Internationella Kommunistiska Partiet

Compagna 1922/5

La donna in Sicilia

Non diversamente dalle donne di ogni altra parte del globo è il prodotto dell’ambiente in cui vive e s’agita

 L’ambiente siciliano ha risentito, specie sino ad un ventennio fa, e tuttora risente, benché con forme di molto attenuate, gli effetti di antiche dominazioni e di antiche istruzioni: della dominazione araba per esempio che le lascia radicato il concetto che la donna non ha cittadinanza fuori della famiglia e della casa; del feudalismo che le lascio in retaggio l’ammirazione ed il timore del signore ricco e potente alla cui brame la donna doveva pur essere sottratta; della dominazione borbonica che, istituendo una fitta rete di chiese e di conventi, legò la donna ai dogmi ed al confessionale, il quale le dette ammaestramenti di finzione financo? con se stessa, di rassegnazione alla volontà divina, di sottomissione e di rispetto ai poteri costituiti. 

Se si aggiunge che, fatta l’Italia una, non avendo avuto i governi le previdenze necessarie, scarsa è stata in Sicilia la diffusione dell’istruzione e che mancando l’iniziativa privata. lentissimo è stato lo sviluppo delle industrie, non è da meravigliarsi se alla donna assai più che all’uomo non, sia stata concessa la facoltà di istruirsi e di osservare con la propria mente il mutamento generale dei fattori economici e sociali, nè quella di educarsi all’osservazione diretta dell’ingranaggio borghese della produzione e dello sfruttamento esercitato dal capitale sul lavoro per avviarsi di conseguenza al concetto della necessità della lotta di classe. 

Onde essa è rimasta preponderante la ”donna di casa”, sfruttatrice involontaria dell’operosità del padre, del marito, dei fratelli e insieme sfruttata da tutti costoro, che in lei non hanno veduto altro che lo femmina da godere o da proteggere o la massaia necessaria al buon andamento familiare.

Se perciò è stata più involuta di pregiudizi, se più restia ad in mettersi nelle lotte politiche e sindacali, se più delle donne di altre regioni d’Italia sottomessa ed umile, se più capace di tollerare sofferenze e disagi economici e spirituali; non si deve ciò attribuire a supposta sua inferiorità intellettuale e volitiva, ma a tutto il complesso di fenomeni etnici storici economici ecc. che hanno informato l’ambiente siciliano e che non possono sono mutare se non lentamente, a meno che una rivoluzione non avvenga che imponga nuovi orientamenti l’attività ed allo spirito, avendo già violentemente mutato i fattori economici.

Precipitate nel dissesto le condizioni economiche specialmente di molte famiglie operaie e piccolo-borghesi, convenne che queste si persuadessero che bisognava cedere alla necessità, bandendo i pregiudizi; che bisognava cercare nuova risoluzione ai problemi della vita materiale vincendo molte riluttanze; che bisognava, insomma, valorizzare la donna, almeno per quel tanto che la potesse ”emancipare economicamente”

Intesero che non la casa e la chiesa, ma la fabbrica. scuola, l’impiego, l’esercizio di una professione potevano dare alla donna il pane quotidiano; che non era più possibile che i loro fratelli, lavorando e faticando le loro fratelli, lavorando e faticando le potessero mantenere, non bastando o a stento bastando a se stessi i loro guadagni; che più non era lecito crogiolarsi nell’illusione che la donna avrebbe risolto col matrimonio il problema dell’esistenza materiale, perché il matrimonio si fa raro se manchi una buona dote,

Si maturano cosi nuovi fattori di vita morale sotto la pressione delle nuove esigenze economiche. Onde assai poche sono le famiglie operaie e le piccolo-borghesi che oggi non curano di portare la donna nella condizione di bastare sè stessa o almeno di concorrere al proprio sostentamento di valorizzare, cioè la capacita e la attività femminile.

