l’opinione che si ha di voi e della vostra opera, opinione che pesa negativamente sugli uomini e sugli organismi responsabili della vostra Confederazione e che solo una politica attiva sul piano di classe potrebbe forse modificare. Ma allo stato attuale dubitiamo che ciò possa verificarsi , ed è quindi logico attendersi un’ondata di malcontento e di insoddisfazione contro le istituzioni sindacali che saranno ancor più discreditate agli occhi degli operai a tutto vantaggio dei padroni.

Che cosa avverrà quando sarà chiaro nella mente dei vostri organizzati che nessuno pensa seriamente e concretamente alla loro difesa proprio nel momento in cui la disoccupazione bussa alla porta delle loro case, in cui non c’è famiglia che non guardi con terrore a l’approssimarsi di un inverno che ognuno sa già senza carbone, senza legna, senza una qualche riserva e forse senza pane?

Si difenderanno da soli, senza di voi, e forse anche contro di voi?

Noi pensiamo che, per quanto intorpidite da venti di fascismo e dalla attuale vostra turlupinatura democratica, le masse potranno essere messe in moto dal profondo malessere che pervade questa organizzazione fradicia del mondo borghese.

Ecco perché noi saremmo portati ad esporvi le nostre richieste che ad altro non mirerebbero che all’attuazione d’una politica sindacale la quale parte della premessa che gli interessi del proletariato oggi più che mai si difendono col proletariato stesso e coi mezzi indicati dalla sana tradizione della lotta di classe. Dovremmo allora ricordarvi che la lotta sindacale avrebbe senso soltanto se condotta su di un piano politico, con obbiettivi, politici; ma in tal caso si tratterebbe di lotta frontale contro tutto il sistema capitalistico in quanto responsabile della guerra e delle sue conseguenze disastrose. E sarebbe nel contempo lotta contro ogni tentativo di ricostruzione della macchina oppressiva del capitalismo, poiché al proletariato non può interessare che la sola ricostruzione economica sociale e politica che ponga alla sua base il lavoro, il lavoro arbitro effettivamente del proprio destino.

Ma tali nodi e richieste sarebbero per voi lettera morta per la ragione che siete stati proprio voi gli assertori più concorrenti e fanatici della guerra che aveva come obbiettivo essenziale ricostruzione della base sociale e politica del proletariato; per la ragione che siete proprio voi oggi, a guerra finita, gli assertori più conseguenti e fanatici di una guerra di ricostruzione che vorrebbe respingere il proletariato nelle sue posizioni di partenza allo scopo di affamarlo per asservirlo politicamente.

I In questa situazione la parola spetterebbe soltanto all’iniziativa operaia. E’ quello che vedremo. Ma sappiamo già che in tal caso vi dareste da fare per spegnere i focolai delle agitazioni spontanee gridare contro tali disordini che ostacolerebbero la vostra ricostruzione. Noi che siamo operai, rivoluzionari e internazionalisti vi diciamo che il nostro posto sarà in ogni caso con le masse se eventualmente si agitassero per la difesa dei loro diritti.

Contro la vostra politica che è di disunione e che mira ad isolare e decentralizzare la volontà di lotta degli operai licenziati o da licenziare, impedendo ogni fattiva solidarietà da parte delle maestranze non ancora colpite; contro questo paradossale attentato all’unità sindacale e politica dei lavoratori, ordito proprio da voi, cioé dagli ordgani direttivi della unitaria Confederazione del Lavoro,noi ci faremo difensori di questa unità sindacale e politica senza la quale ogni agitazione sarebbe destinata a fallire.

Questa è la parola d’ordine del Comitato Centrale Sindacale del nostro Partito.

OPERAI!

Contro la disoccupazione, contro il caro vita, contro lo sblocco dei fitti, contro lo spettro del freddo, della fame, voi dovete far leva sulla forza unitaria della vostra classe. Tutti gli operai sono colpiti allo stesso modo: chi non lo è oggi, lo sarà domani. Il capitalismo è solidale nel colpirvi: siate anche voi solidali nel difendervi.

OPERAI!

Nella condotta della lotta valetevi di ognuna delle rivendicazioni parziali: sblocco dei licenziamenti, caro vita, sblocco dei fitti, ecc. come momenti di una unica e vasta agitazione nazionale che potrà assumere significato e senso di concretezza solo se portata sul piano politico della lunga lotta che voi sosterrete per la conquista rivoluzionaria del potere.

OPERAI!

La vostra forza è nell’unità, e l’unità esiste nei vostri sindacati. Anche se la loro direzione è opportunista e controrivoluzionaria, a voi non mancherà né la capacità, né la forza per servirvi dei sindacati stessi e piegarli ai fini della vostra lotta.

L’unità di classe realizzata nei sindacati e mantenuta granitica contro l’opportunismo disgregatore della direzione social-centrista, è condizione prima alla lotta, è garanzia di vittoria.

Viva la lotta di classe del proletariato!

Viva l’unità sindacale!

Il C.C. Sindacale del Partito Comunista Internazionalista