[RG-51] Partito e organismi di classe
[Resoconto Breve]
Il rapporto era stato concordato, com’è consuetudine, già nella precedente riunione generale del partito, quella di fine 1968. Premeva mettere a posto alcune questioni che, nella generale confusione derivante dallo sfaldamento dei partitoni dell’opportunismo, vengono distorte da parte dei gruppetti di falsa sinistra, piccolo-borghesi, anarco-sindacalisti, ecc., che contribuiscono così ad aggiungere pasticci al grosso pasticcio esistente.
Al nostro partito tutto si potrà imputare ma non certo mancanza di chiarezza, e siccome, di questi tempi, quel che occorre per ritener possibile la ripresa della lotta rivoluzionaria di classe è proprio la chiarezza critica e programmatica, si è dovuto affrontare vecchi temi e riesaminare lontane vicende storiche che hanno travagliato il movimento comunista. Il lavoro, come tutti i lavori di partito, non vuol essere un contributo intellettuale e storiografico, ma un mezzo, uno strumento di combattimento rivoluzionario, secondo la nota formula marxista che non può esservi azione rivoluzionaria senza teoria rivoluzionaria. Il partito deve trarre le lezioni della controrivoluzione per battere il nemico e gli alleati del capitalismo, primi fra tutti i falsi partiti operai, gli agenti della borghesia in seno agli organismi proletari.
Sul rapporto partito e azione economica, partito e sindacati economici della classe operaia, è già stato ampiamente svolto un approfondito studio, sulla scorta di classici testi passati e recenti della Sinistra Comunista. La partecipazione dei comunisti ai sindacati di classe è un punto fermo, come è un punto fermo irrinunciabile la costituzione della rete dei gruppi comunisti in fabbrica e nei sindacati per conquistare questi ultimi all’influenza e alla direzione del partito. Le forze del solo partito non sono sufficienti a garantire l’allestimento di un’armata di classe capace di battere il capitalismo. Bisogna conquistare alla direzione comunista il maggior numero possibile di reparti del proletariato. Per raggiungere questo obbiettivo essenziale, da cui puntare all’assalto finale al potere, non basta averne coscienza; bisogna anche penetrare gli organi di classe con l’azione globale del partito.
Si dice che i sindacati sono ormai scaduti da organi di difesa proletaria perché la fase imperialistica del capitalismo non consente conquiste parziali. Si oppongono ai sindacati, infeudati all’opportunismo, altri organi “di base”, che affidino la difesa proletaria piuttosto a un’azione “politica” e, giusta la espressione più vecchia di quel che non si creda, alla “contestazione”, all’istinto delle masse. Si riparla, quindi, di Soviet, di Consigli di fabbrica, di Commissioni di base e chi più ne ha più ne metta.
La tesi centrale della Sinistra Comunista è quella che essa enunciò in Italia nel 1919 di fronte ai “massimalisti”, sparafucile a parole e controrivoluzionari nei fatti, del Partito Socialista di allora, antesignano del partitaccio di oggi, del PCI, e di tutti i partitacci “fratelli” del mondo; è quella tesi che il 2° congresso della Internazionale Comunista codificò in apposite tesi; è quella che scaturisce dal saldo possesso del marxismo: i Soviet sono organi politici, statali, del potere proletario; quindi sorgono quando la lotta per il potere si fa decisiva, e non quando salta per la testa ai dirigenti del partito di costituirli, in quanto devono sostituire subito dopo la vittoria gli organi rappresentativi, parlamentari e democratici dello Stato capitalista.
I Consigli di fabbrica, a loro volta, che nelle concezioni operaiste dell’ordinovismo venivano confusi coi Soviet, non sono organi politici, ma economici e aziendali, e, nella funzione improbabile di controllare la produzione, non possono sorgere che quando l’economia borghese è in dissesto completo – come in Russia negli ultimi mesi precedenti l’Ottobre – per contrapporsi alle direzioni aziendali come organi di esecuzione di disposizioni politiche nel campo economico, ben sapendo che questa funzione potrà essere effettivamente ed efficacemente svolta solo quando il potere politico sia stato strappato al capitalismo.
A conforto di queste vecchie e consolidate tesi della Sinistra stanno la storia del sorgere e dello svilupparsi dei suddetti organi, le vicende tragiche della loro cattura da parte dello Stato capitalista (come in Germania e in Austria) o il loro trasformarsi addirittura in organi di dittatura proletaria, come avevano funzionato in Russia nel periodo rivoluzionario.
Alla base di queste formulazioni sta un altro caposaldo programmatico marxista: la rivoluzione non è una questione di forme di organizzazione, per cui non si compiono passi innanzi sostituendo un organo con altro di nome diverso, come non si potenzia la marcia del partito verso la rivoluzione adottando tattiche eclettiche e incoerenti, sostituendo uomini e capi ritenuti incapaci con altri ritenuti padreterni, ecc. Da ciò si deduce che, senza la ferma guida del partito politico di classe, qualunque organo del proletariato: sindacato, soviet, consiglio di fabbrica, ecc. agisce in senso controrivoluzionario.
Da ciò non si deve concludere – come i falsi sinistri di oggi, in definitiva concordi con l’opportunismo in generale di oggi e di ieri – né che si debba essere indifferenti alla lotta politica – errore anarco-sindacalista, negatore del partito politico – né che si debba restare indifferenti alla lotta economica – errore purista, negatore della funzione rivoluzionaria della classe proletaria e assertore della separazione della lotta politica dalla lotta economica, ricadendo nelle astrazioni idealistiche riconducibili all’anarchismo individualista e dell’ “Unico” – né infine che si debba subordinare l’azione del partito agli umori immediati delle masse – errore ordìnovista, assommante tutti gli errori operaisti e immediatisti sulla base di un democratismo operaio ricavato dalla democrazia borghese, per cui prima vengono gli organi immediati della classe, consigli, ecc. e solo dopo (o mai?) il partito politico.
Il Partito Comunista, come dimostra la storia delle sue lotte, non ha mai rinunciato né rinuncia alla conquista di nessun organo genuinamente di classe, ma non fa di questi organi dei feticci cui subordinare la propria impostazione programmatica e anche tattica.
Il rapporto, sostanziato da citazioni illustrative delle posizioni delle diverse tendenze opportuniste e delle controtesi marxiste, si è concluso con il ribadimento di fermi capisaldi di lotta comunista, per cui, quali che siano le condizioni storiche, è impensabile la ripresa dell’azione di classe, la formulazione di una tattica comunista, ed infine l’egemonia del partito nella lotta rivoluzionaria delle masse, senza che il partito non abbia prima svolta un’intensa attività sui posti di lavoro e negli organismi economici e politici di classe, per crearvi i propri organi di esecuzione e di raccordo fra il proletariato e la direzione dittatoriale del programma.