Quali campi a questa si offrono? Le industrie, le scuole, l’artigianato. Ma scarse sono le industrie, insufficienti le scuole in genere e quasi nulle le professionali e le commerciali, poco redditizio l’artigianato. Non di meno le famiglie che ne hanno la possibilità collocano le loro donne nelle pochissime industrie ove è richiesta la mano d’opera femminile (richiesta principalmente perché meno retribuita della maschile) o le avviano alle scuole o a lavorar di cucito o a far le commesse nei negozi o le forniscono di macchine da maglie, da calze, da ricami, perché si preparino un avvenire o più non costituiscano nella casa un elemento di assoluta passività. Alle industrie ed all’artigianato avviano le loro donne o aspirano ad avviarle le famiglie piccolo-borghesi. Maggiore affluenza c’è alle scuole normali perché sono meno costose e forniscono, prima che la altre, il mezzo di ottenere un titolo di studi che spiani la via all’insegnamento inferiore e ad impieghi; minore affluenza c’è alle scuole classiche ed alle tecniche e ed agli istituti superiori perché più dispendiosi e difficili; ma tuttavia neanche in [testo illeggibile]  è oggi animale raro la giovine donna laureata.

Ma le donne che seguono un corso di studi o che l’hanno compiuto, prevedendo a trovando già difficile il loro e collocamento? si agitano nel malcontento, e nel malcontento si agitano anche le donne operaie, che si sentono sfruttate, e le artigiane, che si sentono non sufficientemente compensate.

Cha sarebbe grave errore il credere che le donne lavoratrici e del braccio e della mente non fremano delle disagiate condizioni, che non si preoccupino del loro avvenire, che non aspirino all’indipendenza almeno economica, che non si affaccino ai problemi che oggi più di prima affannano l’umanità. Pur tuttavia rimangono quasi tutte inerti e passive, non aderiscono alle organizzazioni di classe, non levano la loro voce di protesta contro lo sfruttamento, Cosi fanno non perché ne abbiano l’animo, ma perché non sanno districarsi nè potrebbero farlo facilmente dalla fitta rete di preconcetti e di pregiudizi, onde si sentono tollerate dalla società attuale ed a lei sottomesse piuttosto che, quali realmente sono, trionfatrici.

Le attuali condizioni di disagio e di malcontento affidano, che non tarderà a germogliare il seme che noi comunisti intanto spargiamo. E’ però necessario non sembri paradosso che non si trascuri l’educazione dell’uomo se si voglia riuscire a fare liberamente entrare la donna nell’agone delle competizioni economiche e politiche. Educare l’uomo perché non ostacoli ma inciti la donna a prendere il suo posto ed a portare il contributo delle sue energie fresche ed appassionato nella lotta per l’affermazione e la vittoria della nostra causa; perché impari ad apprezzare ed a rispettare, più di quanto sinora non abbia fatto, la donna, la quale, uscendo dalle pareti domestiche per darsi a vita attiva e proficua, da prova di sapere già affrontare lo malignazioni di quante si stimano le sole incontaminate e pure perché rimangono nella casa a sfaccendare, è vero, mano le sole incontaminate e pure perché rimangono nella casa a sfaccendare, è vero, ma anche a pettegolare ed a proclamarsi vestali di concezioni che la natura e l’umanità, che soffra o lotta per un equo avvenire, condannano e vogliono travolgere,

IOLANDA CORSO

Nella Russia Bolscevica, La Famiglia 

Una delle leggende più diffuse sull’opera dei comunisti russi è quella creata intorno alla pretesa distruzione della famiglia, tale leggenda, nata ai primi del 1918, quando i Soviety della Russia iniziavano coraggiosamente a sostituzione delle vecchie abitudini e delle antiche leggi borghesi, fece strillare più di un oca occidentale. Invero questa nostra gente impegolata nei pregiudizi di una religione esteriore non ha dato mai prove sufficienti di saper difendere l’istituto famigliare.

