Internationella Kommunistiska Partiet

Compagna 1922/6

Preconcetti borghesi

La donna, creatura piena di pregiudizi e futilità, sarà per molto tempo ancora tale se le forze più evolute e coscienti non concorre ranno a sradicare dallo spirito degli uomini un odioso preconcetto radicato solidamente nella loro mente.

Spesse volte, compagni coscienti, che non disdegnano, per la comune causa, mettere in pericolo la propria esistenza, così si esprimono parlando della donna: “E’ odioso che una donna s’occupi di politica, Attenda alla propria casa!”

Che cosa intendono essi per politica, ed in qual senso ritengono odioso che la donna se ne interessi.

Bisognerebbe dimostrare ad essi che la donna non più schiava dei pregiudizi (onta di un passato odioso estinguentesi alla luce impetuosa di un’era nuova di civiltà) è in dovere di occuparsi di… politica, cioè iscriversi frequentare i nostri circoli sezioni, leggere giornali e libri che la rendano conscia della sua forza e del suo diritto, e che essa prenda parte attiva alla vita sociale, occupandosi, degli avvenimenti che attorno a lei si svolgono, ripercuotendosi anche sulla sua umile esistenza di madre o di sposa.

Nell’evoluzione si agguerrisca e lotti, pur attendendo nel contempo alla propria casa. Nulla di più erroneo è poi il concetto radicato in molti compagni, i quali ritengono che. partecipando alla lotta di classe, la donna, per il fascino che la distingue e la fa cara.

Purtroppo, attraverso i secoli si è allontanata la donna dalla vita pubblica, disdegnata la donna dalla vita pubblica, disdegnando il suo contributo, negandole ogni o quasi ogni diritto civile, costringendola a non occuparsi del suo destino che in quanto riguardava il matrimonio. e il ristretto do- minio della casa, non de figli però. Ma poiché in qualche campo doveva ella estrinsecarsi, le si creò d’attorno un ambiente spesso superficiale di galanteria e debolezza che la resero maestra di civetteria e scaltrezza e nel silenzio di sacrifici ignoti acutizzò i sentimenti suoi, facendoli quasi spiccata sua prerogativa, come quello della maternità, la dolcezza, la pazienza, la generosità, la forza li soffrire, ecc.

Oggi, per le condizioni speciali di vita nell’evoluzione del regime borghese, noi vediamo la donna costretta ad occuparsi fuori della famiglia, ed entrare nelle officine e lavorare come l’uomo, male ricompensata, facendo a questi concorrenza, costretta, perché ignara de la lotta, pur di guadagnare il pane per se e le sue creature.

Logica conseguenza, la donna travolta nella lotta di classe, inconscia, intuisce la necessità della lotta stessa, nel nuovo senso in lei de stantesi, di ribellione allo sfruttamento e nel contempo le appare la necessità di rivendi- care il diritto alla propria difesa.

Ed ella entra allora nella vera vita e si occupa anche di politica! non già o assolutamente per suo naturale impulso ma per forza maggiore.

Nell’attuale società, si concepisce la donna umile ed amabile creatura fragile che si ama, si sposa e poi la si considera quale serva obbligata, non come compagna di esistenza e di lotta.

La donna difatti dopo il matrimonio vive una vita propria, molto diversa da quella del suo compagno. Una fede diversa spesso li divide.

Il rivoluzionario che sposa la bigotta, non si preoccupa delle conseguenze che il senti mento materno apporterà all’educazione dei suoi figli. La donna, che non sa e non comprende, riprova l’azione energica e rivoluzionaria del marito, non deducendo le conseguenze che le sue rampogne, distogliendo l’uomo dall’azione, avranno poi sulla casa asilo di miseria e disperazione.

 La donna porta il fardello dei suoi dolori e delle sue amarezze ai piedi del confessionale aprendo l’animo suo ad un estraneo, che non può comprenderla e che non sa consolarla o educarla, che spesso le suggerisce l’odio per il compagno.

Ogni sentimento si inaridisce spesso in lei, rendendola aspra e bisbetica. L’uomo, considerando la sua donna inferiore a sé stesso. ed incapace di comprenderlo, fugge la propria casa e cerca spesso nella bettola e nell’alcool le consolazioni che la prima gli nega.

Cosi inaridiscono d’ambo le parti i sentimenti, fiaccandone la volontà, quando vieppiù la lotta di classe ed il comune interesse, richiedono coscienze intrepide e forze generose.