E’ certo che la famiglia, così come è oggi costituita, è un istituto illogico ed imperfetto. E’ certo che in un domani più o meno lontano esso muterà il suo carattere attuale. Ma noi, gradualisti in senso marxistico, non possiamo con una legge modificarne totalmente la struttura,

Nella prefazione al Primo Codice di Leggi della Repubblica Russa socialista federale e dei Soviety il compagno Alessandro Hoichbarg, redattore capo dell’Ufficio delle leggi, avverte che in governo proletario che instaura il socialismo non intende fare delle leggi qual che cosa di stabile, per una lunga durata; non vuol creare codici eterni, o che debbano sussistere attraverso i secoli; non vuole imitare la borghesia che tende a consolidare la sua [non leggibile] con l’aiuto di codici eterni che in realtà sono sorpassati (come per es. il codice prussiano dal 1794 al 1900), o continuano a sussistere per più di un secolo (come il codice francese del 1804 o austriaco del 1811). Il governo proletario costruisce i suoi codici, come tutte le sue leggi, in forma dialettica; in forma tale che ogni giorno della loro esistenza abolisce la necessità della loro esistenza, in quanto che lo Stato pone quale scopo delle sue leggi il renderle inutili, a somiglianza del filosofo Fichte che poneva lo scopo d’ogni governo nel render questo inutile. Infatti, ad es., la costituzione dei Soviety, basata sui principii dell’unità del potere politico, della dittatura politica del proletariato, è stabilita in tal maniera che ogni giorno della sua esistenza, ogni giorno della sua applicazione, infrangendosi la resistenza e l’organizzazione delle classi degli antichi oppressori e concentrandosi l’antica classe oppressa, organizzando la vita economica secondo i principii socialisti diminuisce la necessità di una unità del potere coercitivo del proletariato, ed in generale, di un potere politico. Nello stesso modo tutte le altre leggi e codici di leggi proletarie debbono essere fatte in tal maniera che ogni giorno della loro esistenza diminuisce il tempo necessario al trapasso dalla vecchia organizzazione a quella sociale e che in tal modo ogni giorno della loro esistenza, corroda energicamente la loro stessa esistenza.

Tale principio della gradualità fu fissato nel Manifesto dei comunisti là dove questo avverte che il proletariato arrivato al potere, può, nei paesi più avanzati, prendere una serie di misure che portano al socialismo. E tale principio si differenzia, fra gli altri, dalla teoria anarchica che fa coincidere l’atto della presa di possesso del potere con l’espropriazione dei privilegi borghesi e con la trasformazione del regime statale e dei rapporti Individuali e morali.

Cosicché in Russia il problema della famiglia non è stato risolto ma è stato avviato verso la via della soluzione.

Esaminiamo particolarmente le nuove norme adottate nel diritto matrimoniale. L’età per contrarre matrimonio è, in Russia, per le donne 16 anni e per gli uomini 18 anni, Coloro che desiderano contrarre matrimonio ne fanno dichiarazione verbale o scritta alla Sezione del registro degli atti di Stato, civile del luogo ove essi hanno domicilio. Tale dichiarazione deve essere accompagnata da un certificato d’identificazione personale dei futuri sроsі  da una dichiarazione scritta dalle parti ch’essi contraggono matrimonio per libero consentimento. Il pubblico ufficiale dopo aver steso l’atto di matrimonio sull’apposito registro nella lettura alle parti e dichiara il matrimonio concluso in virtù della legge. Come vedersi tale procedura è assai libera e sollecita. Vi sono, naturalmente, alcuni casi di nullità del matrimonio. Esso e nullo se contratto fra sposi che non avevano l’età consentita; ma se da tale matrimonio è nato un figlio, ovvero se la donna è incinta, l’eccezione di nullità non ha più ragion d’essere ed il matrimonio è valido. Non si può, infatti, sciogliere un legame dal quale già derivarono o sono per derivarne le responsabilità dell’allevamento dei figli.

Il matrimonio è nullo allorché uno degli sposi è legato ad altro matrimonio valido e non disciolto dalla morte d’uno dei coniugi o dal divorzio; oppure quando esso fu contratto senza il libero consentimento d’uno degli sposi o quando questo fu dato in stato d’ incoscienza. Esso è sciolto, oltre che per la morte d’uno degli sposi, in seguito a divorzio, La domanda 

di divorzio può essere fatta verbalmente o per iscritto da uno degli sposi, al tribunale del Luogo ove risiedono gli sposti, se la domanda e avanzata da ambedue, oppure al tribunale del luogo ove risiede il coniuge che l’avanza.

Le domande di divorzio sono giudicate dal giudice locate in seduta pubblica e senza avvocati. Gli sposi hanno un ’nome di famiglia comune che può essere tanto quello del marito quanto quello della moglie, secondo apposita scelta da essi fatta e dichiarata all’atto di celebrazione del matrimonio. Se gli sposi appartengono a diversa nazionalità, il cambiamento di nazionalità non può aver luogo se non a richiesta del fidanzato o della fidanzata. Il cambiamento di domicilio d’un coniuge non obbliga l’altro a seguirlo. Il matrimonio non porta di conseguenza la comunione dei beni fra gli sposi, Ma lo sposo bisognoso od invalido ha il diritto di domandare gli alimenti all’astro sposo se questo è in stato di dargli assistenza. 

Non vi è alcuna differenza tra figli naturali e legittimi: il fondamento della famiglia e la filiazione effettiva. Il diritto di provare la filiazione effettiva del fanciullo appartiene alle persone interessato, specie alla madre. Se questa è sposa, il padre del fanciullo è colui che al momento della concezione era suo marito. Se essa non è sposa, deve, non più tardi di tre mesi innanzi la nascita del figlio, fare una dichiarazione alla Sezione del registro degli atti di Stato civile, indicante L’epoca della concezione, il nome ed il domicilio del padre del fanciullo. Eguale dichiarazione deve fare la donna maritata se il figlio nato non ha per padre il suo legittimo consorte. Se la madre, all’epoca della concezione, era in rapporti intimi con più uomini, questi sono parte, in egual modo, in presenza d’un tal legame o in presenza d’un legame illegale, di doveri eguali, e certamente non minimi, sono imposti al padre verso i figli. L’eguaglianza intera dei diritti di tutti i fanciulli, senza distinzioni delle loro origini, è una misura sociale e psicologica che prepara a tutti i fanciulli delle cure sociali, che prepara il regime socialista in questo campo, privando della sua ultima base il matrimonio borghese con i suoi privilegi, i suoi interessi di famiglia di corte vedute, il suo isolamento e la sua spilorceria patriarcale.

Così l’Hoichharg. Ed invero i compagni russi si volgono serenamente verso l’avvenire, creando pietra su pietra, gli istituti del nuovo stato bolscevico. La calia che i nemici fanno a noi è grossolana e disvela la mala fede che la motiva.

E’ il sorriso sardonico di chi ha paura e mentisce per incoraggiare se stesso. Noi miriamo, come fine, a sciogliere i legami del matrimonio, ma vogliamo creare le condizioni economiche e sociali adatte a tale perfezione. Non siamo degli improvvisatori, degli estemporanei. Perché siamo dei rivoluzionari coscienti, ed educati ad una dottrina positiva e logica che segue ed affretta gli sviluppi della storia senza, peraltro, saltarli.

R.G.

Il movimento delle donne in Cina

Dal punto di vista economico, la Cina è ancora in una fase di economia primitiva e patriarcale, essendo ancora in uso la prestazione in natura e non possedendo che una debole industria in qualche grande città.

Le masse lavoratrici della Cina vivono in condizioni molto più cattive di quelle dei paesi occidentali, giacche esse sono oggetto del doppio sfruttamento, dei pirati del capitale mondiale e dei loro signori feudatari.

È la donna cinese che subisce condizioni ancora più miserabili di quelle dell’uomo. 

Attualmente in Cina più di 200.000 donne sono occupate nell’industria tessile, i loro numero non tende a diminuire, e diventa così elemento di concorrenza tra gli operai. Esse lavorano nelle squadre notturne come gli nomini, perdendo completamente la loro salute. 

Le operaie, con una giornata di 13 ore e più guadagnano la metà del salario dell’uomo: ne risulta che le condizioni di lavoro sono terribili. D’altra parte milioni di contadine sono occupate sin dall’infanzia al lavoro pesante della campagna,

Fino ai giorni nostri lo sviluppo del corpo della donna cinese è stato sempre impedito dai costumi tradizionali e dagli obblighi religiosi, 

Le donne non possono ereditare la fortuna dei loro parenti. Politicamente e moralmente esse sono inferiori all’uomo. Anche le donne della classe borghese non hanno la possibilità di istruirsi, le figlie appartengono al padre che in caso di necessità può anche venderle come serve. E siccome l’immiserimento dei contadini cinesi aumenta sempre, vi sono attualmente, non solo nelle città ma anche nelle campagne, molte ragazze cinesi, vendute dai loro parenti che si abbandonano alla prostituzione.