GIORGIA BOSCAROL

Il sotto salario femminile

E’ una vergogna alla quale noi abbiamo fatto l’abitudine quella di sapere che una donna, messa al lavoro nelle stesse condizioni di un uomo, sarà meno retribuita. Nell’officina di apparecchi Thompson della polveriera di Angoulême, il personale femminile riceveva nel 1918 un salario inferiore re dal 10 al 20 per cento a quello del personale maschile che faceva esattamente lo stesso lavoro. Le tariffe n. 1 e n. 2, diverse a seconda dell’anzianità degli operai, comprendevano una cifra speciale per ogni scisso. Secondo la tariffa n. 1 le donne ricevevano 60 cent, allora, gli uomini 75; secondo la tariffa n. 2 le donne ricevevano 67 centesimi, e gli uomini gr.

Nelle officine dove lavoravano squadre miste pagate a cottimo, il salario delle donne era eguale a quello degli uomini per il motivo che trattandosi di una retribuzione globale data a tutta la squadra, non si poteva fare distinzione per le donne. Ma nelle squadre interamente composte di donne, le quali facevano esattamente lo stesso lavoro delle squadre di nomini, il salario era ridotto. Sarebbe bastato che un uomo entrasse nella squadra, perché la ricompensa salisse per tutti.

L’amministrazione applicava integralmente te la legge del, sotto salario femminile senza cercarne alcuna giustificazione. «Il lavoro delle donne deve essere meno pagato perché esso è lavoro di donne».

Le dichiarazioni delle padrone dei laboratori femminili sono a questo proposito più istruttive di quelle degli ingegneri delle polveriere. Alle operaie che esse pagano male, danno una spiegazione: «Non sarebbe giusto che voi guadagnaste tanto quanto un uomo. Voi avete un arnese in più, che può rendervi molto ».

Infatti per molte donne l’esercizio sessuale, come compensatore del prezzo iniquo del lavoro, è una necessità. Non si fratta di prostituzione dichiarata e visibile, della prostituzione che si rivolge ogni giorno ad un uomo diverso, ma della difficoltà in cui la donna si trova di tenersi casta. Le occorre, com’essa dice, trovare un aiuto. Non la si accetterà in un posto buono se il suo modo di vestire non è attraente. L’occupazione viene sempre data a quella che si presenta, bene, che è giovane, che hanno viso simpatico, che veste in un modo abbastanza elegante benché le sia difficile di mantenere questa eleganza con la paga che le verrà data. Si pretende che il personale faccia onore alla casa e perciò la paga dell’impiegato deve contenere il prezzo della stiratura di un sufficiente numero di colletti, ma quello della ragazza non corrisponde al valore degli abiti che il padrone desidera che essa porti. Se essa vestisse come le per- mette il suo salario, verrebbe congedata per trascuratezza nell’abbigliamento. La differenza non può essere coperta che dalla vita in famiglia o da un amico.

Quando un padrone congeda un impiegato al quale dava 400 lire al mese per prendere una ragazza, dà a questa 300 lire. E il direttore di un’azienda dichiara: «Anche

quando son pagate molto care, le donne finquando son pagate molto care, le donne finiscono di essere sempre a più buon mercato che gli uomini, Quando guadagnano 200 lire al mese, sono già contente».

Una simile dichiarazione riconduce alla idea unanimemente accettata che il salario della donna non è la sua sola riserva. Adolescente, essa viene aiutata dalla famiglia; donna, essa si aiuta con la sessualità.

Ma quando noi vediamo esposte delle merci, non vi è l’uso di applicare ad esse dei cartellini cosi compilati:

«Fatto da un uomo: L. 1,50 ».

«Fatto da una donna: L. 1,25 ».

L’odio per le donne che regna nelle corporazioni le quali sono invase dalla mano d’opera femminile ha fatto ammettere dagli operai stessi che il diritto della donna ad avere un salario eguale a quello degli uomini non è sostenibile, perché il suo lavoro non è equivalente a quello dell’uomo, perché essa non ha la vecchia abilità corporativa dell’uomo, perché occorre un personale apposito per riparare gli errori delle mani notizie sue.

Non si può dire però che i vecchi mestieri maschili agiscano in modo sciocco quando cercano di allontanare la donna dal lavoro. Se la sposa, la sorella, la figlia dell’operaio vanno all’officina, chi resterà a casa? Ma tutto ciò fende a mantenere l’operaia alla paga ridotta.

Gli uomini possono rivendicare la soppressione del salariato. Per le donne lo stesso salariato totale è ancora una conquista lontana. Esse sono ancora nella condizione di sotto-salariate.