Queste condizioni formano naturalmente una base favorevole allo sviluppo del movimento rivoluzionario fra le donne cinesi; si può facilmente prevedere che fra poco tempo le donne della Cina rappresenteranno la grande armata di riserva del proletariato rivoluzionario.

In questo momento il movimento delle donne si trova nella sua fase iniziale, data la mancanza di sviluppo economico del paese, Ma gli avvenimenti degli ultimi anni. hanno accelerato il suo sviluppo, Circa 1500 donne presero parte alla rivoluzione del 1919, formando esse sole un’arma rivoluzionaria.

Il movimento politico, per la sua debole organizzazione dovette fallire, ma le studentesse e le donne intellettuali nel 1919. quando il movimento anti giapponese, penetrò fra gli studenti, furono d’accordo cogli uomini, facendo propaganda e inscenando delle dimostrazioni contro l’imperialismo giapponese.

E’ evidente che il movimento delle donne in Cina si sviluppa molto presto, perché esse si persuadono che la loro completa emancipazione dipende dalla loro indipendenza economica, la quale a sua volta non può essere conseguita che attraverso alla rivoluzione proletaria. Per questo esse si uniscono ora coi proletari nella lotta comune per la rivoluzione sociale.

Noi possiamo osservare come al Congresso delle operaie dell’estremo oriente a Mosca, convocato dall’Esecutivo dell’Internazionale Comunista, le delegate delle donne cinesi si sono unite agli uomini e che essi hanno redatto in comune il programma di lotta degli operai dell’Estremo Oriente.

Il Partito Comunista della Cina dirige l’organizzazione del movimento rivoluzionario delle donne operaie sulle basi delle risoluzioni del II Congresso dell’I.C. e del congresso degli operai dell’Estremo Oriente. 

Siamo convinte che le lavoratrici della Cina stringeranno presto sotto la bandiera dell’Internazionale Comunista e che esse diventeranno un possente appoggio alla rivoluzione proletaria mondiale.

La situazione della donna in Turchia

Per avere una idea che caratterizzi la storia delle donne orientali basterebbe dire che tale storia non ha che due età, due a- spetti, due solamente: L’epoca che data dalla riforma di Maometto agli anni prece- denti alla guerra e quella che data dallo scoppio della guerra, fino ad oggi. Prima del repentino spezzarsi delle inferriate della gabbia, prima di questa irruzione di aria libera nelle loro esistenze oppresse, nulla era accaduto per secoli e secoli, buio assoluto mai il più lieve cambiamento nelle terribili leggi che atrofizzavano la vita della donna. Erano leggi dettate dal Profeta, lungi dall’essere draconiane, costituivano allora un progresso formidabile sui costumi del tempo in cui, alla nascita di una bambina, considerata come una calamità, seguiva lo infanticidio, Maometto elevandosi contro queste pratiche soppresse l’infanticidio delle bimbe, limitò la poligamia e mitigò considerevolmente la sorte di bestia riproduttrice a cui era riservata la donna. Ma una volta compiuta questa rivoluzione, ne segnò i limiti impedendo che s’ avanzasse di più; fino a non molto tempo fa essa si ispirava a principi come questi che scelgo a caso.

Gli uomini sono superiori alle donne perché Iddio ha dato loro la preminenza su di esse. Le donne devono essere sottomesse. I mariti che hanno a soffrire delle loro disubbidienze possono punirle e anche bastonarle. Se qualcuna delle vostre donne ha commesso adulterio, chiamate quattro testimoni, se le testimonianze sono contro di lei, chiudetela in casa e fate che la morte compia la sua opera. Dio vi comanda, nel dividere i vostri beni, di assegnare ai maschi una proporzione doppia di quella delle donne. Chiarissime ed esatte definizioni di inferiorità delle donne. Principi che restarono fissi, impressi nella loro mente, impastati colla loro carne stessa, latenti in tutti i loro gesti.

Una grande evoluzione si è compiuta però dopo la guerra, e, a dire la verità, dalla guerra data il principio della liberazione della donna turca.

Nella piccola borghesia esse lavorano per vivere. Questo cambiamento notevole incominciò fin dal primo anno della guerra coll’ammissione nel Ministero delle finanze d’una dattilografa; naturalmente ne nacque uno scandalo. Ma dopo qualche tempo le grandi amministrazioni ed i ministeri assunsero personale femminile, ed ora le poste, gli ospedali, i magazzini e le prigioni impiegano delle donne. 

Ricordiamo però che, come da noi, esse ricevono uno stipendio inferiore a quello degli uomini e che questo stipendio le costringe a vivere molto miseramente.

Potrei accumulare degli esempi sulla emancipazione delle donne turche, ma per non allontanarmi un istante dalla realtà devo dire subito che vi è una grande differenza fra i diritti che esse hanno e quelli che esse si sono attribuiti.

A questo riguardo mi è parso interessante di riunire qui i punti più salienti degli articoli che compongono legalmente la loro situazione matrimoniale.

L’uomo ha il diritto di sposare nel medesimo tempo quattro donne. (Si vede dunque che se per delle ragioni economiche la poligamia non è più praticata essa è ciononostante legalmente ammessa). E’ proibito ad una donna mussulmana di sposare un non mussulmano. Al contrario un mussulmano può sposare una non mussulmana.

Lo sposo ha tutti i diritti al divorzio. La donna non ne ha alcuno. Ciononostante il giudice può, dietro sua domanda, autorizzare la separazione nei casi particolari, come di demenza o malattia contagiosa del marito.

Come si vede se nella realtà la donna è riuscita a liberarsi di una tutela molto più schiacciante di quella della donna europea, essa resta, dal punto di vista legale in uno stato di notevole inferiorità.

Le donne della buona società sono in generale innegabilmente superiori agli uomini della loro classe; moltiplicando però anche per pagine e pagine le prove, della nuova libertà della donna dovremmo sempre riferirci a quelle della classe privilegiata.

La donna veramente schiava è la moglie dell’operaio di Costantinopoli, carica di fanciulli, che ai nutre appena, che trascina un’esistenza di mendicante, è la contadina dell’Anatolia che assolve il suo compito di madre di massaia, compie lavori che un uomo dei nostri paesi sopporterebbe con gran pena, che quando è incinta si sgrava ai piedi di un albero, involge il suo bimbo e ritorna al lavoro. E’ la donna rosa dalla tubercolosi o dalla sifilide che si vede agonizzare negli ospedali di Stamboul, è l’operaia che lavora nelle tessiture, nelle manifatture di tabacchi, dei tappeti, dei, vasellami, è, in una parola, la lavoratrice. E questa vegeta nell’ignoranza, è sfruttata più qui che altrove: non sa che ella abbia diritti, è uccisa dai suoi doveri.

Come coadiuvare alla sua emancipazione?

Un vago movimento femminista esiste è vero, ma è un movimento senza capi, con pochi gregari, senza coesione, privo di una azione efficace, perché è un movimento borghese. La forse più che dovunque, si può constatare l’inutilità del femminismo. Se si vuole dare a questa ”schiava degli schiavi” il posto che le si conviene bisogna attirarla al comunismo, è convincendola con una grande semplicità che essa comprenderà che la sua vita deve cambiare.

Quale imperioso dovere per le donne di Occidente, quale speranza, quale appello!

Un grande desiderio mi viene scrivendo queste ultime righe che sono la fine del mio studio; una grande emozione mi agita.

Il paese che fu per altri l’avventura, il sogno, la dolcezza letargica, non lasciò in me che stupore e dolore.

Ho tanto desiderato, tanto sperato che il mio viaggio non sia vano, che lasci qualche cosa di più di un documento arido, che abbandonando questo paese un sentimento che assomiglia un po’ allo sconforto mi invade.

Ne ho io descritto realmente tutto il caos, l’ingiustizia, tutte le piaghe, tutti i pianti? No, troppo grande, troppo infernale, troppo rivoltando è la sua miseria.

Eppure questa miseria esiste, non sono frasi tracciate freddamente su di una pagina di giornale: sono degli innocenti che si martirizzano, è tutto un popolo che soffre, è una rivoluzione che si inizia laggiù.

MAGDELEINE MARX